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UNITA' D'ITALIA

alinanedelcu70

Created on May 13, 2023

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Transcript

UNITA'

D'ITALIA

GRUPPO C

Boscani, cioni, khadrouf, nedelcu, PASTORE, semplice, vaccari

INDICE

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INTRODUZIONE

la breccia di porta pia

Unità d'Italia

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discussione

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guerra franco-prussiana

Del gruppo su rapporto dello Stato italiano e pontificio

Cause, battaglie e protagonisti

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CONSEGUENZE

BIBLIOGRAFIA

Unità d'Italia

INTRODUZIONE

UNITA' D'ITALIA

L'Unità d'Italia è un evento storico di fondamentale importanza che ha portato alla creazione dello Stato italiano unitario nel XIX secolo.Il processo di unificazione fu guidato da figure di spicco come Giuseppe Mazzini e il conte di Cavour.

GUERRA FRANCO-PRUSSIANA

CAUSE, BATTAGLIE, PROTAGONISTI

Iniziata il 19 luglio 1870 e conclusasi il 10 maggio 1871, ha dominato per quasi cinquant'anni la storia dell'Europa, sia dal punto di vista politico che militare, rappresentando un importante episodio nella lotta per l'egemonia politica in Europa tra l'Impero francese e la Confederazione Tedesca del Nord guidata dal Regno di Prussia.

Dopo la guerra contro l'Austria, Bismarck si impegnò a completare l'unificazione della Germania. L'unico ostacolo al suo progetto era Napoleone III, che temeva la creazione di un forte Stato tedesco. Bismarck riteneva quindi inevitabile una guerra contro la Francia, a condizione che il conflitto fosse scatenato da Napoleone III, in modo da risvegliare il sentimento di nazionalismo del popolo tedesco.

Era necessario creare un pretesto per la guerra franco-prussiana, che si presentò quando Bismarck, dopo un incontro tra Guglielmo I e l'ambasciatore francese, diffusamente modificò il contenuto del colloquio per far apparire le parole del re prussiano offensive nei confronti della Francia.

La reazione dell'opinione pubblica francese fu immediata e il 19 luglio 1870 Napoleone III dichiarò guerra alla Prussia. Tuttavia, fu l'esercito francese a subire le maggiori sconfitte, collassando in pochi giorni e perdendo la sua battaglia definitiva a Sedan il 1° e 2 settembre.

La Francia, sotto la guida di Napoleone III, fu costretta alla resa, determinando la fine dell'Impero francese e l'instaurazione della Terza Repubblica. I tedeschi assediarono Parigi e i principi tedeschi offrirono al re di Prussia la corona del Secondo Impero tedesco.

Parigi si arrese nel gennaio 1871 e alla Francia fu imposto un pesante armistizio, con la perdita dell'Alsazia e della Lorena. Tuttavia, il popolo parigino non accettò questa resa e il 18 marzo 1871 costituì un governo rivoluzionario e democratico, impegnato nella creazione di uno Stato federale in cui tutte le comunità cittadine avrebbero goduto di piena autonomia.

All'interno del governo rivoluzionario emersero contrasti tra l'ala moderata borghese-repubblicana e quella socialista. Alla fine prevalse il gruppo socialista, che il 26 marzo 1871 istituì il primo regime proletario.

L'esperienza della Comune di Parigi fu di breve durata e presto la città fu nuovamente conquistata e riportata alla normalità, firmando il 10 maggio 1871 il Trattato di Francoforte.

Indirettamente, la sconfitta della Francia ebbe ripercussioni anche nella penisola italiana, poiché il governo sabaudo approfittò della caduta del Secondo Impero di Napoleone III, tradizionalmente protettore dei territori pontifici, per conquistare Roma il 20 settembre 1870 attraverso la Breccia di Porta Pia.

conseguenze unita' d'italia

problemi

Il 17 marzo 1861 Vittorio Emanuele II viene proclamato Re d’Italia dal primo parlamento nazionale, eletto, secondo la legge Piemontese, su una base censitaria.

economia

cultura

Il reddito nazionale complessivo era pari ad un quarto di quello inglese. “L’indifferenza” tra regione e regione ostacolava la formazione di un mercato unitario. Lo sviluppo della rete ferroviaria era scarso.

Oltre al problema economico ci fu anche quello del divario culturale. Quelli che parlavano la lingua italiana erano pochissimi in tutta la penisola.

L'obiettivo prioritario per gli eredi di Cavour e per la sinistra mazziniana, era garantire l'unità del paese. Tuttavia, c'erano molte opposizioni da parte delle masse popolari nei confronti dei principi dello Stato unitario. Nonostante ciò, si ritenne fondamentale perseguire i valori di progresso civile ed economico, nell'interesse di tutta la società italiana, al fine di creare una coscienza nazionale e promuovere l'uguaglianza tra i cittadini.

Per farlo però, era necessario costruire uno Stato italiano e creare un senso di sovranità attraverso il rispetto delle leggi.La classe politica che diresse l’Italia negli anni dopo l’unità venne chiamata Destra, “storica” per l’importanza delle sue azioni. Erano gli eredi del liberismo moderato Cavour, che si erano aggregati ai liberali moderati delle altre regioni, e si erano politicamente formati in Piemonte. Erano però divisi da rivalità regionali e talora personali. In genere rappresentavano gli interessi e la mentalità della ricca borghesia e aristocrazia prevalentemente agraria o delle professioni liberali.

destra

sinistra

La Sinistra, i cui esponenti più importanti furono Agostino De Pretis, Francesco Crispi, Giovanni Nicotera e Francesco De Sanctis, erano in genere di ceti commerciali e industriali, meno legati alla proprietà terriera. Gli uomini della Sinistra provenivano dall’esperienza della cospirazione mazziniana e del volontariato garibaldino e chiedevano azioni più energiche per la soluzione dei problemi di Roma e Venezia.

La Destra detenne la maggioranza parlamentare fino al 1876 e si dedicò alla costruzione degli ordinamenti dello Stato e al completamento dell’unità con Roma e il Veneto. Nel marzo 1865 fu esteso a tutto il Regno l’ordinamento amministrativo piemontese, in materia di legge comunale e provinciale, sicurezza pubblica, sanità, opere pubbliche, ecc. All’unificazione amministrativa seguì l’unificazione dei codici, delle tariffe doganali e della moneta.

Le popolazioni meridionali, non abituate a una forte pressione fiscale da cui non traevano nessun beneficio, si creò un diffuso malcontento alimentato anche dal fatto che la Destra proseguì la politica liberista adottata dal Piemonte cavouriano con la conseguenza che molte imprese meridionali si trovarono private, di colpo, della protezione loro offerta in passato dal regime doganale borbonico. Anche i contadini meridionali erano scontenti perché non ebbero le terre espropriate agli enti ecclesiastici come era stato promesso da Garibaldi e inoltre non sopportavano l’obbligo di leva imposto dallo Stato Unitario. Da questo malcontento il fenomeno del brigantaggio.

LA BRECCIA DI PORTA PIA

La Breccia di Porta Pia è uno degli episodi più celebri del Risorgimento italiano avvenuto nel 1870 e riguarda l'annessione di Roma al neonato Regno d'Italia. Durante questo periodo, l'Italia era divisa in vari stati e città-stato, e il processo di unificazione era ancora in corso. Roma, tuttavia, era sotto il controllo del papa e dello Stato Pontificio, e i nazionalisti italiani desideravano ardentemente incorporare Roma nella nuova nazione unificata.

Il 20 settembre 1870 le truppe italiane, guidate dal generale Raffaele Cadorna, circondarono Roma e puntarono la loro attenzione sulla Porta Pia, una delle principali porte d'accesso alla città. Durante l'assedio, gli italiani riuscirono a fare una breccia di circa 30 metri nelle Mura Aureliane difensive presso Porta Pia, aprendo la strada ai bersaglieri, fanteria e a un gruppo di carabinieri per invadere la città e porre fine al governo del Papa, così Roma diventò italiana.

Dopo la presa di Roma, il 2 ottobre 1870, la capitale dell'Italia fu ufficialmente trasferita da Firenze a Roma (3 febbraio 1871). L'evento ebbe un impatto significativo sulla politica italiana e sul ruolo della Chiesa cattolica. La fine del potere temporale dei papi rappresentò una svolta nella storia della Chiesa, che da allora si concentrò principalmente sulla guida spirituale. Allo stesso tempo, l'unificazione dell'Italia portò a una maggiore coesione e identità nazionale.

rapporti tra stato italiano e stato pontificio

Il rapporto tra lo Stato italiano e lo Stato Pontificio è sempre stato oggetto di discussione e conflitto durante la storia, ma anche al giorno d’oggi, generando tensioni e divisioni. Il conflitto tra lo Stato italiano e lo Stato Pontificio finì con la presa di Roma nel 1870, durante la Breccia di Porta Pia, con cui si segnò la fine del potere temporale dei papi e l'annessione di Roma all'Italia.

Dopo la presa di Roma, il rapporto tra lo Stato italiano e la Chiesa cattolica attraversò diverse fasi. Inizialmente, i papi si opposero all'annessione di Roma e si ritirarono nel Vaticano, proclamando se stessi "prigionieri nel Vaticano". Questa situazione durò fino al 1929, quando fu stipulato il Trattato Lateranense tra il governo italiano e la Santa Sede.

Il Trattato Lateranense sancì l'indipendenza del Vaticano come uno stato sovrano e risolse molte delle questioni irrisolte tra lo Stato italiano e la Chiesa cattolica. Furono stabiliti i confini dello Stato della Città del Vaticano, e fu riconosciuto il cattolicesimo come religione ufficiale dello Stato italiano.

Nonostante le tensioni storiche, l'Italia e il Vaticano hanno anche collaborato su questioni di interesse comune, come il mantenimento di relazioni diplomatiche, la promozione dei diritti umani e la cooperazione in ambiti come l'istruzione e la cultura.

In conclusione, il rapporto tra i due Stati è stato caratterizzato da conflitti e tensioni nel corso della storia italiana, ma, tuttavia, con la separazione del potere politico e religioso stipulato dal Trattato Lateranense, il rapporto si è evoluto in una coesistenza relativamente pacifica, in cui entrambe le parti cercano di preservare la loro autonomia e collaborare su questioni di interesse comune.

grazie

gruppo c