Leonardo Sciascia, lo scrittore che denunciò la mafia
Il 20 novembre 1989 si spegneva, a Palermo, lo scrittore siciliano Leonardo Sciascia. Fu il primo autore italiano a trasformare la mafia in un racconto letterario, mostrando all'Italia intera gli abusi e la corruzione della malavita organizzata.
Vita
La mafia nelle opere letterarie
indice
Il giorno della civetta
A ciascuno il suo: la verità di un uomo
Aspetti peculiari del lavoro letterario
Sitologia
Vita
Brevi informazioni sulla vita di Sciascia
Sciascia nasce nel 1921 a Racalmuto di Agrigento da una famiglia di artigiani. Fu da sempre appassionato di letteratura e storia e si interessa al periodo illuminista e al Settecento. Quando consegue il diploma di maestro elementare, riesce a conoscere da vicino la realtà contadina siciliana, centro di molte sue opere. Sciascia comincia poi a farsi conoscere nell’ambito della vita politica e letteraria. Si interessa al fenomeno della mafia e scrive molte opere a riguardo.
vita
Negli anni Settanta e Ottanta la sua figura di intellettuale impegnato nella battaglia civile assunse sempre maggior importanza nella vita nazionale. Nel 1975 fu eletto come indipendente nelle liste del PCI al consiglio comunale di Palermo, ma si dimise per disaccordo col partito. Partecipo al Partito Radicale e fu deputato dal 1979 al 1983.
Sciascia muore a Palermo nel 1989.
La mafia nelle opere letterarie
Leonardo Sciascia fu il primo a parlare della mafia all'interno di un racconto letterario. Egli stesso aferma:
«Ho dovuto fare i conti da trent’anni a questa parte prima con coloro che non credevano o non volevano credere all’esistenza della mafia e ora con coloro che non vedono altro che mafia. Di volta in volta sono stato accusato di diffamare la Sicilia e di difenderla troppo. […]. Non sono infallibile, ma credo di aver detto qualche inoppugnabile verità. Ho 67 anni, ho da rimproverarmi e da rimpiangere molte cose, ma nessuna che abbia a che fare con la malafede, la vanità e gli interessi particolari. Non ho, lo riconosco, il dono dell’opportunità e della prudenza. Ma si è come si è»
La mafia nelle opere letterarie
L'attività dello scrittore è segnata da una volontà ostinata di cercare la verità, attraverso una coraggiosa immersione nel torbido ambito della vita politica e sociale italiana di questi anni, segnati da trame occulte, da segrete collusioni di potere tra organi dello Stato, società segrete e criminalità organizzata, da misfatti incredibili e stragi rimaste impunite, dalla corruzione e dall’allentarsi dei vincoli della società civile. È una ricerca condotta in nome di una razionalità laica e animata da un’ostinata fiducia, nonostante tutto, nei valori di una convivenza tra cittadini fondata sulla giustizia, sulla trasparenza, sull’onestà.Inizia, quindi, la scrittura di una serie di opere in cui affronta con vigore e lucidità il fenomeno e i suoi legami con il potere politico. La forma narrativa prediletta fu il racconto poliziesco, in cui l’indagine è affidata a un personaggio che incarna i valori di giustizia e razionalità.
La mafia nelle opere letterarie
Alberto Moravia di lui dice:
«Sciascia procedeva con il metodo opposto a quello dei suoi amati illuministi: questi andavano dal mistero alla verità e alla razionalità; Sciascia andava invece dalla verità e dalla razionalità al mistero»
Il racconto di Sciascia è un racconto storico che si sforza di assumere una funzione di denuncia, ma diventa alla fine più simile ad un documentario, ossia un commento alla storia attraverso l’invenzione.
Scrive il libro "Le parrocchie di Regalpetra" di cui fa parte il racconto "Natale a Regalpetra". Regalpetra è un nome inventato, con il quale fa riferimento al suo paese "Racalmuto", piccolo paesino dove era forte la presenza della mafia e la popolazione viveva delle miniere di zolfo. Il contesto sembra tipicamente verghiano: le miniere come fonte di reddito prevalente. Lui è un maestro elementare che si trova a scrivere questo libro e ad avere un successo inaspettato.
"Lo ammazzarono la sera del 15 novembre di quell’anno; era sera di domenica, la piazza piena di gente, gli appoggiarono la pistola alla nuca e tirarono, il sindaco aveva intorno amici, nessuno vide, si fece vuota rosa di paura intorno al corpo che crollava."
Il giorno della civetta
L’idea della storia inizia a fermentare nella mente di Leonardo Sciascia quando, nel 1944, viene ucciso il sindaco di Racalmuto, Baldassare Tinebra durante un agguato tenutosi nella piazza principale del paese.
Ne Il giorno della civetta la storia inizia con l’omicidio di Salvatore Colasberna in piazza Garibaldi a Sciacca, in stretta analogia con il fatto da cui Sciascia trasse ispirazione.
"Io divido l'umanità in cinque categorie: ci sono gli uomini veri, i mezzi uomini, gli ominicchi, poi — mi scusi — i ruffiani e in ultimo, come se non ci fossero, i quaquaraquà. Sono pochissimi gli uomini, i mezzi uomini pochi, già molti di più gli ominicchi: sono come bambini che si credono grandi. Quanto ai ruffiani, stanno diventando un vero esercito! E infine i quaquaraquà, il branco di oche."
Il giorno della civetta
Attraverso Il giorno della civetta Sciascia dà voce, per la prima volta, all’omertà con quel "Niente so e niente ho visto", che caratterizzava il mondo del Sud dell’epoca dove tutti sapevano e nessuno fiatava. In un libro breve e dal ritmo incalzante di un giallo l’autore siciliano riesce a fare luce sul mondo corrotto della criminalità organizzata.
Nel 1961 è il primo scrittore italiano a parlare di mafia e a denunciarne l’attività.
Nel 1968 Il giorno della civetta divenne anche un film per il grande schermo diretto da Damiano Damiani con Franco Nero e Claudia Cardinale.
A ciascuno il suo: la verità di un uomo
Nel 1966 Leonardo Sciascia riprende l’ispirazione del romanzo poliziesco, in seguito all’assassino del commissario di pubblica sicurezza di Agrigento Cataldo Tandoy e scrive A ciascuno il suo.
Sull’onda de "Il giorno della civetta" lo scrittore siciliano torna a parlare di mafia, corruzioni e poteri forti partendo dall’omicidio di un farmacista e di un medico nella calda estate del 1964, a seguito di una lettera minatoria che riporta la scritta latina Unicuique suum.
A indagare sul duplice omicidio sarà un insegnante di liceo, il professor Laurana, che nota per caso sul rovescio della lettera la parola latina unicuique. Laurana indaga da privato cittadino per fame di giustizia e verità, ma la sua audacia gli costerà cara.
Leonardo Sciascia denuncia i meccanismi di una mafia che regna sovrana e, in particolare, della sordida alleanza tra mafia e politica, tra mafia e Stato.
Il professore Paolo Laurana, protagonista di A ciascuno il suo, ricorda sotto molti aspetti il capitano Bellodi ne Il giorno della civetta. Entrambi sono uomini che non accettano il compromesso, il silenzio, il disimpegno politico e morale e quindi lottano contro poteri ben più grandi di loro.
In loro si può cogliere un riflesso del pensiero di Sciascia stesso, che tra le altre cose fu molto impegnato politicamente nell’attività di consigliere comunale e deputato per il Partito Radicale.
Aspetti peculiari del lavoro letterario
Viene corteggiato dai due lumi della letteratura del 900:
- da una parte Vittorini: con la rivista "Il Politecnico" diventa il più forte interprete della letteratura gramsciana, cioè della letteratura come impegno, finalizzata all'impegno politico.
- Dall’altra, Italo Calvino
Sciascia sceglie la via tratteggiata da Calvino.
Questa scelta è interessante anche per capire le dinamiche del 900:
- da una parte, si costituivano delle coordinate editoriali che guardavano alla letteratura come originalità,
- dall'altra si costituivano riviste e gruppi come il "Politecnico di Torino" che guardavano all’impegno, cioè all'idea che la letteratura non potesse più sottrarsi all'impegno politico, che era necessario.
Aspetti peculiari del lavoro letterario
Non poteva più sottrarsi alla storia, al raccontare quello che era accaduto. Calvino da questo punto di vista è l’anti- Sciascia, perché lui racconta la storia attraverso l'invenzione e in qualche modo la sua narrazione è antistorica perché è piuttosto irrealistica.
La concentrazione che lui mette nei personaggi che pure dicono delle Verità assolute sono entrambi una rappresentazione iconografica della guerra.
In Sciascia non si riesce a distinguere tra scrittura come invenzione e scrittura come realtà, come documento di quello che accade.
La conclusione della storia di Regalpetra è sulla mafia, il che rispecchia l’impegno che Sciascia ha profuso in questo senso, assumendo posizioni profondamente scomode. Negli anni Ottanta, fu il primo a parlare dei professionisti dell'antimafia, a criticare non solo la mafia ma anche l'antimafia, colpevole di fare carriera attraverso la lotta alla mafia. Una posizione durissima che gli costò molto tanto da essere accusato, avendo criticato l'antimafia, di essere un sostenitore.
Sitologia
Leonardo Sciascia, vita e opere dello scrittore siciliano
Leonardo Sciascia: La Mafia
Il 20 novembre 1989 moriva Leonardo Sciascia, lo scrittore che denunciò la mafia
Leonardo Sciascia, la mafia e il nostro tempo
Grazie
"Noi siamo quel che facciamo. Le intenzioni, specialmente se buone, e i rimorsi, specialmente se giusti, ognuno, dentro di sé, può giocarseli come vuole, fino alla disintegrazione, alla follia. Ma un fatto è un fatto: non ha contraddizioni, non ha ambiguità, non contiene il diverso e il contrario. " (Candido, ovvero un sogno fatto in Sicilia)
Leonardo Sciascia, lo scrittore che denunciò la mafia
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Leonardo Sciascia, lo scrittore che denunciò la mafia
Il 20 novembre 1989 si spegneva, a Palermo, lo scrittore siciliano Leonardo Sciascia. Fu il primo autore italiano a trasformare la mafia in un racconto letterario, mostrando all'Italia intera gli abusi e la corruzione della malavita organizzata.
Vita
La mafia nelle opere letterarie
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Il giorno della civetta
A ciascuno il suo: la verità di un uomo
Aspetti peculiari del lavoro letterario
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Vita
Brevi informazioni sulla vita di Sciascia
Sciascia nasce nel 1921 a Racalmuto di Agrigento da una famiglia di artigiani. Fu da sempre appassionato di letteratura e storia e si interessa al periodo illuminista e al Settecento. Quando consegue il diploma di maestro elementare, riesce a conoscere da vicino la realtà contadina siciliana, centro di molte sue opere. Sciascia comincia poi a farsi conoscere nell’ambito della vita politica e letteraria. Si interessa al fenomeno della mafia e scrive molte opere a riguardo.
vita
Negli anni Settanta e Ottanta la sua figura di intellettuale impegnato nella battaglia civile assunse sempre maggior importanza nella vita nazionale. Nel 1975 fu eletto come indipendente nelle liste del PCI al consiglio comunale di Palermo, ma si dimise per disaccordo col partito. Partecipo al Partito Radicale e fu deputato dal 1979 al 1983. Sciascia muore a Palermo nel 1989.
La mafia nelle opere letterarie
Leonardo Sciascia fu il primo a parlare della mafia all'interno di un racconto letterario. Egli stesso aferma:
«Ho dovuto fare i conti da trent’anni a questa parte prima con coloro che non credevano o non volevano credere all’esistenza della mafia e ora con coloro che non vedono altro che mafia. Di volta in volta sono stato accusato di diffamare la Sicilia e di difenderla troppo. […]. Non sono infallibile, ma credo di aver detto qualche inoppugnabile verità. Ho 67 anni, ho da rimproverarmi e da rimpiangere molte cose, ma nessuna che abbia a che fare con la malafede, la vanità e gli interessi particolari. Non ho, lo riconosco, il dono dell’opportunità e della prudenza. Ma si è come si è»
La mafia nelle opere letterarie
L'attività dello scrittore è segnata da una volontà ostinata di cercare la verità, attraverso una coraggiosa immersione nel torbido ambito della vita politica e sociale italiana di questi anni, segnati da trame occulte, da segrete collusioni di potere tra organi dello Stato, società segrete e criminalità organizzata, da misfatti incredibili e stragi rimaste impunite, dalla corruzione e dall’allentarsi dei vincoli della società civile. È una ricerca condotta in nome di una razionalità laica e animata da un’ostinata fiducia, nonostante tutto, nei valori di una convivenza tra cittadini fondata sulla giustizia, sulla trasparenza, sull’onestà.Inizia, quindi, la scrittura di una serie di opere in cui affronta con vigore e lucidità il fenomeno e i suoi legami con il potere politico. La forma narrativa prediletta fu il racconto poliziesco, in cui l’indagine è affidata a un personaggio che incarna i valori di giustizia e razionalità.
La mafia nelle opere letterarie
Alberto Moravia di lui dice:
«Sciascia procedeva con il metodo opposto a quello dei suoi amati illuministi: questi andavano dal mistero alla verità e alla razionalità; Sciascia andava invece dalla verità e dalla razionalità al mistero»
Il racconto di Sciascia è un racconto storico che si sforza di assumere una funzione di denuncia, ma diventa alla fine più simile ad un documentario, ossia un commento alla storia attraverso l’invenzione. Scrive il libro "Le parrocchie di Regalpetra" di cui fa parte il racconto "Natale a Regalpetra". Regalpetra è un nome inventato, con il quale fa riferimento al suo paese "Racalmuto", piccolo paesino dove era forte la presenza della mafia e la popolazione viveva delle miniere di zolfo. Il contesto sembra tipicamente verghiano: le miniere come fonte di reddito prevalente. Lui è un maestro elementare che si trova a scrivere questo libro e ad avere un successo inaspettato.
"Lo ammazzarono la sera del 15 novembre di quell’anno; era sera di domenica, la piazza piena di gente, gli appoggiarono la pistola alla nuca e tirarono, il sindaco aveva intorno amici, nessuno vide, si fece vuota rosa di paura intorno al corpo che crollava."
Il giorno della civetta
L’idea della storia inizia a fermentare nella mente di Leonardo Sciascia quando, nel 1944, viene ucciso il sindaco di Racalmuto, Baldassare Tinebra durante un agguato tenutosi nella piazza principale del paese. Ne Il giorno della civetta la storia inizia con l’omicidio di Salvatore Colasberna in piazza Garibaldi a Sciacca, in stretta analogia con il fatto da cui Sciascia trasse ispirazione.
"Io divido l'umanità in cinque categorie: ci sono gli uomini veri, i mezzi uomini, gli ominicchi, poi — mi scusi — i ruffiani e in ultimo, come se non ci fossero, i quaquaraquà. Sono pochissimi gli uomini, i mezzi uomini pochi, già molti di più gli ominicchi: sono come bambini che si credono grandi. Quanto ai ruffiani, stanno diventando un vero esercito! E infine i quaquaraquà, il branco di oche."
Il giorno della civetta
Attraverso Il giorno della civetta Sciascia dà voce, per la prima volta, all’omertà con quel "Niente so e niente ho visto", che caratterizzava il mondo del Sud dell’epoca dove tutti sapevano e nessuno fiatava. In un libro breve e dal ritmo incalzante di un giallo l’autore siciliano riesce a fare luce sul mondo corrotto della criminalità organizzata. Nel 1961 è il primo scrittore italiano a parlare di mafia e a denunciarne l’attività. Nel 1968 Il giorno della civetta divenne anche un film per il grande schermo diretto da Damiano Damiani con Franco Nero e Claudia Cardinale.
A ciascuno il suo: la verità di un uomo
Nel 1966 Leonardo Sciascia riprende l’ispirazione del romanzo poliziesco, in seguito all’assassino del commissario di pubblica sicurezza di Agrigento Cataldo Tandoy e scrive A ciascuno il suo. Sull’onda de "Il giorno della civetta" lo scrittore siciliano torna a parlare di mafia, corruzioni e poteri forti partendo dall’omicidio di un farmacista e di un medico nella calda estate del 1964, a seguito di una lettera minatoria che riporta la scritta latina Unicuique suum. A indagare sul duplice omicidio sarà un insegnante di liceo, il professor Laurana, che nota per caso sul rovescio della lettera la parola latina unicuique. Laurana indaga da privato cittadino per fame di giustizia e verità, ma la sua audacia gli costerà cara.
Leonardo Sciascia denuncia i meccanismi di una mafia che regna sovrana e, in particolare, della sordida alleanza tra mafia e politica, tra mafia e Stato. Il professore Paolo Laurana, protagonista di A ciascuno il suo, ricorda sotto molti aspetti il capitano Bellodi ne Il giorno della civetta. Entrambi sono uomini che non accettano il compromesso, il silenzio, il disimpegno politico e morale e quindi lottano contro poteri ben più grandi di loro. In loro si può cogliere un riflesso del pensiero di Sciascia stesso, che tra le altre cose fu molto impegnato politicamente nell’attività di consigliere comunale e deputato per il Partito Radicale.
Aspetti peculiari del lavoro letterario
Viene corteggiato dai due lumi della letteratura del 900:
Sciascia sceglie la via tratteggiata da Calvino. Questa scelta è interessante anche per capire le dinamiche del 900:
Aspetti peculiari del lavoro letterario
Non poteva più sottrarsi alla storia, al raccontare quello che era accaduto. Calvino da questo punto di vista è l’anti- Sciascia, perché lui racconta la storia attraverso l'invenzione e in qualche modo la sua narrazione è antistorica perché è piuttosto irrealistica. La concentrazione che lui mette nei personaggi che pure dicono delle Verità assolute sono entrambi una rappresentazione iconografica della guerra. In Sciascia non si riesce a distinguere tra scrittura come invenzione e scrittura come realtà, come documento di quello che accade. La conclusione della storia di Regalpetra è sulla mafia, il che rispecchia l’impegno che Sciascia ha profuso in questo senso, assumendo posizioni profondamente scomode. Negli anni Ottanta, fu il primo a parlare dei professionisti dell'antimafia, a criticare non solo la mafia ma anche l'antimafia, colpevole di fare carriera attraverso la lotta alla mafia. Una posizione durissima che gli costò molto tanto da essere accusato, avendo criticato l'antimafia, di essere un sostenitore.
Sitologia
Leonardo Sciascia, vita e opere dello scrittore siciliano
Leonardo Sciascia: La Mafia
Il 20 novembre 1989 moriva Leonardo Sciascia, lo scrittore che denunciò la mafia
Leonardo Sciascia, la mafia e il nostro tempo
Grazie
"Noi siamo quel che facciamo. Le intenzioni, specialmente se buone, e i rimorsi, specialmente se giusti, ognuno, dentro di sé, può giocarseli come vuole, fino alla disintegrazione, alla follia. Ma un fatto è un fatto: non ha contraddizioni, non ha ambiguità, non contiene il diverso e il contrario. " (Candido, ovvero un sogno fatto in Sicilia)