La Schiavitù
La Schiavitù
Secondo Seneca
Secondo Seneca
Indice
Indice
Riassunto
Campo semantico
Versione
Analisi
Versione - Lettera a Lucilio (estratto)
Versione - Lettera a Lucilio (estratto)
Latino
Italiano
“Sono servi”. O meglio uomini. “Sono servi”. O meglio compagni “Sono servi”. O meglio umili amici. “Sono servi”. O meglio compagni di schiavitù, infatti la variabilità della fortuna ha l’arbitrio verso l’uno e l’altro. Perciò derido, coloro che pensano che cenare con i servi sia vergognoso: l’arroganza circonda il padrone che cena con una schiera di schiavi che stanno in piedi. Mentre egli si riempie di cibo con grande avidità, ai servi infelici non è nemmeno lecito muovere le labbra; egli con la verga punisce ogni mormorio ed anche i rumori accidentali, la tosse, gli starnuti, il singhiozzo, di notte rimangono ferme tutte le cose del digiuno e del silenzio, così parlano male del loro padrone ai quali non è lecito parlare davanti a lui. Ma coloro, ai quali era concesso di parlare apertamente, non soltanto in presenza del padrone, ma anche con i padroni stessi erano pronti a porgere il collo ( offrire la vita) per loro, per evitare pericolo imminente alla sua testa: avevano conversazioni durante i banchetti, ma stavano zitti quando erano torturati. In seguito l’arroganza ha prodotto il proverbio: “ Tanti quanti schiavi sono nemici”: non abbiamo servi che sono nemici, ma (li) facciamo.
"Servi sunt". Immo homines. "Servi sunt". Immo contubernales. "Servi sunt". Immo humiles amici. "Servi sunt". Immo conservi, nam fortunae inconstantia arbitrium in utrosque habet. Itaque rideo eos, qui turpe existimant cum servo suo cenare: superba consuetudo domino cenanti circumdedit turmam stantium servorum. Dum is ingenti aviditate cibis se ingurgitat, infelicibus servis ne labra quidem movere licet. Virga murmur omne, et etiam fortuita, tussim, sternumenta, singultum punit; nocte tota ieiuni mutique perstant. Sic de domino suo male dicunt ii, quibus coram domino verba facere non licet. At ii, quibus non tantum coram domino, sed cum dominis erat colloquium, parati erant pro domino porrigere cervivem, periculum imminens in caput summ avertere: in conviviis colloquium habebant, sed in tormentis tacebant. Deinde adrogantia proverbium effecit: "Totidem hostes sunt quot servi": non habemus servos hostes, sed facimus.
Riassunto - Lettera a Lucillo
Riassunto - Lettera a Lucilio
Lettera a Lucilio
Riassunto e Riflessioni
Seneca, nella famosa lettera a Lucilio, affronta il tema della schiavitù. Egli si rivolge all'amico perchè ha sentito che tratta familiarmente i suoi schiavi. Lo fa rivolgendosi ad un interlocutore immaginario. In sostanza lo invita a continuare perchè gli schiavi sono uomini. Egli disapprova coloro che considerano disdicevole cenare con gli schiavi, chi mangia con ingordigia, mentre ai poveri schiavi non è permesso parlare e vengono colpiti con una verga per ogni piccolo rumore volontario o involontario. Essi non possono parlare, sebbene siano pronti a dare la loro vita per il padrone.
Seneca e la Schiavitù
Seneca e la Schiavitù
Modernità del pensiero di Seneca
Cos'é
Forme di schiavitù nell'antichità
Pensiero sulla schiavitù
Liberi
Origini
Schiavitù
contesto storico/sociale
Seneca
Schiavitù nel mondo romano
Schiavitù moderna
Analisi
Analisi
Elementi morfo-sintattici
"Servi sunt". Immo homines. "Servi sunt". Immo contubernales. "Servi sunt". Immo humiles amici. "Servi sunt". Immo conservi, nam fortunae inconstantia arbitrium in utrosque habet. Itaque rideo eos, qui turpe existimant cum servo suo cenare: superba consuetudo domino cenanti circumdedit turmam stantium servorum.
Dum is ingenti aviditate cibis se ingurgitat, infelicibus servis ne labra quidem movere licet. Virga murmur omne, et etiam fortuita, tussim, sternumenta, singultum punit; nocte tota ieiuni mutique perstant. Sic de domino suo male dicunt ii, quibus coram domino verba facere non licet.
At ii, quibus non tantum coram domino, sed cum dominis erat colloquium, parati erant pro domino porrigere cervivem, periculum imminens in caput summ avertere: in conviviis colloquium habebant, sed in tormentis tacebant. Deinde adrogantia proverbium effecit: "Totidem hostes sunt quot servi": non habemus servos hostes, sed facimus.
- Sottointeso SUNT
- enclitica
- Pronome personale di 3 pers.
- Pronome relativo
- Complemento di compagnia
- participio presente
- pronome dimostrativo
- complemento di modo
- Principale negativa
- soggetto (is) sottointeso
- Subordinata relativa
- complemento di luogo figurato
- Subordinata temporale
- Complemento di tempo determinato
Campo Semantico
Campo Semantico
Amicus,i
Secondo Seneca
Homo,inis
Contubernalis,is
Comes,itis
Servus,i
Hostis,is
Secondo il padrone
Turpis,e
Nell'antichità
Animal,is
Res,rei
Campo Semantico
Campo Semantico
Dominus,i
Valetudo,inis
Tussis,is
Singultus,us
Convivium,ii
Tormentum,i
Sternumentum,i
Gruppo C
Rebecca Anna Borisov (analista) Angelica Spagnolo (grafico) Luca Timoncini (scrittore) Classe 1AS Liceo Scientifico "Rambaldi Valeriani" Maggio 2023
La schiavitù secondo Seneca
ANGELICA SPAGNOLO
Created on April 27, 2023
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Versione - Lettera a Lucilio (estratto)
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“Sono servi”. O meglio uomini. “Sono servi”. O meglio compagni “Sono servi”. O meglio umili amici. “Sono servi”. O meglio compagni di schiavitù, infatti la variabilità della fortuna ha l’arbitrio verso l’uno e l’altro. Perciò derido, coloro che pensano che cenare con i servi sia vergognoso: l’arroganza circonda il padrone che cena con una schiera di schiavi che stanno in piedi. Mentre egli si riempie di cibo con grande avidità, ai servi infelici non è nemmeno lecito muovere le labbra; egli con la verga punisce ogni mormorio ed anche i rumori accidentali, la tosse, gli starnuti, il singhiozzo, di notte rimangono ferme tutte le cose del digiuno e del silenzio, così parlano male del loro padrone ai quali non è lecito parlare davanti a lui. Ma coloro, ai quali era concesso di parlare apertamente, non soltanto in presenza del padrone, ma anche con i padroni stessi erano pronti a porgere il collo ( offrire la vita) per loro, per evitare pericolo imminente alla sua testa: avevano conversazioni durante i banchetti, ma stavano zitti quando erano torturati. In seguito l’arroganza ha prodotto il proverbio: “ Tanti quanti schiavi sono nemici”: non abbiamo servi che sono nemici, ma (li) facciamo.
"Servi sunt". Immo homines. "Servi sunt". Immo contubernales. "Servi sunt". Immo humiles amici. "Servi sunt". Immo conservi, nam fortunae inconstantia arbitrium in utrosque habet. Itaque rideo eos, qui turpe existimant cum servo suo cenare: superba consuetudo domino cenanti circumdedit turmam stantium servorum. Dum is ingenti aviditate cibis se ingurgitat, infelicibus servis ne labra quidem movere licet. Virga murmur omne, et etiam fortuita, tussim, sternumenta, singultum punit; nocte tota ieiuni mutique perstant. Sic de domino suo male dicunt ii, quibus coram domino verba facere non licet. At ii, quibus non tantum coram domino, sed cum dominis erat colloquium, parati erant pro domino porrigere cervivem, periculum imminens in caput summ avertere: in conviviis colloquium habebant, sed in tormentis tacebant. Deinde adrogantia proverbium effecit: "Totidem hostes sunt quot servi": non habemus servos hostes, sed facimus.
Riassunto - Lettera a Lucillo
Riassunto - Lettera a Lucilio
Lettera a Lucilio
Riassunto e Riflessioni
Seneca, nella famosa lettera a Lucilio, affronta il tema della schiavitù. Egli si rivolge all'amico perchè ha sentito che tratta familiarmente i suoi schiavi. Lo fa rivolgendosi ad un interlocutore immaginario. In sostanza lo invita a continuare perchè gli schiavi sono uomini. Egli disapprova coloro che considerano disdicevole cenare con gli schiavi, chi mangia con ingordigia, mentre ai poveri schiavi non è permesso parlare e vengono colpiti con una verga per ogni piccolo rumore volontario o involontario. Essi non possono parlare, sebbene siano pronti a dare la loro vita per il padrone.
Seneca e la Schiavitù
Seneca e la Schiavitù
Modernità del pensiero di Seneca
Cos'é
Forme di schiavitù nell'antichità
Pensiero sulla schiavitù
Liberi
Origini
Schiavitù
contesto storico/sociale
Seneca
Schiavitù nel mondo romano
Schiavitù moderna
Analisi
Analisi
Elementi morfo-sintattici
"Servi sunt". Immo homines. "Servi sunt". Immo contubernales. "Servi sunt". Immo humiles amici. "Servi sunt". Immo conservi, nam fortunae inconstantia arbitrium in utrosque habet. Itaque rideo eos, qui turpe existimant cum servo suo cenare: superba consuetudo domino cenanti circumdedit turmam stantium servorum. Dum is ingenti aviditate cibis se ingurgitat, infelicibus servis ne labra quidem movere licet. Virga murmur omne, et etiam fortuita, tussim, sternumenta, singultum punit; nocte tota ieiuni mutique perstant. Sic de domino suo male dicunt ii, quibus coram domino verba facere non licet. At ii, quibus non tantum coram domino, sed cum dominis erat colloquium, parati erant pro domino porrigere cervivem, periculum imminens in caput summ avertere: in conviviis colloquium habebant, sed in tormentis tacebant. Deinde adrogantia proverbium effecit: "Totidem hostes sunt quot servi": non habemus servos hostes, sed facimus.
Campo Semantico
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Amicus,i
Secondo Seneca
Homo,inis
Contubernalis,is
Comes,itis
Servus,i
Hostis,is
Secondo il padrone
Turpis,e
Nell'antichità
Animal,is
Res,rei
Campo Semantico
Campo Semantico
Dominus,i
Valetudo,inis
Tussis,is
Singultus,us
Convivium,ii
Tormentum,i
Sternumentum,i
Gruppo C
Rebecca Anna Borisov (analista) Angelica Spagnolo (grafico) Luca Timoncini (scrittore) Classe 1AS Liceo Scientifico "Rambaldi Valeriani" Maggio 2023