Want to create interactive content? It’s easy in Genially!

Get started free

tra il manierismo e il barocco

anna di somma

Created on March 29, 2023

Start designing with a free template

Discover more than 1500 professional designs like these:

Audio tutorial

Pechakucha Presentation

Desktop Workspace

Decades Presentation

Psychology Presentation

Medical Dna Presentation

Geometric Project Presentation

Transcript

Tra il Manierismoe il Barocco

Indice

01. il manierismo

12. giambattista tiepolo

10. il settecento

11. luigi vanvitelli

04. rosso fiorentino

07. caravaggio

02. tiziano

05. parmigianino

08. gian lorenzo bernini

09. francesco borromini

06. il barocco

03. jacopo pontormo

"Il Manierismo comportò un raffinamento ed un’astrazione dalla natura".

John Shearman

01. Il Manierismo

parole chiave

Il Manierismo è una corrente artistica italiana del XVI secolo che si ispira alla Maniera, allo stile dei grandi artisti che operarono a Roma negli anni precedenti.La Maniera può dirsi conclusa con la fine del Concilio di Trento nel 1563, quando si chiese ai pittori di rappresentare soggetti semplici e chiari, tutto il contrario dei soggetti manieristici, che erano sfociati in una tale complessità, da risultare composizioni profane.

  1. Maniera
  2. Trasgressione
  3. Virtuosismo
  4. Arte soggettiva e oggettiva
  5. Artificioso

02. Tiziano

"Avendo d’ottime pitture adornato Vinezia, anzi tutta Italia et altre parti del mondo, [Tiziano] merita essere amato et osservato dagl’artefici, et in molte cose ammirato et imitato, come quegli che ha fatto e fa tuttavia opere degne d’infinita lode, e dureranno quanto può la memoria degl’uomini illustri”.- Giorgio Vasari

Tiziano Vecellio è uno dei più grandi artisti del Cinquecento e di tutta la storia dell’arte.

Tiziano riveste una rilevanza di primo piano per il ruolo che seppe incarnare: con lui l’artista è compiutamente diventato un imprenditore a tutti gli effetti, capace di contare su di un laboratorio con tanti aiutanti e collaboratori, di organizzare l’attività di bottega come fosse quella di un’azienda,

02.

Biografia

  • Tiziano Vecellio nasce a Pieve di Cadore, una piccola cittadina della Repubblica veneziana, intorno al 1480.
  • La definitiva affermazione di Tiziano arriva nel 1518, quando termina la grande pala dell’Assunta.
  • Si forma nella bottega di Giovanni Bellini a Venezia, dove conosce Giorgione, con il quale lavora nei primi anni della sua carriera.
  • Verso la metà del secolo, lavora come ritrattista nelle maggiori corti italian, come le signorie Urbino, Mantova e Feerara.
  • Molto apprezzato dall’imperatore Carlo V, realizzerà opere per quest'ultimo.
  • Nel 1513 diventa il pittore ufficiale della Repubblica di Venezia e realizza per la nobiltà molte opere di tema profano.
  • Muore a Venezia il 27 agosto 1576.

02.

Il miracolo del marito geloso

"Il Miracolo del marito geloso" è un affresco di Tiziano, databile al 1511 e facente parte del ciclo dei Miracoli di sant'Antonio da Padova nella Scuola del Santo a Padova.

L'artista, poco più che ventenne, fu uno dei primi a lavorare al ciclo, che vide l'impegno di numerosi artisti veneti. Il contratto, per tre affreschi, risale al dicembre 1510 e l'esecuzione venne avviata nell'aprile successivo, mentre il saldo finale, a opera compiuta, è datato al 2 dicembre 1511. L'affresco mostra la vicenda di una donna, ingiustamente accusata di adulterio, che viene accoltellata dal marito geloso; quando l'uomo scopre la verità, chiede perdono a sant'Antonio il quale resuscita la donna.

02. Il miracolo del marito geloso

nel dettaglio

Notiamo il marito che, accecato dall’idea di essere stato tradito dalla moglie, è proteso in avanti con il braccio destro alzato mentre brandisce un pugnale che già ha squarciato il petto della moglie, dal quale zampilla un fiotto di rosso sangue sul corsetto. La donna è trattenuta a terra con forza brutale dal marito che le afferra i capelli con la mano sinistra.; la moglie si contorce a terra e con il braccio cerca di schivare gli ulteriori colpi del marito, così concitato che un ciuffo di capelli gli scende quasi davanti all’occhio su un volto barbuto dai profili appuntiti. Dall'affresco emerge l'azione dell'avvenimento.

02. Il miracolo del marito geloso

nel dettaglio

Dietro lo sperone di roccia si svolge la seconda parte dell'episodio, posta volutamente in secondo piano; il marito implora perdono al santo, in un momento che assume appunto un'importanza minore nel dipinto. La vistosa veste dell'uomo rende estremamente esplicito lo svolgersi della scena con la doppia rappresentazione. L'effetto è altamente realistico e credibile, privo di riferimenti artificiosi all'evento miracoloso, come apparizioni divine o soprannaturali, in accordo con il programma che doveva essere stato concordato con l'arciconfraternita.

03. Jacopo Pontormo

"Artista ingegnoso, disinvolto disegnatore, che per larghezza e facilità di mano non è secondo a nessuno." - Gustavo Frizzoni

Jacopo Pontormo è oggi considerato un artista moderno ante-litteram, fu uno dei pittori più importanti ed influenti del Manierismo del XVI.

Jacopo Pontormo fu tormentato tutta la vita da un senso di solitudine e abbandono, probabilmente dovuto alla sua infanzia, che lo portò a importanti sperimentazioni nell’ambito della pittura, distaccandosi nettamente dal classicismo.

03.

Biografia

  • Nasce il 24 o il 25 maggio del 1494.
  • Nel 1504 resta orfano di entrambi i genitori e venne affidato allla nonna.
  • Lavora a Firenze per la famiglia Medici: è proprio alla corte di una delle famiglie più importanti d’Europa che Jacopo realizza i suoi primi capolavori.
  • Ben presto si distinse come bambino prodigio e venne così incoraggiato a seguire le orme del padre pittore.
  • Negli ultimi due anni di vita, tenne un diario "Il Libro mio" molto scarno e pieno di appunti di vita quotidiana.
  • Poté andare a studiare pittura presso le più importanti botteghe dei maestri fiorentini tra cui quelle di Leonardo da Vinci,
  • Morì probabilmente il 31 dicembre 1556 o il 1º gennaio 1557.

03.

La Deposizione

"La Deposizione" è un'opera di Pontormo, databile al 1528, ed è considerata dagli storici uno dei dipinti più importanti della sua epoca e capolavoro della pittura manierista.

Possiamo immaginare la meraviglia dei fiorentini dinanzi a un’opera che negava ogni norma di misura e di equilibrio. Innanzitutto, non c’è paesaggio ma soltanto figure che occupano ogni porzione libera della superficie della tavola, andando quasi a creare una piramide umana. lI corpo di Cristo viene staccato e deposto dalla croce. Due giovani lo sorreggono e si preparano a trasportarlo al sepolcro dove verrà inumato. La Vergine mentre osserva a destra verso il figlio viene soccorsa dalle donne presenti. Sul viso di Maria si legge la sofferenza nel vedere il figlio morto. Le sue braccia si aprono in segno di disperazione mentre il corpo sembra mancare a causa del dolore.

03. La Deposizione

nel dettaglio

Lo sguardo dell’osservatore si concentra sul commiato della Vergine, che vediamo sulla destra mentre muove la mano verso il figlio sorretto da due giovani, forse due angeli, per salutarlo un’ultima volta. Il corpo esanime di Gesù viene trasportato, come detto, da due giovani, che lo tengono in modo innaturale. Si guardi per esempio quello in basso accovacciato: è raffigurato dal Pontormo in una posa del tutto irreale, in equilibrio sulle dita dei piedi, senza che la pianta poggi per terra, sfidando tutte le leggi della fisica.

03. La Deposizione

nel dettaglio

Completano la raffigurazione altre quattro donne: una di loro, a sinistra, si sta chinando quasi a voler aiutare gli angeli a trasportare Gesù verso il sepolcro, e con le sue mani accarezza delicatamente il volto di Cristo, e al tempo stesso lo sorregge per evitare che la testa cada all’indietro. Un’altra è girata di spalle sotto la mano della Madonna, un’altra ancora è invece voltata verso di lei, e la osserva con uno sguardo carico di angoscia. Infine, la quarta, presumibilmente la Maddalena, volta le spalle a chi guarda il dipinto, girandosi verso Maria, con un fazzoletto di lino in mano per asciugarle le lacrime, così che vediamo soltanto la sua nuca bionda.

03. La Deposizione

nel dettaglio

Sul lato destro, un uomo biondo, con la barba, guarda verso di noi: è Nicodemo, e nel suo volto sono state riconosciute le fattezze del Pontormo, che dunque con tutta probabilità ha lasciato un suo autoritratto nella Deposizione, individuato per primo da Luciano Berti nel 1956. Pontormo utilizzò tutte le componenti del dipinto per allontanarsi dalla verosimiglianza che alcuni maestri prima di lui avevano cercato. Il colore, la prospettiva, le proporzioni e le posizioni sono lontane dalla ricerca della realtà e contribuiscono a creare un’atmosfera irreale tipica del manierismo.

04. Rosso Fiorentino

" Il Rosso non gradiva l’arte dei suoi contemporanei, fatta eccezione per “pochi maestri” che invece volle seguire" - Giorgio Vasari

Fu uno dei principali esponenti dei cosiddetti "eccentrici fiorentini", i pionieri del manierismo in pittura.

Il Rosso Fiorentino fu un artista molto originale che propose uno stile personale e fuori dai canoni. Le sue opere sono popolate di figure grottesche, bizzarre, contraddistinte dalla totale rottura dell’equilibrio e dell’armonia tipiche del Rinascimento.

04.

Biografia

  • Nella provincia umbro-toscana fece il grande passo, trasferendosi alla corte di Fontainebleau, dove divenne pittore di corte di Francesco I di Francia.
  • Nasce a Firenze nel mese di marzo 1494.
  • Si conferma come artista di talento precoce quando nel 1513, a diciannove anni, inizia a dipingere la sua prima opera terminata l’anno successivo.
  • Nel 1532, per Francesco I di Francia, inizia a dirigere i lavori nella cosiddetta Galleria di Francesco I nel castello di Fontainebleau.
  • Gli anni dal 1520 al 1527, vedono la realizzazione di grandi opere che lo porteranno a raggiungere il successo nelle grandi città come Firenze e Roma.
  • L’artista scompare improvvisamente, a soli quarantasei anni, il 14 novembre del 1540 a Fontainebleau.

04.

Angiolino musicante

L’Angiolino musicante (o Putto che suona) di Rosso Fiorentino è uno dei dipinti , realizzato a olio su tavola, più apprezzati del celebre artista manierista. Realizzato nel 1521, ad oggi si trova esposto presso la Galleria degli Uffizi di Firenze, dove i visitatori possono ammirarlo in tutta la sua bellezza.

Per molti anni la sua attribuzione rimase incerta. Il 29 giugno 1605 il dipinto entrò nelle collezioni degli Uffizi come opera di Rosso Fiorentino. In occasione di successivi inventari si attribuì poi al Beccafumi, e nel 1784 a Francesco Vanni. Infine nel 1825 tornò ad essere attribuita al Rosso. Nel dipinto spiccano il colore ocra-giallo dello strumento musicale e il rosso delle ali. Inoltre il fondo molto scuro della tavoletta contribuisce a mettere in forte risalto la figura dell’angioletto.

04. Angiolino musicante

nel dettaglio

L’Angiolino musicante è un piccolo angioletto raffigurato frontalmente all’osservatore mentre suona uno strumento a corda: il liuto, il quale sembra quasi troppo grande rispetto al putto e infatti copre quasi interamente il suo viso e le ali. L’angelo è ritratto con il viso in scorcio prospettico ed è dipinto nell’atto di osservare la sua mano sinistra che sta formando un accordo sulla tastiera del liuto. Possiamo notare la concentrazione del putto dall’orecchio poggiato allo strumento e anche dalla mano destra ben salda sulle corde.

05. Parmigianino

"Il Parmigianino, oscillante tra le forme di Raffaello e del Correggio, ci si presenta come un grande virtuoso, un principe della moda, un esteta che giunge per sottili ragionamenti all'arte, piuttosto che un pittore nato, un pittore d'istinto quale fu il suo conterraneo Correggio." - Adolfo Venturi

Girolamo Francesco Maria Mazzola, detto Parmigianino, è stato un fondamentale esponente della corrente manierista e della pittura emiliana in generale.

Uno dei suoi principali meriti sta nell’aver ridefinito i canoni della bellezza del tempo, secondo un’immagine elegante e artificiale, arrivando fino a vette di stravaganza, ambiguità che però mai perdevano il loro grande carico di raffinatezza.

05.

Biografia

  • Fino al 1531 il Parmigianino soggiorna a Bologna, poi rientra a Parma dove lavora nella Chiesa della Steccata.
  • Nasce nel 1503 a Parma.
  • Si forma nell’ambiente di Parma a contatto con l’esempio di Correggio infatti nelle sue prime opere è fortemente ispirato dall’arte di Correggio.
  • E’ un artista inquieto, sempre insoddisfatto, ormai completamente assorbito nei suoi esperimenti alchemici, per i quali trascura le opere che gli vengono commissionate.
  • Nel 1524, non ancora ventenne, è a Roma dove entra in contatto con i maggiori interpreti della maniera e dove spera di ottenere da Clemente VII commissioni importanti.
  • Muore nel 1540, non ancora quarantenne; si ipotizza che la sua morte fosse dovuta ad avvelenamento da mercurio.

05.

Antea

Antea è un dipinto dell'artista manierista italiano Parmigianino , eseguito intorno al 1525 e situato al Museo di Capodimonte a Napoli.

L'opera, considerata da molti uno dei migliori esempi di ritrattistica femminile italiana, ha affascinato gli storici dell'arte per secoli in quanto ricca di simbolismi, dagli abiti e gioielli raffinati alle strane proporzioni e suggestioni del corpo del soggetto. In primo piano si trova il corpo in piedi di Antea. Sullo sfondo Parmigianino non ha dipinto alcuna figura, anche il piano pittorico è destinato alla sua figura che arriva, con il capo, quasi fino al margine superiore del ritratto. Parmigianino ha creato una bellezza strana e audacemente sicura che fissa lo spettatore con il suo sguardo audace apparendo enigmatica e irraggiungibil.

05. Antea

nel dettaglio

L’abito è ampio ed elegante e giunge fino ai piedi della donna. Le maniche sono molto ampie sulle spalle e si restringono verso il polso dal quale fuoriesce un polsino molto decorato. Sul davanti Antea, ha una fascia di un tessuto più leggero che ricade fino a terra. I gioielli non sono particolarmente vistosi; indossa due orecchini pendenti molto eleganti, una collana che tiene in basso con l’indice della mano sinistra, priva di guanto. Un piccolo anello incorona il mignolo della stessa mano. Il braccio sinistro è abbassato mentre il braccio destro si appoggia alla vita e alla collana che pende dall’alto.

05. Antea

nel dettaglio

Non sono solo la pelle e la carnagione di Antea ad apparire innaturali; le sue proporzioni corporee sono fuori sincrono. La sua testa minuscola e giovanile è impostata su un corpo incredibilmente grande, sinuoso e femminile e le sue spalle sono troppo larghe e inclinate ad angoli impraticabili. Se esaminate attentamente, le diverse parti del suo corpo non sembrano corrispondere: i suoi occhi sono così spalancati che si può persino vedere il bianco sotto le sue iridi. Eppure, nonostante le sue sproporzioni fisiche e le anomalie, la sua presenza domina ancora il quadro e la sua bellezza forte traspare.

"Il Barocco è una reazione «coloristica» e fantastica alla «forma» e al razionalismo rinascimentale, col quale come spirito non ha niente di comune."

Matteo Marangoni

06. Il Barocco

parole chiave

Il Barocco è un movimento culturale che nasce a Roma nel XVII secolo e si spinge fino ai primi decenni XVIII secolo. Il Barocco è un’arte in movimento, un’arte in cui le opere sono attraversate da un impeto dinamico che non si ferma alle opere stesse ma che, come una corrente vitale, si trasferisce sull’osservatore.

  1. Linee curve
  2. Teatralità
  3. Sfarzo
  4. Lusso
  5. Forme plastiche

07. Caravaggio

"Il pittore che diede inizio al movimento doveva quasi per necessità naturale essere un uomo incolto, privo d'interessi per un passato culturale che non conosceva. Ma, ciononostante, un genio che seppe portare con sé anche la cultura attraverso i modi con cui attuò le proprie personalissime intenzioni. Questi sono appunto i tratti dell'iniziatore: Michelangelo da Caravaggio. Un uomo incolto ma un genio." -Alois Riegl

Michelangelo Merisi, detto “Caravaggio” è considerato uno dei più importanti pittori della storia dell’arte italiana.

Caravaggio non faceva alcun abbozzo di disegno sulla tela, dipingeva direttamente; nessun altro artista ha fatto una cosa simile. Una delle grandi rivoluzioni di Caravaggio consiste nella sua capacità di dipingere forme tridimensionali.

07.

Biografia

  • Nace a Milano il 29 Settembre del 1571.
  • Fin dalla più tenera età dovette fare i conti con la morte: la peste infatti uccise suo padre, il nonno e lo zio quando aveva solo sei anni.
  • La sua carriera artistica cominciò a tredici anni, quando andò a bottega dal pittore manierista Simone Peterzano, a Milano.
  • Nel 1594, anno in cui l’artista si trasferì a Roma, ottenendo un grande successo.
  • La sua vita cambiò drammaticamente nel 1606, quando uccise in una rissa Rinuccio Tommasoni: fu condannato alla decapitazione.
  • Lasciò Roma cercando rifugio nel Regno di Napoli ma ciò non servì a rassicurarlo: la paura di morire divenne uno dei temi principali delle sue opere.
  • Dopo una serie di peripezie cercando di salvarsi la vita, muore a Porto Ercole nel 1610, a 38 anni.

07.

Sette opere di Misericordia

Le Sette opere della Misericordia, o anche più propriamente la Madonna della Misericordia, è un dipinto olio su tela compiuto nel 1606-1607 da Caravaggio e conservato presso il Pio Monte della Misericordia di Napoli.

La tela rappresenta diverse opere di Misericordia compiute dagli uomini, tramite le quali cercano di avvicinarsi a Dio; quest’ultimo in cambio gli concede la Grazia. Il pittore decide di rappresentare il complesso tema iconografico delle sette opere di misericordia con distinte scene tratte da temi della Bibbia e della storia romana, in cui "è l'uomo che aiuta l'uomo", senza alcun tipo di intervento divino. Caravaggio, infatti, proietta tutte le sette le opere di misericordia corporali in un ipotetico scenario cittadino partenopeo, ricco di vita e di faccende quotidiane.

07. Sette opere di Misericordia

nel dettaglio

L'intero dipinto è sorvegliato dalla Vergine col Bambino, entrambi sorretti dalle grandi ali piumate di due angeli. A prima vista sembra che gli angeli si abbraccino, ma in realtà lottano tra di loro. Sono avvolti da panneggi: quello dell'angelo a sinistra è bianco, e simboleggia la luce, mentre l'altro è nero e indica le tenebre. In basso, sotto i loro occhi, si svolge la scena che, grazie all'incastro della gestualità delle figure, allude alle sette Opere di Misericordia: dar da mangiare agli affamati, dar da bere agli assetati, vestire gli ignudi, ospitare i pellegrini, visitare gli infermi, visitare i carcerati e seppellire i morti.

07. Sette opere di Misericordia

nel dettaglio

Le sette opere di misericordia sono così raffigurate: 1. Dar da mangiare agli affamati 6. Visitare i carcerati Si vede una giovane donna accanto a un vecchio che sporge il capo attraverso le sbarre di una finestra, mentre lei, a seno scoperto, lo allatta. La storia nascosta in questa scenografia è quella di Cimone e Pero: si racconta che il vecchio Cimone fosse stato incarcerato e condannato a morire di fame. Allora, la figlia, Pero, lo andava spesso a visitare in carcere e lo allattava con il proprio latte.

07. Sette opere di Misericordia

nel dettaglio

2. Dar da bere agli assetati: è rappresentato da un uomo in secondo piano a sinistra che beve da una mascella d'asino, iconografia di Sansone, che nel deserto bevve l'acqua fatta sgorgare miracolosamente dal Signore. Stando al racconto biblico, questa raffigurazione è l'unica che in senso stretto discosta dalle altre in quanto non vede l'intervento dell'uomo in soccorso ad un altro uomo, bensì quello divino: Sansone è sopravvissuto nel deserto grazie all’acqua che Dio ha fatto sgorgare per miracolo.

07. Sette opere di Misericordia

nel dettaglio

3. Vestire gli ignudi 5. Curare gl infami In primo piano scorgiamo un uomo vestito di abiti eleganti, con guanti e un bel cappello piumato. Al suo cospetto, a terra, c'è un uomo con la schiena nuda, di spalle, quasi a voler negare allo spettatore il suo viso: lo sguardo è rivolto verso la spada con cui l'elegante uomo sta tagliando il suo mantello. Ma non solo: dietro all'uomo con la schiena nuda, appena sopra la sua spalla sinistra, si intravede un uomo con le mani congiunte in preghiera che chiede aiuto a Martino di Tours.

07. Sette opere di Misericordia

nel dettaglio

4. Ospitare i pellegrini Questa opera di Misericordia è riassunta da due figure: l'uomo in piedi all'estrema sinistra che indica un punto verso l'esterno della composizione al pellegrino, raffigurato come san Giacomo, con l'attributo della conchiglia sul cappello e del bordone in mano. Dietro la figura del pellegrino, si intravede un terzo personaggio, probabilmente pellegrino anch'egli, che si evince dalla presenza del solo orecchio che esce dal buio dello sfondo.

07. Sette opere di Misericordia

nel dettaglio

7. Seppellire i morti Nella parte destra è raffigurato il trasporto di un cadavere da parte di due persone, una delle quali è un diacono che regge una fiaccola. Del corpo del defunto si intravedono unicamente i piedi che appaiono lucidi e ben illuminati quasi a voler trasmettere un senso di dignità anche nella sua ultima ora.

08. Gian Lorenzo Bernini

«Grande fortuna è la vostra, o cavaliere, di vedere papa il cardinal Maffeo Barberini, ma assai maggiore è la nostra che il cavalier Bernino viva nel nostro pontificato» - papa Urbano VIII

Gian Lorenzo Bernini fu l’artista più importante e celebre del XVII secolo.

Fu noto per la sua genialità nel campo della scultura, dell’architettura e dell’urbanistica e si distinse anche come pittore, scenografo e commediografo. Le sue soluzioni innovative ed esaltanti, gli permisero di monopolizzare le committenze artistiche più considerevoli.

08.

Biografia

  • Nel 1644. salì al soglio pontificio Innocenzo X, ostile al vecchio papa e ai suoi protetti: periodo difficile per Bernini.
  • Nel 1647 fu indetto un concorso dal pontefice per la realizzazione di una fontana a Piazza Navona, vinto da Bernini.
  • Nel 1665 Bernini fu presso la corte del re francese Luigi XIV.
  • Muore il 28 settembre del 1680.
  • Nasce il 7 dicembre 1598 a Napoli.
  • Nel 1606, con la famiglia, si trasferì a Roma dove aiutò il padre per diverse commissioni.
  • Con le sue prime opere, attirò l’attenzione del cardinal Maffeo Barberini e del cardinal Scipione Caffarelli-Borghese.
  • Nel 1623 avvenne un evento che rese inarrestabile l’ascesa del Bernini: Barberini diventa papa, gli affida importanti lavori.

08.

Apollo e Dafne

Apollo e Dafne è uno dei capolavori dell’artista Gian Lorenzo Bernini, scolpito tra il 1622 e il 1625 su commissione del cardinale Scipione Borghese, appassionato collezionista.

La statua Apollo e Dafne è molto equilibrata: alcune parti si espandono nello spazio mentre altre si contraggono. Bernini ha creato un insieme di forme nel quale lo spazio crea dei vuoti che rendono leggera la scultura. Le due figure si proiettano quindi verso l’alto come se fossero leggere. L’opera è uno dei risultati più rappresentativi di tutta la scultura barocca: atteggiamenti dinamici; torsioni dei corpi; espressività gestuale e fisionomica; lucentezza brillante della superficie marmorea; visione circolare e molteplice dell’opera; coinvolgimento sentimentale e spaziale dell’opera.

08. Apollo e Dafne

il mito

Dopo aver ucciso il serpente Pitone, Apollo andò a vantarsi della propria impresa con Cupido, il quale, in un misto di gelosia e indignazione, giurò vendetta. Decise pertanto di preparare due frecce, la prima destinata a far nascere l'amore, e la seconda a farlo prosciugare. Cupido scoccò la freccia d'oro verso Apollo e quella di piombo verso la ninfa Dafne: Apollo si immanora di Dafne ma la ninfa appena lo vide iniziò a fuggire impaurita. Dafne, impaurita, pregò il padre di tasformarla in un'altra forma pur di scappare da Apollo: la sua preghiera venne accolta e Dafne divenne un albero d'alloro.

08. Apollo e Dafne

nel dettaglio

Apollo è colto nell'istante in cui sta terminando la sua corsa; nel marmo, infatti, il dio è appena riuscito a raggiungere Dafne, e la sfiora leggermente con la mano sinistra. Apollo, il cui corpo è trattato mettendo anatomicamente in evidenza i muscoli e i tendini tesi per lo sforzo, incede poggiando tutto il peso sul piede destro, saldamente ancorato al suolo, mentre la gamba sinistra è sollevata in alto cercando di mantenere una posizione di equilibrio.

08. Apollo e Dafne

nel dettaglio

Il mantello gli sta scivolando via ed è gonfiato dal vento alle sue spalle; i capelli, organizzati in chiome ondulate e come annodate, sono mossi all'indietro per via dell'impeto della corsa. Lo sguardo di Apollo, invece, manifesta una dolente, stupefatta delusione. Presenta una vitalità erompente, suggerita dallo spessore delle palpebre, dall'iride incavato e dalla pupilla in rilievo.

08. Apollo e Dafne

nel dettaglio

Dafne, per sfuggire alla presa di Apollo, frena all'improvviso e inarca il busto verso avanti, così da controbilanciare la spinta del dio e proseguire la fuga. La parte inferiore del busto di Dafne, tuttavia, non risponde più alla sua volontà. La metamorfosi è iniziata: il piede sinistro ha già perso ogni aspetto umano, divenendo radice, e altrettanto sta avvenendo al destro, che la sventurata ninfa tenta invano di sollevare ma che è invece ancorato al suolo da alcune appendici cilindriche che crescono dalle unghie e che formeranno in seguito l'apparato radicale della pianta di alloro.

08. Apollo e Dafne

nel dettaglio

Per il medesimo processo, la corteccia sta progressivamente avvolgendo il suo leggiadro corpo, mentre le sue mani, rivolte al cielo con i palmi aperti, stanno già diventando ramoscelli d'alloro. Possiamo inoltre intravedere la mano del Dio Apollo sul fianco della ninfa: la corteccia già avvolge il corpo della ninfa ma, secondo i versi di Ovidio, sotto il legno ancora sentiva batterle il cuore. Solo girando attorno alla scultura si sarebbero scoperti i particolari della trasformazione.

08. Apollo e Dafne

nel dettaglio

Il volto di Dafne, caratterizzato dalla bocca semiaperta, rivela emozioni contrastanti: terrore, per esser stata appena raggiunta da Apollo, ma anche sollievo, perché è consapevole della metamorfosi appena iniziata e che, pertanto, il padre Peneo è riuscito a esaudire il suo desiderio. Il perfetto equilibrio delle parti dell'opera, che si estendono nello spazio senza compromettere l'equilibrio, secondo un gioco di avvicinamenti e distacchi, è notevole.

09. Francesco Borromini

"Chi segue altri non gli va mai inanzi. Ed io al certo non mi sarei posto a questa professione col fine d'esser solo copista." - Francesco Borromini

L'architetto Francesco Castelli, detto il Borromini, è l'altro grande protagonista del barocco romano.

Borromini viene descritto come uomo inquieto, schivo e ombroso, riflessivo, problematico, sempre dedito allo studio e curioso. Ricercava la massima contrazione spaziale, evitando i volumi, introducendo motivi ornamentali inediti e ponendo particolare attenzione nei dettagli dell'apparato decorativo.

09.

Biografia

  • Su proposta del Bernini, nel 1632 Borromini divenne architetto alla Sapienza, sede dell’università di roma.
  • Innocenzo X gli affida nel 1646 il suo incarico più prestigioso: il rinnovamento interno di San Giovanni in Laterano.
  • Inizia a lavorare a Sant’Andrea delle Fratte, ma l’opera rimane incompiuta: è l’inizio di un periodo difficile per l’artista.
  • Muore il 3 Agosto 1667.
  • Nasce a Bissone, il 27 settembre 1599.
  • Si trasferisce a Milano, fino al 1619, lavorando a stretto contatto con le maestranze che allora lavoravano alla fabbrica del duomo.
  • Nel 1619, a Roma, dopo la morte dello zio, il giovane passa sotto la protezione di Carlo Maderno.
  • Nel 1629, morto Carlo Maderno, i rapporti tra Borromini e Bernini non furono facili.

09.

Palazzo Barberini

Il complesso di Palazzo Barberini fu concepito come coronamento dell’ascesa di una famiglia papale, quella dei Barberini.

Sorto tra il 1625 e il 1633, i Barberini misero all'opera i più giovani e talentuosi artisti emergenti nella Roma dell'epoca, sotto la direzione del prestigioso Carlo Maderno, che già aveva al suo fianco come assistente Francesco Borromini. Il progetto del Maderno prevedeva originariamente di inglobare il preesistente palazzo Sforza secondo il classico schema di palazzo rinascimentale, un blocco quadrangolare con uno spazio centrale cinto da arcate. Successivamente elaborò un progetto ad ali aperte che trasformava quest’ultimo concetto in quello di palazzo-villa, unendo le due funzioni di abitazione di rappresentanza della famiglia papale con l’uso della villa suburbana, dotata di vasti giardini e di prospettive aperte.

09. Palazzo Barberini

nel dettaglio

La scala, progettata da Francesco Borromini, serve l’ala sud del palazzo, ed è complementare a quella del Bernini, secondo un principio non solo estetico, ma anche distributivo e funzionale: è elicoidale e a pianta ovale. Ogni girata è composta da 12 colonne doriche binate, il cui capitello è decorato con piccole api. La luce entra dall’oculo in cima e dalle finestre della facciata.

09. Palazzo Barberini

nel dettaglio

L'ingresso si apre sulla via delle Quattro Fontane mediante la cancellata progettata dall'architetto Azzurri realizzata nel 1865, La facciata è formata da sette campate che si ripetono su tre piani di arcate sostenute da colonne che rappresentano i tre stili classici. Tramite le arcate più basse si accede al piano terra entrando in un ampio atrio ellittico fiancheggiato da due scale nei lati e nel quale, centralmente si apre una scala che porta ai giardini, posti ad un livello più alto del piano terra.

09. Palazzo Barberini

nel dettaglio

Conformemente al carattere misto del complesso, tra palazzo di città e villa, il giardino era originariamente un vero e proprio parco, comprendendo i terreni lungo la strada Pia fino all'odierna salita di san Nicola da Tolentino. A fine Settecento vi furono introdotti mutamenti conformi al gusto dell'epoca: un'area di alberi ad alto fusto da giardino romantico, la cosiddetta casina di sughero di fronte alla cordonata di collegamento del giardino con il palazzo.

"L'arte graziosa del secolo XVIII non ha mai esercitato la sua influenza se non sulle piccole costruzioni di villeggiatura e sugli interni. L'origine dello stile rococò va probabilmente cercata nel lavoro d'intaglio che, dai mobili, si trasportò negli appartamenti. Non più pilastri, né colonnati, né architravi; ma ghirlande, festoni, conchiglie, una profusione di linee sinuose, avviluppate ed intrecciate, sì che pare che ogni ornamento voglia essere una sorpresa. Con ciò, un senso squisito delle proporzioni ed una prodigiosa esecuzione."

Salomon Reinach

10. Il Settecento

parole chiave

L’Arte del Settecento è caratterizzata dal passaggio dal Barocco e Rococò al Neoclassicismo. Le decorazioni e i dipinti non dovevano più, come nel Seicento, stupire l’osservatore, ma dovevano procurare piacere estetico. Proprio per questo il nuovo stile, che prese il nome di rococò, nacque e si diffuse all’interno delle corti europee.

  1. Razionalismo
  2. Piacere estetico
  3. Raffinatezza
  4. Internazionale
  5. Ritorno alla natura

11. Luigi Vanvitelli

"Abbiamo cercato in tutta Europa, ma non c’è niente di più bello di questa reggia, è l’ambiente ideale per il Regno più sofisticato della Galassia, quello che gli altri pianeti vedono come un paradiso." - George Lucas

Luigi Vanvitelli è stato un architetto, pittore e scenografo italiano di origini olandesi.

Uno dei massimi architetti del suo tempo, fra i migliori esponenti del filone classicista, si destreggia fra il tardo barocco e il neoclassicismo, del quale è un anticipatore. Difficile inserirlo entro una corrente artistica: da una parte raccoglie l'eredità delle esperienze tardo-barocche, e dall'altra promuove le nuove soluzioni architettoniche offerte dal neoclassicismo

11.

La Reggia di Caserta

La reggia di Caserta è una residenza reale, storicamente appartenuta ai Borbone delle Due Sicilie, ubicata a Caserta.

Nel 1751 Carlo di Borbone acquistò dalla famiglia Caetani di Sermoneta il feudo di Caserta, con l'idea di istituire in questo luogo il nuovo centro amministrativo del regno: il nuovo palazzo avrebbe dovuto essere completamente autosufficiente, con accanto un nucleo urbano produttivo. Alla base dei progetti del palazzo reale vi è senza indugio il pensiero e la filosofia dell’architetto. Vanvitelli era un uomo pratico che detestava la teoria architettonica di cui i suoi colleghi si circondavano. Nel 1997 il complesso della reggia di Caserta venne dichiarato dall'UNESCO patrimonio dell'umanità.

11. La Reggia di Caserta

nel dettaglio

Elaborò uno stile sobrio all’esterno dell’edificio, come uno scrigno che doveva custodire le stanze delle meraviglie al suo interno. I lavori iniziarono nel 1751, in circa 30 giorni fu subito innalzato il cantiere per iniziare i lavori e la prima pietra fu posata con una cerimonia il 20 gennaio 1752, giorno della nascita di re Carlo. Fino al momento in cui il re lasciò Napoli per ritornare in Spagna, nel 1759, e a cui succedette Ferdinando IV, i lavori procedettero celermente, per poi subire un rallentamento.

11. La Reggia di Caserta

nel dettaglio

La facciata è realizzata in laterizi, travertino di Santo Iorio e marmi provenienti da Carrara: in particolare, il piano terra e il primo piano hanno un basamento in bugnato, il piano nobile e il secondo sono caratterizzati da semicolonne e lesene, le finestre dell'ultimo piano sono collocate all'interno di una trabeazione, mentre il cornicione è protetto da una balaustra. Le finestre della facciata principale sono 245 e tre ingressi: l'ingresso principale è caratterizzato, ai lati, da quattro basi, che avrebbero dovuto ospitare quattro statue mai eseguite raffiguranti Magnificenza, Giustizia, Clemenza e Pace.

11. La Reggia di Caserta

nel dettaglio

Superato il portone d'ingresso centrale ci si immette nella Galleria interna, chiamata anche Cannocchiale, in quanto consente una vista prospettica sul parco con le fontane, fino alla cascata artificiale del monte Briano. Al centro della galleria è il vestibolo inferiore: ha pianta ottagonale e permette di avere una visuale su tutti e quattro i cortili; da uno dei cortili, sul lato occidentale, si accede al teatrino di corte, unica parte della reggia interamente completata, anche nelle decorazioni, da Luigi Vanvitelli

11. La Reggia di Caserta

nel dettaglio

Sul lato destro del vestibolo si apre lo scalone che conduce all'interno del palazzo: formato da un totale di centosedici gradini in marmo bianco di Carrara, lo scalone è composto da una rampa centrale che termina su un pianerottolo, da cui si dipartono altre due rampe parallele che giungono al vestibolo superiore. La parete di fondo è contraddistinta da tre nicchie che ospitano tre statue in gesso, raffiguranti al centro Maestà Regia, nella figura di Carlo di Borbone, a sinistra Merito, un giovane con in testa una corona d'alloro e spada nel fodero, e a sinistra Verità, una donna con in mano un sole splendente.

11. La Reggia di Caserta

nel dettaglio

La sala del Trono magnifica in tutti i suoi aspetti il potere assoluto del sovrano: richiese un lungo progetto che subì varie modifiche. Iniziata sin dal 1811, la sala fu l’ultima ad essere completata in occasione del Congresso delle Scienze voluto da Ferdinando II nel 1845. Il progetto originario prevedeva, sulle pareti brevi della sala, un’allegoria della Fama in rilievo e di un'immagine del re abbigliato da generale romano. Sul fondo della sala è collocato il trono in legno intagliato e dorato, tappezzato di velluto.

11. La Reggia di Caserta

nel dettaglio

Il parco della reggia di Caserta fu progettato da Luigi Vanvitelli e completato dal figlio Carlo. Ha una superficie di 120 ettari per una lunghezza di quasi tre chilometri ed è suddiviso in giardino all'italiana e giardino inglese. Il giardino all'italiana è costituito da una serie di aiuole e fontane, alimentate originariamente dall'acquedotto Carolino, costruito insieme alla reggia: comprende inoltre anche il cosiddetto bosco vecchio dove sono ubicate la Peschiera e la Castelluccia.

11. La Reggia di Caserta

nel dettaglio

Alla sinistra del giardino all'italiana si trova il cosiddetto bosco vecchio, in origine di proprietà della tenuta degli Acquaviva. Al suo interno venne edificata la cosiddetta Castelluccia e la Peschiera grande: questi luoghi sarebbero dovuti servire per le esercitazioni militari di Ferdinando IV, ma vennero ben presto riconvertiti in luoghi di svago per la corte. Entrambe costruite nel 1769.

11. La Reggia di Caserta

nel dettaglio

Nei Giardini della Reggia di Caserta ci si imbatte in un lungo viale con fontane artificiali e cascate che riempiono diversi bacini lungo un canale. Ogni fontana è decorata con sculture che ritraggono delfini, Eolo, Cerere, Venere, Adone. Le fontane sono state progettate in modo da sembrare molto più corte della loro reale lunghezza di 3 km, grazie a brevi cascate e grandi bacini, creando un artificio ottico.

11.

Biografia

  • Nel 1751 entra a servizio di Carlo III Borbone che gli commissiona la realizzazione di una reggia estiva a Caserta.
  • Dal 1752 al 1764 realizza l’Acquedotto Carolino per portare l'acqua al parco regale, acqua che viene poi fatta defluire verso la città di Napoli.
  • Gli ultimi lavori importanti per i Borbone sono gli allestimenti per la festa di nozze del 1769 e il battesimo nel 1772.
  • Muore nel 1773..
  • Nasce a Napoli nel 1700
  • Allievo del padre, dalla pittura passa allo studio dell'architettura: progetta edifici cercando di seguire un linguaggio architettonico più pulito e lineare.
  • Nel 1732 partecipa al concorso per la facciata di San Giovanni e per la Fontana di Trevi.
  • Riceve l'incarico nel 1734 di trasformare il porto di Ancona ed erigere il Lazzaretto.

12. Giambattista Tiepolo

"Il più grande pittore decorativo dell'Europa del XVIII secolo, oltre al suo più abile artigiano." - Michael Levey

Giambattista Tiepolo è stato un pittore e incisore italiano, considerato dagli storici uno dei maggiori interpreti della pittura veneziana del suo tempo.

Egli visse in un periodo storico-culturale particolarmente vivo: tutti questi stimoli culturali, non poterono che essere d’aiuto per la formazione del giovane Tiepolo che a soli quattordici anni entrò a far parte della bottega di uno dei più importanti artisti veneziani del tempo,

12.

Biografia

  • Nasce a Venezia il 5 marzo 1696.
  • La sua formazione artistica avviene nella sua città, presso la bottega di Gregorio Lazzarini..
  • Nel 1717 Giambattista Tiepolo risulta già iscritto alla Fraglia dei pittori veneziani: si può presumere che già allora lavorasse come artista autonomo.
  • Si unisce in matrimonio segretamente con Maria Cecilia Guardi, sorella dei pittori Francesco e Giannantonio, nel 1719: da lei avrà ben dieci figli.
  • Nel 1726, si dimostra inventore di composizioni che lo porteranno ad essere famoso in tutta Europa
  • Nel 1760, la sua fama universale lo portò a realizzare gli affreschi di Villa Pisani a Stra.
  • Parte per Madrid dove venne chiamato da Carlo III per decorare le sale del nuovo Palazzo Reale.
  • Muore il 27 marzo 1770.

12.

Abramo e gli Angeli

Abramo e gli Angeli è un dipinto di Giambattista Tiepolo, realizzato con tecnica a olio su tela nel 1732, custodito nella Scuola di San Rocco a Venezia.

Il dipinto fa parte di una coppia di tele che Tiepolo eseguì contemporaneamente: Abramo e gli angeli e Agar e Ismaele nel deserto realizzate per la sagrestia della Basilica di San Marco che furono acquistate nel 1785 dalla scuola di San Rocco, esposte nella pinacoteca. Il dipinto racconta l'evento biblico scritto nelle Genesi: Abramo accoglie tre viandanti nella sua tenda, ignaro che siano angeli, e questi gli annunciano che la moglie Sara entro un anno partorirà il loro primo figlio. Il soggetto fu più volte ripreso dall'artista. Già nel 1727-28 eseguì un affresco a Udine nel Palazzo Patriarcale, dove però i tre angeli sono posti su di una nuvola mentre Abramo genuflesso è in posizione di preghiera e devozione.

12. Abramo e gli Angeli

nel dettaglio

La tela è completamente riempita dai soggetti raffigurati. I tre angeli sono presenti in una forma molto plastica e fantasiosa occupando quasi completamente il dipinto, Abramo è posto nella parte inferiore destra e indossa abiti scuri. Il manto di colore rosso posto centralmente sulla tela è il protagonista assoluto. In questo stacco di colore si coglie la vicinanza dell'opera con i lavori di Giovanni Battista Piazzetta. La tela è collegabile al dipinto Adorazione del Bambino di piccole proporzioni conservato presso la sagrestia dei canonici della Basilica di San Marco.

Thanksfor your attention