N poli
Patrizia Scatozza
Origini della città
Lo origini della città risalgono al VIII secolo a.C. In quel periodo, nell’area in cui sorge oggi Castel dell’Ovo, il popolo dei Cumani fondò una colonia che fu denominata Partenope. Quest’ultimo termine identificava una delle tre sirene adorate nella Magna Grecia. Intorno al 530 a.C. la città di Partenope fu abbandonata, forse in seguito ad un’invasione etrusca,e ad essa da allora fu assegnato il nome “Palepolis”, in greco “città vecchia”. Non lontano da essa, nella zona di fronte al monte Echia, nei pressi della foce del fiume Sebeto, fu invece fondato un nuovo insediamento urbano che fu appunto chiamato “Neapolis”, ossia “città nuova”.
Patrizia Scatozza
Età Romana
Sotto il dominio dell’Impero Romano, Neapolis visse un lungo periodo di prosperità economica e culturale. La città per le sue bellissime coste era uno dei luoghi di villeggiatura preferiti dall’aristocrazia romana.Nei dintorni di Napoli furono realizzate terme di lusso che presto divennero tra le più ambite nell’Impero. Molte erano le autorità politiche e gli uomini di cultura che frequentarono questi luoghi. Tra questi Cicerone e Virgilio. Gli imperatori Claudio, Tiberio e Nerone considerarono Neapolis come propria residenza in occasione delle villeggiature fuori da Roma. LA città ebbe un ruolo nella fine dell’Impero romano visto che l’ultimo imperatore dell’Impero d’occidente, Romolo Augusto, fu imprigionato nel 476 d. C. proprio a Castel dell’Ovo.
Patrizia Scatozza
Età medievale
DOMINIO ANGIOINO
DOMINIO BIZANTINO
DOMINIO NORMANNO
In seguito alla vittoria di Carlo d’Angiò contro Manfredi di Svevia nel 1268, la città divenne capitale del Regno di Sicilia e visse un periodo di notevole sviluppo dal punto di vista sociale, economico ed urbanistico.
Nel 536 Napoli fu conquistata dai Bizantini in seguito alla guerra gotica, divenendo nel 660 ducato autonomo sotto la guida di Basilio I. Nonostante i continui attacchi sferrati dai Longobardi e dai pirati Saraceni, la città rimase saldamente sotto il controllo bizantino, divenendo sempre di più strategica per Bisanzio in un’ottica di conservazione dei domini inItalia. Nei quasi quattro secoli di dominio bizantino Napoli sviluppò attività economiche e fu caratterizzata da un’importante crescita culturale. In questo periodo Napoli si affermò come luogo di incontro tra la tradizione cristiana e quella musulmana. Molti furono i mercenari arabi assoldati dalla città.
Nel 1139 La città fu conquistata dai Normanni ed entrò a far parte del Principato di Capua e del Regno di Sicilia. Ai normanni si sostituirono gli svevi nel controllo della città. Nel 1124, sotto il regno di Federico II di Svevia, venne fondata l’Università di Napoli. Essa fu scuola indipendente dal Papa in cui si insegnavano ai futuri funzionari di Stato nozioni di diritto, teologia, medicina e arti liberali.
Patrizia Scatozza
Età moderna
DOMINIO SPAGNOLO
DOMINIO BORBONICO
DOMINIO ARAGONESE
Successivamente, per circa due secoli, la città fu governata da un viceré spagnolo. Nel 1647 il popolo, capeggiato dal rivoluzionario locale Masaniello, provò a ribellarsi. Si arrivò così alla nascita di una repubblica indipendente che tuttavia ebbe vita breve.
Sotto i Borboni di Napoli la città divenne una delle tre più importanti città d’Europa, seconda solo a Parigi e Londra. In seguito alla rivoluzione francese a Napoli si costituì una repubblica giacobina, cui seguì poco dopo la restaurazione borbonica. Nel 1806, Napoleone assegnò il Regno di Napoli al fratello Giuseppe Bonaparte e iniziò il breve periodo di dominio francese. Dopo la sconfitta di Napoleone e il Congresso di Vienna nel 1815 i Borbone ripreso possesso della città oltre che degli altri territori del Regno delle Due Sicilie.
Nel 1442 Napoli fu conquistata dagli aragonesi e fu proprio sotto il loro regno che Napoli fu interessata dal periodo di maggior crescita artistica e culturale. Furono realizzate chiese e importanti monumenti e la città divenne il luogo d’incontro di numerosi artisti stranieri. In questo periodo la città divenne il centro dell’impero d’Aragona e il centro occidentale più popoloso.
DOMINIO AUSTRIACO
Nel 1707 Napoli fu conquistata dagli austriaci e rimase in mano di questi ultimi fino al 1734, quando grazie a Carlo di Borbone divenne capitale di un Regno autonomo.
Nel 1860 Garibaldi entrò in città, dopo la battaglia del Volturno e l’assedio di Gaeta. Francesco II di Borbone lasciò la città per evitarne la distruzione. Tramite un plebiscito popolare, Napoli fu annessa al Regno di Sardegna, perdendo il proprio ruolo di capitale ed iniziando un periodo di declino. Nel 1870 la città entrò a far parte del Regno d’Italia.
Patrizia Scatozza
Età contemporanea
Nel 1922 da Napoli partì la Marcia delle camice nere fasciste che guidate da Benito Mussolini raggiunsero Roma e presero il potere. Durante la Seconda Guerra mondiale Napoli fu bombardata circa 200 volte dagli aerei alleati in quanto porto strategico nel Mediterraneo. Furono circa 25.000 le vittime. In questo periodo la popolazione di Napoli si distinse per l’insurrezione popolare contro le forze tedesche. Tale insurrezione durò dal 27 al 30 settembre del 1943, le celebri Quattro giornate di Napoli e consentì la liberazione della città dai tedeschi. Grazie a questo gesto di eroismo i cittadini di Napoli furono insigniti della Medaglia d’oro al valor militare.
Angela Percacciuolo
Metrò
Napoli ha sempre avuto un ruolo centrale nell'arte e nell'architettura italiana ed europea. Ciò è dimostrato dai numerosi edifici monumentali quali chiese, castelli, palazzi nonché dai numerosi musei che sono presenti in città.Napoli può vantare un patrimonio museale tra i più ricchi d'Italia, contando numerose decine di strutture museali, due delle quali d'indubbia rilevanza mondiale per la quantità e la qualità delle loro collezioni, cioè il Mann (universalmente considerato come il massimo museo d'archeologia romana) e Capodimonte. La città continua a essere, tutt'oggi, fucina di arte: una prova di ciò ci è data dalla Linea 1 della metropolitana, le cui stazioni sono delle vere e proprie gallerie d'arte contemporanea. Di seguito un elenco quasi esaustivo dei musei cittadini, molti dei quali rientranti nel centro storico di Napoli. Non fanno parte della lista gli edifici e le mostre gratuite come quelle di palazzo Venezia o quelle dell'arte presepiale napoletana, o ancora le cappelle, le sale e gli ambienti non "autonomi" che, seppur visitabili solo dietro acquisto di un biglietto d'ingresso, sono comunque compresi in edifici o complessi superiori. Sono questi i casi della sala del tesoro della chiesa di san Domenico Maggiore, della basilica di Santa Restituta all'interno del duomo, ecc.
Angela Percacciuolo
Museo archeologico
Il Museo Archeologico Nazionale di Napoli è famoso nel mondo per i suoi grandi tesori dell’Antichità ed è giustamente uno dei musei più visitati d’Italia.Il primo e il secondo piano sono in gran parte dedicati agli scavi di Pompei ed Ercolano, mentre a piano terra si trovano per lo più statue stupende della Collezione Farnese. Nel museo archeologico troverete anche affreschi, mosaici, gemme e altre antichità. Se siete appassionati di storia e arte questo museo vi sorprenderà.
USANZE E TRADIZIONI
Rachele Mercurio
Il Miracolo della liquefazione del sangue di San Gennaro è una ricorrenza che avviene a Napoli tre volte all'anno, a maggio, a settembre e a dicembreOgni anno per tre volte all’anno la città di Napoli e tutti i fedeli cristiani rivolgono la loro attenzione al Duomo della città partenopea per ammirare il miracolo della liquefazione del sangue di San Gennaro, il Santo protettore della città.
Rachele Mercurio
Chi era San Gennaro?
Attorno all’anno 300 d.C., durante il regno dell’imperatore Diocleziano, uno degli imperatori che perseguitò più duramente i Cristiani, Gennaro era vescovo della città Benevento. Un giorno il vescovo decise di andare in visita pastorale a Pozzuoli, insieme ad altri diaconi della diocesi. Sossio, diacono di Miseno e amico di San Gennaro, mentre era in viaggio per Pozzuoli fu però arrestato dal governatore della Campania Dragonzio. Così Gennaro insieme ad altro diaconi si recò in visita a Sasso e protestò pubblicamente affinché il diacono venisse liberato. A causa di questa sua posizione e della sua fede cristiana il Santo fu a sua volta arrestato e fu condannato ad essere sbranato dai leoni Narra la tradizione che proprio in quest’occasione avvenne uno dei primi miracoli del santo: le belve che dovevano sbranare Gennaro, in realtà, si inginocchiarono davanti a lui e decisero di non sbranarlo. Secondo altre fonti Gennaro era un vescovo molto amato dal popolo e il governatore per evitare di insurrezioni popolari stabilì di ucciderlo decapitandolo, cosa che avvenne il 19 settembre del 305. Il corpo di San Gennaro sarebbe stato tumulato nell’Agro Marciano e solo nel V secolo fu deciso di spostarlo prima nelle Catacombe di Napoli, poi a Benevento e ad Avellino e, infine, di riportarlo a Napoli.
Rachele Mercurio
Il miracolo di San Gennaro
La storia del miracolo di San Gennaro ha origini molto antiche. Si racconta che, prima della sua morte parte del suo sangue fu raccolto in delle ampolle e conservato. Nel XV secolo, grazie alla volontà del cardinale Oliviero Carafa, si decise di trasferire le reliquie del Santo nel Duomo di Napoli. Lungo il percorso per Napoli, la nutrice Eusebia che portava con sé le ampolle contenti il sangue del Santo si avvicinò al suo corpo provocando il primo episodio di liquefazione del sangue.In ricordo di questo avvenimento il primo sabato di maggio di ogni anno avviene il primo miracolo di San Gennaro, quando i fedeli possono ammirare la liquefazione del sangue del Santo. La seconda liquefazione avviene il 19 settembre data in cui si ricorda la sua morte, mentre la terza liquefazione avviene il 16 dicembre, durante la “festa del patrocinio di San Gennaro". L’ampolla contenente il sangue del Santo ha la forma di una grossa lente di ingrandimento, con il manico in argento e un compartimento formato da due vetri al posto della lente. Tra i due vetri sono sistemati due piccoli contenitori, anch’essi di vetro. Il più piccolo è vuoto a parte per alcune macchie scure, mentre il secondo, più grande e tondeggiante, è per metà pieno di una sostanza che quando l’ampolla viene estratta appare solida e di un rosso molto scuro. Dopo averla estratta, l’arcivescovo di Napoli inizia a scuoterla facendo una serie di movimenti piuttosto bruschi tramandati dalla tradizione. Ad esempio la rovescia più volte, facendo ampi gesti che i fedeli possono scorgere anche dal fondo della chiesa. Dopo poco, la sostanza contenuta nel contenitore più grande inizia a mostrare le proprietà di un liquido: è la famosa “liquefazione”, che avviene quasi sempre ed è considerata un segno di buon auspicio.
Rachele Mercurio
Un brutto segno...
Il mancato scioglimento è interpretato come presagio di future disgrazie. Andando indietro nel tempo, le cronache narrano di sangue non liquefatto in occasione di altri assedi, guerre, eruzioni di vulcani e terremoti. I napoletani ci credono, sono tante le famiglie che ricordano ancora quel prodigio mancato del settembre 1973, quando il colera imperversava per i quartieri di Napoli, L’ultima volta che l’ampolla è rimasta cristallizzata risale al 16 dicembre 2020 quando, in piena pandemia e con il ricordo delle vittime ancora nel cuore, gli italiani hanno sperato fino all’ultimo che il sangue diventasse liquido. E, invece, a chiudere un anno difficile, il prodigio non si è ripetuto. E il Covid ha ripreso vigore per molti mesi ancora.
Chiara Pisanelli
La tombola napoletana
Le origini del gioco più amato dai napoletani risalgono ormai a quasi 300 anni fa, più precisamente al 1734, quando Carlo III di Borbone era il Re di Napoli. Il suo padre spirituale, Gregorio Rocco, non tollerava il fatto che fosse legale un gioco come il lotto, considerato l’oppio dei poveri. Il gioco, infatti, distraeva i napoletani dalle preghiere ma per le casse del Regno delle Due Sicilie era una grande fonte di guadagno. In più di un’occasione il frate domenicano aveva chiesto al Re di vietare il gioco, ma Ferdinando III aveva sempre ignorato le sue richieste. Dopo tante insistenze i due giunsero a un compromesso e si decise di sospendere il gioco del lotto solo per le settimane che precedevano il Natale. Ai napoletani la cosa non andò giù e decisero di correre ai ripari, organizzando una sorta di bancolotto tra le mura di casa, tutto rigorosamente artigianale. Dai rametti furono ricavati i cilindri simili a quelli usati per il gioco ufficiale, raccolti poi in un sacco, molto simile al tombolo che si usava per ricamare. Come si poteva giocare a un gioco vietato senza neppure poter annunciare i numeri estratti? Ancora una volta i napoletani aguzzarono il loro ingegno e anziché chiamare i numeri, si gridava il loro significato: Natale, 25. ‘o sole, 1. o pat de creature, 29.
Chiara Pisanelli
Occorente necessario:
Il gioco è semplice e servono poche cose per giocare: ► 90 numeri incisi su cilindri di legno. Su entrambe le facce del cilindro è riportato il numero che nella smorfia napoletana corrisponde a un significato ben preciso che viene annunciato subito dopo l’estrazione. ► Il panariello, ovvero il cestino di vimini che contiene i numeri e serve a mescolarli per bene prima dell’estrazione. ► Le cartelle su cui sono riportati i numeri. Ogni cartella contiene 15 numeri e nelle edizioni più moderne è riportato anche il significato del numero. Ogni partecipante acquista una o più cartelle per avere più possibilità di vincita. ► Il cartellone su cui sono riprodotti i 90 numeri. ► I gusci di frutta secca, di solito residui delle ciociole natalizie, la cui utilità è quella di coprire i numeri estratti stampati sulla propria cartella.
Chiara Pisanelli
I significati dei numeri
Ogni numero della tombola fa riferimento a credenze ancestrali, alla cultura popolare o alla vita in generale. Molto spesso le allusioni sono di tipo sessuale perchè molti riti antichi erano consacrati alla divinità della fecondità. Non è sempre nota l’origine del significato dei numeri e i riferimenti alla donna sono molto più presenti di quelli dell’uomo in quanto in origine la società campana era di tipo matriarcale
Rachele Mercurio
Un'altra Napoli
Napoli è una città celebre in tutto il mondo per la sua bellezza, per le sue tradizioni, per la sua luce e per i suoi colori. Eppure, esiste anche un’altra Napoli, su cui non batte mai il sole. Napoli, infatti, è una città che si è sviluppata su più livelli. Esiste una Napoli sotterranea: un groviglio intricato di cunicoli e di cisterne, un posto misterioso e affascinante, ricco di storie e leggende. Oggi parte di queste gallerie sono visitabili. Scopriamo di più sulle leggende e i misteri di Napoli sotterranea.
Napoli sotterranea rifugio di guerra
Rachele Mercurio
Successivamente, la Napoli sotterranea con le sue cisterne e le sue caverne resterà un luogo frequentato e popolato da diverse figure, di cui alcune molto misteriose. Molto spesso, durante le guerre i napoletani si sono rifugiati nel sottosuolo per difendersi dagli attacchi dei nemici. Succedeva nel medioevo, come è successo anche durante la Seconda Guerra Mondiale. Durante la Seconda Guerra Mondiale Napoli sotterranea diventa un immenso rifugio. Migliaia di cittadini si rifugiavano nei cunicoli sotterranei per sfuggire ai bombardamenti. Sono rimasti segni molto evidenti di quel periodo. Possiamo leggere ancora oggi tantissimi graffiti, venivano scritti messaggi di ogni tipo. Qualcuno disegnava sulle pareti le figure di donne avvenenti, qualcuno il volto dei personaggi politici dell’epoca, qualcuno un campo da calcio. Napoli Sotterranea proteggeva sogni, speranze e desideri di migliaia di persone. Il rifugio di guerra è ad oggi visitabile.
Rachele Mercurio
Il mistero del Munaciello
Una figura profondamente legata a Napoli sotterranea è quella del Munaciello. Munaciello significa letteralmente “piccolo monaco”. Con questo nome si indicavano gli addetti alla manutenzione delle cisterne di Napoli Sotterranea, spesso vestiti con un saio e un cappuccio. Detti “pozzari”, generalmente erano figure molto minute, che potevano infilarsi agilmente nei cunicoli sotterranei. Non di rado questi si muovevano nel sottosuolo attraverso i pozzi privati delle famiglie napoletane. Sulla loro presenza silenziosa e misteriosa sono nate diverse leggende. Il Munaciello è diventato nel folklore un vero e proprio spiritello, che può essere benevolo o malevolo a seconda della simpatia che prova nei confronti di chi incontra. Potrebbe lasciare dei piccoli regali, magari delle monete, oppure rompere degli oggetti e fare dispetti.
Rachele Mercurio
Cimiteri sotteranei
Il sottosuolo di Napoli è stato anche luogo di particolari sepolture. Uno dei più celebri esempi di questo tipo di usanza è il cimitero delle Fontanelle, un luogo di sepoltura che raccoglie le spoglie di più di 40.000 persone, di cui molte vittime delle epidemie di peste e del colera. In questo luogo sotterraneo si possono vedere ancora oggi migliaia di ossa, tra cui le celebri “capuzzelle”. Si tratta di teschi anonimi, legati al culto delle “anime pezzentelle”. Nella cultura popolare napoletana questi teschi sono considerati un ponte tra il mondo terreno e quello dei morti. Si dice che, pregando uno di questi teschi, la sua anima appaia poi nel sonno di chi l’ha pregata per rivelarle importanti verità. E anche i numeri del lotto.
Francesca Abbate
Il Cristo Velato
Il Cristo velato è una scultura marmorea di Giuseppe Sanmartino, conservata nella cappella Sansevero di Napoli e realizzata nel 1753. Ne esistono altre due copie: una nella Chiesa e convento di Santa Maria del Sepolcro di Potenza ed una nell'Abbazia di San Giovanni Evangelista di Parma. L'incarico di eseguire il Cristo velato fu in un primo momento affidato allo scultore Antonio Corradini; tuttavia, deceduto da lì a breve, questi fece in tempo a realizzare solo un bozzetto in terracotta oggi al museo nazionale di San Martino. L'incarico passò così a Giuseppe Sanmartino, a cui venne affidato l'incarico di produrre «una statua di marmo scolpita a grandezza naturale, rappresentante Nostro Signore Gesù Cristo morto, coperto da un sudario trasparente realizzato dallo stesso blocco della statua». Sanmartino realizzò quindi un'opera dove il Cristo morto, sdraiato su un materasso, viene ricoperto da un velo che aderisce perfettamente alle sue forme. La maestria dello scultore napoletano sta nell'esser riuscito a trasmettere la sofferenza che il Cristo ha provato, attraverso la composizione del velo, dal quale si intravedono i segni sul viso e sul corpo del martirio subito. Ai piedi della scultura, infine, l'artista scolpisce anche gli strumenti del suddetto supplizio: la corona di spine, una tenaglia e dei chiodi.
Francesca Abbate
Castel dell'Ovo
Il Castel dell'Ovo (castrum Ovi, in latino), è il castello più antico della città di Napoli ed è uno degli elementi che spiccano maggiormente nel celebre panorama del golfo. Si trova tra i quartieri di San Ferdinando e Chiaia, di fronte a via Partenope.
Francesca Abbate
La leggenda dietro il nome
Un'antica leggenda vuole che il suo nome derivi dall'aver il poeta latino Virgilio nascosto nelle segrete dell'edificio un uovo magico che aveva il potere di mantenere in piedi l'intera fortezza. La sua rottura avrebbe però provocato non solo il crollo del castello, ma anche una serie di rovinose catastrofi alla città di Napoli. Durante il XIV secolo, al tempo di Giovanna I, il castello subì ingenti danni a causa del crollo parziale dell'arco sul quale è poggiato e, per evitare che tra la popolazione si diffondesse il panico per le presunte future catastrofi che avrebbero colpito la città, la regina dovette giurare di aver sostituito l'uovo
In verità fu questa una delle tante ‘magie’ che si attribuirono nel Medio Evo alla figura di Virgilio, fama scaturita dalla circostanza che il poeta visse a lungo a Napoli, città che molto amava e nella quale era diventato un personaggio noto e autorevole, ritenuto un uomo capace appunto di poteri superumani, poteri che, a quanto pare, egli non si curò di smentire.
Francesca Abbate
Il Maschio Angioino
Castel Nuovo, chiamato anche Maschio Angioino o Mastio Angioino, è uno storico castello medievale e rinascimentale, nonché uno dei simboli della città di Napoli.
Il castello domina la scenografica piazza Municipio ed è sede della Società napoletana di storia patria e del comitato di Napoli dell'Istituto per la storia del Risorgimento italiano, ospitato nei locali della SNSP. Nel complesso è situato anche il Museo civico, cui appartengono la cappella Palatina e i percorsi museali del primo e secondo piano. La Fondazione Valenzi vi ha la sua sede di rappresentanza, inaugurata il 15 novembre 2009 dall'allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ed altre autorità, nell'ambito della celebrazione dei cento anni dalla nascita di Maurizio Valenzi. Si chiama così Il termine“mastio o maschio” anticamente designava le torri principali dei castelli, inoltre la parola “maschio” sottolineava la possenza della sua struttura. L'aggettivo “angioino”, invece, indica la dinastia del re che decise di edificarlo.
Francesca Abbate
Galleria Umberto I
La galleria Umberto I è una galleria commerciale costruita a Napoli tra il 1887 e il 1890. È dedicata a Umberto I d'Italia, come omaggio al Re e in ricordo della sua generosa presenza durante l'epidemia di colera del 1884, che mostrò l'esigenza di un "Risanamento" della città.
La zona su cui sorge la galleria era già intensamente urbanizzata nel XVI secolo ed era caratterizzata da un groviglio di strade parallele raccordate da brevi vicoli, che da via Toledo sboccavano di fronte a Castel Nuovo. Questi vicoli godevano di cattiva fama in quanto vi si trovavano taverne, case di malaffare e vi si consumavano delitti di ogni genere. La fama conquistata dalla zona nei secoli, già nota a Giambattista Basile che immortalò le donne di malaffare del luogo nella sua opera Le muse napolitane, si mantenne per quasi tutto l'Ottocento. Negli anni ottanta del XIX secolo il degrado del luogo toccò punte estreme: nei vicoli si ergevano edifici a sei piani, la situazione igienica era pessima e non fa meraviglia che tra il 1835 ed il 1884 in questa area si fossero verificate ben nove epidemie di colera. Sotto la spinta dell'opinione pubblica, dopo l'epidemia del 1884 si cominciò a considerare un intervento governativo.Nel 1885 fu approvata la legge per il risanamento della città di Napoli, grazie alla quale la zona di Santa Brigida ricevette una nuova definizione territoriale. Furono presentate varie proposte, il progetto che risultò vincente fu quello dell'ingegner Emmanuele Rocco, poi ripreso da Antonio Curri ed ampliato da Ernesto di Mauro successivamente. Tale progetto prevedeva una galleria a quattro braccia che si intersecavano in una crociera ottagonale coperta da una cupola. Le demolizioni degli edifici preesistenti (ad esclusione del palazzo Capone)[1] iniziarono il 1º maggio 1887 ed il 5 novembre dello stesso anno fu posta la prima pietra dell'edificio. Nel giro di tre anni, precisamente il 19 novembre 1890, la nuova galleria veniva inaugurata.
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Liceo statale Carlo LeviAnno 22/23 Classe IIIDU Lavoro svolto da: Abbate Francesca, Percacciuolo Angela, Pisanelli Chiara, Mercurio Rachele e Scatozza Patrizia
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carloerra98
Created on May 15, 2023
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N poli
Patrizia Scatozza
Origini della città
Lo origini della città risalgono al VIII secolo a.C. In quel periodo, nell’area in cui sorge oggi Castel dell’Ovo, il popolo dei Cumani fondò una colonia che fu denominata Partenope. Quest’ultimo termine identificava una delle tre sirene adorate nella Magna Grecia. Intorno al 530 a.C. la città di Partenope fu abbandonata, forse in seguito ad un’invasione etrusca,e ad essa da allora fu assegnato il nome “Palepolis”, in greco “città vecchia”. Non lontano da essa, nella zona di fronte al monte Echia, nei pressi della foce del fiume Sebeto, fu invece fondato un nuovo insediamento urbano che fu appunto chiamato “Neapolis”, ossia “città nuova”.
Patrizia Scatozza
Età Romana
Sotto il dominio dell’Impero Romano, Neapolis visse un lungo periodo di prosperità economica e culturale. La città per le sue bellissime coste era uno dei luoghi di villeggiatura preferiti dall’aristocrazia romana.Nei dintorni di Napoli furono realizzate terme di lusso che presto divennero tra le più ambite nell’Impero. Molte erano le autorità politiche e gli uomini di cultura che frequentarono questi luoghi. Tra questi Cicerone e Virgilio. Gli imperatori Claudio, Tiberio e Nerone considerarono Neapolis come propria residenza in occasione delle villeggiature fuori da Roma. LA città ebbe un ruolo nella fine dell’Impero romano visto che l’ultimo imperatore dell’Impero d’occidente, Romolo Augusto, fu imprigionato nel 476 d. C. proprio a Castel dell’Ovo.
Patrizia Scatozza
Età medievale
DOMINIO ANGIOINO
DOMINIO BIZANTINO
DOMINIO NORMANNO
In seguito alla vittoria di Carlo d’Angiò contro Manfredi di Svevia nel 1268, la città divenne capitale del Regno di Sicilia e visse un periodo di notevole sviluppo dal punto di vista sociale, economico ed urbanistico.
Nel 536 Napoli fu conquistata dai Bizantini in seguito alla guerra gotica, divenendo nel 660 ducato autonomo sotto la guida di Basilio I. Nonostante i continui attacchi sferrati dai Longobardi e dai pirati Saraceni, la città rimase saldamente sotto il controllo bizantino, divenendo sempre di più strategica per Bisanzio in un’ottica di conservazione dei domini inItalia. Nei quasi quattro secoli di dominio bizantino Napoli sviluppò attività economiche e fu caratterizzata da un’importante crescita culturale. In questo periodo Napoli si affermò come luogo di incontro tra la tradizione cristiana e quella musulmana. Molti furono i mercenari arabi assoldati dalla città.
Nel 1139 La città fu conquistata dai Normanni ed entrò a far parte del Principato di Capua e del Regno di Sicilia. Ai normanni si sostituirono gli svevi nel controllo della città. Nel 1124, sotto il regno di Federico II di Svevia, venne fondata l’Università di Napoli. Essa fu scuola indipendente dal Papa in cui si insegnavano ai futuri funzionari di Stato nozioni di diritto, teologia, medicina e arti liberali.
Patrizia Scatozza
Età moderna
DOMINIO SPAGNOLO
DOMINIO BORBONICO
DOMINIO ARAGONESE
Successivamente, per circa due secoli, la città fu governata da un viceré spagnolo. Nel 1647 il popolo, capeggiato dal rivoluzionario locale Masaniello, provò a ribellarsi. Si arrivò così alla nascita di una repubblica indipendente che tuttavia ebbe vita breve.
Sotto i Borboni di Napoli la città divenne una delle tre più importanti città d’Europa, seconda solo a Parigi e Londra. In seguito alla rivoluzione francese a Napoli si costituì una repubblica giacobina, cui seguì poco dopo la restaurazione borbonica. Nel 1806, Napoleone assegnò il Regno di Napoli al fratello Giuseppe Bonaparte e iniziò il breve periodo di dominio francese. Dopo la sconfitta di Napoleone e il Congresso di Vienna nel 1815 i Borbone ripreso possesso della città oltre che degli altri territori del Regno delle Due Sicilie.
Nel 1442 Napoli fu conquistata dagli aragonesi e fu proprio sotto il loro regno che Napoli fu interessata dal periodo di maggior crescita artistica e culturale. Furono realizzate chiese e importanti monumenti e la città divenne il luogo d’incontro di numerosi artisti stranieri. In questo periodo la città divenne il centro dell’impero d’Aragona e il centro occidentale più popoloso.
DOMINIO AUSTRIACO
Nel 1707 Napoli fu conquistata dagli austriaci e rimase in mano di questi ultimi fino al 1734, quando grazie a Carlo di Borbone divenne capitale di un Regno autonomo.
Nel 1860 Garibaldi entrò in città, dopo la battaglia del Volturno e l’assedio di Gaeta. Francesco II di Borbone lasciò la città per evitarne la distruzione. Tramite un plebiscito popolare, Napoli fu annessa al Regno di Sardegna, perdendo il proprio ruolo di capitale ed iniziando un periodo di declino. Nel 1870 la città entrò a far parte del Regno d’Italia.
Patrizia Scatozza
Età contemporanea
Nel 1922 da Napoli partì la Marcia delle camice nere fasciste che guidate da Benito Mussolini raggiunsero Roma e presero il potere. Durante la Seconda Guerra mondiale Napoli fu bombardata circa 200 volte dagli aerei alleati in quanto porto strategico nel Mediterraneo. Furono circa 25.000 le vittime. In questo periodo la popolazione di Napoli si distinse per l’insurrezione popolare contro le forze tedesche. Tale insurrezione durò dal 27 al 30 settembre del 1943, le celebri Quattro giornate di Napoli e consentì la liberazione della città dai tedeschi. Grazie a questo gesto di eroismo i cittadini di Napoli furono insigniti della Medaglia d’oro al valor militare.
Angela Percacciuolo
Metrò
Napoli ha sempre avuto un ruolo centrale nell'arte e nell'architettura italiana ed europea. Ciò è dimostrato dai numerosi edifici monumentali quali chiese, castelli, palazzi nonché dai numerosi musei che sono presenti in città.Napoli può vantare un patrimonio museale tra i più ricchi d'Italia, contando numerose decine di strutture museali, due delle quali d'indubbia rilevanza mondiale per la quantità e la qualità delle loro collezioni, cioè il Mann (universalmente considerato come il massimo museo d'archeologia romana) e Capodimonte. La città continua a essere, tutt'oggi, fucina di arte: una prova di ciò ci è data dalla Linea 1 della metropolitana, le cui stazioni sono delle vere e proprie gallerie d'arte contemporanea. Di seguito un elenco quasi esaustivo dei musei cittadini, molti dei quali rientranti nel centro storico di Napoli. Non fanno parte della lista gli edifici e le mostre gratuite come quelle di palazzo Venezia o quelle dell'arte presepiale napoletana, o ancora le cappelle, le sale e gli ambienti non "autonomi" che, seppur visitabili solo dietro acquisto di un biglietto d'ingresso, sono comunque compresi in edifici o complessi superiori. Sono questi i casi della sala del tesoro della chiesa di san Domenico Maggiore, della basilica di Santa Restituta all'interno del duomo, ecc.
Angela Percacciuolo
Museo archeologico
Il Museo Archeologico Nazionale di Napoli è famoso nel mondo per i suoi grandi tesori dell’Antichità ed è giustamente uno dei musei più visitati d’Italia.Il primo e il secondo piano sono in gran parte dedicati agli scavi di Pompei ed Ercolano, mentre a piano terra si trovano per lo più statue stupende della Collezione Farnese. Nel museo archeologico troverete anche affreschi, mosaici, gemme e altre antichità. Se siete appassionati di storia e arte questo museo vi sorprenderà.
USANZE E TRADIZIONI
Rachele Mercurio
Il Miracolo della liquefazione del sangue di San Gennaro è una ricorrenza che avviene a Napoli tre volte all'anno, a maggio, a settembre e a dicembreOgni anno per tre volte all’anno la città di Napoli e tutti i fedeli cristiani rivolgono la loro attenzione al Duomo della città partenopea per ammirare il miracolo della liquefazione del sangue di San Gennaro, il Santo protettore della città.
Rachele Mercurio
Chi era San Gennaro?
Attorno all’anno 300 d.C., durante il regno dell’imperatore Diocleziano, uno degli imperatori che perseguitò più duramente i Cristiani, Gennaro era vescovo della città Benevento. Un giorno il vescovo decise di andare in visita pastorale a Pozzuoli, insieme ad altri diaconi della diocesi. Sossio, diacono di Miseno e amico di San Gennaro, mentre era in viaggio per Pozzuoli fu però arrestato dal governatore della Campania Dragonzio. Così Gennaro insieme ad altro diaconi si recò in visita a Sasso e protestò pubblicamente affinché il diacono venisse liberato. A causa di questa sua posizione e della sua fede cristiana il Santo fu a sua volta arrestato e fu condannato ad essere sbranato dai leoni Narra la tradizione che proprio in quest’occasione avvenne uno dei primi miracoli del santo: le belve che dovevano sbranare Gennaro, in realtà, si inginocchiarono davanti a lui e decisero di non sbranarlo. Secondo altre fonti Gennaro era un vescovo molto amato dal popolo e il governatore per evitare di insurrezioni popolari stabilì di ucciderlo decapitandolo, cosa che avvenne il 19 settembre del 305. Il corpo di San Gennaro sarebbe stato tumulato nell’Agro Marciano e solo nel V secolo fu deciso di spostarlo prima nelle Catacombe di Napoli, poi a Benevento e ad Avellino e, infine, di riportarlo a Napoli.
Rachele Mercurio
Il miracolo di San Gennaro
La storia del miracolo di San Gennaro ha origini molto antiche. Si racconta che, prima della sua morte parte del suo sangue fu raccolto in delle ampolle e conservato. Nel XV secolo, grazie alla volontà del cardinale Oliviero Carafa, si decise di trasferire le reliquie del Santo nel Duomo di Napoli. Lungo il percorso per Napoli, la nutrice Eusebia che portava con sé le ampolle contenti il sangue del Santo si avvicinò al suo corpo provocando il primo episodio di liquefazione del sangue.In ricordo di questo avvenimento il primo sabato di maggio di ogni anno avviene il primo miracolo di San Gennaro, quando i fedeli possono ammirare la liquefazione del sangue del Santo. La seconda liquefazione avviene il 19 settembre data in cui si ricorda la sua morte, mentre la terza liquefazione avviene il 16 dicembre, durante la “festa del patrocinio di San Gennaro". L’ampolla contenente il sangue del Santo ha la forma di una grossa lente di ingrandimento, con il manico in argento e un compartimento formato da due vetri al posto della lente. Tra i due vetri sono sistemati due piccoli contenitori, anch’essi di vetro. Il più piccolo è vuoto a parte per alcune macchie scure, mentre il secondo, più grande e tondeggiante, è per metà pieno di una sostanza che quando l’ampolla viene estratta appare solida e di un rosso molto scuro. Dopo averla estratta, l’arcivescovo di Napoli inizia a scuoterla facendo una serie di movimenti piuttosto bruschi tramandati dalla tradizione. Ad esempio la rovescia più volte, facendo ampi gesti che i fedeli possono scorgere anche dal fondo della chiesa. Dopo poco, la sostanza contenuta nel contenitore più grande inizia a mostrare le proprietà di un liquido: è la famosa “liquefazione”, che avviene quasi sempre ed è considerata un segno di buon auspicio.
Rachele Mercurio
Un brutto segno...
Il mancato scioglimento è interpretato come presagio di future disgrazie. Andando indietro nel tempo, le cronache narrano di sangue non liquefatto in occasione di altri assedi, guerre, eruzioni di vulcani e terremoti. I napoletani ci credono, sono tante le famiglie che ricordano ancora quel prodigio mancato del settembre 1973, quando il colera imperversava per i quartieri di Napoli, L’ultima volta che l’ampolla è rimasta cristallizzata risale al 16 dicembre 2020 quando, in piena pandemia e con il ricordo delle vittime ancora nel cuore, gli italiani hanno sperato fino all’ultimo che il sangue diventasse liquido. E, invece, a chiudere un anno difficile, il prodigio non si è ripetuto. E il Covid ha ripreso vigore per molti mesi ancora.
Chiara Pisanelli
La tombola napoletana
Le origini del gioco più amato dai napoletani risalgono ormai a quasi 300 anni fa, più precisamente al 1734, quando Carlo III di Borbone era il Re di Napoli. Il suo padre spirituale, Gregorio Rocco, non tollerava il fatto che fosse legale un gioco come il lotto, considerato l’oppio dei poveri. Il gioco, infatti, distraeva i napoletani dalle preghiere ma per le casse del Regno delle Due Sicilie era una grande fonte di guadagno. In più di un’occasione il frate domenicano aveva chiesto al Re di vietare il gioco, ma Ferdinando III aveva sempre ignorato le sue richieste. Dopo tante insistenze i due giunsero a un compromesso e si decise di sospendere il gioco del lotto solo per le settimane che precedevano il Natale. Ai napoletani la cosa non andò giù e decisero di correre ai ripari, organizzando una sorta di bancolotto tra le mura di casa, tutto rigorosamente artigianale. Dai rametti furono ricavati i cilindri simili a quelli usati per il gioco ufficiale, raccolti poi in un sacco, molto simile al tombolo che si usava per ricamare. Come si poteva giocare a un gioco vietato senza neppure poter annunciare i numeri estratti? Ancora una volta i napoletani aguzzarono il loro ingegno e anziché chiamare i numeri, si gridava il loro significato: Natale, 25. ‘o sole, 1. o pat de creature, 29.
Chiara Pisanelli
Occorente necessario:
Il gioco è semplice e servono poche cose per giocare: ► 90 numeri incisi su cilindri di legno. Su entrambe le facce del cilindro è riportato il numero che nella smorfia napoletana corrisponde a un significato ben preciso che viene annunciato subito dopo l’estrazione. ► Il panariello, ovvero il cestino di vimini che contiene i numeri e serve a mescolarli per bene prima dell’estrazione. ► Le cartelle su cui sono riportati i numeri. Ogni cartella contiene 15 numeri e nelle edizioni più moderne è riportato anche il significato del numero. Ogni partecipante acquista una o più cartelle per avere più possibilità di vincita. ► Il cartellone su cui sono riprodotti i 90 numeri. ► I gusci di frutta secca, di solito residui delle ciociole natalizie, la cui utilità è quella di coprire i numeri estratti stampati sulla propria cartella.
Chiara Pisanelli
I significati dei numeri
Ogni numero della tombola fa riferimento a credenze ancestrali, alla cultura popolare o alla vita in generale. Molto spesso le allusioni sono di tipo sessuale perchè molti riti antichi erano consacrati alla divinità della fecondità. Non è sempre nota l’origine del significato dei numeri e i riferimenti alla donna sono molto più presenti di quelli dell’uomo in quanto in origine la società campana era di tipo matriarcale
Rachele Mercurio
Un'altra Napoli
Napoli è una città celebre in tutto il mondo per la sua bellezza, per le sue tradizioni, per la sua luce e per i suoi colori. Eppure, esiste anche un’altra Napoli, su cui non batte mai il sole. Napoli, infatti, è una città che si è sviluppata su più livelli. Esiste una Napoli sotterranea: un groviglio intricato di cunicoli e di cisterne, un posto misterioso e affascinante, ricco di storie e leggende. Oggi parte di queste gallerie sono visitabili. Scopriamo di più sulle leggende e i misteri di Napoli sotterranea.
Napoli sotterranea rifugio di guerra
Rachele Mercurio
Successivamente, la Napoli sotterranea con le sue cisterne e le sue caverne resterà un luogo frequentato e popolato da diverse figure, di cui alcune molto misteriose. Molto spesso, durante le guerre i napoletani si sono rifugiati nel sottosuolo per difendersi dagli attacchi dei nemici. Succedeva nel medioevo, come è successo anche durante la Seconda Guerra Mondiale. Durante la Seconda Guerra Mondiale Napoli sotterranea diventa un immenso rifugio. Migliaia di cittadini si rifugiavano nei cunicoli sotterranei per sfuggire ai bombardamenti. Sono rimasti segni molto evidenti di quel periodo. Possiamo leggere ancora oggi tantissimi graffiti, venivano scritti messaggi di ogni tipo. Qualcuno disegnava sulle pareti le figure di donne avvenenti, qualcuno il volto dei personaggi politici dell’epoca, qualcuno un campo da calcio. Napoli Sotterranea proteggeva sogni, speranze e desideri di migliaia di persone. Il rifugio di guerra è ad oggi visitabile.
Rachele Mercurio
Il mistero del Munaciello
Una figura profondamente legata a Napoli sotterranea è quella del Munaciello. Munaciello significa letteralmente “piccolo monaco”. Con questo nome si indicavano gli addetti alla manutenzione delle cisterne di Napoli Sotterranea, spesso vestiti con un saio e un cappuccio. Detti “pozzari”, generalmente erano figure molto minute, che potevano infilarsi agilmente nei cunicoli sotterranei. Non di rado questi si muovevano nel sottosuolo attraverso i pozzi privati delle famiglie napoletane. Sulla loro presenza silenziosa e misteriosa sono nate diverse leggende. Il Munaciello è diventato nel folklore un vero e proprio spiritello, che può essere benevolo o malevolo a seconda della simpatia che prova nei confronti di chi incontra. Potrebbe lasciare dei piccoli regali, magari delle monete, oppure rompere degli oggetti e fare dispetti.
Rachele Mercurio
Cimiteri sotteranei
Il sottosuolo di Napoli è stato anche luogo di particolari sepolture. Uno dei più celebri esempi di questo tipo di usanza è il cimitero delle Fontanelle, un luogo di sepoltura che raccoglie le spoglie di più di 40.000 persone, di cui molte vittime delle epidemie di peste e del colera. In questo luogo sotterraneo si possono vedere ancora oggi migliaia di ossa, tra cui le celebri “capuzzelle”. Si tratta di teschi anonimi, legati al culto delle “anime pezzentelle”. Nella cultura popolare napoletana questi teschi sono considerati un ponte tra il mondo terreno e quello dei morti. Si dice che, pregando uno di questi teschi, la sua anima appaia poi nel sonno di chi l’ha pregata per rivelarle importanti verità. E anche i numeri del lotto.
Francesca Abbate
Il Cristo Velato
Il Cristo velato è una scultura marmorea di Giuseppe Sanmartino, conservata nella cappella Sansevero di Napoli e realizzata nel 1753. Ne esistono altre due copie: una nella Chiesa e convento di Santa Maria del Sepolcro di Potenza ed una nell'Abbazia di San Giovanni Evangelista di Parma. L'incarico di eseguire il Cristo velato fu in un primo momento affidato allo scultore Antonio Corradini; tuttavia, deceduto da lì a breve, questi fece in tempo a realizzare solo un bozzetto in terracotta oggi al museo nazionale di San Martino. L'incarico passò così a Giuseppe Sanmartino, a cui venne affidato l'incarico di produrre «una statua di marmo scolpita a grandezza naturale, rappresentante Nostro Signore Gesù Cristo morto, coperto da un sudario trasparente realizzato dallo stesso blocco della statua». Sanmartino realizzò quindi un'opera dove il Cristo morto, sdraiato su un materasso, viene ricoperto da un velo che aderisce perfettamente alle sue forme. La maestria dello scultore napoletano sta nell'esser riuscito a trasmettere la sofferenza che il Cristo ha provato, attraverso la composizione del velo, dal quale si intravedono i segni sul viso e sul corpo del martirio subito. Ai piedi della scultura, infine, l'artista scolpisce anche gli strumenti del suddetto supplizio: la corona di spine, una tenaglia e dei chiodi.
Francesca Abbate
Castel dell'Ovo
Il Castel dell'Ovo (castrum Ovi, in latino), è il castello più antico della città di Napoli ed è uno degli elementi che spiccano maggiormente nel celebre panorama del golfo. Si trova tra i quartieri di San Ferdinando e Chiaia, di fronte a via Partenope.
Francesca Abbate
La leggenda dietro il nome
Un'antica leggenda vuole che il suo nome derivi dall'aver il poeta latino Virgilio nascosto nelle segrete dell'edificio un uovo magico che aveva il potere di mantenere in piedi l'intera fortezza. La sua rottura avrebbe però provocato non solo il crollo del castello, ma anche una serie di rovinose catastrofi alla città di Napoli. Durante il XIV secolo, al tempo di Giovanna I, il castello subì ingenti danni a causa del crollo parziale dell'arco sul quale è poggiato e, per evitare che tra la popolazione si diffondesse il panico per le presunte future catastrofi che avrebbero colpito la città, la regina dovette giurare di aver sostituito l'uovo
In verità fu questa una delle tante ‘magie’ che si attribuirono nel Medio Evo alla figura di Virgilio, fama scaturita dalla circostanza che il poeta visse a lungo a Napoli, città che molto amava e nella quale era diventato un personaggio noto e autorevole, ritenuto un uomo capace appunto di poteri superumani, poteri che, a quanto pare, egli non si curò di smentire.
Francesca Abbate
Il Maschio Angioino
Castel Nuovo, chiamato anche Maschio Angioino o Mastio Angioino, è uno storico castello medievale e rinascimentale, nonché uno dei simboli della città di Napoli. Il castello domina la scenografica piazza Municipio ed è sede della Società napoletana di storia patria e del comitato di Napoli dell'Istituto per la storia del Risorgimento italiano, ospitato nei locali della SNSP. Nel complesso è situato anche il Museo civico, cui appartengono la cappella Palatina e i percorsi museali del primo e secondo piano. La Fondazione Valenzi vi ha la sua sede di rappresentanza, inaugurata il 15 novembre 2009 dall'allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ed altre autorità, nell'ambito della celebrazione dei cento anni dalla nascita di Maurizio Valenzi. Si chiama così Il termine“mastio o maschio” anticamente designava le torri principali dei castelli, inoltre la parola “maschio” sottolineava la possenza della sua struttura. L'aggettivo “angioino”, invece, indica la dinastia del re che decise di edificarlo.
Francesca Abbate
Galleria Umberto I
La galleria Umberto I è una galleria commerciale costruita a Napoli tra il 1887 e il 1890. È dedicata a Umberto I d'Italia, come omaggio al Re e in ricordo della sua generosa presenza durante l'epidemia di colera del 1884, che mostrò l'esigenza di un "Risanamento" della città.
La zona su cui sorge la galleria era già intensamente urbanizzata nel XVI secolo ed era caratterizzata da un groviglio di strade parallele raccordate da brevi vicoli, che da via Toledo sboccavano di fronte a Castel Nuovo. Questi vicoli godevano di cattiva fama in quanto vi si trovavano taverne, case di malaffare e vi si consumavano delitti di ogni genere. La fama conquistata dalla zona nei secoli, già nota a Giambattista Basile che immortalò le donne di malaffare del luogo nella sua opera Le muse napolitane, si mantenne per quasi tutto l'Ottocento. Negli anni ottanta del XIX secolo il degrado del luogo toccò punte estreme: nei vicoli si ergevano edifici a sei piani, la situazione igienica era pessima e non fa meraviglia che tra il 1835 ed il 1884 in questa area si fossero verificate ben nove epidemie di colera. Sotto la spinta dell'opinione pubblica, dopo l'epidemia del 1884 si cominciò a considerare un intervento governativo.Nel 1885 fu approvata la legge per il risanamento della città di Napoli, grazie alla quale la zona di Santa Brigida ricevette una nuova definizione territoriale. Furono presentate varie proposte, il progetto che risultò vincente fu quello dell'ingegner Emmanuele Rocco, poi ripreso da Antonio Curri ed ampliato da Ernesto di Mauro successivamente. Tale progetto prevedeva una galleria a quattro braccia che si intersecavano in una crociera ottagonale coperta da una cupola. Le demolizioni degli edifici preesistenti (ad esclusione del palazzo Capone)[1] iniziarono il 1º maggio 1887 ed il 5 novembre dello stesso anno fu posta la prima pietra dell'edificio. Nel giro di tre anni, precisamente il 19 novembre 1890, la nuova galleria veniva inaugurata.
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Liceo statale Carlo LeviAnno 22/23 Classe IIIDU Lavoro svolto da: Abbate Francesca, Percacciuolo Angela, Pisanelli Chiara, Mercurio Rachele e Scatozza Patrizia