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Santino di Matteo

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Created on March 24, 2023

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Transcript

SANTINO DI MATTEO

CHI ERA?

Mario Santo Di Matteo, noto come Santino Di Matteo, nasce ad Altofonte, in provincia di Palermo, il 7 dicembre del 1954, è un ex mafioso e collaboratore di giustizia italiano e appartiene alla famiglia di Altofonte, vicina ai Corleonesi, ed è uno dei primi affiliati ad abbandonare il clan che fa capo a Totò Riina. Fu arrestato il 4 giugno del 1993: è prima incarcerato nal carcere di Rebibbia, poi trasferito all’Asinara. Accusato di 10 omicidi di stampo mafioso, decide di collaborare con la giustizia ma, il 23 novembre dello stesso anno, il figlio Giuseppe Di Matteo viene rapito.

FIGLI:

MOGLIE:

GIUSEPPE DI MATTEO

FRANCESCA CASTELLESE

GIUSEPPE DI MATTEO

È una vittima innocente di mafia.Rapito da Cosa Nostra all’età di dodici anni, dopo che il padre aveva cominciato a collaborare con la giustizia, fu tenuto in ostaggio per 779 giorni e, pochi giorni prima del quindicesimo compleanno, assassinato per strangolamento e sciolto nell’acido su ordine del capomafia corleonese Giovanni Brusca.Giuseppe era nato il 19 gennaio del 1981 a Palermo.Era cresciuto a San Giuseppe Jato, dominio della famiglia Brusca, cosca mafiosa Passione= l’equitazione.

«Agli occhi del ragazzo siamo apparsi degli angeli, ma in realtà eravamo dei lupi.

IL RAPIMENTO DI GIUSEPPE DI MATTEO

Secondo i mafiosi, Giuseppe Di Matteo era lo strumento con cui convincere il padre “pentito” a tenere la bocca chiusa. Santino, che aveva firmato la strage di Capaci, invece, continuò a parlare. Parole che sono diventate una condanna a morte per suo figlio. La sentenza fu scritta in un freddo pomeriggio di gennaio, ma l’incubo per il piccolo cominciò quasi due anni e mezzo prima, con un sequestro-trappola. Era il 23 novembre 1993 Giuseppe non vedeva Santino, lontano dalla Sicilia per motivi di sicurezza, da cinque mesi. Era un bambino a cui mancava il papà. Per questo quando gli uomini di Giovanni Brusca, fingendosi agenti, si presentarono al maneggio promettendogli di portarlo nella località segreta dove si trovava il genitore, si lasciò convincere. 779 giorni dopo il sequestro, il piccolo fu strangolato con una corda perché “papà aveva fatto il cornuto”. Indebolito dalla lunghissima prigionia morì subito. Il suo corpo o quel che ne restava non venne mai trovato. Era stato sciolto nell’acido per non lasciare tracce né una tomba alla famiglia su cui piangere.