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Il dibattito sugli indios

ivanamanca06

Created on May 3, 2023

Presentazione di educazione civica di Alessio Ghisu, Giovanni Marras, Ivana Manca, Gabriele Sanna e Vittoria Sanna

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Transcript

Il dibattito sugli Indios

Classe 3^A - Liceo scientifico Bosa

Angelo Ghisu, Ivana Manca, Giovanni Marras, Gabriele Sanna eVittoria Sanna

Emanate le "Nuove leggi" da Carlo V decretarono la fine della schiavitù degli indios e la loro trasformazione in sudditi

Michel de Montaigne nei suoi Saggi polemizzò contro la convinzione degli europei di essere portatori di una morale universalmente valida e superiore agli altri popoli

Time line

1542

1580

1540

1550

Prima condanna della brutalità con cui veniva portata avanti l'evangelizzazione degli amerindi

Las Casas ingaggiò un dibattito teologico con il filosofo e teologo Juan Cinés de Sepúlveda

Le prime voci di condanna della violenza

Nei decenni immediatamente successivi alla scoperta del Nuovo mondo, la violenza materiale e psicologica esercitata dai religiosi sulle popolazioni locali non era stata inferiore a quella degli encomenderos laici. Nonostante ciò, fu proprio in ambito religioso che, intorno al 1540, si levò la prima condanna della brutalità con cui veniva portata avanti l'evangelizzazione degli amerindi: accettando e applicando i metodi dei conquistadores, si finiva per tradire il messaggio di amore cristiano sul quale il processo di conversione avrebbe dovuto basarsi.

La figura e l'operato di Las Casas

Un ruolo fondamentale in tal senso fu svolto da Bartolomé de Las Casas (1484-1566), il quale, prima di entrare nell'ordine dei domenicani, era stato un encomendero. Nel 1514 una profonda crisi lo aveva spinto a rifiutare le regole del mondo di cui aveva fatto parte fino a quel momento: aveva rinunciato così alla sua encomienda per dedicare il resto della vita a contestare l'inumanità del governo spagnolo delle Indie e a difendere le popolazioni native dalla violenza dei colonizzatori. Nella sua Brevissima relazione sulla distruzione delle Indie e in altre opere egli offrì una drammatica e puntuale denuncia dei modi della colonizzazione spagnola. Fu proprio in seguito agli scritti di Las Casas che le "Nuove leggi" emanate nel 1542 dal re e imperatore Carlo V decretarono, tra le altre cose, la fine della schiavitù degli indios e la loro trasformazione in sudditi del re di Spagna. Tuttavia esse furono ampiamente disattese a causa dell'opposizione degli encomenderos e dello stesso clero.

Las Casas contro de Sepùlveda

Qualche anno più tardi, nel 1550, Las Casas, ritornato in Spagna dopo avere ricoperto per qualche tempo lincarico di vescovo di Chiapas plessico), ingaggiò, in quella che è nota come la disputa di Valladolid, un dibattito teologico con il filosofo e teologo Juan Cinés de Sepúlveda (1490-1573), di cui contesta le opinioni. Questi sosteneva infatti il principio dell'inferiorità spirituale degli indios rispetto agli spagnoli e, di conseguenza, il diritto di questi ultimi di trattare i primi con efferata violenza. Secondo il teologo, compito dei colonizzatori europei era quello di rendere umano, attraverso una rigida pedagogia che ammetteva ogni forma di maltrattamento, quel mondo di individui considerati alla stregua di servi e barbari. Alle posizioni di Sepúlveda, Las Casas contrappose attenzione cristiana per l'uomo, negando ogni valore pedagogico alla violenza e riconoscendo al contrario la piena umanità degli indios.

La posizione di de Montaigne

Sul finire del XVI secolo, prendendo spunto dalle tesi di Las Casas, intervenne sulla questione anche il filosofo francese Michel de Montaigne (1533-1592). Animato da uno spirito profondamente umanitario, nei suoi Saggi (1580) egli polemizzò contro la convinzione degli europei di essere portatori di una morale universalmente valida e, soprattutto, superiore a quella degli altri popoli. Con un atteggiamento che oggi definiremmo di "relativismo culturale", che ancora ai nostri giorni ci coinvolge in modo diretto, Montaigne sostenne la necessità di riconoscere pari dignità a tutte le culture, senza innalzare quella cristiano-europea che peraltro agli "incontaminati" indios si era mostrata soprattutto con il proprio volto intollerante e violento a unico e insindacabile metro di giudizio.

Dibattito sugli indios

Bartolomé de Las Casas

Michel de Montaigne

Juan Ginés de Sepùlveda

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I dubbi teologici derivati dalla scoperta dell'America

La scoperta di un nuovo continente popolato da genti diverse pose comunque alla stessa cultura cristiana europea quesiti che ne minavano pericolosamente le fondamenta. La Bibbia, il libro sacro del cristianesimo, non parlava dell'America, né prevedeva che potesse essere abitata da qualcuno. Nell'Antico testamento si narra infatti che, una volta terminato il Diluvio universale, la discendenza dell'arca di Noè e gli animali da lui salvati si disseminarono nei tre continenti che gli europei conoscevano prima della scoperta di Colombo: Europa, Asia e Africa. Quindi si chiedevano chi fossero gli americani e da dove arrivavano gli animali che popolavano il Nuovo mondo e perchè il racconto biblico non ne parlava.

Le diverse teorie sulle origini degli americani

Qualcuno individuò negli indios la discendenza dalle dieci tribù d'Israele che, dopo essere state deportate in Mesopotamia, avevano attraversato Eufrate dirigendosi a oriente., di lì si diceva sarebbero giunte nel nuovo mondo mutando lingua, abitudini e costumi. Altri sostennero invece di riconoscere negli americani i discendenti degli atlantidi, gli abitanti della mitica isola di cui tanti autori iell'antichità avevano narrato la devastante catastrofe e il successivo inabissamento. Nonostante queste interpretazioni, la scoperta dell'America mise per la prima volta in discussione la Bibbia, poiché costituì un enigma che ne evidenziava in maniera chiara l'incompletezza.

Le vere origini

Un antichissimo popolamento delle Americhe passando dall'Asia del Nord, attraverso quello che è oggi lo stretto di Bering e che allora, era un immenso corridoio di ghiaccio. Da quella che è adesso l'Alaska, gli antichi migranti asiatici erano discesi fino alla Terra del fuoco, insediandosi a gruppi lungo il cammino e differenziandosi nella varietà di culture che i colonizzatori trovarono nel Nuovo mondo.

Approfondimento

"Ognuno chiama barbarie quello che non è nei suoi usi" con questa frase il filosofo francese Michel de Montaigne, denunciò l'orientamento etnocentrico con cui gli europei trattavano le culture del Nuovo mondo. Anche oggi atteggiamenti etnocentrici emergono con frequenza di fronte a persone di cultura diversa dalla nostra, e spesso favoriscono posizioni razziste che si traducono in atti di effettiva discriminazione. Pregiudizi di matrice culturale spesso colpiscono le persone di origine non italiana residenti nel nostro paese, esplicitandosi in discriminazioni e disuguaglianze di trattamento e di opportunità. Si dovrebbero attuare strategie per promuovere una società inclusiva e aperta alle differenze culturali, interpretate non come un rischio ma come una ricchezza per la convivenza, secondo quanto proposto dall'obiettivo 10 dell'Agenda 2030 dell'ONU. A nostro avviso affinchè finalmente si cambi prospettiva si dovrebbe partire dalla scuola per riconoscere pari dignità e valore a tutte le culture.

Grazie per l'attenzione