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Il ratto delle Sabine
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Created on May 15, 2023
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Transcript
Il Ratto delle Sabine
go!
Romani legatos apud populos finitimos mittunt et conubia petunt. Sed finitimi conubia recusant, nam Romanorum nimiam potentiam timent. Tum Romulus, Romae dominus, callidum consilium habet: ludos parat et finitimos populos invitat. Sabini e finitimis agris accurrunt. Romani inter ludos puellas Sabinas rapiunt. Sabini irati sunt: iniuriam defendunt et bellum indicunt, sed feminae controversiam dirimunt et libenter Romae manent; itaque Romani cum Sabinis unum populum constituunt.
I Romani mandarono gli ambasciatori presso i popoli confinanti e chiedono i matrimoni. Ma i vicini rifiutano i matrimoni, infatti temono l'eccessiva forza dei Romani. Allora Romolo, padrone di Roma, ha un astuto piano: prepara i giochi e invita i popoli confinanti. I Sabini accorrono dai campi vicini. I Romani durante i giochi rapiscono le donne Sabine. I Sabini sono adirati: difendono l'offessa e dichiarano guerra, ma la femmine sciolgono la controversia e restano volentieri a Roma; e così i Romani con i Sabini fondano un unico popolo.
In Italiano il termine Donna deriva dal Latino "domina", feminile di dominus, da domus ovvero "casa". Mentre nel Latino si usavano altri termini come "femina" ovvero essere di sesso femminile; da cui deriva il francese femme e mulier di etimologia oscura che vuol dire Donna sposata. Mentre in Inglese "woman" che deriva da una forma composta dall'antico germanico "wif" , che evolvendosi diventò wife (moglie) + man (uomo). Al giorno d'oggi la Donna viene comunque considerata inferiore agli uomini e infatti maggioranza di abusi domestici sono fatti alle donne, e ciò mostra che la Donna tutt'ora é considerata "possedimento maschile", e come Donna nonostante siamo nel ventunesimo secolo mi sento inferiore all'uomo, mi sento bersaglio di sguardi, mi sento un giocatollo che può essere sfiorata da occhi e da mani, mi sento come le Donne dei vecchi tempi solo con qualche diritto in più
LE DONNE NELLA SOCCIETA' ROMANA
Romolo, si attribuì la legge secondo cui il marito era autorizzato a punire le donne in caso che commettese l'adulterio,e decise che le donne non dovevano fare altri lavori che non fossero la filatura e la tessitura della lana. La donna romana non godeva di una posizione nella società come aveva l' uomo, infatti era soggetta all’autorità del padre e del marito e doveva conformarsi a un modello di comportamento fondato sulle virtù della fedeltà e della castità prima del matrimonio. Le donne nella società romana: nella cultura romana fin dall’età arcaica si stabilirono modelli e norme di comportamento secondo le quali la donna passava con il matrimonio, sotto l’autorità del marito, fuoriuscendo da quella del padre. Tutto ciò avveniva molto precocemente, le ragazze erano considerate in età da marito già dai 12 e 13 anni appena avevano raggiungo la pubertà.
CUSTODIRE LA CASA E FILARE LA LANA lE DONNE NELL'ANTICA ROMA
L’ADULTERIO: L'adulterio è il crimine più grave che una matrona può fare. Alla donna era rigorosamente proibito bere vino perchè considerato un incentivo alla trasgressione sessuali. I romani utilizzavanno un metodo di controllo per accertarsi che le matrone non facevano consumo di vino, ogni donna infatti era tenuta a farsi baciare sulla bocca dai suoi parenti maschi, anche da parte del marito fino al sesto grado di parentela. SEDIE SENZA BRACCIOLI: Nell’Ottocento nelle case dei ceti elevati,si avevano coppie di sedie distinte perchè quella della moglie era priva di braccioli in quanto una donna perbene non doveva mai stare in ozio, ma doveva dedicarsi senza sosta al ricamo, cioè un attività che le impediva di riposare le braccia. FILARE LA LANA: la donna che vi si dedicava dimostrava di aderire al modello di comportamento della madre di famiglia virtuosa, ma questo rendeva evidente la differenza tra diritti e doveri di uomini e donne
I MATRIMONI
Il matrimonio nell’antica Roma era un rito, religioso e legale, di grande importanza. La società del periodo si basava fondamentalmente sulla famiglia, e l’unione di un uomo e di una donna, mirata alla procreazione, era considerato il nucleo fondamentale del funzionamento della comunità. Il matrimonio univa principi civili e religiosi, ed era caratterizzato da una serie ed un insieme di simboli che si manifestavano nel corso di molto tempo. Esso era un importante vincolo con cui le famiglie si legavano l’una con l’altra, permetteva alla donna di accedeva al patrimonio e ai privilegi di una famiglia più abbiente, o rafforzava gli accordi politici presi precedentemente tra le parti. I matrimoni erano un vero e proprio contratto familiare, che molto spesso veniva deciso dai pater familias e dalle matrone, a tutto danno delle spose, che raramente avevano la piena libertà di scegliere il loro consorte. Nella Roma antica, il matrimonio era qualcosa di molto diverso rispetto a quello del nostro mondo contemporaneo. Non si trattava infatti di un’espressione d’amore, quanto piuttosto di una sorta di contratto stipulato tra due individui o, per meglio dire, tra due famiglie. Era usanza promettere in sposa o fidanzare le ragazze molto presto, giovanissime verso gli otto / dieci anni, anche contro la propria volontà. Per sugellare il fidanzamento il ragazzo consegnava alla ragazza un anello che lei indossava all'anulare della mano sinistra. Il matrimonio poi, si perfezionava e realizzava verso i dodici-quattordici anni. Non esisteva una sola tipologia di matrimonio ma, si potevano distinguerne due grandi categorie: il matrimonio cum manu e il matrimonio sine manu. Nel primo il marito aveva un potere e un controllo assoluti sulla vita della moglie, nel secondo, sviluppatosi solo successivamente, l’uomo aveva meno potere sulla donna che, pur rispettando sempre il marito, era più libera di mantenere la propria personalità.
« Quando si apre il corpo umano, come fanno gli Egiziani, e si operano le dissezioni, ἁνατομαί, per parlare come i Greci, si trova un nervo molto sottile, che parte dall'anulare e arriva al cuore. Si ritiene opportuno dare l'onore di portare l'anello a questo dito piuttosto che ad altri, per la stretta connessione, per quel certo legame che lo unisce all'organo principale ». In effetti ancora oggi la mano sinistra è considerata la mano del cuore.
Aulo Gellio
LE MATRONE CHE MANIFESTANO
Le donne non hanno sempre manifestato per i loro diritti, soprattutto in epoca romana, ma c’è stata una vicenda dove sono scese in piazza per poter riavere un loro diritto. Questo episodio storico è raccontato da Tito Livio. Nel 195 a.C. le matrone romane scendono in piazza per sostenere l’abrogazione della lex Oppia, emanata nel 215 a.C. durante la seconda guerra punica che impediva l’ostentazione del lusso e dello sperpero di denaro. Vietava soprattutto alle donne di portare gioielli e usare carri costosi. Alla fine della guerra però le donne e i tribuni della plebe proposero l'abrogazione di questa legge che però non era accettata da Catone il Censore che vedeva nella concessione dell’abrogazione della lex Oppia una possibile alimentazione ad altre rivendicazioni future.Catone inoltre crede che una volta ottenuta la parità di genere le donne possano imporre la loro superiorità sugli uomini. Le loro proteste non andarono incontro a ciò che temeva Catone ma servirono per riconoscere privilegi che non mettevano in discussione il loro ruolo.
Questo non fu l’unico episodio dove le donne espressero il loro volere e parere, infatti molti anni prima, durante il governo di Romolo fecero sentire la loro voce e furono ascoltate. Si ha durante il Ratto delle Sabine, quando le donne vengono rapite dai romani e per evitare una guerra tra Romani e Sabini decidono che la pace era la via migliore. Infatti le donne durante una battaglia si gettarono in mezzo ai due eserciti per placare lo scontro, i due eserciti interrompono la battaglia ammirando il gesto delle donne e da quel momento si stipulò la pace tra i due popoli.
“Che altro fanno ora, per le vie e nei crocicchi, che difendere la proposta dei tribuni della plebe e sostenere che la legge va abrogata?Allentate il freno a nature così intemperanti, a esseri così riottosi, e sperate pure che imporranno esse un limite alla loro licenza! Se non lo farete voi, questo non è che uno, e dei minori, tra i freni che le donne mal sopportano di vedersi imporre dalle usanze o dalle leggi. Ciò che desiderano è la libertà, o, se vogliamo chiamar le cose col loro nome, la licenza in tutti i campi. Che cosa non tenteranno, se otterranno questo?"
Catone il Censore
LA LOTTA DELLE DONNE NEGLI ULTIMI SECOLI ED ANNI
Le donne non si sono fermate ed hanno continuato a combattere per i loro diritti, con il passare degli anni le loro condizioni di vita non sono migliorate e hanno deciso che era giunto il momento di vivere come volevano loro e senza sottostare agli uomini. Uno dei periodi più importanti per la conquista dei diritti delle donne è l’Ottocento e Novecento. In questi anni infatti emerge la cosiddetta “questione femminile” presente soprattutto nella prima rivoluzione industriale, dove le donne possono lavorare nelle fabbriche (ovviamente solo il ceto popolare) che però era una prosecuzione degli obblighi tra le pareti domestiche e non comportò la liberazione dalle mansioni tradizionali.Questa fu un’occasione per le donne lavoratrici di uscire dai tradizionali compiti familiari e di venire a contatto con il mondo esterno. Verso la metà dell’Ottocento, le esperienze collettive e la partecipazione alle prime agitazioni operaie favorirono la diffusione di una presa di coscienza e così nacquero i primi movimenti “femministi”.
Nel luglio del 1848, a Seneca Falls, presso New York, si tenne un’assemblea di circa trecento donne durante la quale l’attivista Elizabeth Cady Stanton formulò una primitiva dichiarazione dei diritti delle donne che affermava la piena uguaglianza sociale e giuridica tra uomini e donne. Nel pensiero liberale ottocentesco si distinsero due importanti saggi scritti rispettivamente da Harriet Taylor e John Stuart Mill sull’emancipazione femminile, in cui si giunse alla conclusione che la piena affermazione della donna passasse necessariamente per il riconoscimento degli stessi diritti degli uomini. In molti del mondo le donne non potevano votare ed essere elette, ed è proprio per questo motivo che una delle più importanti delle donne fu il suffragio universale e la possibilità di accedere alla politica. In Italia il 31 gennaio del 1945, il Consiglio dei ministri presieduto da Ivanoe Bonomi emanò un decreto che riconosceva il diritto di voto alle donne. Il 10 marzo 1946 si tennero le prime elezioni amministrative in cui fu riconosciuto il suffragio femminile universale. Sempre in Italia i due conflitti mondiali contribuirono a rendere centrale la figura femminile, sempre più impegnata nelle fabbriche per rimpiazzare gli uomini al fronte e sostenere lo sforzo bellico. Nonostante la crescente occupazione femminile, negli anni del Novecento non si registrarono profondi cambiamenti nella situazione giuridica e sociale della donna,A designare la figura femminile come “regina del focolare domestico” contribuì la retorica del regime fascista, che vedeva nella donna una figura finalizzata alla procreazione e alla cura della casa. Il fascismo enfatizza la visione gerarchica della famiglia, considerata cellula fondamentale dello Stato fascista, fondata sulle figure dell’uomo lavoratore e della donna destinata ai lavori domestici. Con la caduta del Fascismo le donne pian piano riusciranno ad avere sempre più diritti.
Nell’Ottocento e Novecento ci sono molte donne che hanno combattuto per i loro diritti, chi con l’arte, chi con la scrittura,chi con il giornalismo, chi con le proteste, ma tutte per il loro bene. Una delle scrittrici più importanti è Virginia Woolf che attraverso la sua scrittura esprime il suo modo di pensare e ciò che secondo lei deve fare una Donna.
Nel luglio del 1848, a Seneca Falls, presso New York, si tenne un’assemblea di circa trecento donne durante la quale l’attivista Elizabeth Cady Stanton formulò una primitiva dichiarazione dei diritti delle donne che affermava la piena uguaglianza sociale e giuridica tra uomini e donne. Nel pensiero liberale ottocentesco si distinsero due importanti saggi scritti rispettivamente da Harriet Taylor e John Stuart Mill sull’emancipazione femminile, in cui si giunse alla conclusione che la piena affermazione della donna passasse necessariamente per il riconoscimento degli stessi diritti degli uomini. In molti del mondo le donne non potevano votare ed essere elette, ed è proprio per questo motivo che una delle più importanti delle donne fu il suffragio universale e la possibilità di accedere alla politica. In Italia il 31 gennaio del 1945, il Consiglio dei ministri presieduto da Ivanoe Bonomi emanò un decreto che riconosceva il diritto di voto alle donne. Il 10 marzo 1946 si tennero le prime elezioni amministrative in cui fu riconosciuto il suffragio femminile universale. Sempre in Italia i due conflitti mondiali contribuirono a rendere centrale la figura femminile, sempre più impegnata nelle fabbriche per rimpiazzare gli uomini al fronte e sostenere lo sforzo bellico. Nonostante la crescente occupazione femminile, nei anni del Novecento non si registrarono profondi cambiamenti nella situazione giuridica e sociale della donna. A designare la figura femminile come “regina del focolare domestico” contribuì la retorica del regime fascista, che vedeva nella donna una figura finalizzata alla procreazione e alla cura della casa. Il fascismo enfatizza la visione gerarchica della famiglia, considerata cellula fondamentale dello Stato fascista, fondata sulle figure dell’ uomo lavoratore e della donna destinata ai lavori domestici. Con la caduta del Fascismo le donne pian piano riusciranno ad avere sempre più diritti.
VIRGINIA WOOLF
Virginia Woolf, nata il 1882 a Londra era una scrittrice della fine dell'Ottocento e inizio Novecento. Fu considerata uan delle principali figure della letteratura del XX secolo. Si batteva per la parità di sessi e per i diritti delle donne.
Le sue opere più importanti sono:
- Orlando
- Tre Ghinee
- Una stanza tutta per sè
La scrittrice soffriva di depressione e provò varie volte il suicidio. Il procedere della guerra contribuì ad aumentare le sue fobie finché, il 28 marzo del 1941, all'età di 59 anni, Virgina si riempì le tasche di sassi e si lasciò annegare nel fiume Ouse nei pressi di Rodmell, nel Sussex[.
Uno dei testi più importanti del libro una stanza tutta per sé è: La sorella di Shakespeare
Nell'epoca di Shakespeare per le donne era vietato scrivere drammi simili ai suoi. E se Shakespeare avesse avuto una sorella talentuosa?Poniamo che mentre lui studiava in diverse scuole, lavorava in teatro ed entrava nel palazzo della regina, lei fosse rimasta a casa. Era una donna creativa e avventurosa, desiderava esplorare il mondo tanto quanto suo fratelli, ma invece non poté andare a scuola. Non ebbe la possibilità di imparare la grammatica e non poteva leggere Orazio e Virgilio. Quando provava a leggere qualche libro del fratello i genitori la interrompevano dicendole di rammendare le calze invece di immischiarsi tra libri e carte. Conoscevano le regole di vita delle donne e nonostante la amavano gli sconsigliavano di istruirsi e pensavano a farla diventare la classica donna di casa. Provava a scrivere qualche pagina in soffitta di nascosto ma faceva molta attenzione a nasconderle o addirittura le distruggeva dandole fuoco. Fu promessa al figlio di un loro vicino che si occupava della lana, ma lei era contro il matrimonio e quando provava a ribellarsi veniva picchiata dal padre. Lui poi smise di ostacolarla e la pregò di non disonorarlo. Una notte trovò il coraggio di andarsene di casa, si calò con una fune dalla finestra e prese la strada che portava a Londra, aveva 17 anni. Come il fratello era attratta dal teatro, così si presentò alla porta di un teatro dicendo di voler recitare ma gli attori le risero in faccia.Non c’era nessuno disposto a insegnarle quello che lei sognava di fare, ma dato che aveva dei lineamenti simili a suo fratello, Shakespeare, l’agente Nick Greene, incuriosito dalla sua situazione la aiutò. Lei si uccise durante una notte d’inverno e fu sepolta ad un incrocio dove venivano seppelliti i banditi e chi si suicidava, nel sud di Londra