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Petrarca e Laura

Mattia Tonin

Created on May 4, 2023

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Transcript

Francesco Petrarca e l'amore per Laura

Tonin Mattia

LA VITA DI PETRARCA

1342

1370-1374

1327

1348

1304

Nasce ad Arezzo

Prima stesura de Il Canzoniere

Si stabilisce sui colli Euganei Muore ad Arquà.

Ad Avignone incontra per l prima volta Laura. Prende gli ordini minori.

Laura muore di peste

Arquà Petrarca

Petrarca amò una donna attraverso la poesia e la poesia attraverso una donna; a suo modo. Ognuno, del resto, ama come può.

AMORE O VERITA'?

Amore o verità?

Nonostante le opere di Petrarca dedicate all'amore per Laura e alla sua evoluzione nel tempo, ad oggi non si sa ancora se effettivamente tra i due vi sia stato questo grande amore e se sia stato frutto della fantasia dell'autore

il canzoniere

sonetti IN VITA

317 sonetti

sonetti IN MORTE

il canzoniere 366 componimenti

29 canzoni

3 sonetti importanti

Voi ch'ascoltate in rime sparse il suono

Erano i capei d'oro a l'aura sparsi

Zephiro torna, e'l bel tempo rimena

Rime in vita

apertura

Rime in morte

voi ch'ascoltate in rime sparse il suono

composto tra il 1345 e il 1350

Voi che ascoltate in queste poesie sparse il suono di quei sospiri dei quali io nutrivo il cuore nel tempo della mia illusione giovanile quando ero in parte un uomo diverso da quello che sono adesso, ovunque sia qualcuno che per esperienza conosca l’amore, spero di trovare pietà, oltre che perdono, dello stile mutevole in cui io piango e ragiono fra le inutili speranze e l’inutile dolore. Ma ora vedo bene che per molto tempo fui per tutta la gente motivo di chiacchiere, per cui spesso mi vergogno di me stesso fra me e me; e il risultato della mia illusione è la vergogna, e il pentirsi, e il capire chiaramente che tutto ciò che piace al mondo è fuggevole illusione.

Voi ch’ascoltate in rime sparse il suono di quei sospiri ond’io nudriva ‘l core in sul mio primo giovenile errore quand’era in parte altr’uom da quel ch’i’ sono, 4 del vario stile in ch’io piango et ragiono fra le vane speranze e ‘l van dolore, ove sia chi per prova intenda amore, spero trovar pietà, nonché perdono. 8 Ma ben veggio or sì come al popol tutto favola fui gran tempo, onde sovente di me medesmo meco mi vergogno; 11 et del mio vaneggiar vergogna è ‘l frutto, e ‘l pentersi, e ‘l conoscer chiaramente che quanto piace al mondo è breve sogno. 14

commento : vOI CH'ASCOLTATE IN RIME SPARSE IL SUONO

Con Voi ch’ascoltate in rime sparse il suono, Petrarca si rivolge ai propri lettori (il «Voi» del v. 1) per spiegare che stanno per leggere una raccolta di «rime sparse», cioè non riunite in maniera organica, relative alla sua vita. Al v. 3 il termine «errore» acquisisce un significato simbolico: allude al dolore e allo smarrimento dovuto all’amore per Laura. Le prime due quartine fanno riferimento all’età giovanile, quella dell’errore (l’illusione amorosa), mentre le terzine alla fase in cui egli ha maturato la consapevolezza del suo errore, di cui prova vergogna e pentimento. Questa divisione rispecchia anche quella interna all’intero libro, tra le rime in vita di Laura (caratterizzate dal racconto della passione nei suoi confronti) e quelle in morte di Laura (caratterizzate appunto dalla presa di coscienza del proprio errore giovanile).

erano i capei d'oro a l'aura sparsi - rIME IN VITA-

composto tra il 1339 e il 1347

I capelli biondi come l’oro erano sparsi al vento che li avvolgeva in mille dolci nodi, e l’incantevole luminosità di quei begli occhi, che ora ne sono così privi, ardeva in modo eccezionale; e mi pareva – non so se in realtà o per mia illusione – che il viso assumesse un’espressione di compassione per me: perché meravigliarsi se io, che avevo nel petto la predisposizione ad amare, bruciai immediatamente d’amore per lei? Il suo modo di camminare non era quello di una creatura mortale, ma di un essere angelico; e le sue parole risuonavano in maniera diversa da una semplice voce umana: uno spirito del cielo, un sole vivo fu quello che io vidi: e se ora non fosse più così, la mia ferita non guarisce per quanto si allenti l’arco.

Erano i capei d’oro a l’aura sparsi che ‘n mille dolci nodi gli avolgea, e ‘l vago lume oltra misura ardea di quei begli occhi, ch’or ne son sì scarsi; 4 e ‘l viso di pietosi color’ farsi, non so se vero o falso, mi parea: i’ che l’esca amorosa al petto avea, qual meraviglia se di sùbito arsi? 8 Non era l’andar suo cosa mortale, ma d’angelica forma; e le parole sonavan altro, che pur voce humana. 11 Uno spirto celeste, un vivo sole fu quel ch’i’ vidi: e se non fosse or tale, piagha per allentar d’arco non sana. 14

commento: erano i capei d'oro a l'aura sparsi

Appartiene alla prima parte della raccolta, quella delle “rime in vita” di Laura, la donna amata dal poeta che, con la sua morte, provoca in lui un tormento esistenziale ma anche la spinta a un ravvedimento morale e spirituale. Infatti, come spiega il sonetto d’apertura della raccolta, il poeta per anni è stato completamente distratto dall’errore (la passione amorosa) ma, dopo la morte della donna, egli supera l’esperienza amorosa nella prospettiva cristiana, attraverso il pentimento e la consapevolezza che i beni e le vicende terrene sono brevi e illusorie. La datazione è incerta; sono passati molti anni dal primo incontro con Laura, ma l’amore del poeta per lei è rimasto immutato, nonostante il tempo abbia influito sulla bellezza fisica della donna. Il sonetto presenta uno schema di rime incrociate nelle quartine (ABBA, ABBA) e ripetute nelle terzine (CDE, CDE).

commento: erano i capei d'oro a l'aura sparsi

Il sonetto ha per tema l’innamoramento del poeta per Laura ed egli rievoca la sua bellezza attraverso alcuni particolari: - i capelli mossi dal vento, - lo sguardo luminoso - l’espressione compassionevole, - il suo modo di camminare - il suono della sua voce, che paragona a quelli di una creatura angelica e non umana, tanto che il poeta afferma di aver visto un «vivo sole» (v. 12). Parla poi dell' aspetto fisico di Laura (v. 4) e Petrarca ipotizza che il tempo ha lasciato i suoi segni su di lei; nonostante questo, però, il suo amore per la donna rimane immutato e la ferita provocata da questo sentimento non guarisce nonostante lei non sia la stessa di prima, così come non guarisce la ferita provocata da una freccia, per quanto la corda dell’arco che l’ha scagliata si allenti.

zephiro torna e'l bel tempo rimena

Zefiro, il vento che preannuncia la primavera, torna e riporta il bel tempo, i fiori e le tenere erbette che sono il seguito (famiglia) della bella stagione, il garrire della rondine (Progne¹) e il canto dolce e lamentoso dell’usignolo (Philomena²), e la primavera dai colori bianchi e rossi. I prati diventano rigogliosi e il cielo torna a essere sereno; il pianeta Giove è contento di rivedere il pianeta Venere (secondo il mito, Venere era figlia di Giove), che nella stagione primaverile si trova nelle sue vicinanze e diventa più luminoso; l’aria, l’acqua e la terra sono pieni d’amore; ogni essere vivente (animal) si ripropone (si riconsiglia) di dedicarsi all’amore. Ma per me, infelice, tornano i dolorosi sospiri, che dal profondo dell’animo mi suscita colei che morendo ha portato con sé in cielo le chiavi del mio cuore; e il canto degli uccellini, e le pianure in fiore, e gli atteggiamenti soavi delle donne di armoniosa e composta bellezza (honeste) sono per me come un deserto e come bestie (fere) crudeli e selvagge.

composto tra il 1339 e il 1347

Zephiro torna, e ’l bel tempo rimena, e i fiori et l’erbe, sua dolce famiglia, et garrir Progne et pianger Philomena, et primavera candida et vermiglia. Ridono i prati, e ’l ciel si rasserena; Giove s’allegra di mirar sua figlia; l’aria et l’acqua et la terra è d’amor piena; ogni animal d’amar si riconsiglia. Ma per me, lasso, tornano i piú gravi sospiri, che del cor profondo tragge quella ch’al ciel se ne portò le chiavi; et cantar augelletti, et fiorir piagge, e ’n belle donne honeste atti soavi sono un deserto, et fere aspre et selvagge.

commento: zephiro torna e'l bel tempo rimena

Con il ritorno della primavera, la natura rivive e si dispone all’amore. Petrarca invece si sente malinconico, perché proprio in quella stagione è morta Laura, la donna amata. Per questo il paesaggio primaverile, spettacolare e seducente, anziché consolarlo accentua la sua infelicità: la natura che si risveglia, con tutto il suo incanto, gli sembra solo un desolato deserto. Il contrasto tra la realtà esterna (gioiosa) e lo stato d’animo del poeta (infelice) è reso dalle parole, dalle immagini e anche dalla struttura del componimento, articolato in due parti contrapposte. Nelle prime due strofe il poeta descrive l’arrivo gioioso della primavera; invece nelle due terzine esprime la sua malinconia. Tutti i particolari descritti nelle due quartine (fiori, uccelli, prati, belle donne) non dicono più nulla all’animo del poeta, ma ne accrescono la disperazione, fino a diventare il contrario di ciò che in realtà sono (un deserto).

commento: zephiro torna e'l bel tempo rimena

Il ritmo, le rime e la scelta lessicale si adeguano al tono delle diverse strofe. Nelle prime due strofe, in cui il poeta descrive l’arrivo gioioso della primavera, si affollano i colori, i suoni e gli avvenimenti; qui il ritmo dei versi è agile e vivace e le rime hanno un suono dolce e delicato. Nelle due terzine, invece, in cui il poeta esprime la sua mestizia, il ritmo si fa più lento e pacato e le rime hanno un suono più aspro e cupo.

THANKS!

TONIN MATTIA

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TONIN MATTIA

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