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Don Pino Puglisi
sorbellogiusi
Created on May 10, 2023
Federica Tarda e Leonardo Alia 1G
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Transcript
NEWS PAPER
#0120
Brancaccio, 15 settembre 1993
DON PINO PUGLISI
"Me l'aspettavo." "È difficilissimo morire per un amico, ma morire per dei nemici è ancora più difficile." "A questo può servire parlare di mafia, parlarne spesso, in modo capillare, a scuola: è una battaglia contro la mentalità mafiosa, che è poi qualunque ideologia disposta a svendere la dignità dell' uomo per soldi." Pino Puglisi
Un prete che ha combattuto contro la mafia e le ingiustizie
Indice
01
02
03
Un sacerdote esemplare
Un martire moderno
Un quartiere difficile
04
06
05
La morte e la beatificazione
L'attività con i ragazzi e in parocchia
L'inferno di Brancaccio
07
08
09
Una battaglia contro l'inferno
Il magistero della Chiesa contro le mafie
Convertitevi al vero Dio
Un sacerdote esemplare
Don Puglisi è stato un sacerdote esemplare, dedito specialmente alla pastorale giovanile. Educando i ragazzi secondo il Vangelo vissuto li sottraeva alla malavita e così questa ha cercato di sconfiggerlo uccidendolo. In realtà perchè è lui che ha vinto con Cristo risorto. (Papa Francesco, 26 maggio 2013)
Un martire moderno
Le parole pronunciate da papa Francesco ci introducono alla conoscenza di Pino Puglisi, un uomo coraggioso che, guidato dalla passione per i giovani e per la sua città, ha saputo vivere il Vangelo fino in fondo, con coerenza e amore. La sua morte violenta per mano della mafia non segna la fine di tutto ma, per un cristiano, segna l'inizio di un modo nuovo di accompagnare i passi di pace e di giustizia degli uomini e delle donne della Terra
Un quartiere difficile
Nato a Palermo il 15 settembre 1937, Giuseppe Puglisi diventa prete nel 1960: da allora il suo impegno è prevalentemente rivolto alla promozione e alla formazione dei giovani. Il 29 settembre 1990 viene nominato parroco a San Gaetano, nel quartiere Brancaccio di Palermo, controllato dalla criminalità organizzata dei fratelli Graviano, capi-mafia legati alla famiglia del boss Leoluca Bagarella. È un ambiente difficile, dove il degrado urbano lascia spazio all'insoddisfazione, alla povertà, alla costante tentazione di scegliere la via facile della criminalità e della logica mafiosa per ottenere protezione e denaro.
L'attività con i ragazzi e in parocchia
Per molti ragazzi i mafiosi rappresentano un modello, talvolta degli idoli, suscitando ammirazione e desiderio di emulazione. Don Pino propone modelli alternativi di vita e di umanità, denunciando con coraggio dalla chiesa e dalla piazza della chiesa i reati commessi dalla mafia, contrari alla logica del Vangelo e della fede cristiana.
La morte e la beatificazione
È il 15 settembre 1993 quando don Pino viene ucciso con diversi colpi sparati alla nuca; le sue ultime parole, accompagnate da un sorriso, sono: «me lo aspettavo». È il giorno del suo compleanno: aveva appena compiuto 56 anni. Il suo corpo è sepolto nel Duomo di Palermo perché molti possano imparare dal suo insegnamento: la Chiesa, infatti, lo ha riconosciuto come martire, il primo martire ucciso dalla mafia. Don Giuseppe Puglisi è ricordato ogni anno il 21 marzo nella Giornata della Memoria e dell'Impegno di Libera, la rete di associazioni contro le mafie, che il primo giorno di primavera legge il lungo elenco dei nomi delle vittime innocenti di mafia.
L'inferno di Brancaccio
Don Pino Puglisi è stato il professore di religione dello scrittore Alessandro D’Avenia che a lui ha dedicato il suo libro Ciò che inferno non è. Dalle pagine di questo testo emerge la descrizione del quartiere Brancaccio a Palermo nel 1993, dove don Pino ha offerto ai giovani un modello possibile di vita autentica
La descrizione di Brancaccio dal libro "Ciò che inferno non è"
Inferno è la consapevolezza fredda della disperazione altrui. Inferno è farla pagare agli altri perché sentano il sapore amaro che mastichiamo [...]. Inferno è Caterina che si è lanciata dal decimo piano con un ombrello in mano, perché all’inferno non voleva più starci e sperava che un angelo l’afferrasse prima dell’asfalto. Inferno è l’amore possibile ma mai inaugurato. Inferno è odiare la verità, perché amarla ti costerebbe la vita [...]. Inferno è non vedere più l’inferno – in questa città dove governano due demoni, miseria e ignoranza [...] l’inferno esiste ed è pieno. Non è al di là, ma al di qua, con mappe e indirizzi.
Persino il nome sembra il dispregiativo di una parola di per sé rapace: “branco” – è luogo dell’inferno: inferno sono gli enormi palazzi di cemento, alveari screpolati e abbandonati dalla bellezza, che fanno di cemento l’anima di chi li abita [...]. L’inferno è fame mai soddisfatta di pane e di parole. Inferno è un bambino sfregiato da fuori verso dentro, dalla pelle fino al cuore [...]. Inferno è Maria, madre a sedici anni, prostituta a ventidue. Inferno è Salvatore, che ha poco pane per i figli e per la vergogna quel poco se lo beve [...]. Inferno sono vie senza alberi e scuole e panchine su cui parlare. Inferno sono strade da cui non si vedono le stelle, perché non è concesso alzare gli occhi. Inferno è una famiglia che decide chi e che cosa sarai.
(adattamento da A. D’Avenia, Ciò che inferno non è, Mondadori 2016)
Una battaglia contro l'inferno
«L'inferno è il posto in cui lo spazio per i desideri è già tutto occupato» scrive D'Avenia nel suo libro. Eppure l'inferno si può sconfiggere, non è imbattibile, non è un accidente che ti capita e contro cui non puoi fare niente perché l'amore lo distrugge:«Togli l'amore e avrai l'inferno, mi dicevi, don Pino. Metti l'amore e avrai ciò che inferno non è. L'amore è difendere la vita dalla morte. Ogni tipo di morte». È questa la scommessa di don Pino, una sommessa vincente nonostante le apparenze, perché alla fine l'amore trionferà, perché senza amore non solo la città, ma il cuore dell'uomo inaridisce. Per questo la mafia con la sua logica della violenza non vincerà.
IL MAGISTERO DELLA CHIESA CONTRO LE MAFIE
Negli ultimi decenni anche la Chiesa e il suo magistero hanno preso posizioni molto dure nei confronti delle mafie, fino a proporre la scomunica per i mafiosi, come fece Giovanni Paolo II. Alle parole sono seguite anche alcune azioni e segni che hanno rotto tradizioni antichissime che coinvolgevano le stesse celebrazioni religiose: processioni dedicate alla Madonna o ad alcuni santi che non sono state tenute per evitare che le persone si fermassero in segno di omaggio di fronte alle case dei boss mafiosi. Si tratta di segnali per dire che chi è cristiano non può seguire logiche e metodi mafiosi, come sostiene papa Francesco.
Convertitevi al vero Dio
Non si può credere in Dio ed essere mafiosi. Chi è mafioso non vive da cristiano, perché bestemmia con la vita il nome di Dio-amore. Oggi abbiamo bisogno di uomini e di donne di amore, non di uomini e donne di onore; di servizio, non di sopraffazione. Abbiamo bisogno di camminare insieme, non di rincorrere il potere. Se la litania mafiosa è: «Tu non sai chi sono io», quella cristiana è: «Io ho bisogno di te». Se la minaccia mafiosa è: «Tu me la pagherai», la preghiera cristiana è: «Signore, aiutami ad amare». Perciò ai mafiosi dico: cambiate, fratelli e sorelle! Smettete di pensare a voi stessi e ai vostri soldi. Tu sai, voi sapete, che «il sudario non ha tasche». Voi non potrete portare niente con voi. Convertitevi al vero Dio di Gesù Cristo, cari fratelli e sorelle! Io dico a voi, mafiosi: se non fate questo, la vostra stessa vita andrà persa e sarà la peggiore delle sconfitte. (dall’omelia della messa celebrata da papa Francesco a Palermo il 15 settembre 2018, in occasione del XXV anniversario della morte di don Pino Puglisi)
grazie per l'attenzione
Leonardo Alia e Federica Tarda 1G