SIGFRIDO IL CANTO DEI NIBELUNGHI
Sigfrido (conosciuto anche come Sigurd, in norreno Sigurðr, in tedesco Siegfried) è un eroe epico della mitologia norrena e germanica. Le sue gesta sono raccontate in numerose opere, in particolare nella Saga dei Völsungar norrena e nel poema epico medievale tedesco Nibelungenlied (in italiano Il canto dei Nibelunghi), entrambi scritti nel XIII secolo. Da questi racconti sono state tratte note opere moderne come L'anello del Nibelungo di Richard Wagner.
NibelunghiIl poema epico I Nibelunghi, o Canzone dei Nibelunghi (Nibelungenlied), venne composto nel primo decennio del sec. XIII. L'autore, probabilmente un nobile laico di Passavia, ha saputo ridurre a narrazione unitaria i vari canti eroici antichi, le varie versioni e stratificazioni che la saga nibelungica aveva conosciuto. Il poema è scritto in lingua medio alto tedesca ed è suddiviso in 39 canti (aventiuren) per un totale di 2379 quartine di versi lunghi a rima baciata. Il testo è trasmesso da numerosi manoscritti che fanno capo a tre principali, tutti del sec. XIII.
Alla fin fine, ogni Eroe ha il suo punto debole. Ogni Achille, il suo tallone. Va da sé che, se non l'avesse, sarebbe un dio al cento per cento: non sarebbe in niente e per niente «umano».
Sigfrido, come tutti gli Eroi, è un dio imperfetto – un dio mortale, un dio vinto dal suo Nemico. Da quel Nemico che lui credeva d’aver ucciso, uccidendo il Drago.
Di questa sua imperfezione una traccia è rimasta nei nostri cieli. Mentre il resto del suo Corpo divino e immortale è invisibile al nostro sguardo (tutto ciò che è «divino» è al di là dei nostri cieli sensibili), la sua Spalla vulnerabile, quella sì la possiamo vedere. Di Sigfrido a noi è dato «vedere» solo l’Omero che vacillò, solo Orione che s’inclinò sotto quel certo peso di quella certa cesta in cui, nella discesa, portava quaggiù gli Otto Semi del Racconto.
Sigfrido uccide il drago e si bagna nel suo sangue, che lo rende invulnerabile, tranne che in un punto dove si è posata una foglia di tiglio. Sigfrido, con l’anello, sale sul monte circondato di fiamme per svegliare Brunilde, ma Odino in persona cerca di fermarlo. L’eroe però supera il signore degli dei, sveglia Brunilde e la ama, donando a lei l’anello. I due sono così legati da un destino di morte.
Lo sfondo storico-letterario e le fontiNibelunghi vennero chiamati, fin dall'età barbarica, ora i principi burgundi ora i possessori di un mitico tesoro. La saga nibelungica, la principale e la più complessa delle saghe germaniche, s'impernia da un lato su un evento storico, l'eccidio dei capi burgundi avvenuto nel 437 a opera degli unni, e dall'altro sul racconto favoloso delle gesta di Sigfrido, uccisore del drago Fafnir e conquistatore del tesoro. Nel processo di fusione delle varie leggende, che si operò nella Germania meridionale, esercitarono un notevole influsso le varianti ostrogotiche di alcune saghe, in cui per esempio Attila (Etzel nel poema) e Teodorico (Dietrich) vi appaiono eroi magnanimi e non spietati devastatori. La vicenda si dispone attorno alla malvagia Crimilde, l'artefice dell'eccidio dei burgundi.
Proprio in quel punto della spalla fu scagliata la freccia che lo uccise.
Quando apprese dell’inganno del filtro, Brunilde, non reggendo al dolore e al rimorso, si lanciò con il cavallo sulla pira che Crimilde aveva fatto innalzare per adagiare il cadavere dell’eroe, e vi trovò la morte.
Le fiamme si alzarono e raggiunsero il Walhalla, la residenza degli Dei.
Odino l’accolse a braccia aperte, e qui gli spiriti dei due amanti vissero uniti e per sempre.”
Sigfrido il canto dei nibelunghi
Dupir Andreeaukfghvbv
Created on May 7, 2023
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SIGFRIDO IL CANTO DEI NIBELUNGHI
Sigfrido (conosciuto anche come Sigurd, in norreno Sigurðr, in tedesco Siegfried) è un eroe epico della mitologia norrena e germanica. Le sue gesta sono raccontate in numerose opere, in particolare nella Saga dei Völsungar norrena e nel poema epico medievale tedesco Nibelungenlied (in italiano Il canto dei Nibelunghi), entrambi scritti nel XIII secolo. Da questi racconti sono state tratte note opere moderne come L'anello del Nibelungo di Richard Wagner.
NibelunghiIl poema epico I Nibelunghi, o Canzone dei Nibelunghi (Nibelungenlied), venne composto nel primo decennio del sec. XIII. L'autore, probabilmente un nobile laico di Passavia, ha saputo ridurre a narrazione unitaria i vari canti eroici antichi, le varie versioni e stratificazioni che la saga nibelungica aveva conosciuto. Il poema è scritto in lingua medio alto tedesca ed è suddiviso in 39 canti (aventiuren) per un totale di 2379 quartine di versi lunghi a rima baciata. Il testo è trasmesso da numerosi manoscritti che fanno capo a tre principali, tutti del sec. XIII.
Alla fin fine, ogni Eroe ha il suo punto debole. Ogni Achille, il suo tallone. Va da sé che, se non l'avesse, sarebbe un dio al cento per cento: non sarebbe in niente e per niente «umano».
Sigfrido, come tutti gli Eroi, è un dio imperfetto – un dio mortale, un dio vinto dal suo Nemico. Da quel Nemico che lui credeva d’aver ucciso, uccidendo il Drago. Di questa sua imperfezione una traccia è rimasta nei nostri cieli. Mentre il resto del suo Corpo divino e immortale è invisibile al nostro sguardo (tutto ciò che è «divino» è al di là dei nostri cieli sensibili), la sua Spalla vulnerabile, quella sì la possiamo vedere. Di Sigfrido a noi è dato «vedere» solo l’Omero che vacillò, solo Orione che s’inclinò sotto quel certo peso di quella certa cesta in cui, nella discesa, portava quaggiù gli Otto Semi del Racconto.
Sigfrido uccide il drago e si bagna nel suo sangue, che lo rende invulnerabile, tranne che in un punto dove si è posata una foglia di tiglio. Sigfrido, con l’anello, sale sul monte circondato di fiamme per svegliare Brunilde, ma Odino in persona cerca di fermarlo. L’eroe però supera il signore degli dei, sveglia Brunilde e la ama, donando a lei l’anello. I due sono così legati da un destino di morte.
Lo sfondo storico-letterario e le fontiNibelunghi vennero chiamati, fin dall'età barbarica, ora i principi burgundi ora i possessori di un mitico tesoro. La saga nibelungica, la principale e la più complessa delle saghe germaniche, s'impernia da un lato su un evento storico, l'eccidio dei capi burgundi avvenuto nel 437 a opera degli unni, e dall'altro sul racconto favoloso delle gesta di Sigfrido, uccisore del drago Fafnir e conquistatore del tesoro. Nel processo di fusione delle varie leggende, che si operò nella Germania meridionale, esercitarono un notevole influsso le varianti ostrogotiche di alcune saghe, in cui per esempio Attila (Etzel nel poema) e Teodorico (Dietrich) vi appaiono eroi magnanimi e non spietati devastatori. La vicenda si dispone attorno alla malvagia Crimilde, l'artefice dell'eccidio dei burgundi.
Proprio in quel punto della spalla fu scagliata la freccia che lo uccise. Quando apprese dell’inganno del filtro, Brunilde, non reggendo al dolore e al rimorso, si lanciò con il cavallo sulla pira che Crimilde aveva fatto innalzare per adagiare il cadavere dell’eroe, e vi trovò la morte. Le fiamme si alzarono e raggiunsero il Walhalla, la residenza degli Dei. Odino l’accolse a braccia aperte, e qui gli spiriti dei due amanti vissero uniti e per sempre.”