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Silvio Pellico
Mattia Monarca
Created on March 20, 2023
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Transcript
Silvio Pellico
Uno scrittore prima dell'Unità
start
Indice
4. Opere
1. Biografia
5. Le Mie Prigioni
2.Profilo Letterario
6. Intitolazioni
3. Memorialistica
Biografia
-cupava di scienze, politica e letteratura; la rivista venne soppressa dalla censura austriaca nel 1819, nello stesso anno in cui Pellico si iscrive alla Carboneria, su invito dell'amico Pietro Maroncelli.
Silvio Pellico nasce a Saluzzo nel 1789, figlio di un commerciante salentino e di una donna piemontese. Sin da giovane si interessa alla letteratura, per la quale era molto portato. Nel 1809 il padre di Silvio assume un incarico a Milano, nella Repubblica Cisalpina, e il figlio lo segue. Qui ha modo di conoscere grandi personalità come Ugo Foscolo, Vincenzo Monti e Giovanni Berchet, fondamentali per la sua formazione. Milano diventa la città per Silvio Pellico da qui al decennio successivo, e qui prosegue la sua attività di giornalista come redattore, prima, e direttore poi del Conciliatore, periodico milanese che si oc-
In questo periodo si mette in mostra anche come drammaturgo, autore di tragedie come Francesca da Rimini, rappresentata nel 1815, ed Eufemio da Messina, pubblicata nel 1820. Morì a Torino nel 1854.
PROFILO LETTERARIO
1. Foscolo, dal canto suo, si fa promotore di una letteratura fortemente civile e politica, come nei Sepolcri e nelle Ultime lettere di Iacopo Ortis.
La scrittura di Pellico si distacca notevolmente dalla tradizione settecentesca: sia dal punto di vista biografico che sotto il profilo letterario, egli fa parte di quella generazione di scrittori ed intellettuali che si distacca da quella precedente, quella pienamente settecentesca, e dai suoi modelli, ma che per le tensioni ideali che esprime non può essere assimilabile a quella dei decenni successivi, quella che porta a compimento l'Unità. L'esigenza patriottica, la spinta unitaria diventano esigenze che si fanno sempre più concrete, e non è un caso che i riferimenti letterari di Pellico siano da ricercare in autori contemporanei come Foscolo e Monti. Vediamo il motivo:
2. Monti è in grado di proporre uno stile letterario aperto a nuovi flussi europei, capace di sintetizzare sia le forme del neoclassicismo che quelle del romanticismo
LA MEMORIALISTICA
Prende forma in questo periodo la consapevolezza di esser parte di un movimento di popolo, ingranaggi di avvenimenti epocali che sovrastano le singole esistenze: la prospettiva risorgimentale e unitaria si pone così su un piano che non è meramente politico, ma viene percepito come l’inevitabile concretizzarsi di un moto storico di lunghissima durata.
Si attribuisce al racconto un valore simbolico ed esemplare, infatti il tono del racconto memoriale è perciò quasi del tutto privo di un approccio individualistico e introspettivo, poiché chi scrive non è tanto interessato a raccontare la propria esperienza personale indagandone e definendone i diversi risvolti psicologici ed emotivi, quanto ad attribuire a essa un valore simbolico ed esemplare che possa valere anche per i posteri.
In quest’ottica la produzione di memorialistica, che diventa abbastanza diffusa, risponde all’esigenza di lasciare una testimonianza alle generazioni successive, qualcosa in grado di raccontare attraverso l’esperienza personale quella che era percepita come una grande epopea collettiva.
OPERE
Silvio Pellico scrisse davvero moltissime opere, anche in lingue diverse dall'italiano. Nominarle tutte sarebbe molto difficile data la vastità, ma meritano sicuramente una menzione: Le mie Prigioni (1832), opera che è stata tradotta anche in spagnolo, francese ed inglese; una tragedia come Tommaso Moro (1833); opere teatrali come Corradino (1834); un trattato come Dei doveri degli uomini (1834); Le Poesie inedite di Silvio Pellico (1837); il suo Epistolario, raccolto e pubblicato per cura di Guglielmo Stefani. (1856);
Non sono da considerare secondarie le sue opere scritte in francese, come: Trois nouvelles pièmontaises par Silvio Pellico (1835). Quest'opera contiene tre racconti ambientati nel Piemonte del medioevo, Pellico pubblicò in questa raccolta una versione in prosa della sua Eugilde, gli altri due autori erano il conte Baldo e il marchese De Barante; Poèsies catholiques de Silvio Pellico (1838)
LE MIE PRIGIONI
La più nota delle opere di Pellico è un’opera memoriale in cui racconta i suoi anni di prigionia nella fortezza austriaca dello Spielberg.
Di nuovo libero, Pellico ritorna in Italia stabilendosi a Torino, dove inizia la scrittura de Le mie prigioni, che viene pubblicato nel 1832.
Il 1820 è l’anno che cambia tutto nella vita di Pellico: la polizia austriaca intercetta una lettera di Maroncelli in cui si fa, tra gli altri, anche il nome dell’amico giornalista, e tanto basta per giustificare la cattura di entrambi, il processo e la condanna a morte che viene pronunciata nel 1822.
La pena capitale viene però commutata in otto anni di carcere duro da scontare nella fortezza dello Spielberg che, tuttora esistente, si trova nell’odierna Repubblica Ceca. Pellico trascorre qui i lunghi anni di prigionia fino alla scarcerazione avvenuta nel 1830.
Le pene del carcere vengono vissute come una prova continua attraverso cui il protagonista impara la virtù della rassegnazione e la spinta a resistere e conservare una propria dimensione di vita. Eliminate le radici politiche della sua prigionia può quindi trasfigurarle su un piano simbolico in cui la sofferenza della prigione diventa il viatico attraverso cui maturare la consapevolezza della fede.
La ragione della sua carcerazione è eminentemente politica. Eppure ne Le mie prigioni l’argomento politico non compare, o meglio compare solo all’inizio come ragione di delusione e che va perciò ragionevolmente accantonato: "Simile ad un amante maltrattato dalla sua bella, e dignitosamente risoluto da tenerle il broncio, lascio la politica ov'ella sta, e parlo d'altro."
Nel testo sono descritte le dure condizioni della carcerazione, cosa che ha autorizzato i lettori di quest’opera contemporanei dell’autore a vederla come una denuncia delle crudeltà austriache, tuttavia il tema centrale dell’opera è il racconto dell’esperienza personale di maturazione religiosa e di sviluppo della fede.
Il racconto della carcerazione diventa quindi un racconto di maturazione spirituale, un processo i cui punti di sviluppo sono segnati dai vari episodi che Pellico racconta, come quello dell’amicizia con un bambino sordomuto o del rapporto con la guardia carceraria Schiller.
Schiller
Dopo un’iniziale distanza, data dai diversi ruoli dei due (carceriere e carcerato) e dal carattere arcigno del soldato austriaco, si costruisce tra loro un legame di rispetto e umana empatia: sebbene in maniera diversa, il narratore riconosce che anche il carceriere Schiller subisce la violenza del sistema politico austriaco che ne schiaccia l’aspetto umano.
Schiller è sicuramente il “carceriere” più celebre del mondo. Figura resa immortale dalla descrizione di Silvio Pellico in “Le mie prigioni”. Il carceriere Schiller, viene descritto come un vecchio burbero e scontroso, ma profondamente buono nell’animo, al quale ripugna l’umiliante compito che deve assolvere. Schiller ci appare quindi come il simbolo di un mondo che ha toccato il male e l’infelicità, che giorno per giorno vive immerso in esso e che tuttavia ha una sua parte non contaminata da esso.
In questo episodio emerge in maniera evidente quel senso di fratellanza cristiana e del perdono che connota il processo di maturazione spirituale di Pellico e che è il cuore di tutta la sua opera.
INTITOLAZIONI
Non solo in Italia, ma anche altre parti del mondo portano il nome di questo grandissimo scrittore:
Molte istituzioni portano il nome di Silvio Pellico, ispirate dall'amore per la patria e la fede che caratterizzò la vita dello scrittore. Tra esse, il Liceo Classico di Cuneo, l'istituto professionale per il commercio di Saluzzo (CN), una scuola media a La Spezia, una scuola media di Chioggia (VE), una scuola media a Camerano (AN), una scuola elementare a Torino nel quartiere di San Salvario, una a Udine, una a Santhià (VC), una ad Arluno (MI), una a Carpeneto (AL), una a Pachino (SR) e una a Serramanna (VS) ed anche alcuni teatri, come quelli di Trieste e di Trecate (NO). Anche la scuola media di Lettere, in provincia di Napoli, è intitolata a Silvio Pellico.
Europa: La via che circonda la collina su cui sorge la fortezza dello Spielberg, a Brno, si chiama Pellicova; A Fiume (in Croazia), in Via dei gelsi, fino alla fine della seconda guerra mondiale a Silvio Pellico era intestata una scuola elementare. Con il passaggio della sovranità sulla città alle autorità jugoslave all'istituto venne cambiato nome. America Latina: Silvio Pellico è una piccola località di 600 abitanti in Argentina, nel dipartimento di San Martino, nel sud-est della provincia di Córdoba, fondata nel 1884 da emigranti originari di Saluzzo; Nella città brasiliana di Natal c'è una via intitolata allo scrittore italiano adattato alla pronuncia portoghese: Rua Sílvio Pelico.
GRAZIE DELL'ATTENZIONE!
Mattia Monarca