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UDA: La bellezza della diversità

Maddalena Romano

Created on March 29, 2023

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La bellezza della diversità

La diversità è il filo invisibile che intreccia culture, lingue, idee, esperienze, corpi e modi di vivere. È ciò che rende il mondo un mosaico variegato, ricco di sfumature, prospettive e possibilità. In un tempo in cui l’omologazione sembra spesso la via più semplice, celebrare la diversità significa riscoprire la bellezza dell’unicità di ogni individuo e il valore delle differenze che ci separano ma, allo stesso tempo, ci uniscono. La bellezza della diversità non sta solo nella varietà, ma nella possibilità che essa offre di arricchirci a vicenda, di imparare, di aprire la mente e il cuore. È nella differenza che scopriamo nuove vie, nuovi significati, nuove connessioni. E in questo percorso, la diversità non è un limite, ma una risorsa preziosa, una fonte inesauribile di ispirazione e crescita.

Parlando di uguaglianza e diversità il punto da cui partire è la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino secondo la quale gli uomini sono tutti uguali, hanno tutti gli stessi diritti. Diritti fondamentali come il diritto alla salute, alla vita, al rispetto, alla libertà di realizzarsi secondo i loro desideri, di esprimere le proprie opinioni, di scegliere la religione: si tratta di diritti imprescindibili non soggetti a differenze. In sostanza, non possono essere messi in discussione. Se questi sono i principi di base, però, va anche detto che l’unicità dell’individuo, nella pratica quotidiana, va rispettata. Essere uguali non significa assomigliarsi, pensare, parlare, vestirsi, comportarsi tutti nello stesso modo. Si può dire, in un certo senso, che esercitare la propria individualità – e dunque la propria unicità rispetto agli altri – sia un diritto come gli altri.

Spesso però, nel quotidiano, la diversità non viene considerata una ricchezza ma come una minaccia. Cio' che non è simile è inadeguato, inadatto e così il diverso, spesso, finisce per diventare un nemico. D’altro canto, ha senso osservare le cose da una duplice prospettiva: se gli altri sono diversi ai nostri occhi, noi siamo diversi agli occhi degli altri. Lo si può essere per aspetto fisico, carattere, capacità e talento – e questi sono fattori puramente personali – ma anche e soprattutto per strato sociale, per condizioni economiche e per opportunità. Tutti fattori tangibili di diversità, che vanno riconosciuti e compresi perché si possa perseguire l’uguaglianza di diritto anche e soprattutto in questi casi. Per farlo, è necessario evitare di trattare in modo identico persone che in realtà non lo sono, ma riservare un trattamento adeguato alle condizioni di ciascuno, tenendo conto delle reali diversità tra le persone.

Educazione fisica: le Paralimpiadi

L’importanza delle Paralimpiadi trascende lo sport e tocca, nelle sue vette più alte, la validazione e il giusto riconoscimento delle persone diversamente abili. Di solito le Paralimpiadi cominciano poco dopo le Olimpiadi, e mettono in campo i migliori atleti disabili del mondo per dimostrare a chiunque che, con il duro lavoro e la giusta dose di determinazione, tutti i limiti si possono superare. Questa competizione sportiva quadriennale ha origini più recenti rispetto alle Olimpiadi, e costituisce un importante traguardo per la società moderna e i diritti civili.

Le moderne Paralimpiadi hanno avuto origine nel 1948, quando Ludwig Guttmann, neurologo tedesco rifugiatosi in Gran Bretagna per sfuggire alle persecuzioni dei nazisti, pensò di introdurre lo sport all’interno del regime di recupero dei soldati feriti o gravemente mutilati dalla guerra. Guttman è stato nominato direttore del centro delle lesioni spinali di Stoke Mandeville, in Inghilterra, proprio nell’anno in cui cadevano le Olimpiadi a Londra. Fu proprio in quell’occasione che Guttmann indisse i primi giochi per persone disabili mielolese, ovvero persone che hanno subito lesioni al midollo spinale. Durante i “giochi di Stoke Mandeville”, un precursore di ciò che sarebbe diventato in futuro quel progetto, quattordici uomini e due donne si sono sfidati nella disciplina del tiro con l’arco. L’iniziativa, nata nel piccolo di una clinica, ha fatto rapidamente il giro del mondo. Nel 1952 sono diventate un’attività internazionale quando vi hanno preso parte anche alcune delegazioni olandesi.

Assunta Legnante è una atleta italiana specializzata nel lancio del peso e nel getto del martello. Nata il 14 maggio 1978 a Napoli, è conosciuta per le sue straordinarie performance nel parapowerlifting e nelle discipline di atletica leggera per atleti con disabilità visive. Legnante ha rappresentato l'Italia in numerose competizioni internazionali, tra cui le Paralimpiadi, conquistando medaglie di grande rilievo. La sua carriera è caratterizzata da determinazione e successo, rendendola una figura di spicco nel panorama sportivo italiano e internazionale.

Assunta Legnante è un esempio straordinario di forza, determinazione e coraggio. Atleta paralimpica, ha affrontato con tenacia le sfide che la vita le ha posto davanti, senza mai lasciarsi sopraffare dalle difficoltà. La sua storia dimostra come, nonostante gli ostacoli, sia possibile scegliere di non arrendersi e di trasformare le proprie fragilità in una fonte di energia e ispirazione. Attraverso lo sport, Assunta ha deciso di combattere i pregiudizi e di valorizzare la diversità come un elemento di ricchezza. La sua dedizione e il suo esempio ci insegnano che le differenze non sono un limite, ma un'opportunità di crescita e di inclusione. La sua perseveranza illumina il cammino di tanti, dimostrando che con passione e determinazione si possono superare tutte le barriere.

Religione: la bellezza e la ricchezza della diversità

La bellezza della diversità è un tema che attraversa tutta la storia dell'umanità. Nella Bibbia, leggiamo che Dio ha creato l'umanità a Sua immagine e somiglianza, eppure, ognuno di noi è unico e diverso. Questa diversità non è solo una caratteristica naturale, ma anche una benedizione che ci permette di imparare gli uni dagli altri e di crescere insieme. Gesù stesso ha dimostrato la bellezza della diversità nel suo ministero. Ha incontrato persone di diverse origini, culture e condizioni sociali, e le ha amate e accettate per quello che erano. Ha rotto le barriere che dividevano le persone e ha mostrato che l'amore di Dio è universale e inclusivo. La Chiesa, come corpo di Cristo, continua a vivere e a respirare questa diversità. Siamo un popolo di diverse lingue, culture e tradizioni, uniti nell'amore di Cristo e nella nostra fede in Lui. La diversità non è una debolezza, ma una forza che ci permette di essere più fedeli alla missione di Gesù, infatti, possiamo imparare a valorizzare e a celebrare la diversità, possiamo scoprire che le nostre differenze sono una ricchezza e non un ostacolo, possiamo imparare a vedere la bellezza nella diversità e a riconoscere che ognuno di noi è un dono unico e prezioso.

Quando accogliamo e celebriamo la diversità, stiamo celebrando la creazione di Dio e il Suo amore per l'umanità. Stiamo riconoscendo che ognuno di noi ha un ruolo unico da svolgere nella storia della salvezza. In conclusione, la bellezza della diversità è un tema che attraversa tutta la storia dell'umanità e della Chiesa. È un tema che ci invita a celebrare le nostre differenze e a riconoscere la ricchezza che ognuno di noi porta. È un tema che ci ricorda che l'amore di Dio è universale e inclusivo, e che ognuno di noi è un dono unico e prezioso.

Inglese: The Canterbury Tales

Geoffrey Chaucer was an English poet and author born in the 14th century, often referred to as the "Father of English literature." He is best known for writing The Canterbury Tales, a collection of stories told by a diverse group of pilgrims traveling to the shrine of Saint Thomas Becket in Canterbury. The tales offer a vivid snapshot of medieval society, highlighting different social classes, characters, and moral lessons. Chaucer's work is celebrated for its lively language, humor, and insightful portrayal of human nature, making The Canterbury Tales one of the most important works in English literary history.

The Canterbury Tales is a celebration of diversity. The work presents a group of pilgrims from different social classes and backgrounds who are traveling together to Canterbury. Each pilgrim tells a story, and through these stories, Chaucer reveals the beauty and complexity of human variety.

The pilgrims include a knight, a miller, a nun, a merchant, a cook, and many others. They speak in different voices, have different experiences, and represent the full spectrum of medieval English society. Some are noble and wise; others are comic, critical, or even immoral. But each character is unique, and their differences create a lively and realistic portrait of humanity. Chaucer does not judge these differences harshly. Instead, he allows each pilgrim to express themselves, showing that every person, regardless of their status or behavior, has a story worth hearing. This is what makes The Canterbury Tales so powerful: it teaches us that diversity is not just a fact of life, but a source of richness, understanding, and creativity.

Storia: La diversità culturale nei territori di Carlo V

Il regno di Carlo V rappresenta una delle epoche storiche più emblematiche in cui la diversità culturale, linguistica e religiosa si manifestò come una realtà complessa ma straordinariamente feconda. Imperatore del Sacro Romano Impero e sovrano di vastissimi territori, tra cui Spagna, Paesi Bassi, territori italiani e le Americhe, Carlo V governò un impero che più di ogni altro fu un mosaico vivente di popoli, tradizioni e identità profondamente differenti. Questa diversità, lungi dall’essere un ostacolo insormontabile, si rivelò essere la linfa vitale che arricchì e fece grande il suo regno.

La bellezza della diversità nel regno di Carlo V si manifesta soprattutto nella convivenza di culture e religioni che coesistevano in un equilibrio delicato ma essenziale. Dalla fervida religiosità cattolica delle regioni spagnole ai fermenti umanisti e riformisti della Germania e dei Paesi Bassi, fino alle influenze mediterranee italiane, ogni territorio portava con sé un patrimonio unico di usanze, lingue, arti e pensiero. Questa pluralità culturale, sebbene generasse tensioni e conflitti, contribuì anche a un dinamismo culturale senza precedenti, favorendo scambi intellettuali e innovazioni artistiche e scientifiche. Carlo V, consapevole delle difficoltà di governare un impero così vasto e diversificato, adottò strategie che cercavano di bilanciare l’autonomia delle singole realtà con la necessità di un governo centrale forte. Questa capacità di mediazione politica rifletteva una forma di rispetto verso le differenze, un riconoscimento implicito che la vera forza di un impero non risiede nell’uniformità, ma nell’armonia tra le sue molteplici componenti.

L’impero di Carlo V, dunque, può essere visto come un precursore della moderna idea di società multiculturale, dove la diversità non è solo tollerata, ma valorizzata come fonte di ricchezza e innovazione. Inoltre, la vastità territoriale dell’impero, che si estendeva oltre i confini europei fino alle nuove terre del Nuovo Mondo, introduceva un ulteriore livello di complessità e scambio culturale. Le interazioni con i popoli indigeni americani e le nuove rotte commerciali aumentarono la pluralità dell’impero, aprendo la strada a un mondo sempre più globalizzato, in cui la diversità si trasformava in un ponte tra civiltà distanti.

Filosofia: La bellezza della diversità attraverso la filosofia aristotelica

La bellezza della diversità può essere profondamente compresa attraverso la lente della filosofia aristotelica, la quale offre una chiave interpretativa per riconoscere come la molteplicità e la varietà siano elementi essenziali nell’ordine naturale e sociale. Aristotele, infatti, nel suo pensiero metafisico e etico, ci mostra come il mondo non sia composto da unità semplici e omogenee, ma da una pluralità di forme, ciascuna con una propria essenza e funzione, che interagiscono e si completano in un ordine armonico.

Nel contesto della sua Metafisica, Aristotele afferma che ogni ente è costituito da materia e forma, e che la realtà si dispiega attraverso un’infinita varietà di sostanze e caratteristiche. Questa pluralità non è caotica, ma ordinata secondo un fine, un telos, che ogni cosa tende a realizzare. La diversità delle forme è quindi necessaria perché l’ordine naturale sia completo e ricco, proprio come in un organismo complesso dove ogni parte, pur diversa, contribuisce al funzionamento dell’insieme.

Inoltre, nella sua Etica, Aristotele sostiene che la virtù si colloca sempre in un equilibrio dinamico tra due estremi opposti, un mesotes o giusto mezzo. Questo principio può essere esteso alla comprensione della diversità come fonte di equilibrio sociale ed esistenziale: le differenze tra individui, culture, idee e prospettive non sono ostacoli da eliminare, ma elementi fondamentali per un armonioso convivere. La ricchezza delle esperienze e delle qualità umane crea infatti uno spazio in cui l’equilibrio morale e sociale può essere raggiunto attraverso la complementarità e il dialogo tra diversità. Il concetto aristotelico di bellezza è strettamente legato all’idea di proporzione, ordine e armonia. La bellezza, per Aristotele, non è mera apparenza, ma una qualità che riflette l’ordine interno e la perfezione funzionale. In questo verso potremmo trovarci in disaccordo, in quanto anche ciò che non è perfetto e armonioso è bello, in quanto unico e irripetibile poiché la molteplicità delle forme e delle espressioni umane è ciò che permette il fiorire di una società equilibrata, virtuosa e ricca di significato. Ogni differenza, anziché essere vista come un problema, diventa parte di un disegno più grande, dove l’armonia nasce dall’integrazione delle diversità e dalla ricerca del giusto mezzo.

Spesso la diversità è vista come un problema, un ostacolo, e non come risorsa per il confronto, lo scambio di idee e la crescita personale. Accettare la diversità non significa soltanto accettare chi è diverso da noi, ma anche di “vederlo” come un’opportunità di crescita e non come una minaccia. Vederlo come un portatore di idee, esperienze e valori che non conosciamo, che in realtà possano arricchirci e aiutarci a comprendere meglio il mondo che ci circonda. È proprio attraverso la diversità, infatti, che si arriva alla conoscenza. C’è una metafora che spiega tutto molto bene: “ciascuno di noi contribuisce con la sua tessera al grande mosaico del sapere umano”. Anche senza una sola tessera il mosaico sarebbe incompleto. Le tessere del mosaico possono avere varie forme, colori e dimensioni. Proprio per questo il mosaico alla fine è così bello

Latino: il pensiero lucreziano

Lucrezio, il grande poeta e filosofo romano del I secolo a.C., rappresenta una figura di fondamentale importanza nella storia del pensiero occidentale, non solo per la sua straordinaria poesia epica, ma anche per le sue profonde riflessioni filosofiche, che si distinguono nettamente da quelle dei suoi contemporanei. Il suo pensiero, fortemente influenzato dall’epicureismo, si configura come un’autentica rivoluzione intellettuale, capace di mettere in discussione le convinzioni tradizionali e di proporre una visione del mondo basata sulla ragione, sulla natura e sulla ricerca della felicità attraverso l’eliminazione della paura e del dolore.

Cenni biografici: Tutte le informazioni circa la vita di Lucrezio sono giunte a noi grazie a San Girolamo. Probabilmente nacque tra il 96-94 a.C. e morì suicida (secondo una leggenda a causa di un filtro d'amore) all’età di 44 anni, la sua formazione spirituale avvenne a Roma. Opera: Lucrezio scrisse il De Rerum Natura, un poema epico-didascalico, pubblicato in seguito da Cicerone (che, nonostante fosse contro il materialismo, riconosceva la grandiosità dell’opera e l’importanza dell’autore). L’opera è composta da 7420 esametri divisi in 6 libri, a loro volta divisi in coppie. Nella prima diade si espone la dottrina atomistica e la fisica epicurea, la seconda diade riguarda l’antropologia e infine la terza diade tratta la cosmologia e i fenomeni naturali.

Lucrezio aderisce alla filosofia epicurea, che predica la ricerca del piacere come suprema felicità, intesa però come assenza di dolore (atarassia) e di turbamento dell’anima. La sua poetica, espressa nel poema didascalico da lui scritto, si propone di divulgare questa filosofia tra i lettori romani, sottolineando l’importanza di conoscere la natura e di liberarsi dalle superstizioni e dalle paure irrazionali, come quella degli dei e della morte. Per Lucrezio, il mondo è un insieme di atomi in continuo movimento, ed è attraverso questa visione scientifica e razionale che si può comprendere il senso dell’esistenza, senza ricorrere a spiegazioni divine o sovrannaturali. La sua concezione materialista e naturalistica si contrappone così alle credenze religiose e superstiziose che dominavano il panorama culturale del suo tempo, rendendo il suo pensiero non solo filosofico, ma anche di forte contestazione sociale.

Se confrontiamo il pensiero di Lucrezio con quello dei suoi contemporanei, emerge un divario sostanziale. Molti filosofi e intellettuali dell’epoca si affidavano a interpretazioni religiose, a credenze sovrannaturali e a pratiche rituali per dare senso alla vita e affrontare l’ignoto. La visione epicurea di Lucrezio, invece, si distacca radicalmente da queste concezioni, proponendo una spiegazione del mondo basata sulla scienza e sulla ragione. Questa differenza di approccio rappresenta una vera e propria rivoluzione culturale, poiché mette in discussione le fondamenta della religiosità tradizionale e apre la strada a un modo di pensare più empirico e razionale.

La bellezza della diversità in Lucrezio è riscontrabile proprio nell'originalità del suo pensiero. Se volessimo invece evidenziare un aspetto particolare del suo pensiero che si propone "diverso", potremmo allora considerare la teoria del clinamen. Nel secondo libro, Lucrezio parla del movimento degli atomi; essi infatti a causa del loro peso cadono nel vuoto, subiscono poi una deviazione e scontrandosi poi con gli altri atomi formano aggregati corporei. È proprio con questa teoria che Lucrezio mostra la bellezza della diversità, poiché le infinità di forme degli atomi possono aggregarsi in altrettante infinite combinazioni.

La diversità tra le idee di Lucrezio e quelle dei suoi contemporanei evidenzia dunque come la pluralità di punti di vista, anche nel campo delle credenze e delle teorie sul mondo, costituisca una ricchezza insostituibile per il progresso del pensiero umano. La capacità di confrontarsi con idee differenti, di mettere in discussione le proprie convinzioni e di aprirsi a nuove prospettive è ciò che alimenta il dibattito culturale e permette di sviluppare una visione più ampia e articolata della realtà. In questo senso, Lucrezio incarna l’importanza di un pensiero libero, critico e scientifico, che valorizza la diversità come fonte di arricchimento e di progresso.

La diversità di idee e di modi di pensare è una ricchezza che deve essere valorizzata e coltivata, poiché è attraverso il confronto e il dialogo tra diverse prospettive che si può arrivare a una comprensione più profonda e autentica della realtà.

Scienze: il crossing over

La meiosi è un processo cellulare fondamentale che porta alla formazione di cellule gameti (spermatozoi e ovuli) con la metà del numero di cromosomi rispetto alla cellula madre somatica. Questo processo è essenziale per la riproduzione sessuale e contribuisce alla variabilità genetica tra gli organismi della stessa specie.Fasi della Meiosi: La meiosi si divide in due divisioni successive, chiamate rispettivamente meiosi I e meiosi II, ognuna composta da varie fasi (profase, metafase, anafase, telofase). In sintesi: - Meiosi I (Divisione Riduzionale): riduce il numero di cromosomi da diploide ad aploide. - Meiosi II (Divisione Equazionale): produce quattro cellule figlie geneticamente diverse.

Fasi del crossing over:1. *ormazione dei bivalenti: Durante la profase I, i cromosomi omologhi si appaiano strettamente formando coppie chiamate bivalenti o tetradi (poiché composti da quattro cromatidi: due per ciascun omologo). 2. Sovrapposizione e formazione di chiasmi: Le regioni di appaiamento tra cromatidi omologhi si stabiliscono attraverso strutture chiamate chiasmi. Questi rappresentano i punti di contatto tra i cromatidi. 3. Scambio di segmenti: In corrispondenza dei chiasmi, si verifica un processo chiamato scambio genetico* durante il quale i segmenti di DNA tra i cromatidi omologhi vengono scambiati. Questo avviene tramite un meccanismo di rottura e ricombinazione del DNA, mediato da enzimi come le topoisomerasi. 4. Risultato: I cromatidi coinvolti nel crossing over sono mosaici, contenendo segmenti genetici derivati da entrambi gli omologhi originari.

Durante la profase I, si verifica un evento cruciale: il crossing over. È in questa fase che i componenti fondamentali per la variabilità genetica si realizzano. Il crossing over è un processo attraverso il quale segmenti di DNA vengono scambiati tra cromatidi omologhi (cromatidi di cromosomi omologhi, cioè coppie di cromosomi uguali ma provenienti da genitori diversi).

Il crossing over è un meccanismo che aumenta significativamente la variabilità genetica delle cellule figlie. Ecco come: - Creazione di nuove combinazioni di alleli: grazie allo scambio di segmenti tra i cromatidi omologhi, le cellule risultanti possiedono combinazioni uniche di alleli, differenti da quelle dei genitori. - Diversità tra gameti: anche se due cellule derivano dalla stessa meiosi, i crossing over garantiscono che siano geneticamente diverse, contribuendo alla variabilità tra lo spermatozoo e l'ovulo. - Distribuzione casuale dei cromosomi: insieme al crossing over, la segregazione indipendente dei cromosomi omologhi durante l'anafase I amplifica ulteriormente la variabilità genetica. Questo processo è essenziale sia perché da esso dipenderà tutta la vita futura di un individuo, sia perché è alla base della sopravvivenza delle specie e dell’evoluzione. Avere diverse caratteristiche permette ad almeno una parte della specie di sopravvivere a determinate condizioni ambientali o a cambiamenti dell’ambiente. Inoltre, è grazie a questo processo se possiamo ammirare ogni giorno la bellezza della diversità e scoprire come ognuno di noi non è diverso, ma unico e irripetibile, dunque speciale.

Italiano: il Decameron

Giovanni Bocaccio, celebre scrittore italiano del XIV secolo, rappresenta uno dei pilastri fondamentali della letteratura rinascimentale e uno dei più grandi esponenti della narrativa in volgare. La sua opera più famosa, il Decameron, si configura come un capolavoro di grande complessità narrativa, ricco di sfumature e di una vasta gamma di temi, stili e registri, che testimoniano la straordinaria capacità di Bocaccio di dipingere la realtà umana in tutte le sue sfaccettature.

Il Decameron, scritto tra il 1350 e il 1353, è composto da cento novelle raccolte in un quadro narrativo originale e innovativo: un gruppo di sette ragazze e tre ragazzi, fuggiti dalla peste, si rifugiano in una villa isolata e decidono di raccontarsi ciascuno dieci novelle per passare il tempo e distrarsi dalla terribile epidemia. Questo contesto di fuga e di evasione permette a Bocaccio di esplorare un’ampia gamma di temi, dalla satira sociale all’amore, dalla fortuna alla maldicenza, dalla virtù alla viltà umana. La struttura decameroniana, con la sua alternanza di narrazioni e di voci narranti, contribuisce a creare un mosaico di prospettive e di modalità espressive, rendendo il testo estremamente ricco e variegato.

La ricchezza del Decameron si manifesta nel modo in cui Bocaccio utilizza la lingua volgare, elevandola a strumento di alta letteratura. La sua capacità stilistica si evidenzia nella varietà di registri linguistici che impiega, adattando il tono e il lessico alla natura della novella e al carattere dei personaggi. Questa versatilità linguistica contribuisce a rafforzare la sensazione di autenticità e di immediatezza delle storie narrate, rendendo il testo accessibile e coinvolgente per un pubblico ampio e diversificato.

Una delle caratteristiche più evidenti del Decameron è la sua diversità, che si manifesta a livello di contenuti, di stili e di registri linguistici. Bocaccio, infatti, non si limita a un’unica modalità narrativa o a un solo tono, ma utilizza un ventaglio di approcci che spaziano dal comico al tragico, dal realistico al fantastico, dal raffinato all’arguto. Le novelle possono essere leggere e divertenti, come quelle che trattano di amori scherzosi e di inganni, oppure profonde e riflessive, come quelle che affrontano temi morali e sociali. Questa molteplicità di toni e di temi permette a Bocaccio di rappresentare la complessità della condizione umana, con tutte le sue contraddizioni, i suoi desideri e le sue difficoltà.

Inoltre, la diversità si riflette anche nella varietà di personaggi che popolano le novelle. Bocaccio crea figure umane estremamente diverse tra loro, dai nobili alle persone di umili origini, dai furbi ai sventurati, dai virtuosi ai viziosi. Questa rappresentazione eterogenea contribuisce a sottolineare come la realtà umana sia composta da molteplici sfaccettature e come ogni individuo abbia una propria storia, un proprio carattere e un proprio modo di agire. Non si tratta di una visione stereotipata o moralistica, bensì di un affresco realistico e complesso che invita alla riflessione e alla comprensione delle molteplicità dell’animo umano.

Storia dell'Arte: le innovazioni iconografiche di Leonardo da Vinci

Le innovazioni iconografiche di Leonardo da Vinci rappresentano uno dei contributi più rivoluzionari e profondi alla storia dell’arte, e tra queste spicca senza dubbio l’interpretazione della celebre Ultima Cena e dell'Adorazione dei Magi. La sua versione si discosta notevolmente dalle rappresentazioni tradizionali, introducendo elementi simbolici e compositivi che riflettono una concezione più complessa e articolata del momento evangélico.

Il Cenacolo, o più noto come Ultima Cena, è un dipinto a tempera e olio su intonaco dell’artista Leonardo da Vinci (1452-1519), realizzato tra il 1495 e il 1499. Oltre ad essere la rappresentazione più celebre dell’iconografia dell’Ultima Cena, il Cenacolo è considerato anche uno dei capolavori di Leonardo, nonché del Rinascimento italiano. Il dipinto parietale è conservato presso il refettorio del convento di Santa Maria delle Grazie di Milano, attiguo all’omonimo santuario.

Ambientata in un’aula, l’opera raffigura la scena dell’Ultima Cena con Gesù al centro del dipinto e gli apostoli disposti ai suoi lati, rivolti frontalmente verso lo spettatore lungo un tavolo modestamente imbandito. Ispirandosi al brano evangelico di Giovanni, ma reinterpretando l’iconografia tradizionale dell’Ultima Cena, Leonardo ritrasse il momento in cui Gesù svela il tradimento di uno dei dodici, ossia quello di Giuda.

Leonardo, infatti, sposta l'attenzione dal tradizionale focus sull'istituzione dell'Eucaristia, concentrandosi invece sul gesto umano di tradire un amico, il tradimento di Giuda. Questa scelta sottolinea l'aspetto emotivo e drammatico della scena, rendendo il momento di tensione e di crisi più vivido e immediato. Nell'"Ultima Cena", Leonardo presta particolare attenzione alle facce umane, catturando un'ampia gamma di emozioni: sorpresa, paura, indignazione, tradimento. La composizione pone tutti gli apostoli da un lato del tavolo, creando un senso di unità e di tensione condivisa. Gesù, al centro, appare isolato, quasi distaccato dal moto ondoso degli apostoli, sottolineando la sua posizione di figura centrale. Leonardo, non essendo a proprio agio con la tecnica dell’affresco, dipinse usando la tempera a secco con aggiunte in olio, scelta che portò a esiti infelici. La tecnica adottata non fu del tutto adeguata per un ambiente del genere: la stanza era soggetta ad un’umidità elevata a causa della sua attiguità alle cucine, il cui confine era la stessa parete che accoglie il Cenacolo. Di conseguenza, negli anni immediatamente successivi all’esecuzione del dipinto, il Cenacolo subì molte cadute di colore e gli interventi di restauro furono così numerosi che, nel corso del tempo, mutarono l’aspetto originale e aggravarono ancor di più lo stato di conservazione dell’opera. Un altro evento che non contribuì alla conservazione del Cenacolo fu il bombardamento dell’agosto 1943 che colpì diverse zone di Milano, tra cui l’ex convento domenicano: il dipinto si salvò ma per diversi giorni fu esposto alle intemperie.

Un destino comune lega tra loro le opere di Leonardo sopravvissute fino a noi: nessuna, pare, è stata portata a termine. Eclatante è il caso dell’Adorazione dei Magi, iniziata alla fine del Quattrocento e mai conclusa. Il suo essere non-finita non sminuisce affatto il fascino dell’opera né il genio dell’artista, che qui dà prova, ancora una volta, di una vivacità intellettuale senza pari. La tavola di grandi dimensioni (244 x 240 cm) occupa, sola, la parete centrale della sala di Leonardo della Galleria degli Uffizi, dove è conservata fin dal XVII secolo.

L'opera di Leonardo si distingue per l’assenza della tipica capanna o ambientazione architettonica che spesso caratterizzava le rappresentazioni dell'Epifania. La scena si svolge in un ambiente totalmente aperto, ma è molto probabile che nello spazio incompleto il progetto prevedeva l'effettiva presenza di una capanna. Un altro elemento innovativo è l’assenza di San Giuseppe. Alle spalle di Maria si intravede però un uomo barbuto, con un oggetto in mano. La critica ha riconosciuto recentemente in questo personaggio San Giuseppe che riceve un dono, motivo ricorrente nella pittura fiorentina del periodo, come si può vedere, ad esempio, nell’omonimo affresco del Beato Angelico presso il convento fiorentino di San Marco.

Sul piano simbolico, Leonardo inserisce in fondo alla scena una battaglia che rappresenta simbolicamente il mondo pagano ancora in caos. Questa presenza suggerisce una visione del mondo divisa tra il sacro e il profano, tra l’ordine divino e il disordine terreno, sottolineando la tensione tra queste dimensioni.Infine, ai lati della scena si trovano due alberi che assumono un significato allegorico: uno indica il martirio, l’altro rappresenta la vittoria. Questi simboli rafforzano l’idea di una dualità tra sofferenza e trionfo, tra sacrificio e redenzione, temi fondamentali nel messaggio cristiano e che Leonardo trasmette attraverso questa iconografia innovativa.

Dall'analisi delle due opere di Leonardo, ma anche dallo studio della sua biografia e delle sue invenzioni si deduche che Leonardo è stato un personaggio molto particolare per la storia dell'arte. Portatore di moltissime innovazioni e grande ideatore, ci trasmette che anche le cose "diverse" possono lasciare un segno, essere memorabili o come nel caso delle sue innovazioni iconografiche costituire un enorme contributo al patrimonio culturale.

Matematica e fisica: le fonti di energia altenative

Per fonte di energia alternativa si intende una particolare fonte di energia differente da quella ottenuta con l'utilizzo dei tradizionali combustibili fossili.Spesso tale classe di fonti energetiche viene confusa o assimilata a quella delle fonti di energia rinnovabile o a quella delle fonti energetiche in grado di permettere uno sviluppo sostenibile, di cui queste rappresentano solo una sottoclasse di quelle alternative. In realtà le fonti di energia alternativa comprendono una classe più ampia di forme di produzione di energia, oltre a quelle rinnovabili, per esempio comprendendo l'energia prodotta tramite centrali nucleari. Il termine divenne di uso comune negli anni settanta, a valle delle crisi petrolifere del 1973 e 1979, che avevano evidenziato chiaramente le problematiche poste da un mondo dell'energia troppo dipendente dal petrolio e, in generale, dall'approvvigionamento di fonti fossili. Negli ultimi trent'anni sono state investite nella ricerca in tal senso molte risorse umane ed economiche. Inoltre, ad oggi sta aumentando, da parte di numerosi ricercatori la sensibilità riguardo al futuro energetico dell'umanità, il cosiddetto problema energetico globale.

Le fonti di energia alternative, come le rinnovabili, sono fondamentali per ridurre l'impatto ambientale e garantire un futuro sostenibile. Riducendo la dipendenza dai combustibili fossili, promuovono la sicurezza energetica, la stabilità dei prezzi e la creazione di posti di lavoro nel settore.

Alcune fonti energetiche alternative sono rappresentate da: energia nucleare energia idroelettrica energia geotermica energia ricavata dalla biomassa (agroenergie e scarti animali) e biogas energia marina energia eolica energia solare energia prodotta dalla dissociazione molecolare

Calcolo del risparmio con l'utilizzo di fonti di energia alternative/rinnovabili: Il risparmio energetico ottenuto attraverso l’uso delle energie rinnovabili può essere calcolato confrontando il consumo energetico da fonti fossili con quello da fonti rinnovabili. Le fonti rinnovabili, come il sole, il vento, l’acqua e la biomassa, producono energia senza consumare combustibili fossili, riducendo le emissioni di CO₂ e il consumo di risorse non rinnovabili. Un’abitazione consuma 8.000 kWh di energia elettrica all’anno. Se si installa un impianto fotovoltaico che produce 6.000 kWh/anno, il risparmio diretto da fonti fossili sarà: = 6.000 kWh/anno Il costo dell’energia elettrica da fonte fossile è di 0,25 €/kWh, il risparmio economico annuale sarà: = 6.000( kwh/anno)x 0,25 = 1.500 €/anno Risparmio di CO₂ La produzione di energia da fonti fossili emette in media circa 0,4 kg di CO₂ per kWh. Il risparmio di emissioni è: = 6.000 x 0,4 = 2.400 kg di CO₂/anno Possiamo dedurre che sia sotto l’aspetto economico che sotto quello ambientale l’energia rinnovabile è vantaggiosa, aiutandoci quindi a risparmiare in modo ecosostenibile.

Evidenziare la bellezza della diversità e accettarla è fondamentale in tutti i campi perché ci permette di arricchire le nostre prospettive, promuovere l'inclusione e favorire un ambiente più aperto e creativo. La diversità culturale, sociale e di pensiero stimola l'innovazione e ci aiuta a comprendere meglio le differenze, contribuendo a costruire società più giuste e collaborative. Allo stesso modo, imparare a sfruttare le fonti di energia alternative è importante perché ci consente di ridurre l'impatto ambientale, diminuendo la dipendenza dai combustibili fossili e combattendo il cambiamento climatico. L'utilizzo di fonti rinnovabili come il solare, eolico e idroelettrico è fondamentale per garantire un futuro sostenibile, proteggendo le risorse naturali e migliorando la qualità della vita. In un mondo in continua evoluzione, valorizzare la diversità e investire in energie pulite rappresentano passi essenziali verso un progresso equilibrato e responsabile.

Grazie per l'attenzione

Realizzato da Archetti Vittoria, Coppola Pietro, Guarracino Carmela, Mazzola Ilaria, Romano Maddalena