DIFFERENZA DI GENERE NELLO SPORT
Gender gap
Nonostante questa crescita molto significativa, rimane costante il gender gap nello sport: se si fa riferimento alla fascia d’età 15-17 anni, per esempio, la quota delle ragazze che fa attività fisica è pari al 42,6%, contro il 58,4% della controparte maschile.
La parità dei sessi è ancora lontana
Le donne che fanno sport in Italia? Sono quasi 18 milioni! Anche se i dati rilevati dal Censis si riferiscono al 2019 si registra un aumento sostanziale della pratica femminile: rispetto ai dieci anni precedenti, il numero di sportive è cresciuto dell’11,9%.
Tra gli operatori sono ancora meno: le allenatrici sono solo il 19,8%, le dirigenti di società il 15,4% e le dirigenti di Federazione il 12,4%.
Sempre secondo il Censis, tra gli atleti tesserati nelle diverse Federazioni, le donne sono appena il 28%.
Discriminazione di genere nel CALCIO
dagli stipendi dei campionati maschili. Di certo parte della responsabilità è anche dei media: ancora oggi giornali, televisioni e siti focalizzano la loro attenzione sulla bellezza e le caratteristiche estetiche delle atlete, dando poca visibilità ai loro risultati e alle loro performance.
Sono molti i fattori che contribuiscono a questo gap. Il primo è sicuramente culturale, c’è ancora l’idea retrograda e sessista che il calcio non sia uno sport da donne. Ad incidere negativamente sulla situazione si aggiunge poi la questione economica, fino a pochi anni fa una giocatrice non poteva ricevere un compenso superiore ai 30.658 euro lordi a stagione. La media annua nella massima serie è attorno ai 15mila euro, ben distante
Sebbene le discipline praticate siamo numerose, nel nostro paese rimane indiscutibile il calcio. Il calcio infatti vanta il maggior numero di tesserati, ma conta solo il 2% di praticanti femminili, nonostante la Serie A femminile sia diventata una realtà sempre più competitiva negli ultimi anni.
Discriminazione di genere nella DANZA
del mondo.Purtroppo non parliamo di un caso isolato, bensì di uno stereotipo ormai ben radicato. Tante volte le mamme di ballerini maschi si lamentano per le prese in giro arrivando addirittura ad episodi di bullismo.
per la sua passione per il balletto. Suo padre, William, aveva dichiarato di voler assecondare la sua passione iscrivendolo ad un corso di danza. La conduttrice Lea Spencer aveva riportato la notizia durante il suo programma tv “Good Morning America”, ridendo in modo scomposto. Il video era diventato virale causando molte critiche. La conduttrice è poi stata costretta a chiedere scusa, ma il danno ormai era fatto, e la notizia ha fatto il giro
La danza è sempre stata vittima di stereotipi, considerata un’attività da femmine, i pochi maschi che decidono di praticarla sono spesso vittime di prese in giro e pregiudizi. Ad esempio molto tempo fa Roberto Bolle (primo ballerino nella storia) ha mostrato solidarietà verso il principe George, deriso da una conduttrice tv
Discriminazione di genere nella GINNASTICA RITMICA
ritmica maschile a livello globale e il Giappone si è visto costretto a creare una propria Federazione che consentisse la promozione di questo sport e la partecipazione degli uomini a gare sul suolo nazionale.Esempio: Rubén Orihuela durante gli allenamenti è stato spesso vittima di bullismo, ma sapeva che se voleva continuare a lottare per ciò che gli piaceva, avrebbe dovuto sopportare tutto ciò.
Quando è arrivato il momento di gareggiare nella categoria assoluta del Campionato spagnolo, la federazione lo ha escluso perché era un ragazzo.
Rubén ha fatto appello ai media e ha trovato sostegno in ginnaste d'élite che lo hanno sostenuto facendo pressioni sul Ministero dell'uguaglianza. Nel 2009 è ufficialmente nato il primo campionato nazionale di ginnastica ritmica maschile spagnola.
Oggi la ritmica è rimasta l’unico sport in Italia a non consentire la competizione tra uomini, ma solo l’esibizione. Il Giappone è l’unico paese al mondo ad avere un’antica tradizione di ginnastica ritmica maschile ma visto che la Federazione Ginnastica Internazionale non ha ancora riconosciuto la
Discriminazione di genere nel NUOTO SINCRONIZZATO
sincronizzato ai Mondiali a Kazan (Russia). Qualcosa che ha abbattuto un muro centenario e che ha aperto uno sport anche all’altro sesso. Ad ogni modo l’Italia si è dimostrata subito reattiva alla novità. Giorgio Minisini a soli 19 anni ha conquistato una medaglia di bronzo. È il primo uomo a salire su un podio in questa specialità.Linda Cerutti: pubblicò una foto
dove festeggiava il miglior campionato europeo della sua carriera, che la ritrae in spaccata e con le medaglie appese alle gambe. Il risultato? L’immagine ha scatenato commenti sessisti e volgari.
Perché i maschi non potevano orgogliosamente praticare ginnastica ritmica e nuoto sincronizzato? Due autentici tabù anacronistici nel 2015 e che andavano assolutamente sfatati. Per il nuoto ci ha pensato la FIN, Federazione Internazionale del Nuoto, che istituì il doppio misto di nuoto
Gender pay gap
A parità di disciplina e di livello, le donne vengono pagate meno. L’esempio più eclatante, come abbiamo visto, è quello del calcio.Un aspetto da considerare è che, avendo una minore copertura mediatica, le atlete sono poco appetibili per gli sponsor e quindi vengono pagate meno per le loro collaborazioni con i brand.
Cosa fare, allora? Secondo un documento dell’European Institute for Gender Equality (Eige), è fondamentale insistere affinché le organizzazioni sportive migliorino l’equilibrio di genere nei consigli e nei comitati esecutivi.L’obiettivo è eliminare norme e regolamenti che ostacolano la carriera sportiva delle donne.
Sport durante il fascismo
mens sana in corpore sano. Restava viva la polemica su quali sport praticare a tal fine, e alcuni erano tassativamente proibiti alle ragazze. La ginnastica restava la regina delle attività femminili, ma anche altri sport, come il nuoto, il pattinaggio, la pallavolo, erano praticati su larga scala. L’atletica leggera avrà una grande promotrice con il primo oro olimpico femminile italiano della storia.
Con a capo Mussolini lo sport divenne rappresentazione dell'identità nazionale, e così il
fisico dei giovani sportivi veniva educato attraverso pratiche sportive necessarie a prepararli alle difficoltà future. Secondo Mussolini “non basta avere il cervello calcolatore e la mente che ragiona:
occorrono anche muscoli saldi e garretti di acciaio”, l’istruzione infatti era basata
sull’educazione fisica legata all’esercizio intellettuale:
Sport durante il fascismo
La politica sportiva del fascismo avrà un successo crescente, che continuerà anche dopoil suo crollo. Lo sport femminile, che veniva visto come uno strumento demografico di regime, si trasforma in uno strumento che contribuirà attivamente a cambiare l’immagine e il ruolo sociale della donna in Italia.
“Il Gran consiglio del Fascismo dà mandato al presidente del comitato olimpico Nazionale Italiano (CONI) di rivedere l’attività fisica femminile e fissarne, in accordo con le federazioni competenti e con la Federazione dei Medici Sportivi, il campo e i limiti di attività, fermo restando che deve essere evitato quanto possa distogliere la donna dalla sua missione naturale e fondamentale: la maternità.”
differenza di genere nello sport
sinny
Created on March 29, 2023
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DIFFERENZA DI GENERE NELLO SPORT
Gender gap
Nonostante questa crescita molto significativa, rimane costante il gender gap nello sport: se si fa riferimento alla fascia d’età 15-17 anni, per esempio, la quota delle ragazze che fa attività fisica è pari al 42,6%, contro il 58,4% della controparte maschile.
La parità dei sessi è ancora lontana
Le donne che fanno sport in Italia? Sono quasi 18 milioni! Anche se i dati rilevati dal Censis si riferiscono al 2019 si registra un aumento sostanziale della pratica femminile: rispetto ai dieci anni precedenti, il numero di sportive è cresciuto dell’11,9%.
Tra gli operatori sono ancora meno: le allenatrici sono solo il 19,8%, le dirigenti di società il 15,4% e le dirigenti di Federazione il 12,4%.
Sempre secondo il Censis, tra gli atleti tesserati nelle diverse Federazioni, le donne sono appena il 28%.
Discriminazione di genere nel CALCIO
dagli stipendi dei campionati maschili. Di certo parte della responsabilità è anche dei media: ancora oggi giornali, televisioni e siti focalizzano la loro attenzione sulla bellezza e le caratteristiche estetiche delle atlete, dando poca visibilità ai loro risultati e alle loro performance.
Sono molti i fattori che contribuiscono a questo gap. Il primo è sicuramente culturale, c’è ancora l’idea retrograda e sessista che il calcio non sia uno sport da donne. Ad incidere negativamente sulla situazione si aggiunge poi la questione economica, fino a pochi anni fa una giocatrice non poteva ricevere un compenso superiore ai 30.658 euro lordi a stagione. La media annua nella massima serie è attorno ai 15mila euro, ben distante
Sebbene le discipline praticate siamo numerose, nel nostro paese rimane indiscutibile il calcio. Il calcio infatti vanta il maggior numero di tesserati, ma conta solo il 2% di praticanti femminili, nonostante la Serie A femminile sia diventata una realtà sempre più competitiva negli ultimi anni.
Discriminazione di genere nella DANZA
del mondo.Purtroppo non parliamo di un caso isolato, bensì di uno stereotipo ormai ben radicato. Tante volte le mamme di ballerini maschi si lamentano per le prese in giro arrivando addirittura ad episodi di bullismo.
per la sua passione per il balletto. Suo padre, William, aveva dichiarato di voler assecondare la sua passione iscrivendolo ad un corso di danza. La conduttrice Lea Spencer aveva riportato la notizia durante il suo programma tv “Good Morning America”, ridendo in modo scomposto. Il video era diventato virale causando molte critiche. La conduttrice è poi stata costretta a chiedere scusa, ma il danno ormai era fatto, e la notizia ha fatto il giro
La danza è sempre stata vittima di stereotipi, considerata un’attività da femmine, i pochi maschi che decidono di praticarla sono spesso vittime di prese in giro e pregiudizi. Ad esempio molto tempo fa Roberto Bolle (primo ballerino nella storia) ha mostrato solidarietà verso il principe George, deriso da una conduttrice tv
Discriminazione di genere nella GINNASTICA RITMICA
ritmica maschile a livello globale e il Giappone si è visto costretto a creare una propria Federazione che consentisse la promozione di questo sport e la partecipazione degli uomini a gare sul suolo nazionale.Esempio: Rubén Orihuela durante gli allenamenti è stato spesso vittima di bullismo, ma sapeva che se voleva continuare a lottare per ciò che gli piaceva, avrebbe dovuto sopportare tutto ciò.
Quando è arrivato il momento di gareggiare nella categoria assoluta del Campionato spagnolo, la federazione lo ha escluso perché era un ragazzo. Rubén ha fatto appello ai media e ha trovato sostegno in ginnaste d'élite che lo hanno sostenuto facendo pressioni sul Ministero dell'uguaglianza. Nel 2009 è ufficialmente nato il primo campionato nazionale di ginnastica ritmica maschile spagnola.
Oggi la ritmica è rimasta l’unico sport in Italia a non consentire la competizione tra uomini, ma solo l’esibizione. Il Giappone è l’unico paese al mondo ad avere un’antica tradizione di ginnastica ritmica maschile ma visto che la Federazione Ginnastica Internazionale non ha ancora riconosciuto la
Discriminazione di genere nel NUOTO SINCRONIZZATO
sincronizzato ai Mondiali a Kazan (Russia). Qualcosa che ha abbattuto un muro centenario e che ha aperto uno sport anche all’altro sesso. Ad ogni modo l’Italia si è dimostrata subito reattiva alla novità. Giorgio Minisini a soli 19 anni ha conquistato una medaglia di bronzo. È il primo uomo a salire su un podio in questa specialità.Linda Cerutti: pubblicò una foto
dove festeggiava il miglior campionato europeo della sua carriera, che la ritrae in spaccata e con le medaglie appese alle gambe. Il risultato? L’immagine ha scatenato commenti sessisti e volgari.
Perché i maschi non potevano orgogliosamente praticare ginnastica ritmica e nuoto sincronizzato? Due autentici tabù anacronistici nel 2015 e che andavano assolutamente sfatati. Per il nuoto ci ha pensato la FIN, Federazione Internazionale del Nuoto, che istituì il doppio misto di nuoto
Gender pay gap
A parità di disciplina e di livello, le donne vengono pagate meno. L’esempio più eclatante, come abbiamo visto, è quello del calcio.Un aspetto da considerare è che, avendo una minore copertura mediatica, le atlete sono poco appetibili per gli sponsor e quindi vengono pagate meno per le loro collaborazioni con i brand.
Cosa fare, allora? Secondo un documento dell’European Institute for Gender Equality (Eige), è fondamentale insistere affinché le organizzazioni sportive migliorino l’equilibrio di genere nei consigli e nei comitati esecutivi.L’obiettivo è eliminare norme e regolamenti che ostacolano la carriera sportiva delle donne.
Sport durante il fascismo
mens sana in corpore sano. Restava viva la polemica su quali sport praticare a tal fine, e alcuni erano tassativamente proibiti alle ragazze. La ginnastica restava la regina delle attività femminili, ma anche altri sport, come il nuoto, il pattinaggio, la pallavolo, erano praticati su larga scala. L’atletica leggera avrà una grande promotrice con il primo oro olimpico femminile italiano della storia.
Con a capo Mussolini lo sport divenne rappresentazione dell'identità nazionale, e così il fisico dei giovani sportivi veniva educato attraverso pratiche sportive necessarie a prepararli alle difficoltà future. Secondo Mussolini “non basta avere il cervello calcolatore e la mente che ragiona: occorrono anche muscoli saldi e garretti di acciaio”, l’istruzione infatti era basata sull’educazione fisica legata all’esercizio intellettuale:
Sport durante il fascismo
La politica sportiva del fascismo avrà un successo crescente, che continuerà anche dopoil suo crollo. Lo sport femminile, che veniva visto come uno strumento demografico di regime, si trasforma in uno strumento che contribuirà attivamente a cambiare l’immagine e il ruolo sociale della donna in Italia.
“Il Gran consiglio del Fascismo dà mandato al presidente del comitato olimpico Nazionale Italiano (CONI) di rivedere l’attività fisica femminile e fissarne, in accordo con le federazioni competenti e con la Federazione dei Medici Sportivi, il campo e i limiti di attività, fermo restando che deve essere evitato quanto possa distogliere la donna dalla sua missione naturale e fondamentale: la maternità.”