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LA RICERCA IN ANTROPOLOGIA

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Created on March 25, 2023

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Transcript

Cantatore Roberta 5au

LA RICERCA ANTROPOLOGICA

Caratteristiche - fasi - ricerca contemporarea - professione

Ambiti e metodi dell'antropologo

UNA DISCIPLINA AMPIA ED ECLETTICA

Un metodo di lavoro specifico

I principi metodologici: avere un obiettivo scientifico ben preciso; vivere in condizioni appropriate; applicare metodi adeguati (imparare la lingua locale e fare domande, utilizzo delle tavole sinottiche). Molto spesso i ricercatori si avvalgono di informatori di fiduci. Tuttavia anche le cose che fa e che dice l'infofmatore devono essere valutate poichè esso potrebbe voler dare l'impresse che le cose nel luogo vadano diversamente

a professione dell'antropologo comprende una grande varietà di interessi, sono presenti moltissime tematiche e il loro campo di azione coincide ormai con il mondo intero e possono essere fatte ricerche ovunque. Ovviamente anche l'oggetto delle ricerche può essere molto vario data l'infinità di produzioni culturali, materiali e simboliche esistenti.

poi la seconda e terza per 12 per osservare la vita sociale degli indigeni in tutti i suoi aspetti. Dal resoconto della ricerca, ne nacque uno scritto, "argonauti del pacifico occidentale" nel quale erano descritti metodi, stumenti condizioni, procedure, finalità seguiti e con un atteggiamento sempre rispettoso col fine di conquistare la fiducia del soggetto studiato.

Nonostante abbia un campo d'indagine molto ampio, il lavoro è svolto esclusivamente sul terreno cioè sul luogo vero e proprio in cui si produce duna cultura e può essere osservata dai ricercatori a contatto con i nativi. Per questo motivo le indagini antropologiche sono tendenzialmente più lunghe di quelle psicologiche o sociologiche.

la rilevanza del contesto

Di fondamentale importanza nelle ricerche antropologiche è il contesto, lo scenario nel quale si collocano gli elementi di una cultura osservati dall'etnologo e avvengono le interazioni sociali; esso consente inoltre di valutare la vita socile di un popolo. Per gli antropologo infatti, il punto di vista dell'indigeno è indispenzabile, sostiene Malinowski, poichè gli elementi caratterizzanti della ricerca antropologica sono proprio il campo, l'osservazione, la partecipazione e il contesto.

Un nuovo modo di fare ricerca

Malinowski

Inizialmente studiosi come Tylor e Morgan non operavano sul campo ma facevano ricerche tramite documenti storici e letterari, furono perciò definiti antropologi da poltrona. Con Malinowski le cose cambiarono nel primo 900' proprio con Boas e Griaule che innaugurarono la ricerca sul campo. Malinowski andò speesso durante la Prima Guerra Mondiale nelle isole Trobrian, arcipelago della nuova guinea, la prima spedizione per circa 7 mesi,

Fasi della ricerca antropologica

1) LAVORO SUL CAMPO

Questo atteggiamento, che è tipico della ricerca antropologica, viene chiamato "sguardo da lontano", ovvero un atteggiamento distaccato, che l'antropologo deve mantenere nei contronti della cultura oggetto della sua ricerca, consiste nel cogliere il senso unitario e le connessioni interne di tale cultura mantenendo un punto di vista obiettivo privo di schemi mentali, pregiudizi derivati dalla cultura di appartenenza.

tipi di osservazione

David MAcDougall. Sguardi di culture

el corso dell'indagine sul campo, l'antropologo utilizza dei metodi di osservazione scelti in base alla situazione in cui opera.. Essa può essere: semplice, avvalendosi solo dei nostri sensi visivi e uditivi senza strumentazioni tecnologiche; attrezzata mediante l'ausilio di strumenti digitali; esterna, se il ricercatore osserva al di fuori la popolazione; interna o partecipante, se è attivamente partecipe nella vita della popolazione in questione. L'osservazione partecipante è considerata un must della ricerca antropologica in quanto spiccano doti di adattamento, immaginazione, intuizione e capacità di relazionarsi.

la partecipazione

Il metodo di ricerca più efficace tra gli antropologi è, come abbiamo visto, l'osservazione partecipante, che prevede condivisione, per un periodo di tempo limitato ma abbastanza lungo, dalla vita quotidiana della comunità presa in esame. Come spiega Malinowski nelle prime pagine del suo scritto, è soltanto quando il ricercatore prova una certa familiarità con le usanze dei nativi, quando non gli risultano più estranee e riesce a ridere delle loro battute di spirito o interessarsi all'oggetto dei loro pettegolezzi, che ricerca può dirsi avviata.

il punto di vista

In antropologia non conta la distanza geografica, ma la distanza tra l'osservatore e la realtà studiata: avvicinandosi ad un gruppo sociale, l'antropologo preova un senso di estraneità e spaesamento.

2) L'INTERPRETAZIONE DEI DATI

poichè spesso vengono usate entrambi in momenti diversi dell'indagine.

due diversi metodi

relativismo culturale

comparazione

Dopo la fase osservativa, l'antropologo ha il compito di conferire un ordine ai dati raccolti, in un'interpretazione coerente della realtà studiata. Questo avviene tramite due metodi: qualitativo e quantitativo. L'osservazione partecipante, l'intervista libera, la trascrizione di resoconti e le storie di vita rientrano nel metodo qualitativo. Il metodo quantitativo invece riguarda la misurazione di fenomeni sociali, tabelle, grafici di vario tipo. C'è da dire che tra metodo qualitativo e quantitativo, non vi è contrapposizione,

Negli anni in cui prevaleva la prospettiva olistica, nell'ambiene dell'antropologia statunitense di Boas, prese piede il relativismo culturale, in seguito diventato una caratteristica qualificante dell'antropologia culturale. Tale criterio, si propone di descrivere le usanze di un popolo in un modo obiettivo e cerca di capire i suoi contemporanei senza formulare giuduzio di valore. In contrap= posizione si schiera l'etnocentrismo, tendenza a interpretare ogni evento dal punto di vista della cultura a cui si appartiene, perchè la si ritiene in modo pregiudiziale, superiore alle altre.

Una procedura utile ed efficace nella fase interpertativa dei dati è la comparazione. Con questa espressione si intende il confronto ra fenomeni simili che si verificano sia in società geograficamente e culturalmente vicine, sia in contesti lontani e apparentemente molto diversi, allo scopo di giungere a una spiegazione complessiva, ampia e ricca di sfumature di un particolare aspetto della cultura. In un suo saggio dal titolo, "Religione" l'antropologo Evans-Pritchard spiega le modalità di mettere in atto il metodo comparativo. Soltanto al termine di questo lavoro paziente, che procede per confronti successivi, l'antropologo sarà in grado di offrire un quadro sufficientemente obiettivo dei caratteri costanti, differenze e peculiarità.

prospettiva olistica e specialistica

Sia metodo qulitativo che quantitativo, sono guidati da due diverse prospettive. La prospettiva chiamata olistica, si riferisce allo studio del "tutto" che si propone di cogliere la totalità di una cultura descrivendola in tutti i suoi aspetti. Col tempo le società occidentali hanno spinto questa disciplina verso una prospettiva specialistica, dando spazio ad analisi più circoscritte.

3) MONOGRAFIA ETNOGRAFICA

la soggettività del resoconto etnografico

Dopo il lavoro sul campo e l'interpretazione dei dati, la ricerca antropologica si conclude con la redazione di una monografia o articolo scientifico per presentare i risultati della ricerca...

programma di ricerca che si propone di comprendere all'interno le culture, considerate un mondo a sè, che può essere descritto e interpretato ma non spiegato; di cui è stato capofila clifford Geertz. Nella stesura di una monografia si deve tener conto della soggettività dell'antropologo, con il suo bagaglio culturale

Nella seconda metà del Novecento ci si è resi conto che descrivere una cultura non è un'operazione semplice, perchè significa compiere un lavoro di "traduzione", dalla forma della vita vissuta alla forma scritta. Il metodo etnografico e la monografia sono stati analizzati criticamente dall' antropologia interpretativa,

LA base del sapere antropologico

tra due soggetti delle rispettive culture. Secondo Geertz, il recosonto etnografico è prezioso perchè salva le culture dall'oblio e permette la conservazione di un autentico patrimonio di umanità.

e i suoi presupposti ideologici. Talvolta questa "soggettività" può diventare un elemento che arricchisce la ricerca, a condizione che il dialogo con il nativo non sia un "interrogatorio", bensì una conversazione su un piano di parità

La monografia etnografica è la base del sapere antropologico; è il punto di partenza delle comparazioni e delle sintesi teoriche contenute nei manuali antropologici. Come forma di scrittura tipica dell'antropologia, la monografia si afferma a partire dal primo Novecento. Gli esempi classici sono gli scritti di Malinowski (vedi foto), Evans-Pritchard;

Redcliffe-Brown, Firth. La monografia è il prodotto finale di un'osservzione prolungata dei fatti, condotta in prima persona sul campo e con metodo iduttivo (dai casi particolari, alla sintesi generale). Essa si propone di descrivere in modo completo e obiettivo quanto osservato.

La ricerca antropologica contemporanea

le etnografie mutlisituate

in un articolo del 1995, ha individuato l'emergere di un'etnologia multisituata, ovvero un tipo di indagine che si svolge in più campi. In quesro caso i campi di ricerca possono essere reali o virtuali.

Il concetto classico di "campo"

Il concetto classico di campo è quello codificato nell' opera di di Malinowski, elaborato nelle isole del pacifico. Questo concetto di campo fondato sulla coincidenza tra unità spaziale e unità culturale, già alcuni anni dopo si rivelò inadeguato a comprendere contesti sociali più ampi e complessi.

La ricerca sul movimento n'ko

Un esempio di ricerca multisituata è quella condotta dall'antropologo francese Jean-Loup Amselle sullo N'ko, un movimento fisosofico-religiosodi rivendicazione dell'identita africana. Lo N'ko è nato in Mali nel 1949 a opera di Kantè, islamista e storico, famoso per aver inventato la scrittura africana assimilata dalla cultura araba e latina. Essendo una mescolanza di culture, per studiale lo N'ko, Amselle ha lavorato sul campo in tre città diverse.

La pluralità dei campi

Nell'epoca attuale, il concetto classico di "campo" ha dovuto fare i conti con i flussi culturali e i processi culturare di fusione tipici della globalizzazione. A questo proposito, l'antropologo statunitense George Marcus

Souleymane kantè

nuovi oggetti di studio

L'interesse per le trasformazioni socio-culturali

Fenomeni "vicini" e "lontani"

Anche se nell'ultimo decennio si è sviluppata un'antropologia del "noi", i fenomeni della società occidentale e i popoli nativi ancora lontani dalla modernizzazione, rappresentano ancora il privilegiato oggetto di studio degli atropologi. Per esempio, lo studioso Marc Augè, dedicò molti studi sull'analisi della metropoli contemporanea e allo stesso tempo seguì le vicende in Africa, Oceania e America latina dichiarando che lì c'è ancora molto da studiare.

L'antropologia cerca sempre di sfatare il mito dell"autenticità" per la quale le popolazioni native sarebbero state contaminate in seguito al contatto con l'uomo bianco e avrebbero perso la loro autenticità e tradizionalità. Si tratta di una visione eurocentrica che fa capirecome ogni cultura sia un'entità dinamica soggetta a mutamenti. Se nel tempo l'antropologo ha incorporato nel suo sapere la dimensione storica ed è interessato allo studio dei cambiamenti, la ricerca contemporanea è particolarmente attenta ai cambiamenti successivi alle conquiste coloniali.

L'"antropologia del mediterraneo"

Non lontano dalla nostra realtà, troviamo ancora delle tradizioni e popolazioni che si avvalgono ancora di strategie di sopravvivenza: in Abbruzzo e ardegna troviamo ad esempio la transumanza praticata dai pastori, riguarda lo spostamento stagionale di bestiame mentre al villaggio si occupano di agricoltura. Nel 1990, l'antropologo Philip Salzman ha creato un gruppo di riceca per studiare più da vicino le comunità patroriali italiane, tale movimento fu chiamato "antropologia del mediterraneo".

La professione dell'antropologo

Dopo aver illustrato i principi e i nuovi orientamenti antropologici, può essere utile fare il punto sulla professione dell'antropologo nella società odierna...

DEMOLOGIA

ANTROPOLOGIA CULTURALE

ETNOLOGIA

ANTROPOLOGIA DELLO SVILUPPO

Le nuove specializzazioni

Il percorso di studi

Negli ultimi decenni si sono aggiunte nuove specializzazioni a quelle classiche. Attualmente il settore preso in considerazione è quello dell'antropologia applicata, che attesta l'importanza dell'intervento antropologico "in ambiti particolarmente delicati della società multiculturale. Altre specializzazioni sono: l'antropologia dello sviluppo che riguarda l'importanza dei progetti economici e sociali nei paesi in via di sviluppo; l'antropologia medica che riguarda diverse rappresentazioni culturali della salute e della malattia; l'antropologia urbana studia gli aspetti sociali e culturali della vita cittadina.

Il primo passo è conseguire la laurea specifica in Antropologia presso università triennale o magistrale. Nel sistema universitario italiano, le discipline antropologiche sono contrassegnate dalla sigla M-DEA/01 che sta per "discipline demoetnoantropologiche". Tra le facoltà ci sono: l'antropologia culturale, l'etnologia e la demologia. Annessi ad essi troviamo: lo studio dell'antropologia della famiglia, cognitiva, linguistica, economica e fisica. Alla laurea di primo livello, triennale, può far seguito la laurea magistrale specialistica.

ANTROPOLOGIA URBANA

ANTROPOLOGIA MEDICA

Le prospettive di lavoro

Per quanto riguarda l prospettive di lavoro, oltre all'insegnamento e alla ricerca i principali sbocchi professionali per i lauerati in Antropologia sono offerti dagli enti che si occupano di cooperazione internazionale , di mediazione culturale e di conservazione del patrimonio etnografico.

Ciò significa che l'antropologo può offrire la sua competenza nell'organizzazione di interventi a favore del paese in via di sviluppo,facilitare l'integrazione degli immigrati e promuove la convivenza pacifica tra gruppi sociali diversi, oppure lavorare presso musei etnografici e folklorici. Anche il giornalismo scientifico e divulgativo, può offrire interessanti prospettive di lavoro.

Al di là della preparazione universitriaa, l'aspirante antropologo dovrebbe possedere buone competenze linguistiche (inglese, francese, arabo, cinese,spagnolo) e digitali (ad esempio creare e gestire archivi multimediali).

Laboratorio di Demologia

In Italia tale settore disciplinare è in buona parte coincidente con la storia delle tradizioni popolari e con gli studi del folclore, ed è stato inteso anche in senso peculiare come studio delle culture subalterne in quanto contrapposte alla cultura egemonica.

Nel 2008 è stata istituita la Scuola di specializzazione in Beni demoetnoantropologici dell’Università di Perugia e nel 2010 quella di “Sapienza” Università di Roma.

GLI SCATTI

Laboratorio di A. urbana

Il Corso di Perfezionamento in Antropologia Urbana si rivolge a chiunque abbia interessi nell’approfondire l’analisi sociale delle città con gli strumenti concettuali, epistemologici e metodologici dell’antropologia, sia da un punto di vista teorico sia etnografico.

L’antropologia infatti può ricoprire un ruolo essenziale nel promuovere una comprensione “profonda” dei fenomeni urbani e dell’urbanità, a partire dalla consapevolezza che sempre più spesso la disciplina non si limita a fare ricerca in contesti urbani, ma utilizza piuttosto l’urbano come elemento principale dell’analisi.

Laboratorio di A. culturale

L'antropologia culturale: disciplina definibile come scienza della cultura, sviluppatasi soprattutto nella prima metà del Novecento negli Stati Uniti; considera la produzione di cultura il tratto distintivo degli esseri umani rispetto alle altre specie animali.

Come si diventa antropologo culturale? VERSO LA PROFESSIONE - Come si diventa antropologi Per diventare antropologi è necessario iscriversi a un corso di laurea triennale di area umanistica, per esempio il corso di laurea in storia. Conseguito il titolo di primo livello, è indispensabile proseguire acquisendo anche la laurea magistrale in antropologia culturale in uno dei vari atenei italiani.

Laboratorio di Etnologia

Le etnologhe e gli etnologi, noti anche come antropologhe e antropologi culturali e sociali, si occupano della cultura e della struttura di gruppi sociali. In etnologia vengono infatti esplorate, confrontate e comprese le culture straniere.

Cosa si studia in etnologia? Studio delle culture umane, delle loro forme e dei loro processi di trasformazione. Oggetto specifico dell'etnologia sono tecniche, costumi, credenze, forme della vita sociale, politica, religiosa, economica ecc., studiati sulla base di ricerche etnografiche.

Il cinema di David MAcDougall

David MacDougall è una figura centrale dell’antropologia visuale la cui prolifica attività teorica e cinematografica, tuttora in corso, si è impressa in modo profondo negli ultimi quarant’anni di storia della disciplina. La sua pratica mac1cinematografica, spesso coadiuvata dalla moglie Judith, si è mossa tra diversi paradigmi dell’antropologia visuale: dal cinema di osservazione ad un cinema di tipo collaborativo che MacDougall chiama “di partecipazione”. Nei documentari che seguono quest’ultimo modello l’incontro tra nativi e cineasta non è più celato o posto in secondo piano ma diventa uno dei motori della rappresentazione e realizzazione del film: “al di là del cinema di osservazione c’è però la possibilità di un cinema di partecipazione in cui il regista prende coscienza di entrare in una realtà culturale diversa dalla propria e chiede ai suoi soggetti di imprimere direttamente nel film la loro cultura” (MacDougall). Negli anni Ottanta MacDougall parla di unprivileged camera style, cioè della possibilità di restituire col film un’immagine della vita dei nativi non da un punto di vista oggettivo e onnisciente ma da quello parziale e “umano” di una persona specifica, ovvero dell’etnografo. Dagli anni Novanta in poi, il cinema di MacDougall si muove nuovamente verso lo stile “osservazionale” ma con un’attenzione rinnovata nei confronti di elementi come lo spazio, il corpo e le percezioni sensoriali che rientrano nell’esperienza sociale dei soggetti ripresi. Lo studio dello spazio attraverso il film o il video, la comunicazione dell’esperienza sensoriale e l’impressione di presenza sul posto prodotta dall’indagine etnografica sono importanti aspetti delle ricerche di antropologia visuale che informano l’attività di MacDougall in questo periodo.

Laboratorio di A. medica

Nel corso di questo insegnamento verranno approfonditi i seguenti argomenti. Cultura, corpo e società una relazione complessa: -> Il ruolo delle scienze umane e sociali nella riconfigurazione della pratica clinico-assistenziale; -> Corpo e incorporazione; -> Relazione operatore-paziente e comunicazione; -> Dalla competenza alla consapevolezza culturale; -> Efficacia terapeutica e (mancanza di) compliance Disease, illness, sickness; -> L’esperienza del dolore e i suoi significati, tra natura e cultura, sesso e genere; -> Processi socio-economici, rischio e promozione della salute: La produzione dei fattori di rischio: determinanti sociali e disuguaglianze in salute; -> Violenza strutturale e sofferenza sociale; -> Promozione della salute ed equità di accesso ai servizi sanitari; -> Salute, cultura e ambiente: Percezione del rischio, salute ambientale, movimenti dal basso per la salute pubblica.

Laboratorio di A. dello svilippo

Il corso intende introdurre gli/le studenti allo studio dei principali concetti e metodi della disciplina antropologica per comprendere le diversità culturali e di genere. Intende anche avviare alla comprensione storico critica dell’Antropologia dello sviluppo e fornire gli strumenti per la gestione del ciclo di progetto nell’ambito della cooperazione internazionale.

Il concetto di sviluppo come discorso e di come viene vissuto in modo diverso dagli attori sociali locali; come e perché è fondamentale sfidare prospettive che privilegiano una dipendenza da indicatori economici per misurare o quantificare lo sviluppo