Itinerario Arabo-Normanno in Sicilia
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ITINERARIO ARABO-NORMANNO
Monreale
Cefalù
Palermo
Beatrice Magrì
Martina Zocco
Giada Cannizzaro
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La cappella palatina Storia:
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CANNIZZARO
Fondata da Ruggero II di Sicilia, primo re normanno di Sicilia, subito dopo la
sua incoronazione nel Natale del 1130, la Cappella Palatina venne costruita in
parrocchia dall'arcivescovo Pietro, elevata e consacrata il 28 aprile 1140 come
cappella privata della famiglia reale. Essa rappresenta nel suo complesso la
massima espressione del sincretismo culturale che distinse quest’epoca.
L'edificio è uno dei monumenti medievali meglio conservati sia per la parte
architettonica sia per quella decorativa. Al suo interno convivono generi diversi
(Islamico, occidentale, bizantino) che fanno della cappella l'esempio più
rappresentativo della Sicilia normanna. Quando un regnante faceva costruire
una cappella privata nel proprio palazzo, per distinguerla da tutte le altre chiese
e cappelle cristiane (ritenute di proprietà del papa), la si chiamava appunto
palatina. Nonostante la Cappella Palatina sia stata sottoposta a importanti interventi di
restauro eseguiti tra il 1874 e il 1935 per opera di Giuseppe Patricolo e di
Francesco Valenti , si conservano quasi inalterati la decorazione marmorea in
opus sectile dei pavimenti e i mosaici bizantini delle navate e del presbiterio.
Originariamente il monumento sorgeva al centro del palazzo dei normanni; solo
successivamente fu inglobato dai nuovi corpi di fabbrica voluti dei viceré
spagnoli.
GIADA
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Descrizione architettonica
CANNIZZARO
La poliedricità è una caratteristica che connota il monumento fin dal suo atto di
nascita; tutti gli elementi strutturali, infatti, sono in combinazione tra loro e i
filoni figurativi e stilistici sono distribuiti secondo una logica funzionale. L’edificio si compone di un presbiterio rialzato a pianta centrale e di
un corpo longitudinale a tre navate. Il primo è contraddistinto da tre absidi e da
una cupola su base quadrata di matrice bizantina; il secondo si distingue per la
presenza di archi acuti sorretti da colonne e capitelli di spoglio. Alcune fra le
componenti architettoniche sono di chiara derivazione islamica, come le
colonnine in porfido incassate negli angoli del presbiterio.
GIADA
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Le decorazioni
CANNIZZARO
Nella pavimentazione, straordinariamente decorata in porfido, è presente la
tecnica musiva di tradizione bizantina che accoglie forme dello stile islamico.
La parte inferiore delle pareti è arricchita da decorazioni geometriche
caratterizzate da motivi di tradizione islamica, mentre l'ordine superiore è
arricchito da mosaici figurativi di derivazione bizantina.
Le decorazioni a mosaico del presbiterio raffigurano il Ciclo delle Dodici Feste,
i Padri della Chiesa, i vescovi, i profeti, gli apostoli, i quattro evangelisti, i
martiri, e culminano nella cupola con l’immagine del Cristo Pantocratore Alla
base del tamburo un’iscrizione in greco riporta la data 1143.
Nella navata centrale sono illustrate le storie della Genesi; in quelle laterali le
storie dei santi Pietro e Paolo. La parete occidentale ospita il soglio reale
rialzato di cinque gradini e decorato con marmi in opus sectile; al di sopra si
staglia il mosaico con il Cristo in trono tra i santi Pietro e Paolo.
Le tre navate sono coperte da soffitti lignei dipinti da maestranze islamiche.
Unica nel suo genere è la straordinaria macchina lignea a muqarnas, che
rappresenta una testimonianza unica al mondo di proficua collaborazione e
convivenza artistica tra Islam e Cristianità. Le coperture lignee delle navate
laterali presentano invece un’articolazione plastica caratterizzata da una serie di
pannelli con terminazioni semicircolari.
GIADA
Il cristo Pantocratore
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CANNIZZARO
Come abbiamo già detto, La parete di fondo della Cappella Palatina è
interamente ricoperta da un mosaico raffigurante il Cristo pantocratore che è
rappresentato in atto benedicente con la mano destra, con l’aureola a croce
greca e le vesti che richiamano quelle di un imperatore. La sua figura, al centro
della composizione, è circondata da quelle di otto arcangeli in atteggiamento di
riverenza. I colori sgargianti delle tessere, esaltati ancor di più dalla luce che
penetra dalle otto finestre poste contribuiscono a restituire l’immagine della
magnificenza della gloria celeste, che si ripete anche nella calotta absidale della
Cappella: qui il Cristo Pantocratore tiene nella mano sinistra il Vangelo, sul
quale è scritto il versetto «Io sono la luce del mondo, chi segue me non
cammina nelle tenebre, ma avrà la luce della vita». Veste di blu, il colore che
allude alla natura divina di Cristo e presenta due dita accostate e tre alzate che
indicano rispettivamente la sua duplice natura e la trinità. Sulla parete superiore
del trono compare per la terza volta Cristo Pantocratore. È qui ritratto fra i Santi
Pietro e Paolo e gli arcangeli Michele e Gabriele. È seduto, benedice con la
mano destra mentre con la sinistra tiene il vangelo. Tutti questi mosaici
contribuiscono a rendere la Cappella Palatina un unicum dell’arte bizantina in
Italia.
GIADA
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Il tesoro della cappella palatina
CANNIZZARO
Nel complesso del Palazzo dei Normanni, oltre al Tabularium, si conservano le
tracce materiali di quello che fu sin dall’epoca medie- vale il Tesoro della
Cappella Palatina: in uno spazio attiguo all’edificio sacro sono custodite una
serie di arredi e suppellettili, ostensori e reliquiari. Tale ricchezza andata
purtroppo in gran parte perduta; una relativa fortuna è invece toccata ai
manufatti in avorio: ben quindici cofanetti, possono oggi ammirarsi nella
stanza del Tesoro; i pregiati cofanetti furono impiegati per custodire le sante
reliquie. Accanto a due cofanetti con coperchio scorrevole e decorazione
scolpita, troviamo cofanetti a ‘decorazione incisa’, ornati agli angoli da piccole
decorazioni date dall’accostamento di cerchietti incisi e dipinti con figure di
animali, spesso fantastici che si alternano a motivi vegetali stilizzati.
GIADA
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Il duomo di monreale: storia
MAGRì
II Duomo di Monreale, o Basilica Cattedrale di Santa Maria la Nuova, fu costruito nel 1174 da Guglielmo d'Altavilla sui fianchi scoscesi del Monte Caputo a dominare tutta la Conca d'Oro.
I mosaici, che impreziosiscono il Duomo di Monreale, costituiscono la più grande decorazione di questo genere in Italia (superiore anche a quella della Basilica di San Marco a Venezia) ed è seconda al mondo per estensione solamente alla chiesa di Santa Sofia a Costantinopoli (l'odierna Istanbul).
Guglielmo II è passato alla storia con il soprannome il Buono. Questa fama fu costituita dalla meravigliosa costruzione architettonica del Duomo di Monreale.
La leggenda narra che re Guglielmo II era devotissimo alla Madonna e che la Madonna gli volle fare un miracolo. Infatti un giorno mentre era a caccia a Monreale, stanco dalle fatiche si addormentò sotto un albero di carrubo.
Nel sonno gli apparve la Madonna che gli disse: "Nello stesso posto dove tu stai dormendo c'è nascosto un grande tesoro: scava e quando lo trovi costruisci in questo stesso luogo un tempio; detto questo la Madonna scomparve.
Il buon re svegliatosi, ed impressionato dal sogno, chiamò i suoi uomini e ordinò di sradicare il carrubo. Fatta una buca profonda apparve veramente il tesoro, tanto che il re stesso rimase sbalordito.
Re Guglielmo fece chiamare i migliori architetti, i più esperti muratori e i più bravi mosaicisti, "i mastri di l'oru", e subito si diede inizio ai lavori realizzando così una meraviglia architettonica: il Duomo di Monreale.
I Siciliani furono entusiasti dell'eccezionale bellezza del Duomo di Monreale, tanto da promuovere ad "imperatore" il buon re Guglielmo.
BEATRICE
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Beatrice Magrì
Architettura: esterno
In piazza Guglielmo II, si può ammirare la facciata più famosa del Duomo di Monreale, compresa tra due torri tipicamente normanne. La torre campanaria è più bassa dell'altra, poiché fu in parte abbattuta da un fulmine nel 1807. Su quest’ultima campeggia un grande orologio con la scritta "tuam nescis", estratta dal proverbio latino "Noscis meam, tuam nescis" ("Conosci la mia, ma non conosci la tua", in riferimento alla propria ora).
La facciata del Duomo di Monreale presenta un portico settecentesco a tre arcate, sormontato da una balaustrata, sopra la quale si notano le arcate intrecciate di calcare e lava che sono una decorazione tipicamente araba. E' importante sostare a contemplare la facciata, che è per la chiesa ciò che il viso è per l'uomo: il manifestarsi del suo mistero interiore.
Il portale del Duomo di Monreale, opera di Bonanno Pisano (1186), è a due battenti, composto da quarantasei formelle con episodi biblici. In quest'ultime alcune scritte abbreviate spiegano il contenuto della scultura, in lingua latina o in volgare.
Proseguendo la visita esterna del Duomo di Monreale, è possibile vedere le tre absidi, decorate ad archi intrecciati, a rosoni, a tarsie geometriche bicrome (calcare e lava), che evidenziano un'infinita varietà di soluzioni e una grande creatività, perché l'operaio, che in epoca medievale non è schiavo, è lasciato libero di esprimersi.
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Beatrice Magrì
Architettura: Interno
L'interno del Duomo di Monreale ha una struttura basilicale a tre navate, concluse dal transetto e da tre absidi. Le tre navate sono divise da 18 colonne antiche, di epoca romana, con capitelli caratterizzati da divinità clipeate, fra cornucopie (il riutilizzo di materiale, usato per edifici pagani, in costruzioni cristiane, dimostra che il cristianesimo non nega valore a ogni sforzo che fa l'uomo per raggiungere il mistero).
All'interno del Duomo di Monreale, è da notare la diversità tra le sculture romane dei capitelli e la decoratività cristiana espressa nella fascia musiva di omini che lodano Dio. Le prime sono sempre uguali, la seconda è sempre diversa e molto creativa.
Elementi tipicamente bizantini, visibili all'interno del Duomo di Monreale, sono i pulvini (elemento architettonico strutturale a forma di tronco di piramide rovesciata, posto fra il capitello e l'imposta dell'arco), la crociera del transetto (corpo architettonico che interseca la navata centrale all'altezza del presbiterio) a pianta quadrata e la decorazione musiva. Elementi arabi sono le arcate ogivali, il soffitto ligneo con decorazione policroma geometrizzata e la decorazione a stalattiti stilizzate, nella crociera.
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Il cristo pantocratore e i mosaici
MAGRì
Seguendo le colonne, si percorre un cammino verso l'origine, verso Colui attraverso il quale l'uomo può divenire pienamente se stesso. Nel catino absidale del Duomo di Monreale, infatti, vi è la figura imponente del Cristo benedicente, con la scritta in greco "Jesús Cristòs o pantocràtor" (Gesù Cristo l'onnipotente). Egli indossa una tunica rossa lumeggiata di oro e un manto azzurro. Il rosso e l'oro sono i colori che simboleggiano la regalità e la divinità; l'azzurro è il colore che rappresenta l'umanità. Infatti Cristo, figlio di Dio, si è rivestito della natura umana.
Sotto di Lui, vi è la Madonna, accompagnata dalla scritta greca "panacròntas" (tutta immacolata), attorniata da angeli e apostoli. Più in basso, uno stuolo di santi nell'abside sinistro. Queste immagini ci dicono chiaramente che a Cristo si giunge attraverso il sostegno e la compagnia della Chiesa.
La zona absidale del Duomo di Monreale è rigorosamente orientata verso est, verso la luce (Cristo è la luce del mondo). Tutte le pareti sono rivestite di mosaici a fondo dorato. I mosaici sono posti al di sopra dell'alto zoccolo di lastre marmoree, terminanti con una decorazione che rappresenta degli omini stilizzati che lodano Dio. Anche le parti che non sono visibili dal fruitore sono ugualmente rifinite a mosaico, perché Dio scruta tutto e giunge a vedere anche ciò che per l'uomo è invisibile.
I mosaici del Duomo di Monreale sono un'opera teologica (parlano di Dio) e teofanica (mostrano Dio). La decorazione musiva ha finalità didattica, cioè insegna la fede. In un momento storico in cui i libri venivano copiati a mano e quindi solo poche persone potevano possedere una Bibbia o parte di essa, quando la stragrande maggioranza dei cittadini era analfabeta, il mosaico (come la pittura e la scultura) costituiva la "Biblia pauperum" cioè la Bibbia dei poveri, perché serviva a mostrare visivamente a tutti ciò che il sacerdote predicava e insegnava. Così i fedeli potevano fare memoria della storia della salvezza più facilmente.
Nel Duomo di Monreale, alla raffigurazione biblica, segue l'annuncio dell'avvenimento di Cristo e, alla descrizione della verità rivelata, si accompagna la sua realizzazione nella vita dei santi, uomini come noi, in carne e ossa, perché la preoccupazione di insegnare il metodo cristiano precede quella di suscitare devozione.
BEATRICE
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Beatrice Magrì
LE NAVATE
Le pareti superiori della navata centrale del Duomo di Monreale narrano episodi dell'Antico Testamento, dalla creazione del mondo ad Adamo nel paradiso terrestre (nella parete destra); dalla creazione di Eva alla sua presentazione ad Adamo (nel retro-facciata); dalla tentazione di Eva a Noè, che dà indicazioni per costruire l'arca (nella parete sinistra).
Nel piano inferiore delle pareti della navata centrale, troviamo a destra episodi che vanno dalla costruzione dell'arca di Noè ad Abramo che ospita i tre angeli; nella parete sinistra, dal sacrificio di Isacco alla lotta di Giacobbe con l'angelo. Seguono le storie di Cristo.
Nelle absidi delle navate laterali vi sono la figura di S.Paolo e la sua storia (a destra) e la figura di S.Pietro e la sua storia (a sinistra).
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Beatrice Magrì
Il presbiterio
Il presbiterio del Duomo di Monreale, rialzato di alcuni gradini rispetto al resto della chiesa, occupa interamente l'area della crociera, nella quale è cinto da transenne neogotiche, e dell'abside maggiore. Ospita il trono reale e la cattedra episcopale. L'altare maggiore barocco è una raffinata opera del 1711, eseguita dall'argentiere romano Luigi Valadier.
L'altare del Duomo di Monreale è arredato da sette candelabri bronzei del XVI secolo e da sei statue in bronzo dorato (S. Rosalia, S. Benedetto, S. Paolo, S. Pietro, S. Castrenze, S. Luigi IX) dovute allo stesso Valadier.
Sul fianco destro della navata centrale, sono posti i sarcofagi in porfido di Guglielmo I e di Guglielmo II il Buono. Sul lato sinistro, dentro tombe ottocentesche, si trovano le spoglie di Margherita di Navarra e di Sicilia, moglie di Guglielmo I, e dei figli Ruggero ed Enrico.
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Beatrice Magrì
Il tesoro
Al Tesoro del Duomo di Monreale si accede traversando la fastosa cappella del Crocifisso ricca di intarsi marmorei e sculture (sull'altare Crocifisso ligneo quattrocentesco di scuola siculo-catalana) edificata nel XVII sec. II Tesoro del
Duomo di Monreale consta di un reliquiario barocco, detto della "Sacra Spina", altri reliquari di varia età, una cassettina di rame forse di età normanna, un pastorale del XVII sec., vari arredi sacri e codici. La Cappella del Tesoro è di epoca barocca.
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La cattedrale di cefalù: storia
ZOCCO
La Cattedrale di Cefalù venne edificata per volere di Ruggero II d’Altavilla nel 1131.
Secondo la tradizione il re, durante il viaggio per nave da Salerno a Palermo, imbattutosi in una tempesta, fece voto al Signore di erigere una chiesa nel luogo in cui avesse preso terra sano e salvo insieme al suo equipaggio. Approdato a Cefalù, fece costruire la Cattedrale consacrata a San Salvatore e ai Santi Pietro e Paolo.
L’originale progetto ruggeriano prevedeva una costruzione molto complessa e talmente imponente che rimase in molte sue parti incompiuta, per questo l’edificio presenta sia all’interno che all’esterno diverse anomalie e discontinuità.
L’edificio nacque nell’ambito dell’architettura romanica nordeuropea, importata in Sicilia dai normanni, ma fu terminato da maestranze locali secondo le istanze dell’architettura islamica e bizantina.
Di esso Ruggero II aveva stabilito che diventasse il mausoleo della famiglia reale. In tal senso aveva predisposto la sistemazione di due sarcofagi porfirei, uno doveva accogliere le sue spoglie mentre l’altro in nome della gloria della famiglia. Ma ciò non accadde data la morte improvvisa, infatti venne sepolto provvisoriamente nella cripta della cattedrale palermitana in un sarcofago romano di spoglio.
Alla morte di Ruggero II, soltanto la zona presbiteriale dell’edificio era stata completata del tutto secondo il progetto originario e nei successivi anni succeduto alla reggenza del regno suo figlio Guglielmo I, gli interessi si spostarono nel duomo di Monreale e dunque si rinunciò definitivamente al grandioso progetto ruggeriano cefaludese, provvedendo con soluzioni di rattoppo a dare un completamento all’edificio, che vide una sua quasi definitiva ultimazione soltanto in età post-federiciana. La basilica venne consacrata nel 1267.
MARTINA
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Martina Zocco
Architettura: esterno
La facciata del Duomo, quest’ultimo preceduto da una scalinata costruita nel 1851, presenta ai lati due torri alleggerite da eleganti bifore e monofore simbolo del volere di Ruggero, il quale desiderava una chiesa che fosse anche fortezza oltre che un monumento funerario.
Nella parte inferiore è inserito il portale in marmo scolpito con motivi figurati e decorativi, preceduto da un portico a tre arcate coperto da volte a crociera, la cui costruzione fu affidata al magister lombardo Ambrogio da Como. Mentre in quella superiore la decorazione ad archetti ciechi e ad archi intrecciati è interrotta da una finestra centrale.
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Martina Zocco
Architettura: Interno
L’interno è a pianta basilicale, a croce latina, con tre navate separate da una teoria di archi a sesto acuto, di ascendenza araba, sostenuti da 16 colonne monolitiche: quattordici di granito rosa e due di cipollino. Sia le colonne, sia i capitelli, sia i basamenti marmorei di spoglio sono di epoca romana. Le coperture sono costituite da soffitti lignei. Quello centrale conserva resti della originaria decorazione pittorica con motivi vegetali e figurativi di carattere profano, realizzati da maestranze islamiche.Un arco trionfale dà l’accesso al transetto. Il presbiterio si presenta marcatamente profondo e i pastofori (di matrice bizantina) notevolmente sviluppati. Il presbiterio absidato culmina con una decorazione musiva. Anche le navate laterali culminano con i loro rispettivi absidi, molto più piccoli rispetto a quello centrale. Guardando dall’ingresso verso l’altare, l’abside di destra è detto Diaconico, mentre quello di sinistra è chiamato Protesis.
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Apparato musivo
ZOCCO
La decorazione musiva, verosimilmente era prevista per tutto l’interno dell’edificio sacro, come testimoniano la Cappella palatina di Palermo e il Duomo di Monreale, ma fu realizzata in minima parte, ricoprendo appena l’abside, circa la metà delle pareti laterali e le vele della prima crociera del presbiterio.
Per la realizzazione dei mosaici il re Ruggero II ed il figlio Guglielmo I chiamarono maestri bizantini, di Costantinopoli, che dovettero adattare ad uno spazio architettonico di tradizione nordica, per loro anomalo, cicli decorativi di matrice orientale.
Le figure allungate e ieratiche sono disposte in processione liturgica secondo un preciso principio gerarchico: nel catino dell‘abside centrale, la figura del Cristo Pantocratore che impone il silenzio; nella fascia sottostante, la Vergine e quattro Arcangeli; nelle due zone inferiori i Dodici Apostoli. Sulle due pareti del bema, figure di Santi e Profeti, allineati su quattro fasce sovrapposte; mentre nella volta a crociera, Serafini e Cherubini. Tutte le figure sono accompagnate da scritte, in greco o in latino, che indicano il nome del personaggio. La decorazione musiva presenta anche motivi geometrici o vegetali.
MARTINA
Il cristo pantocratore
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ZOCCO
La figura dominante in tutta la Cattedrale è quella del Cristo Pantocratore che, con vari dettagli, è rappresentato in una sintesi cristologica: Egli è il Re, il Sacerdote e il Profeta. La regalità di Cristo è indicata nell’aureola gemmata, la sua dignità sacerdotale è significata dalla stole verde e il suo carattere profetico è rappresentato dal libro aperto.
Come detentore della doppia natura divina e umana, Egli veste la veste rossa lumeggiata d’oro (indicando la dimensione carnale), sopra la quale è posto un mantello di colore blu, simbolo della spiritualità.
La mano destra è atteggiata in modo da sembrare voler indicare con le tre dita la Trinità e con le altre dita, leggermente arcuate, la duplice natura del Cristo.
Il libro dei Vangeli tenuto da Gesù con la sinistra è aperto e si legge, in greco e in latino: “Io sono la luce del mondo”.
Di fronte al libro aperto del Cristo, manifestazione piena e luminosa di sé, tutti gli apostoli e i santi dei registri inferiori tengono i loro libri chiusi, perché parla solo Lui. I profeti, nei registri laterali, hanno invece i loro cartigli srotolati, ad indicare che ormai le loro profezie si sono compiute in Gesù.
Se la decorazione musiva esistente fu realizzata entro il 1170, senza dare seguito al resto, nel Seicento si vollero arricchire le pareti laterali del presbiterio con stucchi.
MARTINA
Il chiostro
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ZOCCO
Annesso alla Cattedrale vi è un chiostro a pianta rettangolare. Esso rappresenta una delle più eccelse testimonianze artistico - scultoree di età normanna.
I corridoi superstiti che lo costituiscono sono caratterizzati da sobrie ed eleganti arcate a sesto acuto su colonnine e capitelli binati istoriati. Il ricco apparato scultoreo dei capitelli, con contenuti storico-biblici, è un esempio sublime di scultura romanica attribuita a maestranze pugliesi e presenta raffigurazioni antropomorfe, zoomorfe e fitomorfe, desunte dai bestiari medievali e contengono un raffinato programma teologico che va dalla creazione dell’uomo fino alla salvezza finale.
MARTINA
Nicolò Scarso
Il riconoscimeno UNesco
Il riconoscimento
La candidatura
Protezione e gestione del sito
I criteri di riconoscimento
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Grazie della visione!
Nicolò Scarso, Beatrice Magrì, Martina Zocco, Giada Cannizzaro
3ACL
Itinerario Arabo-Normanno
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Itinerario Arabo-Normanno in Sicilia
Cliccami per iniziare il viaggio!
ITINERARIO ARABO-NORMANNO
Monreale
Cefalù
Palermo
Beatrice Magrì
Martina Zocco
Giada Cannizzaro
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La cappella palatina Storia:
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CANNIZZARO
Fondata da Ruggero II di Sicilia, primo re normanno di Sicilia, subito dopo la sua incoronazione nel Natale del 1130, la Cappella Palatina venne costruita in parrocchia dall'arcivescovo Pietro, elevata e consacrata il 28 aprile 1140 come cappella privata della famiglia reale. Essa rappresenta nel suo complesso la massima espressione del sincretismo culturale che distinse quest’epoca. L'edificio è uno dei monumenti medievali meglio conservati sia per la parte architettonica sia per quella decorativa. Al suo interno convivono generi diversi (Islamico, occidentale, bizantino) che fanno della cappella l'esempio più rappresentativo della Sicilia normanna. Quando un regnante faceva costruire una cappella privata nel proprio palazzo, per distinguerla da tutte le altre chiese e cappelle cristiane (ritenute di proprietà del papa), la si chiamava appunto palatina. Nonostante la Cappella Palatina sia stata sottoposta a importanti interventi di restauro eseguiti tra il 1874 e il 1935 per opera di Giuseppe Patricolo e di Francesco Valenti , si conservano quasi inalterati la decorazione marmorea in opus sectile dei pavimenti e i mosaici bizantini delle navate e del presbiterio. Originariamente il monumento sorgeva al centro del palazzo dei normanni; solo successivamente fu inglobato dai nuovi corpi di fabbrica voluti dei viceré spagnoli.
GIADA
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Descrizione architettonica
CANNIZZARO
La poliedricità è una caratteristica che connota il monumento fin dal suo atto di nascita; tutti gli elementi strutturali, infatti, sono in combinazione tra loro e i filoni figurativi e stilistici sono distribuiti secondo una logica funzionale. L’edificio si compone di un presbiterio rialzato a pianta centrale e di un corpo longitudinale a tre navate. Il primo è contraddistinto da tre absidi e da una cupola su base quadrata di matrice bizantina; il secondo si distingue per la presenza di archi acuti sorretti da colonne e capitelli di spoglio. Alcune fra le componenti architettoniche sono di chiara derivazione islamica, come le colonnine in porfido incassate negli angoli del presbiterio.
GIADA
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Le decorazioni
CANNIZZARO
Nella pavimentazione, straordinariamente decorata in porfido, è presente la tecnica musiva di tradizione bizantina che accoglie forme dello stile islamico. La parte inferiore delle pareti è arricchita da decorazioni geometriche caratterizzate da motivi di tradizione islamica, mentre l'ordine superiore è arricchito da mosaici figurativi di derivazione bizantina. Le decorazioni a mosaico del presbiterio raffigurano il Ciclo delle Dodici Feste, i Padri della Chiesa, i vescovi, i profeti, gli apostoli, i quattro evangelisti, i martiri, e culminano nella cupola con l’immagine del Cristo Pantocratore Alla base del tamburo un’iscrizione in greco riporta la data 1143. Nella navata centrale sono illustrate le storie della Genesi; in quelle laterali le storie dei santi Pietro e Paolo. La parete occidentale ospita il soglio reale rialzato di cinque gradini e decorato con marmi in opus sectile; al di sopra si staglia il mosaico con il Cristo in trono tra i santi Pietro e Paolo. Le tre navate sono coperte da soffitti lignei dipinti da maestranze islamiche. Unica nel suo genere è la straordinaria macchina lignea a muqarnas, che rappresenta una testimonianza unica al mondo di proficua collaborazione e convivenza artistica tra Islam e Cristianità. Le coperture lignee delle navate laterali presentano invece un’articolazione plastica caratterizzata da una serie di pannelli con terminazioni semicircolari.
GIADA
Il cristo Pantocratore
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CANNIZZARO
Come abbiamo già detto, La parete di fondo della Cappella Palatina è interamente ricoperta da un mosaico raffigurante il Cristo pantocratore che è rappresentato in atto benedicente con la mano destra, con l’aureola a croce greca e le vesti che richiamano quelle di un imperatore. La sua figura, al centro della composizione, è circondata da quelle di otto arcangeli in atteggiamento di riverenza. I colori sgargianti delle tessere, esaltati ancor di più dalla luce che penetra dalle otto finestre poste contribuiscono a restituire l’immagine della magnificenza della gloria celeste, che si ripete anche nella calotta absidale della Cappella: qui il Cristo Pantocratore tiene nella mano sinistra il Vangelo, sul quale è scritto il versetto «Io sono la luce del mondo, chi segue me non cammina nelle tenebre, ma avrà la luce della vita». Veste di blu, il colore che allude alla natura divina di Cristo e presenta due dita accostate e tre alzate che indicano rispettivamente la sua duplice natura e la trinità. Sulla parete superiore del trono compare per la terza volta Cristo Pantocratore. È qui ritratto fra i Santi Pietro e Paolo e gli arcangeli Michele e Gabriele. È seduto, benedice con la mano destra mentre con la sinistra tiene il vangelo. Tutti questi mosaici contribuiscono a rendere la Cappella Palatina un unicum dell’arte bizantina in Italia.
GIADA
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Il tesoro della cappella palatina
CANNIZZARO
Nel complesso del Palazzo dei Normanni, oltre al Tabularium, si conservano le tracce materiali di quello che fu sin dall’epoca medie- vale il Tesoro della Cappella Palatina: in uno spazio attiguo all’edificio sacro sono custodite una serie di arredi e suppellettili, ostensori e reliquiari. Tale ricchezza andata purtroppo in gran parte perduta; una relativa fortuna è invece toccata ai manufatti in avorio: ben quindici cofanetti, possono oggi ammirarsi nella stanza del Tesoro; i pregiati cofanetti furono impiegati per custodire le sante reliquie. Accanto a due cofanetti con coperchio scorrevole e decorazione scolpita, troviamo cofanetti a ‘decorazione incisa’, ornati agli angoli da piccole decorazioni date dall’accostamento di cerchietti incisi e dipinti con figure di animali, spesso fantastici che si alternano a motivi vegetali stilizzati.
GIADA
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Il duomo di monreale: storia
MAGRì
II Duomo di Monreale, o Basilica Cattedrale di Santa Maria la Nuova, fu costruito nel 1174 da Guglielmo d'Altavilla sui fianchi scoscesi del Monte Caputo a dominare tutta la Conca d'Oro. I mosaici, che impreziosiscono il Duomo di Monreale, costituiscono la più grande decorazione di questo genere in Italia (superiore anche a quella della Basilica di San Marco a Venezia) ed è seconda al mondo per estensione solamente alla chiesa di Santa Sofia a Costantinopoli (l'odierna Istanbul). Guglielmo II è passato alla storia con il soprannome il Buono. Questa fama fu costituita dalla meravigliosa costruzione architettonica del Duomo di Monreale. La leggenda narra che re Guglielmo II era devotissimo alla Madonna e che la Madonna gli volle fare un miracolo. Infatti un giorno mentre era a caccia a Monreale, stanco dalle fatiche si addormentò sotto un albero di carrubo. Nel sonno gli apparve la Madonna che gli disse: "Nello stesso posto dove tu stai dormendo c'è nascosto un grande tesoro: scava e quando lo trovi costruisci in questo stesso luogo un tempio; detto questo la Madonna scomparve. Il buon re svegliatosi, ed impressionato dal sogno, chiamò i suoi uomini e ordinò di sradicare il carrubo. Fatta una buca profonda apparve veramente il tesoro, tanto che il re stesso rimase sbalordito. Re Guglielmo fece chiamare i migliori architetti, i più esperti muratori e i più bravi mosaicisti, "i mastri di l'oru", e subito si diede inizio ai lavori realizzando così una meraviglia architettonica: il Duomo di Monreale. I Siciliani furono entusiasti dell'eccezionale bellezza del Duomo di Monreale, tanto da promuovere ad "imperatore" il buon re Guglielmo.
BEATRICE
Avanti
Beatrice Magrì
Architettura: esterno
In piazza Guglielmo II, si può ammirare la facciata più famosa del Duomo di Monreale, compresa tra due torri tipicamente normanne. La torre campanaria è più bassa dell'altra, poiché fu in parte abbattuta da un fulmine nel 1807. Su quest’ultima campeggia un grande orologio con la scritta "tuam nescis", estratta dal proverbio latino "Noscis meam, tuam nescis" ("Conosci la mia, ma non conosci la tua", in riferimento alla propria ora). La facciata del Duomo di Monreale presenta un portico settecentesco a tre arcate, sormontato da una balaustrata, sopra la quale si notano le arcate intrecciate di calcare e lava che sono una decorazione tipicamente araba. E' importante sostare a contemplare la facciata, che è per la chiesa ciò che il viso è per l'uomo: il manifestarsi del suo mistero interiore. Il portale del Duomo di Monreale, opera di Bonanno Pisano (1186), è a due battenti, composto da quarantasei formelle con episodi biblici. In quest'ultime alcune scritte abbreviate spiegano il contenuto della scultura, in lingua latina o in volgare. Proseguendo la visita esterna del Duomo di Monreale, è possibile vedere le tre absidi, decorate ad archi intrecciati, a rosoni, a tarsie geometriche bicrome (calcare e lava), che evidenziano un'infinita varietà di soluzioni e una grande creatività, perché l'operaio, che in epoca medievale non è schiavo, è lasciato libero di esprimersi.
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Beatrice Magrì
Architettura: Interno
L'interno del Duomo di Monreale ha una struttura basilicale a tre navate, concluse dal transetto e da tre absidi. Le tre navate sono divise da 18 colonne antiche, di epoca romana, con capitelli caratterizzati da divinità clipeate, fra cornucopie (il riutilizzo di materiale, usato per edifici pagani, in costruzioni cristiane, dimostra che il cristianesimo non nega valore a ogni sforzo che fa l'uomo per raggiungere il mistero). All'interno del Duomo di Monreale, è da notare la diversità tra le sculture romane dei capitelli e la decoratività cristiana espressa nella fascia musiva di omini che lodano Dio. Le prime sono sempre uguali, la seconda è sempre diversa e molto creativa. Elementi tipicamente bizantini, visibili all'interno del Duomo di Monreale, sono i pulvini (elemento architettonico strutturale a forma di tronco di piramide rovesciata, posto fra il capitello e l'imposta dell'arco), la crociera del transetto (corpo architettonico che interseca la navata centrale all'altezza del presbiterio) a pianta quadrata e la decorazione musiva. Elementi arabi sono le arcate ogivali, il soffitto ligneo con decorazione policroma geometrizzata e la decorazione a stalattiti stilizzate, nella crociera.
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Il cristo pantocratore e i mosaici
MAGRì
Seguendo le colonne, si percorre un cammino verso l'origine, verso Colui attraverso il quale l'uomo può divenire pienamente se stesso. Nel catino absidale del Duomo di Monreale, infatti, vi è la figura imponente del Cristo benedicente, con la scritta in greco "Jesús Cristòs o pantocràtor" (Gesù Cristo l'onnipotente). Egli indossa una tunica rossa lumeggiata di oro e un manto azzurro. Il rosso e l'oro sono i colori che simboleggiano la regalità e la divinità; l'azzurro è il colore che rappresenta l'umanità. Infatti Cristo, figlio di Dio, si è rivestito della natura umana. Sotto di Lui, vi è la Madonna, accompagnata dalla scritta greca "panacròntas" (tutta immacolata), attorniata da angeli e apostoli. Più in basso, uno stuolo di santi nell'abside sinistro. Queste immagini ci dicono chiaramente che a Cristo si giunge attraverso il sostegno e la compagnia della Chiesa. La zona absidale del Duomo di Monreale è rigorosamente orientata verso est, verso la luce (Cristo è la luce del mondo). Tutte le pareti sono rivestite di mosaici a fondo dorato. I mosaici sono posti al di sopra dell'alto zoccolo di lastre marmoree, terminanti con una decorazione che rappresenta degli omini stilizzati che lodano Dio. Anche le parti che non sono visibili dal fruitore sono ugualmente rifinite a mosaico, perché Dio scruta tutto e giunge a vedere anche ciò che per l'uomo è invisibile. I mosaici del Duomo di Monreale sono un'opera teologica (parlano di Dio) e teofanica (mostrano Dio). La decorazione musiva ha finalità didattica, cioè insegna la fede. In un momento storico in cui i libri venivano copiati a mano e quindi solo poche persone potevano possedere una Bibbia o parte di essa, quando la stragrande maggioranza dei cittadini era analfabeta, il mosaico (come la pittura e la scultura) costituiva la "Biblia pauperum" cioè la Bibbia dei poveri, perché serviva a mostrare visivamente a tutti ciò che il sacerdote predicava e insegnava. Così i fedeli potevano fare memoria della storia della salvezza più facilmente. Nel Duomo di Monreale, alla raffigurazione biblica, segue l'annuncio dell'avvenimento di Cristo e, alla descrizione della verità rivelata, si accompagna la sua realizzazione nella vita dei santi, uomini come noi, in carne e ossa, perché la preoccupazione di insegnare il metodo cristiano precede quella di suscitare devozione.
BEATRICE
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Beatrice Magrì
LE NAVATE
Le pareti superiori della navata centrale del Duomo di Monreale narrano episodi dell'Antico Testamento, dalla creazione del mondo ad Adamo nel paradiso terrestre (nella parete destra); dalla creazione di Eva alla sua presentazione ad Adamo (nel retro-facciata); dalla tentazione di Eva a Noè, che dà indicazioni per costruire l'arca (nella parete sinistra). Nel piano inferiore delle pareti della navata centrale, troviamo a destra episodi che vanno dalla costruzione dell'arca di Noè ad Abramo che ospita i tre angeli; nella parete sinistra, dal sacrificio di Isacco alla lotta di Giacobbe con l'angelo. Seguono le storie di Cristo. Nelle absidi delle navate laterali vi sono la figura di S.Paolo e la sua storia (a destra) e la figura di S.Pietro e la sua storia (a sinistra).
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Beatrice Magrì
Il presbiterio
Il presbiterio del Duomo di Monreale, rialzato di alcuni gradini rispetto al resto della chiesa, occupa interamente l'area della crociera, nella quale è cinto da transenne neogotiche, e dell'abside maggiore. Ospita il trono reale e la cattedra episcopale. L'altare maggiore barocco è una raffinata opera del 1711, eseguita dall'argentiere romano Luigi Valadier. L'altare del Duomo di Monreale è arredato da sette candelabri bronzei del XVI secolo e da sei statue in bronzo dorato (S. Rosalia, S. Benedetto, S. Paolo, S. Pietro, S. Castrenze, S. Luigi IX) dovute allo stesso Valadier. Sul fianco destro della navata centrale, sono posti i sarcofagi in porfido di Guglielmo I e di Guglielmo II il Buono. Sul lato sinistro, dentro tombe ottocentesche, si trovano le spoglie di Margherita di Navarra e di Sicilia, moglie di Guglielmo I, e dei figli Ruggero ed Enrico.
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Beatrice Magrì
Il tesoro
Al Tesoro del Duomo di Monreale si accede traversando la fastosa cappella del Crocifisso ricca di intarsi marmorei e sculture (sull'altare Crocifisso ligneo quattrocentesco di scuola siculo-catalana) edificata nel XVII sec. II Tesoro del Duomo di Monreale consta di un reliquiario barocco, detto della "Sacra Spina", altri reliquari di varia età, una cassettina di rame forse di età normanna, un pastorale del XVII sec., vari arredi sacri e codici. La Cappella del Tesoro è di epoca barocca.
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La cattedrale di cefalù: storia
ZOCCO
La Cattedrale di Cefalù venne edificata per volere di Ruggero II d’Altavilla nel 1131. Secondo la tradizione il re, durante il viaggio per nave da Salerno a Palermo, imbattutosi in una tempesta, fece voto al Signore di erigere una chiesa nel luogo in cui avesse preso terra sano e salvo insieme al suo equipaggio. Approdato a Cefalù, fece costruire la Cattedrale consacrata a San Salvatore e ai Santi Pietro e Paolo. L’originale progetto ruggeriano prevedeva una costruzione molto complessa e talmente imponente che rimase in molte sue parti incompiuta, per questo l’edificio presenta sia all’interno che all’esterno diverse anomalie e discontinuità. L’edificio nacque nell’ambito dell’architettura romanica nordeuropea, importata in Sicilia dai normanni, ma fu terminato da maestranze locali secondo le istanze dell’architettura islamica e bizantina. Di esso Ruggero II aveva stabilito che diventasse il mausoleo della famiglia reale. In tal senso aveva predisposto la sistemazione di due sarcofagi porfirei, uno doveva accogliere le sue spoglie mentre l’altro in nome della gloria della famiglia. Ma ciò non accadde data la morte improvvisa, infatti venne sepolto provvisoriamente nella cripta della cattedrale palermitana in un sarcofago romano di spoglio. Alla morte di Ruggero II, soltanto la zona presbiteriale dell’edificio era stata completata del tutto secondo il progetto originario e nei successivi anni succeduto alla reggenza del regno suo figlio Guglielmo I, gli interessi si spostarono nel duomo di Monreale e dunque si rinunciò definitivamente al grandioso progetto ruggeriano cefaludese, provvedendo con soluzioni di rattoppo a dare un completamento all’edificio, che vide una sua quasi definitiva ultimazione soltanto in età post-federiciana. La basilica venne consacrata nel 1267.
MARTINA
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Martina Zocco
Architettura: esterno
La facciata del Duomo, quest’ultimo preceduto da una scalinata costruita nel 1851, presenta ai lati due torri alleggerite da eleganti bifore e monofore simbolo del volere di Ruggero, il quale desiderava una chiesa che fosse anche fortezza oltre che un monumento funerario. Nella parte inferiore è inserito il portale in marmo scolpito con motivi figurati e decorativi, preceduto da un portico a tre arcate coperto da volte a crociera, la cui costruzione fu affidata al magister lombardo Ambrogio da Como. Mentre in quella superiore la decorazione ad archetti ciechi e ad archi intrecciati è interrotta da una finestra centrale.
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Martina Zocco
Architettura: Interno
L’interno è a pianta basilicale, a croce latina, con tre navate separate da una teoria di archi a sesto acuto, di ascendenza araba, sostenuti da 16 colonne monolitiche: quattordici di granito rosa e due di cipollino. Sia le colonne, sia i capitelli, sia i basamenti marmorei di spoglio sono di epoca romana. Le coperture sono costituite da soffitti lignei. Quello centrale conserva resti della originaria decorazione pittorica con motivi vegetali e figurativi di carattere profano, realizzati da maestranze islamiche.Un arco trionfale dà l’accesso al transetto. Il presbiterio si presenta marcatamente profondo e i pastofori (di matrice bizantina) notevolmente sviluppati. Il presbiterio absidato culmina con una decorazione musiva. Anche le navate laterali culminano con i loro rispettivi absidi, molto più piccoli rispetto a quello centrale. Guardando dall’ingresso verso l’altare, l’abside di destra è detto Diaconico, mentre quello di sinistra è chiamato Protesis.
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Apparato musivo
ZOCCO
La decorazione musiva, verosimilmente era prevista per tutto l’interno dell’edificio sacro, come testimoniano la Cappella palatina di Palermo e il Duomo di Monreale, ma fu realizzata in minima parte, ricoprendo appena l’abside, circa la metà delle pareti laterali e le vele della prima crociera del presbiterio. Per la realizzazione dei mosaici il re Ruggero II ed il figlio Guglielmo I chiamarono maestri bizantini, di Costantinopoli, che dovettero adattare ad uno spazio architettonico di tradizione nordica, per loro anomalo, cicli decorativi di matrice orientale. Le figure allungate e ieratiche sono disposte in processione liturgica secondo un preciso principio gerarchico: nel catino dell‘abside centrale, la figura del Cristo Pantocratore che impone il silenzio; nella fascia sottostante, la Vergine e quattro Arcangeli; nelle due zone inferiori i Dodici Apostoli. Sulle due pareti del bema, figure di Santi e Profeti, allineati su quattro fasce sovrapposte; mentre nella volta a crociera, Serafini e Cherubini. Tutte le figure sono accompagnate da scritte, in greco o in latino, che indicano il nome del personaggio. La decorazione musiva presenta anche motivi geometrici o vegetali.
MARTINA
Il cristo pantocratore
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ZOCCO
La figura dominante in tutta la Cattedrale è quella del Cristo Pantocratore che, con vari dettagli, è rappresentato in una sintesi cristologica: Egli è il Re, il Sacerdote e il Profeta. La regalità di Cristo è indicata nell’aureola gemmata, la sua dignità sacerdotale è significata dalla stole verde e il suo carattere profetico è rappresentato dal libro aperto. Come detentore della doppia natura divina e umana, Egli veste la veste rossa lumeggiata d’oro (indicando la dimensione carnale), sopra la quale è posto un mantello di colore blu, simbolo della spiritualità. La mano destra è atteggiata in modo da sembrare voler indicare con le tre dita la Trinità e con le altre dita, leggermente arcuate, la duplice natura del Cristo. Il libro dei Vangeli tenuto da Gesù con la sinistra è aperto e si legge, in greco e in latino: “Io sono la luce del mondo”. Di fronte al libro aperto del Cristo, manifestazione piena e luminosa di sé, tutti gli apostoli e i santi dei registri inferiori tengono i loro libri chiusi, perché parla solo Lui. I profeti, nei registri laterali, hanno invece i loro cartigli srotolati, ad indicare che ormai le loro profezie si sono compiute in Gesù. Se la decorazione musiva esistente fu realizzata entro il 1170, senza dare seguito al resto, nel Seicento si vollero arricchire le pareti laterali del presbiterio con stucchi.
MARTINA
Il chiostro
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ZOCCO
Annesso alla Cattedrale vi è un chiostro a pianta rettangolare. Esso rappresenta una delle più eccelse testimonianze artistico - scultoree di età normanna. I corridoi superstiti che lo costituiscono sono caratterizzati da sobrie ed eleganti arcate a sesto acuto su colonnine e capitelli binati istoriati. Il ricco apparato scultoreo dei capitelli, con contenuti storico-biblici, è un esempio sublime di scultura romanica attribuita a maestranze pugliesi e presenta raffigurazioni antropomorfe, zoomorfe e fitomorfe, desunte dai bestiari medievali e contengono un raffinato programma teologico che va dalla creazione dell’uomo fino alla salvezza finale.
MARTINA
Nicolò Scarso
Il riconoscimeno UNesco
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Grazie della visione!
Nicolò Scarso, Beatrice Magrì, Martina Zocco, Giada Cannizzaro
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