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canto xxi purgatorio dantesco

linda rizzato

Created on March 28, 2023

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Transcript

CANTO XXI

Purgatorio

Mattia Gaban e Linda Rizzato

4ALS 29/03/2023

Introduzione

Pena

Luogo e Tempo

Colpa

Mattina di martedì 12 aprile 1300 all'interno della quinta cornice.

Qui i penitenti sono gli avari e i prodighi, cioè coloro che bramano ricchezze e denaro.

Le anime sono costrette a stare stese a terra prone, con mani e piedi legati.

Inoltre recitano il salmo Adhaesit pavimento anima mea

Apparizione di Stazio (vv. 1-39)

PARAFRASI
TESTO

La sete natural che mai non sazia se non con l’acqua onde la femminetta samaritana domandò la grazia, 3 mi travagliava, e pungeami la fretta per la ‘mpacciata via dietro al mio duca, e condoleami a la giusta vendetta. 6 Ed ecco, sì come ne scrive Luca che Cristo apparve a’ due ch’erano in via, ià surto fuor de la sepulcral buca, 9

La sete di conoscenza, che non si può mai estinguere se non con quell'acqua di cui la donna samaritana chiese grazia a Gesù (la rivelazione), mi tormentava e la fretta mi spingeva lungo la via ingombra dietro al mio maestro, e come lui provavo compassione per la giusta punizione inflitta alle anime. Ed ecco, così come è scritto nel Vangelo di Luca che Cristo apparve ai due discepoli sulla via, già risorto dalla sua tomba,

TESTO

Dante vuole sapere perchè ci sia stata una scossa di terremoto e nel mentre, assieme a Virgilio, prosegue per la Cornice. Improvvisamente appare un'anima, che inizia a seguirli. Questa augura la pace ai due pellegrini e gli chiede come mai si trovino in questo luogo. Virgilio coglie l'occasione e chiede all'anima il motivo del terremoto e il successivo inno del Gloria

Sintesi

Figure retoriche e metriche

• “E dietro a noi venìa” = anastrofe (v. 10). Cioè: “e veniva dietro a noi”. • “Lei che dì e notte fila” = perifrasi (v. 25). Per indicare la Parca Lachesi. • “L’anima sua” = anastrofe (v. 28). Cioè: “la sua anima”. • “L'ampia gola/d’inferno” = enjambement (vv. 31-32). • “Mia scola” = metonimia (v. 33). Cioè: “il mio insegnamento”, il concreto per l'astratto. • “Si fece la mia sete” = anastrofe (v. 39). Cioè: “la mia sete di conoscenza si fece...”.

Stazio spiega le ragioni del terremoto e del canto (vv. 40-72)

PARAFRASI
TESTO

Questo luogo è libero da ogni alterazione atmosferica: vi possono essere solo fenomeni causati dall'influsso celeste, e nient'altro. Qui la terra trema quando un'anima si sente purificata, cosicché si alza o si muove per salire in alto; e il grido che hai sentito accompagna tale ascesa. Della avvenuta purificazione è prova la sola volontà, che spinge liberamente a cambiare compagnia e sorprende l'anima, e di tale volere l'anima gioisce. per questo hai sentito il terremoto e i devoti spiriti che rendevano lode al Signore, perché li mandi presto in Cielo».

Libero è qui da ogne alterazione: di quel che ’l ciel da sé in sé riceve esser ci puote, e non d’altro, cagione. 45 Tremaci quando alcuna anima monda sentesi, sì che surga o che si mova per salir sù; e tal grido seconda. 60 De la mondizia sol voler fa prova, che, tutto libero a mutar convento, l’alma sorprende, e di voler le giova. 63 però sentisti il tremoto e li pii spiriti per lo monte render lode a quel Segnor, che tosto sù li ’nvii". 70

L'anima risponde a Virgilio spiegando come il monte del Purgatorio non sia toccato da eventi atmosferici estranei all'influsso celeste. I terremoti avvengono quando un'anima è purificata, e perciò pronta per raggiungere l'Eden e in ciò viene accompagnata dall'inno del

Sintesi

Gloria

Figure retoriche e metriche

• “Sanza/ordine” = enjambement (vv. 40-41). • “Né figlia di Taumante” = perifrasi (v. 50). Per indicare Iride, che è la personificazione, secondo il mito greco, dell’arcobaleno. • “‘l vicario di Pietro” = perifrasi (v. 54). Per indicare l'angelo guardiano. • “Le piante” = sineddoche (v. 54). La parte per il tutto, la pianta dei piedi anziché i piedi. • “Trema poco o assai” = antitesi (v. 55). • “Contra voglia, come fu al peccar” = similitudine (vv. 65-66). Cioè: “contro la voglia del bene come sulla Terra lo fu al peccato”. • “Li pii/spiriti” = enjambement (vv. 70-71). Cioè: “i devoti spiriti”.

Stazio si presenta e esalta l'Eneide (vv. 73-102)

PARAFRASI
TESTO

Sulla Terra la gente mi chiama ancora Stazio: scrissi la Tebaide e l'Achilleide, ma morii prima di completare il secondo poema. Il mio ardore poetico fu alimentato dalle scintille, che mi scaldarono, di quella fiamma divina da cui sono illuminati più di mille poeti; parlo dell'Eneide, la quale fu per me una madre e una nutrice nel poetare: senza di essa non avrei scritto nulla di importante. E per essere vissuto sulla Terra nello stesso periodo in cui visse Virgilio, sarei disposto a stare qui un anno di più di quanto devo per uscire da questo esilio del Purgatorio».

Stazio la gente ancor di là mi noma: cantai di Tebe, e poi del grande Achille; ma caddi in via con la seconda soma. 93 Al mio ardor fuor seme le faville, che mi scaldar, de la divina fiamma onde sono allumati più di mille; 96 de l’Eneida dico, la qual mamma fummi e fummi nutrice poetando: sanz’essa non fermai peso di dramma. 99 E per esser vivuto di là quando visse Virgilio, assentirei un sole più che non deggio al mio uscir di bando». 102

L'anima, dopo che Virgilio glielo chiede, si presenta ufficialmente e dice di essere il poeta latino Stazio. Uomo conosciuto e apprezzato, dichiara di essersi ispirato all' Eneide per scrivere le sue opere; aggiunge che sarebbe disposto a sostare ancora nel Purgatorio pur di vivere al tempo di Virglio.

Sintesi

Figure retoriche e metriche

• “Ne le parole tue” = anastrofe (v. 81). Cioè: “nelle tue parole”. • “Sommo rege” = perifrasi (v. 83). Per indicare Dio. • “Col nome che più dura e più onora” = perifrasi (v. 85). Si intende “col nome di poeta”. • “De l’Eneida dico” = anastrofe (v. 97). Cioè: “mi riferisco all'Eneide”.

Imbarazzo di Dante e omaggio di Stazio a Virgilio (vv. 103-136)

PARAFRASI
TESTO

Io pur sorrisi come l’uom ch’ammicca; per che l’ombra si tacque, e riguardommi ne li occhi ove ’l sembiante più si ficca; 111 Or son io d’una parte e d’altra preso: l’una mi fa tacer, l’altra scongiura ch’io dica; ond’io sospiro, e sono inteso 117 Questi che guida in alto li occhi miei, è quel Virgilio dal qual tu togliesti forte a cantar de li uomini e d’i dèi. 126 Già s’inchinava ad abbracciar li piedi al mio dottor, ma el li disse: "Frate, non far, ché tu se’ ombra e ombra vedi". 132 Ed ei surgendo: "Or puoi la quantitate comprender de l’amor ch’a te mi scalda, quand’io dismento nostra vanitate, 135 trattando l’ombre come cosa salda". 136

Io sorrisi come chi ammicca, per cui l'ombra di Stazio tacque e mi guardò negli occhi dove è più evidente il sentimento; Ora io sono incalzato da ambo le parti: Virgilio mi impone di tacere, ma l'altro mi supplica di parlare; Costui che guida i miei occhi in alto è quel Virgilio dal quale tu traesti ispirazione a cantare degli uomini e degli dei. Già Stazio si chinava ad abbracciare i piedi del mio maestro, ma quello gli disse: «Fratello, non farlo, perché tu sei un ombra e vedi davanti a te un'altra ombra». Ed egli, rialzandosi: «Ora puoi capire quanto grande è l'amore che provo per te, visto che dimentico la nostra inconsistenza, trattando le ombre come fossero corpi materiali».

Dante è preda dell'imbarazzo e dell'indecisione: non sa se, dopo aver fatto trapelare le sue emozioni, rimanere in silenzio come gli suggerisce la sua guida o se rispondere alla pressante domanda di Stazio. Finisce col rispondere a Stazio e rivelargli che il suo accompagnatore è proprio quel Virgilio che il poeta latino stima tanto. Il canto termina con il tentativo fallimentare di Stazio di abbracciare i piedi di Virgilio.

Sintesi

anime

Figure retoriche e metriche

  • Sorrisi come l’uom ch’ammicca = similitudine (v. 109). Cioè: "Io sorrisi appena come chi fa un cenno".
  • Trattando l’ombre come cosa salda = similitudine (v. 136). Cioè: "trattando le ombre come se fossero corpi solidi".
  • Al mio ardor fuor seme le faville, che mi scaldar, de la divina fiamma onde sono allumati più di mille = allegoria (vv. 94-96). Cioè: "Il mio ardore poetico fu alimentato dalle scintille, che mi scaldarono, di quella fiamma divina da cui sono illuminati più di mille poeti".
  • Cagion altra = anastrofe (v. 127). Cioè: "altro motivo".

Chi è Stazio?

Stazio fu un poeta latino del I secolo d.C., nato a Napoli e trasferitosi successivamente a Roma, è conosciuto per tre opere principali: la Tebaide, l'Achilleide e le Silvae.Nonostante non sia conosciuto come Virgilio, fu un autore molto apprezzato per la sua raffinatezza ed eleganza nella poesia da autori rinascimentali come Ariosto e Tasso.

perchè Stazio è qui e Virgilio no?

Stazio

Virgilio

Il poeta, come già sappiamo, non risiede nel Purgatorio, bensì nel Limbo infernale: questo perchè, nonostante fosse molto ammirato da Dante, gli mancò una cosa necessaria secondo quest'ultimo, ossia la fede

Sebbene Dante stimasse maggiormente Virgilio di Stazio, è soltanto quest'ultimo a essere posto nel Purgatorio: questo perchè, secondo Dante, egli si era convertito al Cristianesimo

vs

Grazie per l'attenzione!

SITOGRAFIA

  • https://divinacommedia.weebly.com
  • https://it.wikisource.org
  • https:/it.wikipedia.org