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Antesterie
Giorgia Cipria
Created on May 14, 2023
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Transcript
Antesterie
Civiltà greca
a.s. 2022-2023
Indice
icario ed erigone
oreste
dioniso
il culto del dio del vino
diluvio
halloween
antesterie
storia dell' arte
i tre giorni
01
DIONISO
L'EBBREZZA
Una delle più importanti, se non forse la più importante, delle divinità terrestri (ctoniche) della Grecia antica. È il dio che rappresenta e riassume in sé tutta la vita vegetale della natura, nelle sue molteplici manifestazioni; e della natura egli riproduce, nel suo mito, così la gioia della rinascita primaverile e del vigoroso rigoglio estivo, come la tristezza del tardo sopore autunnale e del lungo e gelido letargo invernale.
Originariamente fu un dio arcaico della vegetazione, legato alla linfa vitale che scorre nelle piante. In seguito fu identificato come dio dell'estasi, del vino, dell'ebbrezza e della liberazione dei sensi; venne quindi a rappresentare l'essenza del creato nel suo perenne e selvaggio fluire, lo spirito divino di una realtà smisurata, l'elemento primigenio del cosmo, l'irruzione spirituale della ζωή greca, ossia l'esistenza intesa in senso assoluto, la frenetica corrente di vita che tutto pervade
alle origini
Veniva identificato a Roma con il dio Bacco (simile a Dioniso), con il Fufluns venerato dagli Etruschi e con la divinità italica Liber Pater, ed era soprannominato λύσιος lýsios, "colui che scioglie" l'uomo dai vincoli dell'identità personale per ricongiungerlo all'originarietà universale. Nei misteri eleusini veniva identificato con Iacco.
Quando bevevano vino i greci erano ben consapevoli che in quel sugo delizioso c’era Dioniso impersona a lui non solo dedicavano il primo sorso durante il simposio privato gli consacravano anche cerimonie pubbliche in particolari momenti dell’anno. come ogni Dio greco infatti anche Dioniso aveva le sue feste e se ripensiamo alla molteplicità delle attribuzioni del Dio non stupisce che le feste in sonore fossero particolarmente articolate tanto nei loro contenuti quanto nei loro valori simbolici. il mese che segnava il trapasso dall’inverno alla primavera tra febbraio e marzo nel calendario attico era chiamato ante esteriore mese dei fiori esso derivava il suo nome dalla più importante festa che celebrava in moltissime città greche: le onde serie dedicate a Dioniso in onore del quale tutti i partecipanti indossavano ghirlande e corolle intrecciate
SECONDO IL MITO
Dioniso, tra le divinità più complesse e sfaccettate del pantheon greco, nacque da una delle numerose relazioni adulterine di Zeus. Il padre degli dei, invaghitosi della principessa tebana Semele, figlia di Cadmo, era solito presentarsi a lei sotto mentite spoglie. Secondo una delle versioni del mito Hera, venuta a conoscenza del tradimento del marito, assunse le sembianze di un’anziana nutrice e convinse Semele a chiedere all’amante di rivelarsi nel suo vero aspetto. Di fronte all’insistenza di Semele, che rifiutava di concedersi, Zeus si mostrò in tutto il suo terribile splendore, circonfuso di fulmini e nembi; la fanciulla, incinta di sei mesi, non resse la visione e rimase incenerita. Fu allora che Hermes elaborò uno stratagemma per salvare il nascituro: dopo averlo estratto dal ventre della madre lo cucì nella coscia di Zeus, che funse da incubatrice fino al naturale compimento della gestazione. La scena raffigurata sul cratere di Ceglie del Campo è proprio quella della nascita del dio, accolto amorevolmente dalle divinità dell’Olimpo. Dioniso era detto per questo Dígonos, il “nato due volte”.
EPITETI FORMULARI
Solitamente accompagnato da un corteo chiamato tiaso e composto dalle sue sacerdotesse (dette menadi o baccanti, donne in preda a frenesia estatica e invasate dal dio), bestie feroci, satiri e sileni. Care al dio erano le piante della vite (da cui il legame con il vino e la vendemmia) e all'edera (in particolare alcune specie di edera, contenenti sostanze psicotrope e che venivano lasciate macerare nel vino). Uno dei suoi attributi era infatti il sacro tirso, un bastone nodoso avvolto da edera e pampini e sormontato da una pigna; altro suo attributo è il kantharos, una coppa per bere caratterizzata da due alte anse che si estendono in altezza oltre l'orlo.
+info
I MISTERI DIONISIACI
In onore di Dioniso si svolgevano riti misterici, riservati cioè ai soli iniziati, corrispondenti a quelli romani in onore di Bacco. Elemento tipico del culto di Dioniso è la partecipazione essenzialmente femminile alle cerimonie che si celebravano in svariate zone della Grecia: le baccanti (chiamate anche menadi, lene, tiadi o bassaridi) ne invocavano e cantavano la presenza soprannaturale e, anche per mezzo di maschere (importanti nel culto di Dioniso, che si suppone legato alla nascita della tragedia greca), riproducevano ritualmente il mitico corteo dionisiaco di sileni, satiri e ninfe.
+info
Nella filosofia
il culto del dio del vino
feste
il culto del dio del vino
02
antesterie
introduzione
La festa prende il nome o dà il nome al mese greco Anthesterion (da fine febbraio a inizio marzo), ma entrambi probabilmente derivano dalla parola greca per fiore (anthos), riferendosi alle prime fioriture della vite in primavera.
Le Antesterie erano delle feste celebrate in onore di Dioniso, in ambiente ionico-attico, che avevano a che fare direttamente col piacere del vino e con il "fiorire primaverile". Questi giorni di festa cadevano infatti nel mese di Antesterione (a cavallo fra febbraio e marzo) con l'avvicinarsi della primavera. Ad Atene venivano chiamate "antiche Dionisie" per distinguerle dalle "grandi Dionisie" più recenti e introdotte infatti da Pisistrato nel VI secolo a.C.
antesterie
Introduzione
Cosa celebravano?
Due aspetti apparentemente irrelati della vita: il vino e i morti. Sia Dioniso che Ermes Ctonio (“sotterraneo”, dell'oltretomba), divinità anche psicopompe, erano celebrati aventi ruolo costitutivo nella festività.
A cosa sono paragonabili?
Mutatis mutandis, le Antesterie sono paragonabili al moderno Halloween.
Etimologia
Sia Antesterie che Antesterione sono etimologicamente riconducibili alla parola greca per fiore, anthos — qui in riferimento alla cadenza appena antecedente la primavera della festa. Va inoltre notato come anche alle donne, ai bambini e agli schiavi fosse permesso prendervi parte.
Coro raffigurante Dioniso e Satiro
Title 1
Dopo l'inclusione nella ristretta cerchia familiare, la tappa successiva era fissata al compimento dei tre anni: questa era l'età in cui il bambino era presentato alla fratria, un gruppo su base parentelare dalle forti connotazione religiose, l'appartenenza al quale era considerata opportuna per la successiva ammissione alla cittadinanza. Ma a tre anni il bambino prendeva anche parte, per la prima volta, alle Antesterie: qui, incoronato come tutti gli altri partecipanti con una ghirlanda di fiori, egli riceveva la sua prima, piccola brocca, e assaggiava il primo sorso di vino. Pur nella loro diversità, presentazione alla fratria e condivisione del vino guardavano al medesimo obiettivo: entrambe erano il simbolo del primo passo dell'individuo verso la sua futura vita in società.
condizioni socio-economiche
A differenza di quanto accadeva nel corso di altre feste, alle Antesterie partecipavano anche individui di regola esclusi dalle celebrazioni ufficiali: in particolare, schiavi e bambini che avevano compiuto i tre anni di età. La presenza dei primi è facile da spiegare, se si pensa che Dioniso è il dio che annulla le differenze non solo di età e di genere ma anche di status: egli <<al ricco e all'umile elargisce in pari misura la gioia senza affanno del vino>>, dice Euripide nelle sue Baccanti. Nelle Antesterie, insomma, servi e padroni sono posti su un piano di completa uguaglianza: qualcosa di simile a quel che accade nel Carnevale dove la tradizonale caratteristica maschera implica uno scambio di ruoli. Se è così giustificata la presenza degli schiavi, perché mai i bambini, e perché proprio i bambini che compivano i tre anni?
Per rispondere a questa domanda dobbiamo innanzi tutto ricordare che nel corso della sua vita l'individuo greco doveva passare attraverso una serie di tappe rituali che gli permettevano di accedere a differenti fasi della sua esistenza nella comunità.
03
i tre giorni
antesterie
giorni nefasti
I tre giorni delle Antesterie erano nefasti, in quanto le anime dei morti avevano libera circolazione; perciò si chiudevano i templi cingendoli con una fune, e nelle case si compivano cerimonie per allontanarle. Alla fine della festa si avvertivano le anime di ritornare alle proprie sedi con una formula che veniva gridata: "alla porta Κῆρες (le anime), le antesterie sono finite".
il primo giorno
I tre giorni delle antesterie erano nefasti, in quanto le anime dei morti aveano libera circolazione; perciò si chiudevano i templi cingendoli con una fune, e nelle case si compivano cerimonie apotropaiche si sacrificava a Ermete Ctonio. Alla fine della festa si avvertiano le anime di ritornare alle proprie sedi con una formula che veniva gridata: "alla porta le Κῆρες (le anime), le antesterie sono finite".
Durante la sera dell’11 di Antesterione aveva inizio la festa. Gli antichi chiamavano Pithoigía il primo giorno, ovvero “festa dei barili”. Si trattava della giornata della spillatura del vino nuovo. Per gli ateniesi, il vino nuovo non poteva essere assaggiato prima di questa ricorrenza. Plutarco, nella sua opera, racconta che il vino nel mondo greco era da considerare un phármakon, ossia una bevanda dagli effetti positivi o negativi, a seconda del suo utilizzo. La misura era ciò che ne garantiva un consumo positivo, ovvero l’attenta calibrazione nel mescere in parti uguali acqua e vino. Al contrario, se veniva bevuto puro, era da considerarsi un veleno.
secondo giorno
Dopo la celebrazione della festa dei barili, la sera del 12 di Antesterione prendeva avvio la festa dei boccali, chóes in greco. Ciascuno doveva portare dalla campagna fino alla città le botti contenenti il vino nuovo. In questa occasione, si svolgevano celebrazioni private e pubbliche, nelle proprie abitazioni e in una sala posta nei pressi del Pritaneo. Ad uno squillo di tromba, tutti dovevano bere sotto la supervisione di Dioniso e dell’arconte re. Rispettando un religioso silenzio, ciascuno era tenuto a bere vino e mangiare alimenti portati da casa. Il commediografo Aristofane, negli Acarnesi, parla della festa delle Antesterie a più riprese. All’interno della commedia si racconta che il popolo cominciava a bere solamente al suono di tromba. Grazie a ciò, Dioniso veniva invocato.
Il greco riporta il verbo anakaléo, “chiamare fuori”, come se la divinità emergesse dalle paludi. Ritorna quindi il tema del lato umido del dio, accostabile al rito necromantico che si svolgeva nei pressi della città di Argo, nella palude di Lerna: di fronte al lago si disponevano i suonatori di tromba che avevano il compito di “richiamare fuori” dal lago il dio.
Tutti potevano partecipare al rituale del secondo giorno della festa delle Antesterie. Sia gli schiavi che i bambini dai tre anni di età erano coinvolti nella bevuta del vino. Addirittura, la vita dei bambini si scandiva con il numero di partecipazioni alla festa dei boccali. Sono giunte fino a noi molte rappresentazioni su vasi, in cui vi sono dei giovani con il proprio piccolo boccale. Purtroppo però, la festa delle Antesterie costituiva per i più piccoli una delle cause di morte in giovane età. Infatti, numerose iscrizioni funebri riportano proprio riferimenti alle morti infantili durante questa ricorrenza.
terzo giorno
Il giorno 13 del mese di Antesterione prevedeva la chiusura della festa delle Antesterie. In questa occasione, si celebrava la festa delle marmitte, chútroi in greco. La moglie dell’arconte re si aggirava per la città di Atene su di un carro, affiancata da una statua del dio del vino e circondata da figure in abiti carnevaleschi. Dopo aver percorso ogni via, il corteo si fermava davanti al tempio di Dioniso stesso.
A questo punto, solamente la moglie dell’arconte re, insieme a quattordici sagge, poteva partecipare alla celebrazione. Il rito prevedeva la preparazione di una miscela di cereali e miele, chiamato panspermía. Questo pastone era destinato alla divinità e doveva essere posto sui quattordici altari di Dioniso. Ciascun altare era rappresentativo di ogni parte in cui il dio era stato smembrato dai Titani. Il mito racconta che dopo essere stato fatto a pezzi, il padre Zeus lo aveva ricomposto, fatta eccezione per il cuore, che era stato sostituito con uno in gesso. In questo momento della festa delle Antesterie si svolgeva l’ultimo rito: il sacrificio di un giovane capro, a ricordare il mito di Icario, morto per preservare la vigna sacra a Dioniso. Con questo sacrificio, i defunti potevano tornare nell’aldilà.
Una festa nella festa: le Aiore
Il terzo e ultimo giorno della festa delle Antesterie non prevedeva solamente le celebrazioni in onore di Dioniso. Si svolgeva anche la festa delle Aiore, che aveva origine nel racconto mitico.Erigone si era suicidata impiccandosi e aveva maledetto la città. Il tema dell’impiccagione come suicidio specifico del genere femminile è molto ricorrente nelle fonti. Anche nell’Odissea si racconta che quando Odisseo aveva compiuto la strage dei proci, le ancelle infedeli si erano impiccate alle travi del soffitto.
Il tema ricorrente della festa delle Aiore è l’impiccagione. Questa riguardava solamente le ragazze che dovevano affacciarsi alla vita adulta, in preda al terrore della violenza sottesa specialmente all’atto sessuale. Nella città di Atene aveva luogo un’epidemia collettiva. Le giovani donne, che dovevano abbandonare la casa del padre, invece che divenire spose, ad una ad una si impiccavano agli alberi della città. Il termine aióra in greco indica l’altalena. La festa delle Aiore, quindi, è la festa delle altalene. Ci sarebbe da domandarsi in che modo l’impiccagione e le altalene possano correlarsi. La studiosa Eva Cantarella ha descritto il suicidio per impiccagione come tipico delle donne. Con questo atto, che paralizza i fluidi, si spalancherebbe un vuoto tra i piedi e la terra, che non è più in grado di sostenere il corpo. Questo dondolio del corpo inerte evocherebbe l’immagine dell’altalena, che si placa nella totale immobilità della morte.
04
ICARIO ED ERIGONE
i personaggi
la storia
Icario fu uno dei pochi uomini ad avere avuto il privilegio di assaggiare il vino per concessione di Dioniso. Quando fu offerto agli ateniesi, essi ne bevvero talmente tanto che si ubriacarono e finirono svenuti. L'indomani mattina tuttavia, questi ultimi spaventati dagli effetti del vino , temettero di essere stati avvelenati e uccisero Icario. Sua figlia Erigone, pertanto, decise di impiccarsi a un albero accanto al corpo esanime del padre. L’aspetto più inquietante fu però che , dopo il gesto di Erigone, le donne ateniesi prese dalla follia iniziarono a imitarla impicciandosi a loro volta. Non restava che chiedere aiuto alla Pizia di Delfi la quale suggerì di allestire delle altalene sugli stessi alberi su cui le donne si erano impiccate. Solo in questo modo, dondolandosi sulle altalene , ogni anno era possibile espiare le colpe dei propri antenati e placare l’ira di Erigone.
Secondo Igino e Apollodoro Icario ricevette Dioniso nella propria casa, e il dio, per ricompensarlo dell'atto di ospitalità gli fece dono di un ceppo di vite, insegnandogli la maniera di piantarlo e di fare il vino. Igino aggiunge che Dioniso gliene diede un otre pieno, ordinandogli di fare assaggiare quel liquore agli altri uomini. Intorno a tutto ciò che segue, egli è perfettamente d'accordo con Apollodoro il quale riporta che Icario, avendo dato quel vino ad alcuni pastori dell'Attica, li fece diventare ebbri. Essi, credendo allora di essere stati avvelenati, lo uccisero, gettandolo in un pozzo.La figlia Erigone non trovandolo iniziò le ricerche e, seguendo l'abbaiare del suo cane Mera, ne ritrovò il corpo. Disperata si uccise anch'ella. Questi decessi furono interpretati come un affronto al dio Dioniso e una siccità, altri dicono una pestilenza, cadde sulla regione. Per porvi fine Aristeto, su suggerimento del padre Apollo, istituì delle festività in onore di Icario ed Erigone, le Aiora. Inoltre gli dèi lo immortalarono trasformandolo in una costellazione, vendicarono la sua morte diffondendo, pressi gli ateniesi, una malattia che rendeva folli le donne.[5] Secondo il mitologo Karl Kerényi Icario potrebbe essere il timoniere della nave su cui viaggiava Dioniso, di cui viene narrato nel VII Inno omerico. Tuttavia nel testo il nome non è più chiaramente leggibile. In questa occasione, per la benevolenza dimostrata al dio, Icario sarebbe stato risparmiato, contrariamente ai marinai che furono trasformati in delfini.
05
Oreste
i personaggi
la storia
Ma è forse il mito di Oreste che spiega nel modo più chiaro l'origine del rito delle brocche. Oreste è colui che aveva ucciso sua madre, Clitemnestra, per vendicare la morte di suo padre Agamennone, e che, dopo il matricidio, era giunto ad Atene a chiedere ospitalità. L'omicida, per i Greci, era un essere impuro, capace di infettare chiunque entrasse in contatto con lui: come era possibile ammettere nella propria terra un uomo sulle cui mani era ancora impressa la macchia del sangue versato? Per limitare il contagio senza mancare al sacrosanto dovere di ospitalità, gli Ateniesi non vollero negare a Oreste cibo e bevande, ma decisero di farlo sedere in disparte, senza rivolgergli la parola. Fu, questa, la prima celebrazione del simposio sui generis che ogni anno veniva perpetuato durante il secondo giorno delle Antesterie.
la tragedia
La vicenda degli Atridi, con le lotte tra Atreo e Tieste prima e le sanguinose vendette incrociate che ne derivano, rappresenta uno dei miti più significativi dell’antica Grecia, uno dei più cantati e frequentati dai poeti di ogni età. Da Agamennone, figlio di Atreo, e Clitennestra, figlia di Tindaro e sorella di Elena, nascono Ifigenia, Elettra, Crisotemide e Oreste. Per propiziare la partenza delle navi achee da Aulide verso Troia, Agamennone deve sacrificare alla dea Artemide (la romana Diana) la prima figlia Ifigenia. Clitennestra non lo perdona e, insieme a Egisto, cugino del marito, trama la vendetta. Dopo il ritorno da Troia, infatti, Agamennone è accolto con l’inganno dalla moglie e ucciso a colpi di scure. Clitennestra ed Egisto prendono così il potere a Micene (o, secondo altre versioni, ad Argo). Elettra allora, per salvare l’unico discendente maschio della famiglia, manda Oreste presso lo zio Strofio, in Focide. Passano otto anni e Oreste, cresciuto insieme al cugino e fidato amico Pilade, può consumare la vendetta. Giunto a palazzo insieme a Pilade, sotto false vesti, si accerta prima dei soprusi compiuti dalla madre e quindi, rivelata la sua identità alla sorella Elettra, che lo abbraccia in lacrime, adempie al vaticinio di Apollo e uccide la madre ed Egisto per vendicare il padre.
La giustizia, voluta dagli dei, è così ristabilita, come ristabilito è l’ordine nella famiglia. Ma l’individuo, e con esso la comunità cittadina, possono accettare queste durissime leggi? Oreste è stretto dai rimorsi, personificati dalle terribili Erinni che lo rincorrono. Giunto a Delfi, l’oracolo gli impone di recarsi ad Atene dove un tribunale cittadino lo giudicherà. Prima però deve impossessarsi di una statua di Artemide che si trova nella lontana e barbara regione dei Tauri, in Asia Minore. Parte con Pilade per questa nuova avventura e giunge nelle terre selvagge dei Tauri: subito catturati, i due dovrebbero essere sacrificati proprio ad Artemide; ma la sacerdotessa, prima del sacrificio, propone di risparmiare uno dei due stranieri purché porti un suo messaggio a Micene.
Ed ecco il colpo di scena: la sacerdotessa non è altri che Ifigenia, salvata in realtà dalla morte e sostituita dalla stessa Artemide con un’immagine finta prima del sacrificio, dieci anni prima. Oreste, Ifigenia e Pilade si riconoscono e insieme progettano il ritorno in Grecia. Dopo varie peripezie i tre giungono ad Atene e qui un tribunale umano giudica il matricidio di Oreste. L’uomo però è incapace di valutare un’azione simile, pur voluta dagli dei; è Atena in persona, a questo punto, a votare per l’assoluzione di Oreste e a porre in tal modo fine alla lunga catena di delitti e fatti di sangue. Tornato a Micene Oreste sposerà la cugina Ermione, figlia di Menelao, mentre Elettra sposerà Pilade.
diluvio di deucalione
i personaggi
Nel racconto di Apollodoro, Zeus aveva deciso di distruggere la razza umana con un grande diluvio perché la vedeva ormai corrotta e abbruttita. Deucalione lo seppe dal padre Prometeo, che gli consigliò di costruire un'arca sulla quale porre in salvo se stesso e sua moglie. Deucalione fabbricò l'arca sulla quale salirono e Zeus sommerse l'Ellade con il diluvio per eliminare la "stirpe di bronzo". Dopo nove giorni e nove notti di tempesta, Deucalione e Pirra sbarcarono sul monte Parnaso. Allora Zeus mandò loro Ermes perché esaudisse un loro desiderio. Deucalione chiese di far nascere sulla Terra una nuova generazione. Zeus ordinò agli sposi di camminare raccogliendo le pietre che avrebbero trovato sul loro cammino e di gettarsele alle spalle; da quelle pietre si liberarono, mano a mano, uomini e donne nuovi. Figli di Deucalione e Pirra furono Protogenia la "prima generata", Elleno (per alcuni figlio di Zeus), Anfizione che fu re dell'Attica. Elleno, poi, con la ninfa Orseide concepì Doro, Xuto ed Eolo. Dato il proprio nome agli Elleni, egli divise il paese fra i suoi figli: il Peloponneso a Xuto, la terra antistante il Peloponneso a Doro e la Tessaglia a Eolo.
Mitologia
Infatti il terzo giorno delle antesterie era il giorno delle pentole, nelle quali si cuocevano vari tipi di grano, che venivano poi offerti a Ermes Ctonio soprattutto in ricordo dei morti nel diluvio di Deucalione.
Halloween
oggi
La notte dei 31 Ottobre è ormai da tempo anche in Italia la notte di Halloween. “Dolcetto o scherzetto”, i costumi, le maschere e l’iconica zucca sono una tradizione che dagli Stati Uniti è ormai arrivata sino al nostro paese. In molti sapranno che, pur essendosi diffusa in America, Halloween ha origini celtiche. Le radici della ricorrenza sono antichissime. Già al tempo molti popoli avevano festività per molti versi simili. Greci e romani, per esempio, celebravano le Antesterie e i Mundus Patet, un “Halloween” tutto loro. Festività assimilabili anche alla tradizione prettamente italiana del giorno dei morti, celebrato il due Novembre.
Jack-o’-lantern, simbolo di Halloween, prima di trasformarsi in zucca era infatti…un ubriacone. Per quanto curioso, non è questa però la somiglianza principale tra le due festività. Le Antesterie erano infatti festività dedicate ai morti. Le anime dei defunti uscivano dalle proprie tombe attratte dal vino. Nel corso dei tre giorni, i defunti venivano accompagnati con processioni e vino. Cibo veniva offerto alle anime e agli dei per espiare le colpe degli antenati. Durante le Antesterie, erano previste maschere e scherzi. E chi vinceva le numerose gare riceveva in premio…dei dolci. Al termine delle festività, i defunti venivano esortati a lasciare la terra.
Durante il secondo giorno si organizzava una processione che vedeva protagonista la statua di Dioniso. Nel corso della processione era permesso scambiarsi scherzi dai carri e la folla era travestita e mascherata. I greci ornavano le case con tirso , edera e biancospino e , per allontanare gli spiriti dalle dimore , cospargevano gli stipiti delle porte di pece e bitume.
Agli sgoccioli della festività le donne si dedicavano alla cottura di focacce dolci chiamate panspermìa perché al loro interno contenevano i semi di ogni tipo di frutto. Successivamente queste leccornie venivano offerte ai morti e al Dio che avrebbe trasportato le anime nell’aldilà : Hermes Psicopompo. Alla fine della festa gli spiriti venivano esortati a lasciare la terra tramite la formula: “θύραζε κῆρες, ούκ ἔνι Ἀνθεστήρια!” “Andate cari, le Antesterie sono giunte al termine!”
storia dell'arte
collegamenti
vaso-inizi del iv sec. A.C.
Oinochoe di tipo 3 di Beazley (ARV2, p. L). Presenta ritocchi di colore moderni in diversi punti. Sul collo: ramo d'edera fiorito suddipinto in bianco. Sul corpo scena delle Antesterie: un fanciullo nudo, con lira esacorde nella sinistra e clamide sul braccio destro proteso verso una fanciulla con chitone ricamato a palmette e stelline. La ragazza offre al giovane qualcosa che tiene nella destra (un dolce secondo il restauro moderno, cioé l'omphalos, che era il premio per le gare che si svolgevano durante le feste). Tra i due vi è una tavola su cui stanno due oinochoai con bulle. Da sinistra avanza un fanciullo nudo con anello al piede destro e oinochoe nella mano destra, che trascina con la sinistra un carretto giocattolo (il tipico dono ricevuto dai bambini in occasione della festa). Sotto la rappresentazione striscia con ovoli.
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Questo tipo di brocca (choùs e al plurale chòes) era connessa al culto di Dioniso: veniva infatti utilizzata nel corso delle Antesterie, la più antica festa in onore di Dioniso, celebrata per tre giorni ad Atene in febbraio-marzo. La seconda giornata della festa era ricordata come il giorno dei chòes: infatti i partecipanti facevano a gara a chi riusciva a bere una data quantità di vino più rapidamente degli altri dalla propria brocca. Alle gare partecipavano anche i bambini dai tre anni in su: in questa occasione veniva celebrato il rito di passaggio dall'infanzia all'adolescenza, durante il quale i fanciulli bevevano per la prima volta il vino e ricevevano simbolicamente dai genitori una choùs miniaturistica.
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