LE PIETA' DI MICHELANGELO
INIZIO
1. PIETA' VATICANA
Questa pietà, realizzata tra il 1497-1499, è considerata come una delle opere più straordinarie dell'artista, che egli realizzò alla giovane età di circa vent'anni. Essa è una delle più importanti opere d'arte che l'Occidente abbia mai collezionato ed è anche l'unica Pietà a riportare la firma del suo creatore (sulla fascia che regge il mantello della Vergine Maria). Con questo capolavoro, il giovane Michelangelo ha dimostrato di saper risolvere in maniera unica ed innovativa la rappresentazione della purezza e delicatrzza dell'animo della Madonna.
11. Team
Nella Pietà del Vaticano, l'artista non ritrae più la vergine con il volto sofferente come si usava fare all'epoca, ma con un viso quasi rilassato e dai tratti giovanili.Una delle ragioni della grandezza di questa Pietà è rappresentata proprio dell'umanità che Michelangelo ha saputo infondere nei personaggi; Gesù non appare segnato dalla sofferenza e grazie alla precisione con cui l'artista rifinisce sul marmo il suo corpo perfetto, sembra quasi manifestarsi la sua natura divina, come se nemmeno la morte potesse scalfire quel corpo. In quest'opera si è riversato tutto il sapere classico dell'artista al punto da riuscir a raggiungere un livello di virtuosismo eccelso: è una delle sue opere più rifinte e precise dal punto di vista tecnico, al contrario di come vedremo nelle altre sue Pietà che egli lascia in quello stato di incompiutezza che caratterizza molti dei suoi capolavori.
"Se riuscissimo a renderci conto di quanto potremmo essere infelici forse non ci sentiremmo mai infelici. -Michelangelo Buonarroti
2. LA PIETA' BANDINI
Il Buonarroti iniziò a lavorare all'opera, denominata anche Pietà del Duomo, nel 1547 pensandola come un monumento funerario per la propria sepoltura. L'abbozzo del gruppo scultoreo rappresentava Cristo, appena deposto dalla croce, circondato e sorretto da tre figure: la Maddalena alla sua destra, Nicodemo, a cui lo scultore ha prestato il proprio volto - ben riconoscibile dal dettaglio del naso che gli ruppe in fanciulezza il Torrigiani - al centro, e la Vergine a sinistra. Ad un esame ravvicinato la Pietà rivela lo stato di incompiutezza che come abbiamo detto in precedenza è tipico dell'ultimo periodo di Michelangelo: nelle parti autografe è ancora possibile scorgere l'uso di tutti gli arnesi familiari allo scultore, come la subbia da taglio per il primo abbozzo dei volumi, lo scalpello e l'unghietto.
la rabbia distruttiva
All'incompiutezza dell'opera venne ad aggiungersi il danno causato dal maestro stesso nel 1555, quando fuori di sé, decise di distruggere la statua prendendola a martellate.Come racconta il Vasari, sono sostanzialmente 3 i motivi che lo spinsero a compiere questo gesto disperato: la durezza e le impurità del blocco di marmo, l'insoddisfazione tipica dell'artista, e l'assillante insistenza di un servitore che lo incitava a finirel'opera. La vittima più importante dell'aggressione michelangiolesca fu la gamba sinistra del Cristo, scalpellata via dopo essere stata scolpita, ma anche le braccia delle figure vennero spezzate. Fu un suo allievo, il Calcagni, a cercare di ripristinarla e ad agire da agente per la sua vendita al Bandii, desideroso di inserirla nella sua villa di Montecavallo.
"Non dura 'l mal dove non dura 'l bene, ma spesso l'un nell'altro si trafroma." -Michelangelo Buonarroti
3. PIETA' PALESTRINA
Dal 1939 la Pietà Palestrina si mostra agli occhi dei visitatori della Galleria dell'Accademia di Firenze, e da allora la domanda sorge spontanea
a coloro che la osservano: "ma si tratta davvero di un'opera di Michelangelo? di questo avviso furono alcuni tra i più grandi storici dell'arte della prima metà del Novecento. L'opera consta di tre figure: la Vergine, Gesù ed un terzo personaggio sulla destra di cui l'identità non è facilmente individuabile. Le sue proporzioni appaiono più esili rispetto a quelle dell'energica Madonna che con la sua mano soregge il muscoloso corpo del figlio: i lineamenti appaiono effeminati , pertanto i primi studiosi pensarono trattarsi della Maddalena, personaggio che del resto compare sempre nelle scene del compianto sul Cristo morto(meno frequente è invece l'evenienza di trovarla nelle Pietà).
Osservando l'opera si possono notare molti particolari interessanti. Ciò che forse colpisce di più è il fatto che l'opera si trovi in uno stato di abbozzo; il lato posteriore è completamente liscio, ma anche alcune forature e rimasugli di certi motivi decorativi lascerebbero supporre che il pezzo di marmo da cui fu ricavata la scultura fosse anticamente un elemento inserito in un complesso più ampio: segno che lo scultore che realizzò la Pietà non lavorò su un marmo che arrivava direttamente da una cava, bensì su quello che con ogni probabilità era il frammento di uh architrave appartenente ad un'archittetura antica.
Sono molti i particolari che appaiono abbozzati: la testa della Madonna, il corpo e la gamba dell figura di destra, la parte superiore del braccio della Madonna ed il lato posteriore del braccio destro di Cristo. Malgrado tutto ciò nell'opera riesce ad apparire viva la tensione dello sforzo.
Michelangelo, Studio per una Deposizione (1555 circa)
4. PIETA' RONDANINI
Michelangelo fino ai suoi ultimi giorni di vita, nonostante le sue condizioni di salute non fossero buone, continuò a scolpire e si dedicò alla Pietà Rondanini: iniziata tra il 1552 e 1553, probabilmente per il suo sepolcro, venne ripresa tra il 1555 e 1564, anno della sua scomparsa.La Pietà prende questo nome perchè, quasi due secoli dopo la morte dell'artista, essa fu venduta ad i marchesi Rondanini, che la collocarono a Roma, mentre oggi si trova conservata al Castello Sforzesco, negli ambienti di quello che era l'Ospedale Spangolo. L'opera ebbe una vicenda travagliata e nell'arco di 12 anni venne ripresa più volte. Della prima versione rimangono le gambe di Cristo, già rifinite, ed il moncone del suo braccio destro, perfettamente separato dalla figura. Il nuovo torso con le braccia aderenti al corpo risulta invece più arretrato perchè Micbelangelo lo ha "estratto" dal busto originario, che era della madre
C'è chi afferma che l'opera sia rimasta così, incompiuta, a causa della scomparsa dell'artista, per altri essa è invece il simbolo della libertà espressiva di Michelangelo e delle sue riflessioni spirituali, al di là di quali potessero essere le regole della bellezza classica; il Buonarroti considerva la scultura come l'arte del togliere per svelare tutto ciò che nella materia, la pietra, già di per sè vi è contenuto.Il "Non-Finito" potremmo definirlo come la condizione interiore, la presa di coscienza destinata a svilupparsi nella mente dell'artista man mano che il suo penserio matura in consapevolizza su quanto l'esperienza umana sia frammentaria, abbia un termine. Un percorso concettuale seppur irripetibile nel quale sia impossibile indicare un punto di arrivo preciso. Dentro ai blocchi di marmo Michelangelo sente la vita e quindi la morte.
"Se la gente sapesse quante ore ho sudato per realizzarlo, non mi considererebbe un genio." -Michelangelo Buonarroti
FINE-MANUELA KAROL VITALE
Pietà di Michelangelo Buonarroti
Manu Karol Vitale
Created on May 16, 2023
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LE PIETA' DI MICHELANGELO
INIZIO
1. PIETA' VATICANA
Questa pietà, realizzata tra il 1497-1499, è considerata come una delle opere più straordinarie dell'artista, che egli realizzò alla giovane età di circa vent'anni. Essa è una delle più importanti opere d'arte che l'Occidente abbia mai collezionato ed è anche l'unica Pietà a riportare la firma del suo creatore (sulla fascia che regge il mantello della Vergine Maria). Con questo capolavoro, il giovane Michelangelo ha dimostrato di saper risolvere in maniera unica ed innovativa la rappresentazione della purezza e delicatrzza dell'animo della Madonna.
11. Team
Nella Pietà del Vaticano, l'artista non ritrae più la vergine con il volto sofferente come si usava fare all'epoca, ma con un viso quasi rilassato e dai tratti giovanili.Una delle ragioni della grandezza di questa Pietà è rappresentata proprio dell'umanità che Michelangelo ha saputo infondere nei personaggi; Gesù non appare segnato dalla sofferenza e grazie alla precisione con cui l'artista rifinisce sul marmo il suo corpo perfetto, sembra quasi manifestarsi la sua natura divina, come se nemmeno la morte potesse scalfire quel corpo. In quest'opera si è riversato tutto il sapere classico dell'artista al punto da riuscir a raggiungere un livello di virtuosismo eccelso: è una delle sue opere più rifinte e precise dal punto di vista tecnico, al contrario di come vedremo nelle altre sue Pietà che egli lascia in quello stato di incompiutezza che caratterizza molti dei suoi capolavori.
"Se riuscissimo a renderci conto di quanto potremmo essere infelici forse non ci sentiremmo mai infelici. -Michelangelo Buonarroti
2. LA PIETA' BANDINI
Il Buonarroti iniziò a lavorare all'opera, denominata anche Pietà del Duomo, nel 1547 pensandola come un monumento funerario per la propria sepoltura. L'abbozzo del gruppo scultoreo rappresentava Cristo, appena deposto dalla croce, circondato e sorretto da tre figure: la Maddalena alla sua destra, Nicodemo, a cui lo scultore ha prestato il proprio volto - ben riconoscibile dal dettaglio del naso che gli ruppe in fanciulezza il Torrigiani - al centro, e la Vergine a sinistra. Ad un esame ravvicinato la Pietà rivela lo stato di incompiutezza che come abbiamo detto in precedenza è tipico dell'ultimo periodo di Michelangelo: nelle parti autografe è ancora possibile scorgere l'uso di tutti gli arnesi familiari allo scultore, come la subbia da taglio per il primo abbozzo dei volumi, lo scalpello e l'unghietto.
la rabbia distruttiva
All'incompiutezza dell'opera venne ad aggiungersi il danno causato dal maestro stesso nel 1555, quando fuori di sé, decise di distruggere la statua prendendola a martellate.Come racconta il Vasari, sono sostanzialmente 3 i motivi che lo spinsero a compiere questo gesto disperato: la durezza e le impurità del blocco di marmo, l'insoddisfazione tipica dell'artista, e l'assillante insistenza di un servitore che lo incitava a finirel'opera. La vittima più importante dell'aggressione michelangiolesca fu la gamba sinistra del Cristo, scalpellata via dopo essere stata scolpita, ma anche le braccia delle figure vennero spezzate. Fu un suo allievo, il Calcagni, a cercare di ripristinarla e ad agire da agente per la sua vendita al Bandii, desideroso di inserirla nella sua villa di Montecavallo.
"Non dura 'l mal dove non dura 'l bene, ma spesso l'un nell'altro si trafroma." -Michelangelo Buonarroti
3. PIETA' PALESTRINA
Dal 1939 la Pietà Palestrina si mostra agli occhi dei visitatori della Galleria dell'Accademia di Firenze, e da allora la domanda sorge spontanea
a coloro che la osservano: "ma si tratta davvero di un'opera di Michelangelo? di questo avviso furono alcuni tra i più grandi storici dell'arte della prima metà del Novecento. L'opera consta di tre figure: la Vergine, Gesù ed un terzo personaggio sulla destra di cui l'identità non è facilmente individuabile. Le sue proporzioni appaiono più esili rispetto a quelle dell'energica Madonna che con la sua mano soregge il muscoloso corpo del figlio: i lineamenti appaiono effeminati , pertanto i primi studiosi pensarono trattarsi della Maddalena, personaggio che del resto compare sempre nelle scene del compianto sul Cristo morto(meno frequente è invece l'evenienza di trovarla nelle Pietà).
Osservando l'opera si possono notare molti particolari interessanti. Ciò che forse colpisce di più è il fatto che l'opera si trovi in uno stato di abbozzo; il lato posteriore è completamente liscio, ma anche alcune forature e rimasugli di certi motivi decorativi lascerebbero supporre che il pezzo di marmo da cui fu ricavata la scultura fosse anticamente un elemento inserito in un complesso più ampio: segno che lo scultore che realizzò la Pietà non lavorò su un marmo che arrivava direttamente da una cava, bensì su quello che con ogni probabilità era il frammento di uh architrave appartenente ad un'archittetura antica.
Sono molti i particolari che appaiono abbozzati: la testa della Madonna, il corpo e la gamba dell figura di destra, la parte superiore del braccio della Madonna ed il lato posteriore del braccio destro di Cristo. Malgrado tutto ciò nell'opera riesce ad apparire viva la tensione dello sforzo.
Michelangelo, Studio per una Deposizione (1555 circa)
4. PIETA' RONDANINI
Michelangelo fino ai suoi ultimi giorni di vita, nonostante le sue condizioni di salute non fossero buone, continuò a scolpire e si dedicò alla Pietà Rondanini: iniziata tra il 1552 e 1553, probabilmente per il suo sepolcro, venne ripresa tra il 1555 e 1564, anno della sua scomparsa.La Pietà prende questo nome perchè, quasi due secoli dopo la morte dell'artista, essa fu venduta ad i marchesi Rondanini, che la collocarono a Roma, mentre oggi si trova conservata al Castello Sforzesco, negli ambienti di quello che era l'Ospedale Spangolo. L'opera ebbe una vicenda travagliata e nell'arco di 12 anni venne ripresa più volte. Della prima versione rimangono le gambe di Cristo, già rifinite, ed il moncone del suo braccio destro, perfettamente separato dalla figura. Il nuovo torso con le braccia aderenti al corpo risulta invece più arretrato perchè Micbelangelo lo ha "estratto" dal busto originario, che era della madre
C'è chi afferma che l'opera sia rimasta così, incompiuta, a causa della scomparsa dell'artista, per altri essa è invece il simbolo della libertà espressiva di Michelangelo e delle sue riflessioni spirituali, al di là di quali potessero essere le regole della bellezza classica; il Buonarroti considerva la scultura come l'arte del togliere per svelare tutto ciò che nella materia, la pietra, già di per sè vi è contenuto.Il "Non-Finito" potremmo definirlo come la condizione interiore, la presa di coscienza destinata a svilupparsi nella mente dell'artista man mano che il suo penserio matura in consapevolizza su quanto l'esperienza umana sia frammentaria, abbia un termine. Un percorso concettuale seppur irripetibile nel quale sia impossibile indicare un punto di arrivo preciso. Dentro ai blocchi di marmo Michelangelo sente la vita e quindi la morte.
"Se la gente sapesse quante ore ho sudato per realizzarlo, non mi considererebbe un genio." -Michelangelo Buonarroti
FINE-MANUELA KAROL VITALE