Want to create interactive content? It’s easy in Genially!
illuminismo e libertà
Davide Napoleone
Created on May 13, 2023
Start designing with a free template
Discover more than 1500 professional designs like these:
View
Audio tutorial
View
Pechakucha Presentation
View
Desktop Workspace
View
Decades Presentation
View
Psychology Presentation
View
Medical Dna Presentation
View
Geometric Project Presentation
Transcript
La libertà
che cos'è?
La libertà può essere interpretata in diversi modi. Ad esempio, la libertà individuale può riferirsi alla possibilità di esprimere le proprie idee, di scegliere il proprio stile di vita, di praticare la propria religione o di prendere decisioni riguardanti la propria salute e il proprio corpo. La libertà politica si riferisce alla possibilità di partecipare alle decisioni che riguardano la collettività e di essere protetti da un sistema giudiziario equo e imparziale.
La libertà è un concetto complesso e multidimensionale che può assumere diversi significati a seconda del contesto in cui viene considerata. In generale, la libertà si riferisce alla condizione dell'individuo che non è soggetto a costrizioni o limitazioni esterne e ha la possibilità di scegliere e agire secondo la propria volontà.
La libertà economica si riferisce alla possibilità di scegliere come produrre e distribuire beni e servizi, di commerciare liberamente e di scegliere il proprio lavoro.
In generale, la libertà è considerata un valore fondamentale delle società democratiche, poiché garantisce l'autonomia e l'autodeterminazione dell'individuo, ma allo stesso tempo deve essere equilibrata con il rispetto dei diritti e delle libertà degli altri e con il bene comune.
la Libertà e l'illuminismo
Secondo gli illuministi, la libertà era un diritto naturale dell'uomo, inalienabile e universale. Essi credevano che tutti gli individui avessero il diritto di pensare e di esprimersi liberamente, di praticare la propria religione, di commerciare e di contrattare liberamente, di partecipare alla vita politica e di essere protetti da un sistema giudiziario equo e imparziale.
La libertà è uno dei principali ideali che hanno animato l'illuminismo, un movimento intellettuale e culturale che si è diffuso in Europa tra il XVII e il XVIII secolo. Gli illuministi erano convinti che la ragione umana potesse portare alla conoscenza della verità e all'emancipazione dell'individuo dal potere assoluto dei governi e della chiesa.
L'illuminismo ha quindi svolto un ruolo fondamentale nella promozione della libertà individuale e dei diritti civili, che sono diventati poi i fondamenti delle moderne democrazie liberali. Gli ideali illuministi hanno ispirato la Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino, un documento fondamentale della Rivoluzione francese, che ha stabilito i principi della libertà, dell'uguaglianza e della fraternità come fondamentali per la società.
Inoltre, l'illuminismo ha promosso la libertà di pensiero e di espressione attraverso la diffusione della stampa e la creazione di accademie e società scientifiche, che hanno permesso lo sviluppo della conoscenza e della cultura in modo indipendente dal potere politico e religioso.
L'età dei Lumi
I cardini dell'illuminismo
L 'illuminismo fu un movimento molto variegato. Gli intellettuali dell'età dei Lumi non si riconoscevano in un'unica dottrina filosofica e per questo le loro riflessioni teoriche portavano a risultati diversi andando tra di loro in contrasto.Tuttavia però tutti concordavano sui principi di base: la fiducia nella ragione e l'idea che doveva essere usata con spirito critico sia per esaminare la realtà sia per trasformarla. Il sapere degli illuministi era quindi empirico e pragmatico poichè doveva stare al servizio del popolo per migliorarne la vita. Questo miglioramento era possibile in base alla fiducia del progresso e a una concezione ottimistica della natura umana.
L'illuminismo è il più importante movimento culturale d'opinione nell'Europa del Settecento. Il nome deriva dalla centralità che gli intellettuali davano alla ragione: una qualità posseduta da tutti gli individui che se usata opportunamente portava al di fuori di uno stato di minorità poichè la ragione agiva come un "lume" portandolo via dall' ignoranza e quindi di non essere più schiavo. L'illumismo affonda le radici nella cultura politica e filosofica inglese della fine del Seicento; tuutavia si sviluppò in Francia nel Settecento. Da qui poi si diffonde in tutta Europa ecco perchè il francese sostitui pian piano il latino come lingua della comunicazione culturale.
La critica degli illumnisti si rivolgeva principalmente a tutte le comoscenze e dottrine che fino ad all'ora non furono mai discusse poichè venivano considerate la "tradizione". In particolare criticavano molto le religioni poichè caratterizzate da dogmi indiscutibili, che accusavano di diffondere idee oscurantiste e di incoraggiare l'intolleranza e la superstizione. Per questo l'illuminismo viene considerato un movimento laico. Non fu però totalmente antireligioso: infatti molti scelsero di essere atei altri credevano in una religione basata sulla ragione secondo cui esiste un Dio ma non interviene nelle vicende umane.
Nella prima parte del Settecento gli ideali illuministi non circolavano pubblicamente ma in una specie di società segrete tra cui un delle più importanti era la massoneria nata in Inghilterra e Scozia nel XVII secolo e successivamente ebbe tanto successo da diffondersi in Europa e in Nord America. Era ispirata alle corporazioni medievali di liberi muratori e inizialmente raggruppava artigiani e aveva finalità di soccorso. Successivamente nacquerò nuovi obbiettivi di riforma della politica e della società e iniziò ad attrarre anche i vari intellettuali riformatori.
La cultura nell'età dei Lumi
Convinti che la nemesi del genere umano fosse l'ignoranza e che il popolo doveva imparare ad utilizzare la ragione i filosofi illuministi si preoccuparono di far circolare il sapere come mezzo per sviluppare la conoscenza. Vollero diffondere quella che era la cultura letteraria, scientifica, tecnica, ecc... che la civiltà occidentale aveva ottenuto dal Rinascimento, e che andava sempre crescendo. Inoltre vollero ricoprire un ruolo anche nella mobilitazione dell'opinione pubblica che si formava tramite un dibattito libero, spregiudicato e internazionale. Proprio a questo si riferisce l'espressione "Repubblica delle lettere" che indicava l'unione ideale di tutti glio intellettuali che si riconoscevano nei principi e nello spirito dell'Illuminismo.
L'età dei lumi era quindi caratterizzata da una grande circolazione di idee e informazioni. Col fatto che gli illuministi non discutevano in luoghi pubblici le loro "riunioni" avvenivano nei salotti di aristocratici progressisti. In particolare a Parigi che era la capitale dell'Illumismo i salotti venivano organizzati nelle case di nobili dame. Successivamente verso la seconda metà del Settecento nacquero nuovi luighi di riunione come le accademie scientifiche: luighi in cui ci si riuniva con lo scopo di discutere sui vari ideali e teorie. Spesso coloro che facevano ciò, creavano dei club. Infine un ruolo molto importante fu svolto dai caffè: locali pubblici presenti nelle città europee più importanti che divennero luoghi di confronto intellettuale.
Le nuove forme di diffusione della cultura
Nell'Europa dei Lumi il progresso delle scienze, lettere, arti ecc... ha fatto si che sempre più persone volevano venire a conoscenza di ciò. I filosofi decisero quindi di iniziare a diffondere il loro sapere tramite libri ma anche tramite gazzette e pamphlet. Le gazzette non erano ancora giornaliere all'ora ma venivano pubblicate periodicamente. I pamphlet erano invece libelli ovvero piccoli libri incentrati su un determinato argomento. Inoltre erano rivolti ad un pubblico più vasto poichè erano meno costosi dei libri (poichè facili da stampare e rapidi da distribuire).
L'Enciclopedia di Diderot e d'Alembert
Il simbolo della filosofia illuministica fu un libro se così può essere chiamato. L'Enciclopedia, o Dizionario ragionato delle scienze, delle arti e dei misteri, pubblicato dal 1751 al 1772 sotto la direzione del filosofo Denis Diderot e del matematico Jean-Baptiste d'Alembart. inizialmente doveva essere solo una traduzione ampliata del testo inglese la Cyclopedia ma la cosa si trasformo in quello che diventerà il libro che conteneva tutto il sapetre dell'epoca. Fu un'impresa culturale d'avanguardia poichè superò la distinzione fra cultura alta e sapere meccanico. Le voci enciclopediche infatti furono scritte dai massimi esperti di Francia di ogni campo, mstiere, scienza, tecniche ecc... Inoltre l'enciclopedia affontò liberamente tutti gli argomenti, compresi quelli legati alla politica e alla religione ovvero quelli che erano gli argomenti più delicati.
Il criterio su cui si basava l'Enciclopedia, ovvero il principio alfabetico, causò vari problemi. Infatti in questo modo tutti gli argomenti erano disposti sullos stesso grado d'importanza. L'Enciclopedia era basata principalmente sulla biologia e e la chimica che erano le scienze principali. Questo fece si che il governo francese e la chiesa utilizzarono tutti i meszzi per fermare la diffusione dell'Enciclopedia tra cui la censura. In molti così abbandarono la cosa e l'ultimo che rimase fu Diderot che scrisse gli ultimi volumi da solo. Proprio questi problemi fecero si che l'Enciclopedia ebbe grande successo in Europa e il suo completamento rappresentò una vittoria della filosofia nella battaglia per la libertà di stampa e pensiero.
L'INTELLETTUALE MODERNO
Nel Seicento una buona parte dei libri pubblicati in Europa furono scritti da ecclesiastici ma nel corso del Settecento la cose cambiarono drasticamente. L'Illuminismo riuscì a porre fine al controllo della cultura da parte della chiesa che andavi avanti sin dal Medioevo.Con l'affermararsi della "filosofia" nasce la nuova figura dell'intellettuale moderno: la cui autorità si fonda su una grande intelligenza e una grande conoscenza culturale. Tra questi i più influenti nell' età dei Lumi furono: Diderot, d'Alembert e Rousseau.
Rosseau
si è sempre giustificato dicendo che egli ha applicato l'insegnamento di Platone dove appunto è scritto che l'educazione doveva essere impartita dallo Stato. Nel 1749 su richiesta di d'Alembert stila le voci di argomento musicale dell'Enciclopedia e redige il lemma Economia politica. Sempre nel 1749 partecipa con il "Discorso sulle scienze e le arti" a un concorso dell'Accademia di Digione vincendo. Inizia così un intenso periodo di scrittura filosofica, di successo e di rapporti con l'ambiente parigino dei philosophes. Nel 1762 vengono pubblicati "Emilio o dell'educazione" e "Il contratto sociale": Entrambe vengono condannate dal Parlamento di Parigi per il contenuto critico e spregiudicato. Questo causerà un aumento degli aspetti problematici del temperamento di Rosseau che si allontana da tutti e finisce per sofffrire di una mania di persecuzione. Dedica i suoi ultimi anni alla scrittura di opere biografiche in cui riflette sulla sua interiorità. muore il 2 Luglio del 1778 a causa di un ictus.
Jean-Jeacques Rosseau nasce a Ginevra il 28 Giugno del 1712. Egli eredita dal padre una grande passione per la lettura. L'esistenza di Rosseau è una sorta di vagabondaggio. Dal 1722 al 1725 viene affidato allo zio materno che lo manda insieme al proprio figlio a Bossey per perfezionare la sua preparazione culturale. Successivamente ritorna a Ginevra decide poco dopo di lasciarla e di andara ad Annecy dove viene ospitato da Françoise-Louise de Warens che diviene poi la sua amante. Grazie a ciò Rosseau potrà studiare presso un istituto religioso a Torino dove si converte al cattolicesimo. Nel 1742 si trasferisce a Parigi dove frequenta i salotti letterari e l'Accademia delle Scienze diventando segretario di Diderot. Nel 1745 conosce Thérèse Levasseur una domestica che sposerà molto dopo nel 1768. Con lei ebbe 5 figli ma nessuno fu cresciuto dai genitori: Rosseau infatti, incapace a fare il padre, lo affidò alla pubblica assistenza e anche se questo gesto peserà per sempre sulla sua coscienza
Nel 1754 l'Accademia di Digione bandì un altro concorso a cui Rosseau partecipò: anche se non vinse il suo lavoro fu pubblicato l'anno dopo con il titolo "Discorso sull'origine della disuguaglianza fra gli uomini" che fa parte della sua opera più importante "Il contratto sociale". Nel Discorso egli spiega la natura originaria dell'uomo, mostrando anche le causa della sua corruzione. Per Rosseau la disuguaglianza inizia nel momento in cui gli uomini si riuniscono in società: questa unione nasce dallo spontaneno aggregarsi degli esseri umani di fronte alle avversità dell'esistenza. La vita associata in partcolare comporta la degenerazione del naturale amor di sé nel corrotto e distruttivo amor proprio.
L'amor di sé è il sentimento di autoconservazione che governa gli esseri umani nello stato di natura: esso li guida verso la sopravvivenza, la libertà e non genera ostilità poiché è bilanciato dalla pietà. Quando però gli individui si ritrovano in società la cosa inizia a venir meno. Lìuomo della natura viene sostituito dall' "uomo dell"uomo" ovvero come viene visto dagli altri. L'essere umano tende così a smarrire il suo vero io e viene trascinato dai valori esteriori. Non basta più il necessario ma ogni individuo a causa dell'amor proprio vuole primeggiare su un altro e avere ciò che hanno gli altri
la proprietà privata
La disuguaglianza trova la sua massima manifesatzione con la proprietà privata. Molti pensatori ritenevano che la proprietà privata fosse un diritto naturale. Al contrario per Rosseau essa non era nella condizione umana originaria ma è nata da un atto di usurpazione in cui un individuo ha recintato un terreno dichiarondolo suo facendo credere agli altri che solo lui aveva il diritto su esso. Per Rosseau da qui nascono poi tutte le altre forme di disuguaglianze che vanno a limitare per lui la libertà dell'uomo della natura.
Da qui nasce poi l divisione della socità in ricchi e poveri sorgendo così un conflittualità. I ricchi si trovano nella favorevole situazione di imporre ai poveri l'Istituzione dello Stato come autorità superiore. I più deboli accettano questo patto iniquo che consolida le diuguaglianze sociali. L'bbiettivo dello Stato infatti è proprio quello di difendere la proprietà privata
videro un modello di umanità ancora non corrotta dalla civiltà che viveva in condizioni di perfetta armonia e uguaglianza reciproca. Con il mito egli non intende di tornare al vecchio stato di natura, anche perchè impossibile, ma di rifondare la convivenza su un nuovo contratto tra gli individui che consenta di salvaguardare all'interno della socità stessa il più possibile delle caratteristiche dello stato di natura, a partire dalla libertà. Per Rosseau la libertà è infatti il valore umano fondamentale che deve essere difeso ad ogni costo ed è questo uno dei compiti del contratto sociale.
Secondo Rosseau il contratto sta al termine di un processo degenerativo che ha allontanato l'uomo dalla sua condizione naturale originaria.L'uomo civilizzato è ormai corrotto e malvagio: è preda dei vizi, dell'istinto di sopraffare gli altri e porta e provoca profonde disuguaglianze per via della grande differenza di ricchezza. Qui Rosseau risente del mito del buon selvaggio. Fin dalla fine del XV secolo con la scoperta dell'America gli europei
Nel descrivere i caratteri del contratto sociale, Rosseau riprende i concetti del contrattualismo, ripreso da altri filosofi: anche per lui l'atto fondativo della società consiste nel cedere i propri diritti ad un sovrano. A differenza degli altri però lui riteneva che gli individui cedono i propri diritti alla socità, ovvero a se stessi, anche se non sono più concepiti come singoli ma come membri della collettività. Di conseguenza sudditi e sovrani coincidono e ognuno obbedisce a se stesso avendo la piena libertà. Però mentre nello statdo di natura l'uomo è guidato dalle proprie esigenze l'uomo vincolato dal contratto si trova in una società che eesprime una volontà generale che promuove l'interesse collettivo. L'effettivo contenuto della volontà generale doveva essere stabilito dalla volontà della maggioranza dei membri della comunità secondo Rosseau.
Le decisoni della maggioranza devono essere cosiderate come quelle di tutta la società poichè ognuno ha accettato di cedere i propri diritti alla società. E' questo il principio su cui si fonda la democrazia che per Rosseau è la miglior forma di governo poichè è l'unica che mantiene la libertà originaria dell'umanità. La sovranità infatti è del popolo, solo ad esso appartiene il potere legislativo, che secondo lui non può appartenere a delle rappresentanze. Egli infatti teorizza la democrazia diretta dove il popolo è l'unica e indivisibile autorità senza rappresentanze di parlamenti e deputati. Egli infatti rifiuta anche il principio della divisione dei poteri, che era per altri filosofi è il fondamento dei diritti individuali.
Il filosofo vede nel regime democratico un antidoto contro la disuguaglianza poichè prevale la volontà generale che mira all'interesse collettivo tendendo all'uguaglianza. Rosseau torna a parlare della proprietà privata e pur non condiderandola come un diritto naturale non ne propone l'abolizione: egli infatti si asupica al massimo una società dove essa non è nelle mani di pochi ma sia molto diffusa, di conseguenza nessuno sia tanto ricco da limitare la libertà altrui, né tanto povero da essere autonomo nelle proprie decisioni. Per rosseau il contratto sociale dovrebbe mirare a ripristinare almeno in parte l'armonia che caratterizzava la condizionione originale dell'uomo.
EDUCAZIONE CIVICA
articolo 13
articolo 19
articolo 21
La libertà personale è inviolabile. Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell'Autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge. L'articolo 13 della Costituzione Italiana pone la propria attenzione sulla libertà dell'individuo. Secondo questo articolo non è accettato nessun evento che può andare a ledere la libertà individuale come la detenzione, l'ispezione e tutto ciò che può mettere a rischio questo principio fondamentale
Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purche' non si tratti di riti contrari al buon costume.Questo articolo garantisce ampiamente la libertà religiosa e quindi si ricollega alla parità riconosciuta dallo Stato italiano a tutte le religioni. La sua piena applicazione è stata possibile dopo che nel 1984 la religione cattolica ha cessato di essere la religione di Stato.
Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell'autorità giudiziaria.L'articolo 21 della nostra Costituzione sancisce la libertà di parola e di stampa, questo significa che nessun cittadino italiano può essere perseguitato per aver reso pubbliche le proprie idee.