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ORAZIO SATIRA VIII LIBRO II

Simona Berardino

Created on March 19, 2023

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Transcript

SATIRA VIII LIBRO II

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INTRODUCTION

Libro II, Satira VIII Orazio e Fondanio Si tratta di una satira in forma dialogica tra il poeta Orazio e Fundanio, suo amico e poeta comico del Circolo di Mecenate. È l’interlocutore di Orazio, infatti, a descrivere la cena offerta da Nasidieno Rufo, un volgare arricchito, la cui professione è quella di esattore dei tributi dell’amministrazione statale. Egli, per favorire la sua carriera, ha necessità di mantenere buoni rapporti con i più alti esponenti della società del tempo, tra cui il poeta Vario e Mecenate. Quale modo migliore se non attraverso un Symposium?

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Un anfitrione insopportabile

'Ti sei divertito alla cena di Nasidieno, quel riccone? Ieri ti cercavo per invitarti e m'hanno detto ch'eri là a bere sin dal mezzogiorno.' Tanto, come mai meglio in vita mia. 'Racconta, se non ti dispiace, con quali piatti avete cominciato a mitigare i morsi della fame.'

menù di casa NASIDIENO RUFO

COMISSATIO
vino di Chio
GUSTATIO
  • cinghiale lucano DOC
  • murena avvolta da un contorno di gamberetti che squazzano in una salsa di pesce provienti del mar della Grecia
contorni :
  • ravelli piccanti , lattuga , radicchio , carote
Frutta e Dessert
  • rinviati

Come antipasto, cinghiale lucano: era stato cacciato al levarsi dello scirocco, cosí diceva il padrone di casa; a far da contorno ravanelli piccanti, lattuga, radici, cose da stuzzicare lo stomaco svogliato, raperonzoli, salsa di pesce e feccia del vino di Coo. Sparecchiata questa portata, un valletto in veste succinta deterse con uno straccio di porpora il piano d'acero della mensa e un altro raccolse tutti i rifiuti che, caduti a terra, avrebbero potuto disgustare gli ospiti; ed ecco avanzare, come una vergine ateniese che reca in processione i simboli di Cerere, il moro Idaspe con il cecubo e Alcone con il chio privo d'acqua marina. E qui l'anfitrione: 'Mecenate, se tu preferisci a questi che sono in tavola l'albano o il falerno, li abbiamo tutti e due'.

A CENA E TAVOLA CON ORAZIO

Nell’ottava satira Orazio descrive una Roma mangiona. Il poeta, che si descrive come un uomo tendente alla pinguedine, non esita a raccontare la sfarzosa cena preparata da Nasidieno. L’antipasto è variegato: •Cinghiale lucano cacciato con un leggero vento di Mezzogiorno, cioè nelle condizioni climatiche favorevoli per avere le carni al top poiché se, infatti, lo scirocco fosse stato opprimente, la carne del cinghiale sarebbe frollata rapidamente. Troviamo contorni di ogni tipo: ravanelli piccanti, lattuga, radicchio, carote, vino di Cos e l'immancabile salsa di pesce. Dopo una presentazione del genere, i commensali si lasciano stupire dall’esordio dei primi piatti ma si sa, le situazioni che inizialmente appaiono molto valide, attraverso un’indagine più approfondita, risultano molto meno piacevoli.

IL SARCASMO NEL COMMENTO

L’intera satira è fondata su un dibattito tra Orazio e Fundanio, in cui la protagonista principale è l’ironia. I due interlocutori, con grande sarcasmo, commentano i dettagli della cena: La caduta del baldacchino, le pietanze mangiate, gli ospiti. Ogni cosa si basa sulla stravaganza, piuttosto che l’essenza. Nasidieno, in particolare, si limita alle portate stravaganti esibite più per ostentazione e per il fascino che suscita agli occhi, che per la piacevolezza del palato. Tutto, nel simposio, è in disordine: La presentazione della cena e la mancata attenzione delle sue fasi, evidente dal fatto che essa inizia a mezzogiorno attraverso la comissatio (il fine pasto). In particolare, i due descrivono tutti gli ospiti presenti e le loro postazioni errate. Nomentano è situato nel posto del padrone di casa, il ruolo di Porcio è spiegato da Orazio tramite l’espressione "ridiculus totas simul absorbere olacentas", buffone della cena invitato per tenere l’atmosfera vivace.

Nasidieno, come chi con le sue risorse si accinge a rimediare i guasti della sorte; dietro vengono i servi, recando su un vassoio enorme i quarti di una gru cosparsa abbondantemente di sale, con un po' di farro, un fegato d'oca bianca, ingrassata con fichi succulenti, e spalle di lepre squartate, che sono un piatto molto piú gustoso di quando si mangiano insieme ai lombi. Ci vedemmo ancora servire petti di merlo arrosto e palombe scosciate, tutte ghiottonerie, se il padrone non ce ne avesse commentato ragioni e proprietà; ma noi ci vendicammo, dandoci alla fuga, senza assaggiare boccone di sorta, come se vi avesse alitato sopra Canidia, piú velenosa dei serpenti africani