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Pirandello
Sarah Greco
Created on March 23, 2023
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Transcript
Pirandello, l'umorismo, la poetica e le opere
la vita
si laurea in Germania in Lettere
vince il premio Nobel
1934
1891
1936
1903
1867
nasce ad Agrigento
incidente della miniera
muore a Roma
le opere
teatro
saggi
romanzi
novelle
01 Saggi
L'umorismo
Contrasto tra forma e vita
Vita
Forma
- Perpetuo divenire
- regno del caos
- non può essere compresa
- "magma" (Noi abbiamo dentro quattro o cinque anime in lotta tra loro)
- regole che l'uomo si dà per cercare di mettere ordine al caos della vita
- ruoli che dobbiamo ricoprire per adattarci alla società
- "maschera"
- Non tutti gli uomini sono consapevoli di indossare delle maschere
La vita è "una pupazzata"
Nel saggio "L'Umorismo", Pirandello paragona la vita a un teatro di marionette. Ovvero, la vita dell'uomo moderno è finta, come una messa in scena: non è naturale, autentica, ma artificiale. Inoltre il nome "pupazzata" suggerisce qualcosa di poco serio, infatti l'ironia di Pirandello sta proprio in questo: poter affrontare con una risata amara tutte le situazioni ridicole, grottesche e tragicomiche che la vita ci impone.
- vita artificiale vs vita naturale
- società meccanica
- regole da seguire
- maschere
Le maschere
Per poter vivere con gli altri in società, l'uomo indossa diverse maschere. Questa maschere sono vere e proprie trappole: il matrimonio, la famiglia, le relazioni umane, il lavoro costringono l'uomo a interpretare ruoli rigidi, senza spazio per la libertà e la sua vera natura: In genere gli uomini non sono consapevoli di recitare una parte dietro una maschera. I personaggi di Pirandello, invece, riescono a raggiungere questa consapevolezza, tramite un'improvvisa rivelazione. L'unica via di salvezza è rifugiarsi nell'irrazionalità e nella fantasia. Le reazioni sono varie: es. Mattia Pascal cerca invano di fuggire dalla maschera che indossa creandosi un'altra identità come Adriano Meis es. Belluca (Il treno ha fischiato) si ritaglia momenti di libertà attraverso l'immaginazione
Il relativismo conoscitivo
La realtà non è qualcosa di definibile e fisso, per questo non è possibile arrivare a una conoscenza univoca del mondo, ma ognuno lo interpreta a modo suo. I ruoli sociali e i valori sono convenzioni, che hanno un significato solo soggettivo. Anche le parole sono fonte di malintesi: dipendono dal soggetto che le pronuncia.
Nella sua concezione pessimista, per Pirandello il relativismo conoscitivo porta all'incomunicabilità: se le parole non possono essere compresi, una comunicazione autentica è impossibile. Ognuno è solo, incompreso, senza possibilità di capire o essere capito.
02 novelle
NOvelle per un anno
- Dovevano essere 365, l'intento di Pirandello è infatti quello di inserirsi nella tradizione di cui fa parte il Decameron di Boccaccio, prendendo come unità di misura l'intero anno
- Le novelle sono in tutto 225 perché l'autore muore prima di poter concludere il suo progetto
- Possiamo dividere le novelle in: novelle siciliane (ambiente rurale); novelle romane (ambiente borghese); novelle degli anni '30 (quelle più sperimentali)
- Il tema principale della raccolta è sicramente quello della "trappola" e del contrasto tra vita e forma, veicolato attraverso l'ironia
Il treno ha fischiato
- Tema e parole chiave: contrasto vita e forma; alienazione e follia; relativismo conoscitivo; maschera
- Narratore all'inizio sembra esterno e onnisciente, ma poi si rivela uno dei personaggi, diventando quindi un narratore omodiegetico (interno alla vicenda narrata)
- Ha lo scopo di far conoscere al lettore le vere ragioni del comportamento di Belluca, guidandolo così nella riflessione (secondo le regole dell'umorismo pirandelliano)
- suggerisce che l'apparente follia di Belluca può essere una reazione assolutamente naturale, e quindi che bisogna diffidare di conclusioni immediate e superficiali
- invita il lettore a guardare l'insieme e non la singola parte
- Si rivolge direttamente al lettore, come se fosse parte di una giuria, allo scopo di obbligarlo a prendere posizione sul bizzarro caso
- Spiega quanto gli ha riferito Belluca: il fischio del treno lo ha reso consapevole della sua condizione di prigioniero e gli ha fatto sognare una vita diversa
- liberazione solo provvisoria: Belluca sa di dover rientrare nella sua forma
CiaULA SCOPRE LA LUNA
Confronto con Rosso Malpelo - Ambientazione
- Lingua e stile
- Genere
- Narratore
- Scopo del testo
- Presentazione dei personaggi
- Il rapporto con i compagni
- Temi
- Finale
03 romanzi
Il fu Mattia pascal
- romanzo del 1904 di genere modernista
- la vicenda è narrata in prima persona da Mattia Pascal nella forma di un lungo flashback ed è composta di diciotto capitoli, che possono essere divisi in 4 parti
- La narrazione non segue un ordine cronologico ed è profondamente irrazionale: gli eventi avvengono per colpa del caos e dell'imprevedibile
- Si tratta della storia di un solo individuo: non vuole rappresentare una classe sociale o far emergere leggi universali
- non è un romanzo di formazione: Mattia Pascal non impara a vivere al termine del romanzo
Mattia pascal
- narratore omodiegetico (interno al romanzo), appartiene alla categoria dei "narratori inattendibili", tipica del modernismo
- Il nome ha un significato: "Mattia" in siciliano vuol dire "pazzia", "Pascal" è il cognome di un famoso filosofo del '600 che scrisse:
- Mattia è anche il protagonista della storia: narra la propria vita sottoforma di un lungo monologo interiore
- In Mattia riconosciamo le caratteristiche dell'antieroe e dell'inetto
Altri personaggi: a Miragno
- Il padre di Mattia Pascal: muore lasciando un grande patrimonio
- la madre: descritta da Mattia come "una santa donna di indole schiva e placida", ma senza esperienza di vita, ingenua e ansiosa verso i figli, si fa derubare dal suo amministratore
- Roberto (o Berto): fratello due anni più grande di Mattia
- Batta Malagna detto "la Talpa": disonesto amministratore, si interessa a gestire il patrimonio della famiglia Pascal. Sempre pronto ad agire per i suoi interessi e la sua avidità sposa una giovane donna di nome Oliva, ma quando la moglie non riesce a dargli dei figli, pensa di ripudiarla e corteggiare sua nipote
- Gerolamo Pomino: amico di infanzia di Mattia, da sempre innamorato di Romilda, quando Mattia viene creduto morto la sposa
- Zia Scolastica: sorella del defunto padre, aiuta la cognata e il nipote nei momenti di difficoltà.
- Romilda: nipote di Batta Malagna, viene sedotta da Mattia Pascal allo scopo di vendicarsi. Essendo rimasta incinta, però, è costretto a sposarla
- la vedova Pescatore, Marianna Dondi (la suocera): vera antagonista di Mattia, maltratta la madre e disprezza il genero dall'inizio
Altri personaggi: A roma
- Anselmo Paleari: proprietario della pensione di via Ripetta a Roma dove alloggia Mattia Pascal sotto l'identità di Adriano Meis
- Adriana Paleari: figlia di Anselmo, amata da Mattia il suo buon cuore (si prende cura della famiglia e di se stessa, è tenera e discreta). Ricambia l'amore di Mattia, ma i due non si possono sposare a causa della mancanza di identità di Mattia.
- Terenzio Papiano: cognato di Adriana (marito della defunta sorella), è spietato e pronto a tutto per il denaro: cerca di sposare Adriana per non perdere la dote; deruba Mattia del suo denaro; sfrutta il proprio fratello malato
la trama e la struttura
1. Cornice
2. Antefatto
3. Tentativo di una nuova vita
4. Ritorno impossibile e ripresa della cornice
la trama riassunta in capitoli
Capitolo 1: Premessa Capitolo 2: Premessa seconda (filosofica), A mò di scusa Capitolo 3: La casa e la talpa Capitolo 4: Fu così Capitolo 5: Maturazione Capitolo 6: Tac Tac Tac… Capitolo 7: Cambio treno Capitolo 8: Adriano Meis Capitolo 9: Un po’ di nebbia
Capitolo 10: Acquasantiera e PortacenereCapitolo 11: Di sera, guardando il fiume Capitolo 12: L’occhio e Papiano Capitolo 13: Il lanternino Capitolo 14: Le prodezze di Max Capitolo 15: Io e l’ombra mia Capitolo 16: Il ritratto di Minerva Capitolo 17: Rincarnazione Capitolo 18: Il fu Mattia Pascal.
I temi
- problema dell'identità individuale: Il primo tema è il desiderio di Mattia Pascal di uscire dalle regole della società e vivere una vita libera di vincoli sociali. Per fare questo si costruisce l'identità di Adriano Meis, scegliendo il proprio nome dopo aver ascoltato una conversazione su un treno, in cui due dotti fanno riferimento all'imperatore Adriano e al filosofo Camillo De Meis. Tuttavia, l'identità non può essere modificata a proprio piacimento, come crede di poter fare Mattia Pascal che, dopo aver cambiato nome e aspetto, alla fine del romanzo ammette di non sapere più chi sia
- famiglia: è una delle strutture che più condizionano l'individuo, nonostante dia un senso di soffocamento esercita anche una forte attrazione.
- contrasto vita forma
- inettitudine
- relativismo filosofico: l'uomo di inizio novecento vive una condizione di spaesamento ed è tormentato dai dubbi. Pirandello ha una concezione pessimista e molto vicina al nichilismo (la negazione di ogni verità). Pensa infatti che la realtà non sia conoscibile, in quanto tutto è soggettivo e dipende dal punto di vista. Perfino la scienza “ha l’illusione di rendere più facile e più comoda l’esistenza.”
I temi
- Il tema del doppio: Il conflitto interiore vissuto da Mattia Pascal/Adriano Meis rappresenta quello affrontato da ogni uomo, costretto ogni giorno a mediare tra la propria vera natura (autentica) e l'identità (artificiale).
Tutta la differenza, signor Meis, fra la tragedia antica e la moderna consiste in ciò, creda pure: in un buco nel cielo di carta
Luigi Pirandello, Il fu Mattia Pascal
la filosofia di anselmo paleari
La Lanterninosofia: i lanternoni
Ideologia
Fede
Valori morali
Scienza
La Lanterninosofia: il lanternino
Ideologia
Fede
Scienza
Valori morali
Uomo antico e moderno: un confronto
La fine di mattia pascal
- Il "frutto che si può cavare dalla storia" ricorda la fine dei Promessi sposi "il sugo della storia". L'intento della conclusione è quindi quella di ricavare un insegnamento che il protagonista ha tratto dalle sue vicende e che sia un esempio valido anche per il lettore, ma Mattia Pascal afferma di non saper trovare una morale all'interno di questa storia
- Don Eligio propone una morale della storia: l'uomo senza un'identità riconosciuta dagli altri non può vivere. Egli compie di fatto una celebrazione delle istituzioni moderne, come l'anagrafe, che garantiscono l'identità dell'individuo nello Stato.
- Mattia Pascal smentisce immediatamente questa conclusione: egli infatti non è consapevole di chi è, ma solo di chi "non è": non è il marito di Romilda, non è cittadino del suo paese, non è nemmeno più strabico. Non può più dire di essere Mattia Pascal, se non al passato (io sono il fu Mattia Pascal)
- Arriva perciò alla conclusione che l'identità non esiste e che vivere in modo libero e pieno è impossibile. Da tale consapevolezza non trae alcun beneficio, anzi, proprio perché egli ha compreso l'artificiosità di tutti i meccanismi sociali si trova nella condizione assurda di chi osserva la vita, senza potervi più aderire. Mattia Pascal vorrebbe riprendere la sua vita precedente, ma non può
- Egli si deve accontentare delle parole incise sulla sua lapide, che lo descrivono come un "cuor generoso e anima aperta" ma quella descrizione è ipocrita e non corrisponde alla verità, come sottolineato dal paradosso che non si tratti nemmeno della suo cadavere.
Uno, nessuno e centomila
- romanzo del 1910 di genere modernista
- testo diviso in otto libri e 63 capitoli, considerato il testamento spirituale di Pirandello
- la storia di "uno spirito senza volto"
- protagonistaVITANGELO: angelo della vita, che vola sopra la mediocritàMOSCARDA: mosca, insetto dalla vita breve
- A 28 anni guardandosi allo specchio si accorge del naso che gli pende: non si era mai accorto prima di questo difetto, a differenza della moglie. Inizia a mettere in discussione l'immagine che ha di sé ed è assalito dai dubbi
- Coltiva l'ossessione di scoprire la sua vera identità
Trama
Vitangelo Moscarda ha vissuto tutta la sua vita in maniera agiata, grazie alle ricchezze lasciategli dal padre. Per quasi trent'anni ha vissuto senza avere consapevolezza di ciò che gli altri pensino di lui, ma un giorno - trovandosi davanti allo specchio, la moglie gli fa notare un difetto fisico che non si era mai reso conto di avere. Si accorge così che l'immagine che lui ha di se stesso non corrisponde a quella che hanno gli altri di lui.
- Mentre si specchiava, gli viene fatto notare dalla moglie che il naso gli pende verso destra- Vitangelo è shockato da questa scoperta, mentre la moglie inizia a elencargli con noncuranza altri difetti di cui non era consapevole - Questo evento casuale smentisce l'immagine che Vitangelo ha di sé: io mi sono sempre visto in un certo modo, ma quest'immagine non corrisponde alla realtà, perché vista dall'esterno la mia immagine è diversa. - Vitangelo guarda ora la sua immagine riflessa, ma gli sembra di vedere un estraneo (disgregazione dell'io), si chiede allora chi sia realmente e, soprattutto, come lo vedono gli altri? (dubbio esistenziale) - Credeva di essere "uno" (un individuo unico), invece si accorge di essere "centomila", tanti quante sono le identità che gli altri gli attribuiscono
com'io decisi di esser solo
Quando la moglie va da un'amica - Anna Rosa - Vitangelo si rimette davanti allo specchio, con l'obiettivo di guardarsi allo specchio e osservarsi come se fosse un estraneo, senza maschere. Tuttavia, l'impresa è impossibile, perché lo specchio ci fa vedere non come noi siamo, ma come vorremmo essere, quindi si mette a riflettere su chi sia realmente, arrivando alle seguenti conclusioni: 1. io non sono per gli altri quello che credo di essere 2. non posso osservarmi e giudicarmi dall'esterno 3. quindi non posso conoscermi, solo gli altri possono avere una visione completa di me e ognuno ha una visione diversa 4. ai miei occhi rimango sempre un estraneo 5. al di fuori della maschera non c'è niente: io non esisto se non attraverso la percezione che hanno di me gli altri 6. Così come io costruisco un'immagine di me, anche gli altri hanno il diritto di "interpretarmi" a modo loro 7. Spogliato da ogni identità, il mio corpo non vale niente e io non sono nessuno
La distruzione dell'identità
Vitangelo si illude che l'uomo possa vivere la sua vita senza curarsi delle opinioni altrui, ma ciò non è possibile. Si inizia ad interrogare ossessivamente su come lo vedono gli altri, ovvero vuole scoprire le maschere che gli altri gli attribuiscono: si accorge così con stupore di essere considerato un usuraio (il padre, di cui aveva molta stima, si era arricchito con prestiti ad alto interesse), un inetto negli affari, un fannullone. Vitangelo non riesce a riconoscersi nei giudizi degli altri, e inizia a rifiutare tutte le identità, le caratteristiche che gli vengono attribuite. Non si riconosce più nemmeno nella visione della propria moglie, che lo chiama affettuosamente "Gengè". Si pone l'obiettivo di distruggere le rappresentazioni che gli altri gli hanno costruito. Inizia così a comportarsi in maniera opposta rispetto a quello che la gente si aspetterebbe: compie azioni insensate negli affari, litiga e maltratta la moglie che ama, sfratta un povero artista (confermando la fama di usuraio) per poi comprargli una casa migliore (smentendo nuovamente le aspettative), infine devolve in beneficenza i suoi beni. Alla fine viene interdetto dagli affari e ferito da un colpo di pistola, sparato da Anna Rosa, che era rimasta turbata dai suoi comportamenti. Al processo Vitangelo scagiona la donna, dicendo che è stata colpa del caso. Ricoverato in un ospizio per i poveri fatto edificare da lui stesso, sente finalmente di trovare la pace: qui può vivere isolato, rinunciando a ogni identità e immergendosi totalmente nella natura.
...perché le persone che abbiamo intorno ci attribuiscono caratteristiche e giudizi in cui noi non sempre (per non dire quasi mai!) ci riconosciamo.E queste visioni che gli altri hanno di noi non sono tutte uguali: a ogni persona che conosciamo appariamo in maniera differente (chi ci vede in un modo, chi in un altro...) Alla fine ci sentiamo sempre più soli e incompresi
Dal momento che l'opinione che abbiamo di noi stessi non è più veritiera di quella che hanno gli altri di noi, ma sono tutte legittime allo stesso modo, Vitangelo capisce che l'unico modo per liberarsi dalle etichette che gli vengono attribuite dal giudizio degli altri è rinunciare ad assumere qualsiasi identità: essere, quindi, "nessuno"
Tutti noi passiamo la vita a costruire quella che Pirandello definisce la nostra "maschera": l'insieme di ruoli, caratteristiche, pregi e difetti che ci contraddistingue. A noi la nostra identità appare chiara e univoca, eppure si tratta solo di un'illusione...
Uno, nessuno, centomila
Inettitudine in pirandello e in svevo
- Nelle opere di Pirandello ogni personaggio indossa più maschere per adattarsi alla societàIn Svevo l'uomo è un inetto che non può o non vuole ad attarsi ed essere felice
- Pirandello analizza il rapporto tra l'uomo e la societàSvevo analizza il rapporto tra l'io e l'inconscio
- Pirandello usa l'umorismo, più pessismista e riflessivoSvevo usa l'ironia, più scanzonata e indulgente