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IL TORO FARNESE

Cristina Cimaroli

Created on March 20, 2023

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IL TORO FARENESE

Il Toro Farnese è la più grande scultura classica mai ritrovata, ed è in marmo . LUOGO DEL RITROVO: ricavato da un unico blocco,trovato a Roma,nelle terme di Caracalla. ANNO RITROVAMENTO DELLA STATUA:1546 o nel 1547 LUOGO IN CUI SI TROVA LA SCULTURA ATTUALMENTE:museo Archeologico Nazionale di Napoli ALTEZZA: 2,95 X 3,70m MATERIALE: marmo greco

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IL TORO FARENESE

Il Toro Farnese è la più grande scultura classica mai ritrovata, ed è in marmo. Alcuni storici ipotizzano che l’originale greco fosse una fusione in bronzo e la statua oggi esistente sia una copia di epoca antoniana. Il gruppo in marmo ha un peso di circa 24 tonnellate. Secondo Plinio fu ricavato da un unico blocco e misura 3,70 x 2,95 × 3,00 m. Per questo venne anche definito la “montagna di marmo”. Alcuni storici però non reputano possibile tale affermazione dello storico romano, considerandola un vezzo retorico.

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IL SUPPLIZIO DI DIRCE

Zeto si trova a sinistra del gruppo se visto in posizione frontale. Il ragazzo cerca di bloccare il toro trattenendolo. Intanto lega i capelli della regina Dirce alle corna dell’animale con una robusta fune. Anche il fratello Anfione a destra cerca di bloccare il toro e rimane insensibile alle suppliche della donna. In basso è poggiata una lira che gli appartiene. La madre dei due ragazzi, Antiope, invece, si trova dietro di loro, in secondo piano e osserva immobile la terribile scena. La donna stringe nella mani un tirso. Anche un pastore e un cane, in basso, sono presenti e guardano verso l’alto.

La regina Dirce subisce il supplizio da parte di Anfione e Zeto perché colpevole di aver perseguitato la loro madre Antiope. Dirce viene così legata alle corna di un toro imbizzarrito e il suo corpo viene dilaniato. La figura di Antiope è interpretata come una baccante e quindi l’opera assume una connotazione dionisiaca sottolineata anche dalla presenza del toro. Questo soggetto compare in molte pitture dell’epoca.

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STRUTTURA

La luce sulla scultura Il gruppo è particolarmente elaborato e la luce ambientale colpendo le figure rivela le forme anatomiche possenti. Infatti la descrizione dei particolari e l’articolazione delle forme risultano molto evidenti anche se la superficie è chiara. Nei panneggi dei mantelli, nelle tuniche delle donne e in alcune parti del toro le fitte pieghe creano profondi solchi scuri e accentuano il chiaroscuro. Rapporto con lo spazio Il grande gruppo scultoreo è monumentale perché visto dal basso. I personaggi inoltre sono a tutto tondo e la loro articolazione favorisce la vista da ogni lato. La prospettiva frontale è comunque quella che garantisce la migliore comprensione della scena. La struttura Le figure risultano concepite in modo autonomo e possono essere apprezzate singolarmente. La progettazione del gruppo permette così di considerarlo nel complesso senza che la forte presenza di ogni personaggio disturbi l’equilibrio d’insieme. Frontalmente, il centro della composizione è il groviglio di braccia dei personaggi e delle gambe anteriori del toro che esprimo la tensione del tragico momento.