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LE MASCHERE GRECHE

Francesca Russo

Created on March 23, 2023

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Transcript

LE MASCHERE & schema ipodameo

RUSSO FRANCESCA

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Indice

1. Maschere Greche

Siete pronti?

2. Schema ipodameo

Le maschere greche

Le maschere furono introdotte nel teatro greco da Tespi l’inventore della tragedia che intorno al 530 a.C. cominciò a far usare agli attori maschere. Prima di allora gli attori si erano limitati a pitturarsi il volto. La ragione per cui la maschera arrivò sulle scene era logistica prima ancora che simbolica: occorreva amplificare tutto, dalla voce alla fisionomia del volto. La distanza che separava l’attore dal pubblico era di almeno 18 metri dalla prima fila – orchestra compresa – e più di 90 metri dall’ultima. La voce veniva amplificata dalla maschera che fungeva da megafono. Anche l’espressione del volto doveva essere accentuata, altrimenti non sarebbe stata compresa da lontano e quindi la maschera serviva pure a quello.

Il pubblico doveva individuare subito il personaggio è per farlo guardava proprio le maschere. Inoltre per facilitare il riconoscimento dei personaggi gli attori indossavano delle scarpe con la suola straordinariamente alta, i cosiddetti coturni che servivano a far meglio vedere i personaggi sulla scena anche da lontano. Le maschere avevano i tratti del volto molto accentuati: piangenti nei drammi e sorridenti nelle commedie. Servivano a rappresentare il carattere del personaggio mentre nascondevano l’individualità dell’attore. In latino maschera significa persona, mentre in arabo il termine maskharah vuol dire caricatura, beffa.

Come venivano costruite le maschere greche?

Da chi venivano usate?

Sono costruite con tela di lino, legno, sughero, ciocche di capelli veri e pochi altri materiali le maschere greche avevano tutte la caratteristica comune di una grande bocca aperta che permetteva l'amplificazione della voce e una fissità di sguardo rivolto davanti a sé con enormi occhi.

Le maschere greche le usavano solo i maschi i quali usavano anche maschere femminili.

immagini da prendere visione

le quali finiscono per intersecarsi ad angolo retto. Questo modello favorisce la nascita di isolati quadrangolari: una disposizione che per molto tempo è stata identificata come quella di una “città perfetta”. Secondo gli storici essa fu adottata in origine proprio dalla città di Mileto, che venne poi rasata al suolo dai Persiani.

VS

Schema ipodameo

Lo schema ortogonale è anche conosciuto come Ippodameo. Il nome viene dall’architetto e urbanista greco Ippodamo di Mileto, che nel V secolo a.C. teorizzò e applicò quello che conosciamo come schema ortogonale alle città greche. Il sistema si caratterizza per la scelta di lasciar combaciare tra loro le strade,

Ippodamo di Mileto è diventato famoso grazie all’utilizzo in ambito urbanistico di una pianta rettangolare, che venne chiamata anche schema ippodameo e fu utilizzato nel restauro di Mileto distrutto durante le guerre greco-persiane e per altre città greche.

Prendete visione

Pianta a scacchiera

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