GUARDIe E LADRI
ANDREA CAMILLERI
Andrea Camilleri nasce a Porto Empedocle (Agrigento) nel settembre 1925. Vive a Roma dal 1949. Dal 1958 lavora come produttore e regista televisivo in Rai. Ha tenuto la cattedra di regia, per quindici anni, all’Accademia nazionale d’Arte drammatica "Silvio D’Amico". Nel 1978 ha pubblicato il suo primo romanzo: da allora non ha più abbandonato la letteratura. Ha pubblicato oltre sessanta volumi tra romanzi storici e civili, romanzi polizieschi. Muore a Roma, a seguito di un infarto, nel luglio del 2019.
aNDREA CAMILLERI
"Guardie e ladri" è tratto da "Un mese con Montalbano", una raccolta di 30 racconti, pubblicato per la prima volta da Mondadori nel 1998. Il libro non ebbe molto successo. Dopo la serie TV " Il commissario Montalbano", interpretato da Zingaretti, nel 2018 la Sellerio editori ripubblicò il libro che questa volta ebbe grande successo.
un mese con montalbano
il tema del racconto
Per alcuni mestieri non ci sono pause: un poliziotto, anche se non è in servizio, non smette di essere un poliziotto e, pertanto, non può sottrarsi al suo ruolo e al suo dovere neanche nei momenti si svago.
Il commissario Montalbano, si sta recando a Cannatello, essendo stato invitato a pranzo, nella casa di campagna dell’amico Zito. Per andarci attraversa strade interne, per godere del paesaggio arido della Sicilia. Ma è molto preoccupato, poiché ama mangiare bene sempre, mentre la moglie di Zito, Taninè, cucina splendidamente solo se è di buon umore. "Taninè...era una fimmina che cucinava a vento, vale a dire che i piatti che approntava ...erano il risultato del suo mutevole carattere" (rr. 1-5)
Sintesi
Il commissario giunge a Cannatello a ora di pranzo e appena lo vede Francesco, il figlio piccolo di Zito, gli corre incontro e gli chiede di giocare a “guardie e ladri”. Il padre lo rimprovera e rimandano il gioco a dopo pranzo. Taninè, che quel giorno è di buon umore e infatti ha preparato una zuppa buonissima, ma molto pesante, per questo, dopo mangiato, il commissario si concede, una pennichella. Dopo un’ora Francesco lo va a svegliare e gli chiede ancora di giocare.
Sintesi
A questo punto il commissario non può sottrarsi e, per rendere il gioco più divertente, si infila un impermeabile che aveva in macchina, per sembrare un commissario più credibile di quanto non lo fosse in realtà, essendo un vero commissario di polizia. Inizia a cercare, ma del ragazzino nessuna traccia.
Sintesi
Mentre pensa di dichiararsi sconfitto, gli viene l’idea che Francesco, malgrado il divieto, si sia nascosto in una casetta vicina diroccata. Quindi si avvicina alla casetta, entra dentro, tenendo le mani unite, come se avesse in mano una pistola e con una voce minacciosa urla di uscire fuori altrimenti spara. Invece del ragazzino esce allo scoperto, un uomo, che doveva essere un pericoloso delinquente. L’uomo viene condotto nel cortile di Zito e Taninè, che aveva sentito il trambusto e che aveva capito la situazione, prende il fucile del suocero, esce e lo punta contro il malvivente. Montalbano guarda la scena: Taninè, con i capelli al vento e con il fucile gli sembra un’eroina dei film western.
sintesi
Il racconto inizia in medias res: Montalbano descrive la moglie del suo amico Zito che cucina benissimo solo quando è di buon umore. Dopo l'incipit, che è una premessa importante, inizia il racconto vero e proprio che è narrato attraverso la tecnica dell’analessi: il narratore riporta un episodio della vita del commissario accaduto nel passato
Analisi
Nel testo c'è una prevalenza di sequenze narrative con qualche sequeza dialogata (prevalentemente discorso diretto legato). Il ritmo è moderato a causa della presenza dei sommari alternati a sequenze dialogate che equilibrano il tempo del racconto con quello della storia. Il narratore è onnisciente, visto che conosce la storia e il pensiero del protagonista, con focalizzazione interna, essendo espresso il punto di vista di un solo personaggio, nel nostro caso del commissario Montalbano: la narrazione è quindi effettuata dall'interno dell'ambiente in cui si muove il protagonista.
Analisi
"Guardie e ladri" presenta un registro linguistico popolare, caratterizzato dall’uso di espressioni del dialetto siciliano come: “Cannatello era terra mallìtta” (r.35); “Fece appena in tempo a spogliarsi, gli occhi a pampineddra e a distendersi che crollò in un sogno piombigno.” (rr. 71-72) Camilleri adotta, nei suoi romanzi e racconti, un linguaggio tutto suo, che è un misto tra italiano e siciliano, che è lo stesso linguaggio che usa per rivolgersi alle persone di famiglia, verso cui ha affetto e confidenza.
Analisi
“Mentre stava per dichiararsi sconfitto, gli venne un pinsero improvviso: vuoi vedere che il piccolo era andato ad ammucciarsi dentro la casuzza sdirrupata malgrado i severissimi ordini che aveva avuto da Taninè e da Niccolò di non entrarci mai da solo? "(rr 99-102) ha la modalità espressiva del soliloquio: il narratore riporta con ordine le parole che Montalbano a sè stesso.
Analisi
Il protagonista è ovviamente il commissario Montalbano; i personaggi secondari sono Zito sua moglie Taninè e il piccolo Francesco, che è anche il mandante, mentre il bandito nascosto nella casa dirupata è l’antagonista.
Analisi
I dialoghi tra i personaggi sono prevalentemente diretti legati.
"Sei armato?” spiò Montalbano dominando la sorpresa. “Sì” rispose l’omo e fece d’abbassare una mano per pigliare l’arma che teneva nella sacchetta destra della giacca.”
L'inserimento dei dialoghi equilibra il tempo del racconto con quella della storia e il lettore partecipa in "presa diretta" all'azione del commissario.
Analisi
Nel testo prevale una sintassi di tipo paratattico con periodi poco ampi e con proposizioni soprattutto indipendenti. “Aveva occhi di cane arraggiato, un’ariata di disperazione pronta a tutto, barba lunga, il vestito stazzonato e lordo. Un uomo pericoloso, certo, ma chi cavolo era?” (rr. 119-121) Il registro stilistico adottato è di tipo popolare e ciò è evidente grazie alle espressioni dialettali molto frequenti. “Cannatello era terra mallìtta” (r.35); “Fece appena in tempo a spogliarsi, gli occhi a pampineddra e a distendersi che crollò in un sogno piombigno.” (rr.71-72)
Analisi
Le figure retoriche utilizzate da Camillerisono diverse, alcune hanno la funzione di suscitare ironia, pertanto sono presenti molte iperboli, per esagerare alcune circostanze e renderle più divertenti. “mai Niccolò aveva coscientemente ammazzato un essere vivente, la mogliera diceva che non si curava l’influenza per non uccidere i bacilli.” (rr. 131-132); “sugo al quale erano preferibili tre anni di cui in isolamento” (rr. 10-11)
Analisi
La storia è molto semplice, ma il racconto è difficoltoso da leggere, a causa dell’utilizzo di espressioni dialettali. Camilleri scrive i suoi romanzi utilizzando prevalentemente un linguaggio che è molto particolare, tra italiano e siciliano, tuttavia, dopo aver letto qualche pagina, il lettore, non solo riesce a capire, ma si diverte e viene catturato dai personaggi, dagli ambienti e dalla musicalità del dialetto siciliano, che nasce dalla fusione di spagnolo, francese, arabo, normanno e greco. La parola "caruso" (bambino) deriva da "Kouros"; "accattari" (comprare) deriva dal francese "acheter"; "zita" (fidanzata) dallo spagnolo "cita"; dall’arabo deriva "capu-raìs - capo, (da raʾīs, capo) ecc.
Analisi
Camilleri ci prende per mano e ci fa assaporare la sua splendida Sicilia, il mare, i gusti, i profumi e ci presenta un’umanità unica nel suo genere e una terra piena di contraddizioni, con tradizioni e modi di pensare che sono il risultato della fusione di molte altre culture del Mediterraneo.
Analisi
Il racconto "Guardie e ladri" è molto diverso da " Lettera di Calipso, ninfa, a Odisseo, re di Itaca", non solo perchè i due autori presentano due situazioni diverse; l'una che suscita ironia, l'altra struggente. Il racconto di Camillere ha un registro popolare; quello di Tabucchi è aulico. Camilleri utilizza le figure retoriche per divertire, Tabucchi per accentuare il dolore di Calipso. Entrambi sono piacevoli da leggere, sebbene per motivi diversi.
Confronto
il monologo di francesco
Mio Dio, mi sono nascosto davvero molto bene, ma temo di essermi allontanato troppo da casa. Che silenzio! Chissà se il mio piano funzionerà! Non capisco proprio come fa zio Salvo a essere il commissario più famoso della Sicilia, visto che non riesce nemmeno a trovare un bambino dolce è innocente come me.
Mi trovo in questo guaio per colpa di mia madre:
“Francesco, non entrare nella casuzza sdirupata da solo! Pericoloso è.” Sarebbe stato meglio se mi avessero detto: “Francesco a giocare nella casuzza devi andare! Mi raccomando!” In questo caso non avrei avuto quella curiosità irresistibile di andare a ficcare il naso e non avrei visto quell’uomo, che si nasconde lì dentro. Sicuramente un bandito pericoloso è. Ha una faccia!
E cosa potevo fare? Di certo non avrei potuto dirlo a mamma. Avrei dovuto ammettere di averle disobbedito e lei mi avrebbe minimo minimo sparato con il fucile di nonno. L’unica cosa era quella di approfittare della visita di zio Salvo: anche se non è un genio, sempre un poliziotto è! Ma quanto ho dovuto insistere per giocare a “guardia e ladri”! Del resto lo sapevo che andava a finire così! Avevo detto a mamma di preparare una pietanza leggera, ma lei oggi era di buon umore oggi e quindi ha preparato quella zuppa buonissima, ma micidiale. Ma quanto tempo ci vuole? Inizio a preoccuparmi. Vuoi vedere che il grande commissario Montalbano si dichiara sconfitto? Ecco finalmente! Sento le urla! Posso finalmente uscire dal nascondiglio!
“Mamma, mamma prendi il fucile!”
È fatta, ancora una volta ho risolto il caso. Da grande sarò un grande poliziotto. Altro che questo Montalbano! Però, come è balla la mia mamma, con i capelli al vento sembra Elsa.
Ascolta "Guardie e ladri" letta da un vero siciliano
GUARDIA E LADRI
GIULIA POLVERINO
Created on March 21, 2023
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GUARDIe E LADRI
ANDREA CAMILLERI
Andrea Camilleri nasce a Porto Empedocle (Agrigento) nel settembre 1925. Vive a Roma dal 1949. Dal 1958 lavora come produttore e regista televisivo in Rai. Ha tenuto la cattedra di regia, per quindici anni, all’Accademia nazionale d’Arte drammatica "Silvio D’Amico". Nel 1978 ha pubblicato il suo primo romanzo: da allora non ha più abbandonato la letteratura. Ha pubblicato oltre sessanta volumi tra romanzi storici e civili, romanzi polizieschi. Muore a Roma, a seguito di un infarto, nel luglio del 2019.
aNDREA CAMILLERI
"Guardie e ladri" è tratto da "Un mese con Montalbano", una raccolta di 30 racconti, pubblicato per la prima volta da Mondadori nel 1998. Il libro non ebbe molto successo. Dopo la serie TV " Il commissario Montalbano", interpretato da Zingaretti, nel 2018 la Sellerio editori ripubblicò il libro che questa volta ebbe grande successo.
un mese con montalbano
il tema del racconto
Per alcuni mestieri non ci sono pause: un poliziotto, anche se non è in servizio, non smette di essere un poliziotto e, pertanto, non può sottrarsi al suo ruolo e al suo dovere neanche nei momenti si svago.
Il commissario Montalbano, si sta recando a Cannatello, essendo stato invitato a pranzo, nella casa di campagna dell’amico Zito. Per andarci attraversa strade interne, per godere del paesaggio arido della Sicilia. Ma è molto preoccupato, poiché ama mangiare bene sempre, mentre la moglie di Zito, Taninè, cucina splendidamente solo se è di buon umore. "Taninè...era una fimmina che cucinava a vento, vale a dire che i piatti che approntava ...erano il risultato del suo mutevole carattere" (rr. 1-5)
Sintesi
Il commissario giunge a Cannatello a ora di pranzo e appena lo vede Francesco, il figlio piccolo di Zito, gli corre incontro e gli chiede di giocare a “guardie e ladri”. Il padre lo rimprovera e rimandano il gioco a dopo pranzo. Taninè, che quel giorno è di buon umore e infatti ha preparato una zuppa buonissima, ma molto pesante, per questo, dopo mangiato, il commissario si concede, una pennichella. Dopo un’ora Francesco lo va a svegliare e gli chiede ancora di giocare.
Sintesi
A questo punto il commissario non può sottrarsi e, per rendere il gioco più divertente, si infila un impermeabile che aveva in macchina, per sembrare un commissario più credibile di quanto non lo fosse in realtà, essendo un vero commissario di polizia. Inizia a cercare, ma del ragazzino nessuna traccia.
Sintesi
Mentre pensa di dichiararsi sconfitto, gli viene l’idea che Francesco, malgrado il divieto, si sia nascosto in una casetta vicina diroccata. Quindi si avvicina alla casetta, entra dentro, tenendo le mani unite, come se avesse in mano una pistola e con una voce minacciosa urla di uscire fuori altrimenti spara. Invece del ragazzino esce allo scoperto, un uomo, che doveva essere un pericoloso delinquente. L’uomo viene condotto nel cortile di Zito e Taninè, che aveva sentito il trambusto e che aveva capito la situazione, prende il fucile del suocero, esce e lo punta contro il malvivente. Montalbano guarda la scena: Taninè, con i capelli al vento e con il fucile gli sembra un’eroina dei film western.
sintesi
Il racconto inizia in medias res: Montalbano descrive la moglie del suo amico Zito che cucina benissimo solo quando è di buon umore. Dopo l'incipit, che è una premessa importante, inizia il racconto vero e proprio che è narrato attraverso la tecnica dell’analessi: il narratore riporta un episodio della vita del commissario accaduto nel passato
Analisi
Nel testo c'è una prevalenza di sequenze narrative con qualche sequeza dialogata (prevalentemente discorso diretto legato). Il ritmo è moderato a causa della presenza dei sommari alternati a sequenze dialogate che equilibrano il tempo del racconto con quello della storia. Il narratore è onnisciente, visto che conosce la storia e il pensiero del protagonista, con focalizzazione interna, essendo espresso il punto di vista di un solo personaggio, nel nostro caso del commissario Montalbano: la narrazione è quindi effettuata dall'interno dell'ambiente in cui si muove il protagonista.
Analisi
"Guardie e ladri" presenta un registro linguistico popolare, caratterizzato dall’uso di espressioni del dialetto siciliano come: “Cannatello era terra mallìtta” (r.35); “Fece appena in tempo a spogliarsi, gli occhi a pampineddra e a distendersi che crollò in un sogno piombigno.” (rr. 71-72) Camilleri adotta, nei suoi romanzi e racconti, un linguaggio tutto suo, che è un misto tra italiano e siciliano, che è lo stesso linguaggio che usa per rivolgersi alle persone di famiglia, verso cui ha affetto e confidenza.
Analisi
“Mentre stava per dichiararsi sconfitto, gli venne un pinsero improvviso: vuoi vedere che il piccolo era andato ad ammucciarsi dentro la casuzza sdirrupata malgrado i severissimi ordini che aveva avuto da Taninè e da Niccolò di non entrarci mai da solo? "(rr 99-102) ha la modalità espressiva del soliloquio: il narratore riporta con ordine le parole che Montalbano a sè stesso.
Analisi
Il protagonista è ovviamente il commissario Montalbano; i personaggi secondari sono Zito sua moglie Taninè e il piccolo Francesco, che è anche il mandante, mentre il bandito nascosto nella casa dirupata è l’antagonista.
Analisi
I dialoghi tra i personaggi sono prevalentemente diretti legati. "Sei armato?” spiò Montalbano dominando la sorpresa. “Sì” rispose l’omo e fece d’abbassare una mano per pigliare l’arma che teneva nella sacchetta destra della giacca.” L'inserimento dei dialoghi equilibra il tempo del racconto con quella della storia e il lettore partecipa in "presa diretta" all'azione del commissario.
Analisi
Nel testo prevale una sintassi di tipo paratattico con periodi poco ampi e con proposizioni soprattutto indipendenti. “Aveva occhi di cane arraggiato, un’ariata di disperazione pronta a tutto, barba lunga, il vestito stazzonato e lordo. Un uomo pericoloso, certo, ma chi cavolo era?” (rr. 119-121) Il registro stilistico adottato è di tipo popolare e ciò è evidente grazie alle espressioni dialettali molto frequenti. “Cannatello era terra mallìtta” (r.35); “Fece appena in tempo a spogliarsi, gli occhi a pampineddra e a distendersi che crollò in un sogno piombigno.” (rr.71-72)
Analisi
Le figure retoriche utilizzate da Camillerisono diverse, alcune hanno la funzione di suscitare ironia, pertanto sono presenti molte iperboli, per esagerare alcune circostanze e renderle più divertenti. “mai Niccolò aveva coscientemente ammazzato un essere vivente, la mogliera diceva che non si curava l’influenza per non uccidere i bacilli.” (rr. 131-132); “sugo al quale erano preferibili tre anni di cui in isolamento” (rr. 10-11)
Analisi
La storia è molto semplice, ma il racconto è difficoltoso da leggere, a causa dell’utilizzo di espressioni dialettali. Camilleri scrive i suoi romanzi utilizzando prevalentemente un linguaggio che è molto particolare, tra italiano e siciliano, tuttavia, dopo aver letto qualche pagina, il lettore, non solo riesce a capire, ma si diverte e viene catturato dai personaggi, dagli ambienti e dalla musicalità del dialetto siciliano, che nasce dalla fusione di spagnolo, francese, arabo, normanno e greco. La parola "caruso" (bambino) deriva da "Kouros"; "accattari" (comprare) deriva dal francese "acheter"; "zita" (fidanzata) dallo spagnolo "cita"; dall’arabo deriva "capu-raìs - capo, (da raʾīs, capo) ecc.
Analisi
Camilleri ci prende per mano e ci fa assaporare la sua splendida Sicilia, il mare, i gusti, i profumi e ci presenta un’umanità unica nel suo genere e una terra piena di contraddizioni, con tradizioni e modi di pensare che sono il risultato della fusione di molte altre culture del Mediterraneo.
Analisi
Il racconto "Guardie e ladri" è molto diverso da " Lettera di Calipso, ninfa, a Odisseo, re di Itaca", non solo perchè i due autori presentano due situazioni diverse; l'una che suscita ironia, l'altra struggente. Il racconto di Camillere ha un registro popolare; quello di Tabucchi è aulico. Camilleri utilizza le figure retoriche per divertire, Tabucchi per accentuare il dolore di Calipso. Entrambi sono piacevoli da leggere, sebbene per motivi diversi.
Confronto
il monologo di francesco
Mio Dio, mi sono nascosto davvero molto bene, ma temo di essermi allontanato troppo da casa. Che silenzio! Chissà se il mio piano funzionerà! Non capisco proprio come fa zio Salvo a essere il commissario più famoso della Sicilia, visto che non riesce nemmeno a trovare un bambino dolce è innocente come me. Mi trovo in questo guaio per colpa di mia madre: “Francesco, non entrare nella casuzza sdirupata da solo! Pericoloso è.” Sarebbe stato meglio se mi avessero detto: “Francesco a giocare nella casuzza devi andare! Mi raccomando!” In questo caso non avrei avuto quella curiosità irresistibile di andare a ficcare il naso e non avrei visto quell’uomo, che si nasconde lì dentro. Sicuramente un bandito pericoloso è. Ha una faccia! E cosa potevo fare? Di certo non avrei potuto dirlo a mamma. Avrei dovuto ammettere di averle disobbedito e lei mi avrebbe minimo minimo sparato con il fucile di nonno. L’unica cosa era quella di approfittare della visita di zio Salvo: anche se non è un genio, sempre un poliziotto è! Ma quanto ho dovuto insistere per giocare a “guardia e ladri”! Del resto lo sapevo che andava a finire così! Avevo detto a mamma di preparare una pietanza leggera, ma lei oggi era di buon umore oggi e quindi ha preparato quella zuppa buonissima, ma micidiale. Ma quanto tempo ci vuole? Inizio a preoccuparmi. Vuoi vedere che il grande commissario Montalbano si dichiara sconfitto? Ecco finalmente! Sento le urla! Posso finalmente uscire dal nascondiglio! “Mamma, mamma prendi il fucile!” È fatta, ancora una volta ho risolto il caso. Da grande sarò un grande poliziotto. Altro che questo Montalbano! Però, come è balla la mia mamma, con i capelli al vento sembra Elsa.
Ascolta "Guardie e ladri" letta da un vero siciliano