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capitolo 34

Sofia Pensabene

Created on May 10, 2023

Sofia Pensabene e Noemi Redaelli

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Transcript

CAPITOLO XXXIV

Sofia Pensabene e Noemi Redaelli IIB

RIASSUNTO:

DESCRIZIONE DEL PAESAGGIO DELLA PESTE

Renzo entra a Milano da Porta Nuova

Questo è il secondo viaggio di Renzo a Milano, ma la città è trasformata: le strade sovraffollate della rivolta appaiono ora deserte, al fragore dei rivoltosi si sostituisce un silenzio tombale, il pane, in quei giorni sprecato a terra, ora è assente sulla tavole della gente che lo reclama da balconi e finestre; tutto ciò aumenta l’inquietudine del giovane, che nel suo primo viaggio aveva compiuto una crescita personale nel segno dell’astuzia, furbizia, mentre ora si prepara ad un percorso di maturità di fede e di carità, che si conclude nel lazzaretto nel momento di maggiore misericordia, quello del perdono a Don Rodrigo, morente nel lazzaretto. In questo paesaggio spettrale l’autore ci presenta il grande flagello della peste.

Renzo sa che nessuno può entrare a Milano senza certificazione sanitaria, ma è convinto di riuscire ad entrare in citta con un po’ di scaltrezza. Riesce ad entrare da Porta Nuova, ingresso abbastanza desolato: la moneta che regala ad una guardia diventa il suo lascia passare. Il capitolo appare come una lunga serie di quadri descrittivi sulla triste condizione della città spopolata dalla peste ed è un continuo alternarsi di comportamenti bestiali, come quelli dei monatti e atteggiamenti caritatevoli, come quelli di Renzo o della madre di Cecilia. La diffidenza reciproca tra le persone e la paura degli untori altera i rapporti umani. Manzoni avvia la descrizione del paesaggio che si presenta agli occhi del giovane: strade deserte, ancor più desolate alla luce di un cielo grigio, clima afoso che odora di bruciato, la mancanza della pioggia purificatrice; da lontano Renzo avvista una colonna di fumo nero e intenso che si alza da un ammasso di terra, dove stanno bruciando abiti infetti

...proseguendo

LA CULTURA DEL SEICENTO

Renzo incontra un passante

Renzo vuole raggiungere Lucia a casa di Don Ferrante, dove la ragazza è ospite. Incontra un passante e, in segno di rispetto, si toglie il cappello prima di chiedere indicazioni, ma viene identificato dall’uomo come un untore: il passante urla e costringe Renzo ad allontanarsi. Renzo è più maturo ora e quindi riesce a sottrarsi con maggiore facilità ai pericoli emergenti.

F. Gonin, Il passante minaccia Renzo, edizione rivista del 1840

TEMATICA

  • La cultura del seicento

Durante l'incontro tra Renzo e il passante, il Manzoni descrive la crisi economica del ‘600, un secolo di pestilenze e carestie, spesso come conseguenza delle varie guerre, ma soprattutto in questa cornice presenta le numerose contraddizioni della cultura del seicento, come la magnificenza dell’abbigliamento, che nascondeva la scarsa cura dell’igiene personale, la predicazione della dottrina da parte della chiesa e, contestualmente, la credenza, diffusa tra il clero, nella magia, stregoneria, nelle pozioni magiche, fino agli untori. L’autore, con la sua solita bonaria ironia, afferma che il passante che identifica in Renzo uno dei fantomatici untori, raccontò per tanti anni ancora la storia dell’incontro con il giovane, come testimonianza per i posteri dell’esistenza degli untori.

...continuazione del racconto

La donna sequestrata in casa

Lungo la strada il giovane si sente chiamare da una donna affacciata sul terrazzino di una casa modesta, dove, con i figlioletti, vive in regime di isolamento obbligatorio per ordine delle autorità, in quanto ha contratto la peste. La donna lamenta che quella stessa autorità che l’ha “sequestrata ”in casa, non si preoccupa di fare recapitare ad essa e ai suoi figli il cibo necessario per sopravvivere all’isolamento, ancor prima che alla peste. Renzo le offre i due pani che ha con sé, ritenendo che con questa opera di misericordia ripara all’accaparramento dei pani da parte sua durante i giorni della sommossa, pane che non aveva restituito. Promette alla donna che troverà qualche persona autorevole per informarla del suo stato di bisogno, figura autorevole che più avanti incontrerà in un sacerdote. In questo capitolo, dunque, il pane della provvidenza dei giorni rivoltosi, si trasforma nel pane della misericordia. Nella misericordia di Renzo agisce sempre la divina provvidenza. Ed ecco che anche in questo capitolo emerge il tema della giustizia di Dio.

  • La giustizia divina

La peste a Milano ha portato con sé tanto dolore ma anche tanta giustizia, quella divina che il Manzoni definisce Divina Provvidenza di Dio: essa determina la soluzione di tanti problemi, in questo caso, per consentire il matrimonio tra i due promessi sposi. Infatti, la provvidenza divina porta la morte a qualcuno, ad esempio al conte Attilio, a Don Rodrigo più avanti, per consentire a Renzo e Lucia di sposarsi, mentre in altri casi la provvidenza divina porta la morte per porre fine ad un grande dolore, come nell’episodio della madre di Cecilia, che accetta la morte con rassegnazione divina, perché la sua fede le da la forza di credere che Dio la unirà alle sue figlie nella nuova vita ultraterrena. Constatiamo, dunque, che il concetto di giustizia divina è molto differente da quello della giustizia umana. La giustizia di Dio, ossia la Divina Provvidenza, agisce nel cuore dell'uomo che ha fede.

...continuazione del racconto

Il carro con i cadaveri degli appestati

Poco più avanti Renzo incomincia ad avvertire dei rumori come tintinnii di campanelli, colpi di frusta e immagina si tratti di carrozze e cavalli battuti sul dorso , ma ancora non vede nessuno. Solo più avanti può associare quel tintinnio al campanello di un “apparitore”, figura che annuncia a tutti di allontanarsi al passaggio dei carri funebri degli appestati, carri che i cavalli trainano con fatica e perciò percossi dai cocchieri, i monatti, che guidano quei carri con rabbia selvaggia e imprecando.

Renzo prosegue il suo percorso verso la casa del Ferrante e progressivamente il paesaggio diventa più lugubre: scopre molte porte inchiodate dalle autorità per impedire l’uscita di appestati dalle loro abitazioni, i quali spesso, ormai cadaveri, venivano scaraventati dalla finestra dai propri congiunti, altri portoni di casa segnati da una croce fatta con il carbone per indicare ai monatti la presenza di cadaveri da portare via; per le strade vede ammucchiati cadaveri, lenzuola, cenci e marciume; imperversa il silenzio , rotto solo dai carri funebri, dalle urla dei monatti e tintinnii dei campanelli di allerta.

Anche qui il Manzoni si sofferma sulla descrizione di questi carri funebri, che non sono quelli soliti utilizzati per il funerale dalla gente comune: ai suoi occhi si materializzano carri stracolmi di corpi nudi o avvolti nei luridi stracci degli appestati, scaraventati sui vari carri, uno sull’altro, spesso con le teste penzolanti fuori dal carro.

Quei pochi uomini che si trovano per strada indossano mantelli corti per non toccare il suolo della strada, la barba incolta , perché i barbieri sono ritenuti dei sospetti untori, dopo l’arresto di uno di essi.

Carri funebri militari, Bergamo 2020

Il carro dei morti-R.Guttuso,1960
...continuazione del racconto
Lo squallore di una città appestata

Renzo è quasi vicino alla sua meta, la casa di Lucia e all’improvviso sente arrivare dei carri con il solito lugubre tintinnio di campanelli. Vede 4 carri fermi , presso i quali molti monatti sono all’opera per caricare i cadaveri che portano fuori dalle case , cadaveri che vengono scaraventati sui carri come fossero sacchi. I monatti vestono la loro divisa rossa, altri indossano abiti comuni, altri ancora hanno in testa dei pennacchi, come fossero in festa. In effetti solo per i monatti , la peste coincide con un periodo proficuo, ricco di opportunità di guadagno, non solo quello a loro riconosciuto per il loro lavoro, ma anche per le diverse occasioni in cui tali “lavoratori ” approfittano della povera e disperata gente, come vedremo per la madre della piccola Cecilia, o come era avvenuto in casa di Don Rodrigo e cosi via.

Milano, marzo 2020

F.Gonin, Renzo per le strade di Milano

...continuazione del racconto
La madre di Cecilia

La madre di Cecilia è un personaggio reale. L’episodio, infatti è ispirato ad una storia vera, raccontata dal Borromeo nel suo trattato De pestilentia. Esso è uno dei passi più ricchi di sentimento del romanzo; l'autore, attraverso Renzo, partecipa al dolore straziante di una madre che ha perso la sua bambina, Cecilia, morta di peste e con essa condivide anche la grande fede cristiana davanti alla morte; questa donna rappresenta la pietà cristiana, cioè la compassione.

I gesti della donna esprimono una pacata rassegnazione al tragico suo destino e delle sue bambine, confortata dalla speranza cristiana. La bambina di circa 9 anni è vestita a festa, la sua purezza rappresentata da un abito bianco. La madre la porta in braccio come fosse ancora viva, cioè con la testa appoggiata al petto: solo il braccio penzolante rende l’idea di un corpo senza vita. Perfino il monatto che guida il carro dove sarà caricata la bambina, ha un atteggiamento meno bestiale di fronte a quel corpo candido e al dolore dignitoso della madre, che gli chiede di non toccare la bambina con le mani e di poterla adagiare essa stessa. Poi gli offre un po’ di denaro per farsi promettere di seppellire la bimba senza essere denudata, dunque con l’abitino bianco.

La madre di Cecilia è descritta come una donna di una giovinezza sciupata dal dolore e dalla malattia. In questa bellezza il Manzoni vuole rappresentare non solo la generosità della natura nei confronti di quella creatura, ma la bellezza che viene dal suo modo di essere, cioè una donna di gran civiltà, perché appartiene alla civiltà lombarda/italiana che l’autore cerca sempre di lodare nei promessi sposi, in quanto si tratta di un romanzo storico finalizzato ad esaltare la grande dignità del popolo italiano che in quel momento è sottomesso allo straniero austriaco.

Il monatto sposta gli altri corpi per ospitare la bambina e la madre la adagia sul carro, dandole un ultimo bacio e confidandole che la sera stessa sarebbero state tutte insieme, consapevole della imminente morte sua e dell’altra figlioletta e del loro ricongiungimento nella serenità eterna. Infatti, invita il monatto a passare la sera per recuperare i loro corpi. Il Manzoni conclude l’episodio con una similitudine classica, per descrivere la scena della madre che adagia sul letto la sua seconda figlia e le si stende accanto per morire insieme, “come il fiore già rigoglioso sullo stelo cade insieme con il fiorellino ancora in boccia , al passare della falce che pareggia tutta l’erba del prato”: la falce rappresenta la morte universale.

Litografia , opera di Giorgio Scarpati

...continuazione del racconto

Giunto a casa di Don Ferrante, solo dopo aver bussato ripetutamente al portone, gli risponde una donna affacciatasi dalla finestra che gli comunica frettolosamente che Lucia si è ammalata di peste e che è trasportata nel lazzaretto. Tutto questo spettacolo terrorizza Renzo, ma ancora non è niente rispetto a quello che egli avrà modo di vedere al suo ingresso nel lazzaretto. Renzo è molto irritato dalla risposta frettolosa della donna e continua a bussare sulla porta, cercando con gli occhi qualche altro passante a cui chiedere informazioni. Vede una passante e ne incrocia lo sguardo, ma la donna apre la bocca come per gridare e agita le braccia, quasi per chiedere aiuto; alla fine urla e Renzo fugge immediatamente, consapevole di trovarsi in una situazione a rischio: teme di essere considerato ancora una volta un untore.

F. Gonin, Renzo e la sua accusatrice

...continuazione del racconto

Renzo rischia il linciaggio della folla
Renzo è sbalordito e tenta di correre verso la donna per farla stare zitta, ma all'udire di quelle urla attorno a lei si raduna in strada una piccola folla: nel frattempo la finestra della casa di don Ferrante si riapre e la donna di prima torna ad affacciarsi, accusando anche lei Renzo di essere un untore, incitando così la folla a catturarlo. Il giovane decide allora di guardare il lato della strada in cui c'è meno gente, correndo subito in quella direzione. Respinge con violenza due uomini che gli sbarrano il passo e si allontana di corsa, inseguito alle spalle dalla folla che lo accusa di essere un untore; il giovane non vede dove poter rifiugarsi e allora, disperato per la situazione, sfodera il suo coltello, invitando chi ha coraggio a farsi avanti.
F. Gonin, Renzo minaccia la folla

...continuazione del racconto

Renzo salta sul carro dei morti

I MONATTI

Erano gli addetti che durante l'epidemia di peste avevano il compito di raccogliere i cadaveri dalle strade o dalle case e portarli alle fosse comuni, oppure di trasportare i malati al lazzaretto e di bruciare i panni infetti: storicamente i monatti furono al servizio del Tribunale di Sanità e venivano reclutati fra uomini che non avevano molto da temere dal contagio, o perché già colpiti dal morbo e perciò immuni, o più spesso in quanto si trattava di criminali attratti dalla prospettiva di arricchirsi depredando i morti e i malati.
Renzo vede con sorpresa che i suoi inseguitori si sono fermati e sembrano guardare spaventati qualcos'altro che arriva dietro di lui: si volta e vede avanzare alle sue spalle dei carri funebri, condotti dai monatti. Renzo pensa così che i carri possano diventare la sua salvezza: rinfodera il coltello, prende la rincorsa verso un carro su cui ha intravisto un po' di spazio tra i cadaveri ammassati, spicca un gran salto e balza su di esso. Uno di questi lo rassicura dicendogli che è come se fosse in chiesa, mentre un altro, per allontanare i popolani che ancora accusano Renzo, afferra un cadavere e minaccia di scagliarlo verso di loro, cosa che induce gli ultimi inseguitori a voltarsi e a scappare di corsa. Renzo ringrazia timidamente i monatti dell'aiuto ricevuto, mentre loro si congratulano con lui credendolo davvero un untore e gli dicono che fa bene a spargere la peste e a sterminare la popolazione di Milano.
F.Gonin, Renzo sul carro

I MONATTI

L'autore propone varie etimologie del loro nome, nessuna davvero convincente; è più probabile che il termine derivi dal milanese monàt, "monaco", come alterazione del significato originario nel senso di "affossatore". A Milano i monatti indossavano abiti rossi che li rendevano immediatamente riconoscibili e portavano al piede un campanello che segnalava la loro presenza, essendo sottoposti al rigido controllo dei commissari di Sanità e dei nobili. Ad un certo punto diventarono i padroni delle strade, approfittando del loro ruolo per arricchirsi: arrivarono al punto di diffondere il contagio per prolungare l'epidemia in quanto loro fonte di guadagno.

R. Guttuso, I monatti

...continuazione del racconto

I monatti conduzono Renzo al lazzaretto
Uno dei monatti porta un fiasco di vino alla bocca e lo porge a Renzo, che declina timidamente l'invito: i monatti osservano così che il giovane sembra impaurito e non ha esattamente l'aria di un untore. Uno dei monatti fa un brindisi alla salute del padrone del vino, il cui corpo giace nel carro più avanti, pensando che il vino spetta loro come compenso delle fatiche compiute. Mentre tutti ridono, il monatto tracanna il vino e poi intonano tutti una canzonaccia volgare, facendo risuonare le loro voci nel silenzio spettrale delle strade, insieme al tintinnio dei campanelli. Renzo, tuttavia, pensando al pericolo corso trova quella musica persino piacevole, ringrazia la Provvidenza per averlo salvato e cerca di individuare il momento più adatto per andarsene, senza che i suoi liberatori facciano troppo schiamazzo col rischio di attirare su di lui l'attenzione di qualche malintenzionato.

...continuazione del racconto

Renzo arriva al lazzaretto
Renzo si guarda intorno e riconosce il luogo in cui passa il carro, ovvero il corso di Porta Orientale da dove era dovuto fuggire in seguito al suo arresto: questo particolare atribuisce al lettore un senso di déja-vu. Quando dopo un po' il carro si ferma, poichè un commissario inizia a discutere con un monatto, il giovane coglie al volo l'occasione per scendere anche lui, non prima di aver ringraziato i monatti per l'aiuto ricevuto. Renzo, intanto, ha percorso buona parte della strada e passa ora di fronte al convento dei cappuccini, raggiungendo il lazzaretto. Già lì, ancor prima di entrare in quel luogo di sofferenza, si vede un'anticipazione delle miserie che deve contenere: ci sono gruppi di malati che entrano nel recinto, altri che siedono privi di forze sulle sponde del fossato che lo costeggia; altri appestati sono in preda al delirio. Renzo si avvicina alla soglia del lazzaretto e resta un attimo lì fermo, come se esitasse a entrare in quello spazio di indicibili sofferenze.

ospedale da campo, Milano 2020

F.Gonin, Lazzaretto Milano, ediz.1840

LUOGO E TEMPO

L'unico luogo in cui si svolge il capitolo è Milano, la principale città lombarda di quel secolo e la sede del governo spagnolo dell'epoca, nonché la capitale dell'omonimo Ducato e uno dei principali centri dell'Italia settentrionale: rappresenta l'unica reale ambientazione urbana di cui l'autore fornisca una descrizione diretta e dettagliata nel corso del romanzo, in cui essa è lo scenario di due importanti episodi narrativi (il primo viaggio di Renzo, in occasione del tumulto per il pane dell'11 novembre 1628, e il secondo viaggio quando la città è sconvolta dalla peste del 1630). Milano è mostrata come una una grande città caotica e tumultuosa, malsana, dominata da una folla disordinata e violenta che si contrappone alla pacifica e quieta popolazione contadina dei piccoli centri. Milano riveste grande importanza anche nell'economia narrativa del romanzo e molte pagine sono dedicate alla sua descrizione, sia per l'effettiva importanza della città fin dai tempi più antichi, sia in quanto luogo in cui l'autore è nato e ha trascorso quasi la sua intera vita, per cui la conoscenza che Manzoni ha di tale ambientazione riflette la sua personale esperienza. Lo scrittore ricostruisce l'ambiente della Milano del Seicento basandosi sulle testimonianze degli storici dell'epoca, che consulta scrupolosamente e non manca di citare all'occasione. Il tempo del racconto è l'agosto 1630.

Antica mappa di Milano (XVI sec.)

SITOGRAFIA

https://www.studocu.com https://promessisposi.weebly.com https://www.socialibri.it https://mydbook.giuntitvp.it