Stato vs Mafia
Indice
Cos'è la Mafia
Mafia vs Stato
Mafie moderne
Contrabbandieri
Operazione Primavera
01 Cos'è la Mafia
COS'E LA MAFIA
La mafia è un’organizzazione criminale con radici in Sicilia, Calabria e Campania sviluppata poi anche nel Nord Italia, in Europa e nel mondo. Ciò che interessa ai mafiosi è il potere economico, e cioè i soldi che riescono a ottenere grazie al traffico di armi, di uomini, di droga. I mafiosi fanno anche affari con i politici in modo da ottenere favori in cambio di voti e protezione. O ancora, la mafia può arricchirsi e diventare sempre più potere col cosiddetto “pizzo”, una sorta di “tassa” che i mafiosi chiedono ai commercianti in cambio di protezione. Chi non paga il pizzo, per esempio, può subire anche danni gravi alla propria attività.
QUANDO NASCE LA MAFIA?
La mafia è nata in Italia: più precisamente, pare che già nell’Ottocento ce ne fosse traccia, perché il termine “mafiusu” era comparso in un dramma teatrale del 1863 in scena a Palermo. Cosa Nostra esisteva quindi già nel diciannovesimo secolo, si pensa agli inizi. Originariamente il fenomeno era nato come un'organizzazione di proprietari terrieri locali che aveva esteso il proprio controllo a qualsiasi ambito della società. Questi padroni, servendosi di uomini violenti e pronti a tutti, decidevano chi doveva essere eletto, chi doveva lavorare e chi, avendo mancato di rispetto doveva essere punito.Alla fine del XIX secolo molti italiani emigrarono, a causa della povertà, verso l’America e alcuni migranti "esportarono" mentalità e metodi criminali nel Nuovo Mondo.
In Sicilia, questi criminali si organizzarono e nel dopoguerra i gruppi mafiosi furono usati per fermare le rivolte dei contadini che chiedevano la proprietà delle terre che coltivavano. Il primo maggio 1947, a Portella della Ginestra, vicino a un paese che si chiama Piana degli Albanesi, avvenne la prima strage di mafia: furono uccisi giovani contadini, donne e persino bambini.
COME OPERA LA MAFIA
Le organizzazioni di stampo mafioso non si limitano a commettere reati, ma creano un sistema, un vero mondo parallelo e alternativo alla società legale, in cui interi territori finiscono sotto il loro controllo, condizionando direttamente o indirettamente la vita della comunità. Nelle zone controllate dalla mafia, infatti, sono i clan della malavita a decidere chi lavora, chi può costruire un palazzo, chi può avviare un'impresa, chi viene protetto o chi, viceversa, va punito.La mafia, insomma, si sostituisce allo Stato, e quindi finisce per essere appoggiata non solo dai suoi membri o dai soci in affari, ma anche da gente comune che, trovandosi in difficoltà, vede nella malavita un modo per guadagnarsi da vivere.I principali ricavi della mafia provengono dallo spaccio di droga, dal traffico d'armi, dalla gestione degli appalti e, in certe zone, dallo smaltimento illecito di rifiuti tossici, un giro d'affari milionario con cui molte famiglie mafiose si sono arricchite risparmiando sui costi e rilasciando nell'ambiente tonnellate di rifiuti nocivi e altamente inquinanti.
02 Stato vs Mafia
LE LEGGI CONTRO LA MAFIA
Legge 31 maggio 1965, n. 575 ("Disposizioni contro la mafia"); Legge 13 settembre 1982, n. 646 ("Disposizioni in materia di misure di prevenzione di carattere patrimoniale ed integrazioni alle leggi 27 dicembre 1956, Il codice delle leggi antimafia è un atto normativo della Repubblica Italiana, emanato con decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, al fine di coordinare la normativa riguardante il contrasto al fenomeno della mafia in Italia. Il decreto legislativo dà attuazione alla legge 13 agosto 2010, n. 136 (Piano straordinario contro le mafie), approvata dal Parlamento all’unanimità. Il decreto contiene il nuovo Codice delle leggi antimafia, delle misure di prevenzione e delle certificazioni antimafia
EFFETTI PRINCIPALI
-Possibilità di applicare separatamente le misure patrimoniali e personali, anche in caso di morte;-Applicazione della normativa antmafia a tutti i reati di competenza delle D.D.A e attribuzione a esse del potere di proporre misure di prevenzione; -Rafforzamento del ruolo del Procuratore nazionale antimafia; -istituzione agenzia nazionale per l'amministrazione e destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata; -Nuovo codice antimafia distribuito in 5 libri che comprende:
- Norme penali aggiuntive per reati di mafia;
- Misure di prevenzioni personali e patrimoniali;
- Introduzione nuove importanti disposizioni;
- Nuove disposizioni per sistemare le norme già presenti.
03 Le Mafie Moderne
LE MAFIE MODERNE
Le mafie moderne ad un certo punto abbandonano la violenza preferendo la corruzione. Le mafie moderne utilizzano il metodo corruttivo in molti settori. La mafia è sempre presente in tutti quei settori dove gravitano grandi quantità di denaro pubblico e lo fa tramite professionisti, faccendieri, appaltatori e fornitori che gravitano nella sua orbita criminale. Il controllo mafioso, tra l’altro, diminuisce ancor di più la capacità dello Stato di reagire, creando un circolo vizioso di illegalità e sottosviluppo.
C’è uno scambio di favori tra Stato e mafia, come ad esempio l'elezione di qualche politico o di qualche partito in cambio di appalti dati ai clan mafiosi per il riciclo di denaro.
L’elezione vengono truccate dai clan tramite gli affiliati che in cambio di denaro votano chi deciso dal clan, questo è un classico nei piccoli comuni o nelle regioni controllate da clan Mafiosi di una certa importanza come ad esempio in Calabria dove sappiamo che è successo diverse volte che politici di spicco anche delle Regione sono stati messi sotto accusa per aver collaborato con la Mafia. La provincia più colpita dall’influenza mafiosa in politica è senza dubbio quella di Reggio Calabria, dove dal 1991 ci sono stati 70 scioglimenti di amministrazioni comunali per mafia.
04 Contrabbandieri
COS'E' IL CONTRABBANDO?
Il contrabbando nasce come reazione alla volontà di un potere di imporre limiti, o addirittura divieti, al passaggio di merci e persone da una parte all’altra di un territorio. La parola contrabbando significa proprio “andare contro” il bando, il decreto emesso dall’autorità governativa, dal potere costituito. In tutto il mondo, ed in tutte le epoche, ci sono sempre stati poteri che si ritenevano in diritto di imporre bandi di questo tipo, e contrabbandieri che contravvenivano a quanto stabilito
QUANDO AVVENNE IL CONTRABBANDO IN PUGLIA?
Negli anni settanta del XX secolo il contrabbando di sigarette proveniente per la maggiore
dalla Puglia, "punto di arrivo" di questa attività. Era ampiamente tollerata in periodo di grave
crisi economica dalle forze dell'ordine in nome dell'"ammortizzatore sociale" teso a prevenire
crimini maggiori ad opera delle persone coinvolte nel traffico. Infatti le operazioni di scarico
in città avvenivano sotto gli occhi di tutti e le imbarcazioni stesse erano impunemente
ormeggiate nei porti. Con il passare degli anni, il contrabbando delle sigarette non era più
quel fenomeno “romantico” del poveraccio che si guadagnava la pagnotta vendendo la
stecca di sigarette.
QUANDO AVVENNE IL CONTRABBANDO IN PUGLIA?
Sul traffico delle sigarette si erano allungate le mani della mafia, della camorra e della Sacra corona unita. Il primo segnale che le sigarette stavano diventando un grande affare lo si era avuto a metà degli anni Settanta quando si affrontarono per le strade di Brindisi due famiglie. Nei primi anni Ottanta erano arrivati i siciliani e i napoletani.
Entrambi avevano scelto come base operativa Fasano con i napoletani del clan Mazzarella e i siciliani della cosca di Corso dei Mille del boss Pietro Vernengo. Il contrabbando ormai sfamava più di cinquemila famiglie, ovvero non meno di tredicimila persone che in una zona con gravi problemi occupazionali sono tante. Il contrabbando inquinava l’economia, influenzava le scelte politiche. Un contrabbandiere doc fu Francesco Prudentino.
LE SPECIALI IMBARCAZIONI DEI CONTRABBANDIERI
Gli scafi blu erano particolari tipologie di imbarcazioni che avevo verniciato gli scafi di blu
affinché di notte non riflettessero la luce lunare, risultando quindi invisibili di notte.I maestri d’ascia costruivano gli scafi blu o modificavano vecchi scafi in vetroresina. Realizzati con compensato di mogano, lunghi dai 9 ai 13 m, risultavano leggerissimi in acqua e velocissimi grazie alla propulsione con doppio motore. Gli scafi blu non comparivano sui primi radar grazie anche ad un parabrezza a spigolo vivo associato alla particolare struttura dello scafo. Le grandi navi che trasportavano casse di sigarette di contrabbando comunicavano via
radio, su canali criptati, con i contrabbandieri posizionati a terra. Stabilito il punto di incontro al largo, i contrabbandieri dovevano caricare le casse e tornare a terra prima dell’arrivo della Guardia di Finanza.
LO SCARICO SU TERRA
A bordo degli scafi blu vi erano generalmente massimo 3
persone, di cui uno esperto pilota del motoscafo e 2 che caricavano circa 1000 kg di
sigarette per viaggio. Di giorno gli scafi blu erano, con fierezza, esposti sulle banchine del
porto ammirati da centinaia di curiosi. Non appena gli scafi rientravano carichi in porto,
decine di ragazzi riempivano di sigarette diverse auto tipo “Alfetta” prive di sedili e
sfrecciavano nei nascondigli dei vari quartieri. I ragazzi vendevano le sigarette di
contrabbando su piccole bancarelle di legno agli angoli delle strade e ciò permetteva il
sostentamento di numerose famiglie che non avevano alcun reddito post guerra.
COME OPERAVA LA FINANZA
La Guardia di Finanza intercettava le comunicazioni e partiva con potenti lance per
intercettare gli scambi di merce. Nella maggior parte dei casi i potenti scafi blu riuscivano ad effettuare lo scambio senza essere presi. Quando venivano presi sul fatto, nascevano rocamboleschi inseguimenti tra i pattugliatori della Guardia di Finanza e gli scafi blu.
L’inseguimento durava anche ore e terminava se il mezzo militare riusciva ad accostare allo
scafo blu, anche solo per pochi secondi. In questo caso i militari gettavano una cima
nell’elica o mandavano in corto circuito i motori con un potente cannone ad acqua. Il
momento critico per un contrabbandiere era quello dopo aver caricato le pesanti casse di
sigarette dalla nave madre. Infatti in questo caso il mezzo era più pesante e più vulnerabile
ai potenti mezzi della Guardia di Finanza e in caso di inseguimento dovevano provvedere a
gettare in mare tutto il carico.
TESTIMONIANZA MARIO COFANO
Ex contrabbandiere più veloce di Torre Canne in provincia di Brindisi racconta di come il
contrabbando era diventato parte integrante della comunità:” C’erano pure 12/13.000 spettatori ogni
sera”,” uno show era diventato, famiglie, pizze, panzerotti tutti a guardare come funzionava”.
Mario Cofano ha fatto il contrabbandiere per 35 anni, conosce tutte le rotte di contrabbando dal
Montenegro e l’Albania, Cofano racconta di come la maggior parte dei contrabbandieri in origine fossero dei pescatori. Cofano racconta di come lui fosse ben consapevole dei rischi e di come fosse caduto in mare alcune volte durante i traffici la cosa che li salvava durante i tragitti quando cadevano in mare erano i piumini che facevano spesso da salvagente, in mare infatti andavano sempre coperti da capo a piedi per non farsi riconoscere e resistere al freddo. Dalla testimonianza di Mario Cofano spiega anche il rapporto di complicità con le forze dell’ordine di come con alcune di esse ci fosse un segno distintivo come un fischio o altro per farli passare e della leggerezza delle sanzioni.
" E se ti prendevano salivano a bordo, nome, cognome, compilavano il verbale e poi ti offrivano un caffè al bar"
Mario Cofano
EX PONTE-RADIO
Il ponte-radio è colui che gestiva le comunicazioni tra i contrabbandieri e intercettava quelle della polizia. Le rotte erano piene di ragazzi addetti a controllare quando passavano le pattuglie e segnalarle al PonteRadio e in caso di emergenza lungo il tragitto c’erano degli stabili affittati per fare deposito di sigarette ma erano facili da trovare, quindi i contrabbandieri si sono ingegnati creando dei veri e propri bunker nei quali potevano entrare fino anche a 15 blindati.
VICE-COMANDANTE DEI VIGILI DEL EPOCA
Il Vice-comandante dei vigili dell’epoca spiega come il fenomeno del contrabbando di sigarette a Savelletri
era come se fosse un fenomeno sociale in cui le forze dell’ordine locali non riuscivano a intervenire.
Gli scarichi avvenivano a tutte le ore ed erano organizzati in maniera molto precisa.
In molti casi li agenti che provavano a intervenire venivano minacciati a livello sia personale che familiare
per evitare che intervenissero.
FRANCESCO PRUDENTINO
FRANCESCO PRUDENTINO detto CICCIO LA BUSTA perché quando andavano da lui chiedevano “la busta”, IL RE DEL CONTRABBANDO. Andato in carcere perché ritenuto afiliato alla sacra corona unita oggi anche lui pescatore nega le accuse, conferma di aver avuto dei contatti ma mai di aver lavorato con loro. Con il suo business di contrabbando dava lavoro a 300 famiglie.
Ha fondato un vero e proprio impero del contrabbando facendo coalizione anche con i contrabbandieri greci. Ciccio la busta aveva 3 navi che potevano trasportare fino a 24.000 casse per un totale di 1.5Milioni di euro per carico per 8 carichi al mese. Secondo lui il problema nel suo contrabbando iniziò quando iniziarono a voler immischiarsi nel contrabbando anche le grandi associazioni mafiose e Totò Rina, da lì in poi la situazione e degenerata fino alla notte del 23 Febbraio del 2000, notte dell’incidente che diede inizio all’operazione primavera.
I DANNI DEL CONTRABBANDO
Il contrabbando non era visto come un reato anzi, secondo la loro visione, andavano semplicemente a togliere soldi che lo stato si andava a prendere impropriamente con le tasse.Dopo la fine del contrabbando iniziò la vera e propria mafia e la formazione dei gruppi mafiosi soprattutto
nelle grandi città come Bari in cui ogni quartiere era comandato da un gruppo.
2.000.000.000€
Di danno nelle tasche dello stato
LE VITTIME DEL CONTRABBANDO
Forte, arrogante, violento: il contrabbando uccideva. Tante persone sono morte, vittime
ignare di questa violenza. Se ne possono ricordare a bizzeffe. Il genitore che un pomeriggio
rientrava a casa dopo avere lasciato al campo del Masseriola il proprio figlioletto fu travolto
dalla vettura piena di taniche di benzina che sfrecciava a velocità pazzesca sulla
tangenziale. Oppure la signora che stava in casa e fu raggiunta da una pallottola esplosa da
un contrabbandiere che cercava di sganciarsi dalle forze dell’ordine. Le ultime vittime furono
due finanzieri (Alberto De Falco e Antonio Sottile) che con altri due colleghi stavano
pattugliando la periferia di Brindisi. Una colonna di mezzi blindati dei contrabbandieri
incrociò la vettura dei finanzieri. Uno di questi mezzi puntò diritto sulle Fiamme gialle e
sbriciolò l’auto. Ora di tutto quello è rimasto, almeno in Puglia, solo il ricordo. Ma c’è il
rischio, che le strade utilizzate un tempo dal contrabbando, vale a dire il Montenegro,
possano essere usate per la droga.
05 Operazione Primavera
LE CAUSE DELL' INIZIO
La sera del 23 febbraio del 2000, sulla costa a nord di Brindisi, dagli scafi dei
contrabbandieri sbarcano casse di sigarette per essere caricate sui fuoristrada blindati
dell’organizzazione malavitosa. I baschi verdi con la loro Punto incrociano l’autocolonna di
blindati sulla strada statale 379 che collega Brindisi a Bari. Lo scontro con la Range Rover
non può che essere fatale. I morti sono il vicebrigadiere Alberto De Falco, 33 anni, originario
di Cosenza, e il finanziere scelto, Antonio Sottile, 29 anni, di Alife, in provincia di Caserta.
LE CAUSE DELL' INIZIO
Una guerra impari. Da un lato un’organizzazione malavitosa forte: blindati dotati di rostri nella parte anteriore e posteriore, macchine veloci truccate, scafi potentissimi e armi “improprie” come pompe idrauliche che gettavano olio per strada e chiodi a 4 punte. Invece le Gdf con utilitarie e campagnole per le strade e motovedette non abbastanza veloci in mare.Mezzi che non potevano contrastare e né raggiungere i mezzi prestanti dell’organizzazione criminale. La Gdf iniziò a dotarsi di Alfa 155 q4 2.0, erano lontane da raggiungere le velocità stratosferiche delle auto truccate che sfrecciavano sulla litoranea statale 16. Insomma, in quella che all’epoca era la zona più calda d’Italia per i traffici di “bionde”, lo Stato combatteva le organizzazioni contrabbandiere, munite di giganteschi fuoristrada blindati, senza mezzi adeguati. La Guardia di Finanza era chiamata ad affrontare i contrabbandieri con semplici utilitarie e le vittime alla fine non potevano essere che due finanzieri. Morti per una guerra economica.
L'OPERAZIONE PRIMAVERA
La chiamarono ‘Operazione Primavera’ per evocare il risveglio di un territorio che veniva da
un lungo inverno, nel corso del quale le stecche di Marlboro e Merit si vendevano agli angoli
delle strade in “tabacchini” arrangiati su banchetti fatti con le cassette della frutta. Lo Stato
aveva sopportato i mancati incassi del monopolio perché quella vendita illegale sfamava
migliaia di famiglie che altrimenti non avrebbero avuto altra fonte di reddito. E agli angoli si
fermavano tutti, dagli studenti ai professionisti per comprare i pacchetti a prezzo ribassato.
Sono stati a lungo percepiti come briganti in sella a gommoni capaci di seminare gli sbirri, di fregare lo Stato e nulla più. Poi però alcuni di loro iniziarono a puntare più alto, a mescolarsi anche con gli affiliati alla Sacra Corona Unita, a trasportare armi e droga dalle coste albanesi e montenegrine. E più alzavano il tiro, più dovevano proteggersi. Lo stato sapeva quale aria tirava da qualche anno, almeno dal 1997, ma presero coscienza
del problema solo dopo il 23 febbraio 2000. Nel Brindisino, il ministro dell’Interno Enzo
Bianco spedì quasi 2.000 uomini a fermare i contrabbandieri, che risposero subito
incontrando l’allora sindaco Giovanni Antonino per chiedere una mediazione e minacciarono la ‘rivolta’. Sì, la rivolta. Per chi come me negli anni Novanta era un bambino, lo sbarco delle sigarette rappresentava a volte un passatempo da nascondere ai genitori.
GLI EFFETTI DELL'OPERAZIONE
Nelle prime tre settimane dell’Operazione Primavera vennero arrestate 92 persone e altre
135 denunciate, furono sequestrati oltre 8.000 chili di sigarette, 44 fuoristrada blindati e
armati di rostri, 500 chili di esplosivo, gommoni, motoscafi e armi, vennero smontati diversi
tralicci radio utilizzati per le comunicazioni criptate. Le spiagge a nord del capoluogo fino a
Ostuni e Fasano, ‘santuari’ degli scafi e delle autocolonne di jeep, liberate dal giogo dei
contrabbandieri, tornarono a essere il luogo di bagni e falò. Le famiglie che si spartivano il
traffico di bionde furono neutralizzate in poco più di due mesi. E nonostante Brindisi continui a essere una città con enormi problemi, quel soprannome odioso se l’è tolto di dosso e oggi, grazie al sacrificio di Antonio Sottile e Alberto De Falco, non ci sono più stupidi bambini nascosti tra i cespugli ad aspettare le batterie pensando che che si tratti solo di una grande partita a ‘guardie e ladri’. Mentre loro facevano sul serio, tenendo sotto scacco un’intera provincia. E' lontana la primavera.
Team
Vinci Giovanni
Stoppa Daniel
Copertino Alessio
Palminsano Antongiulio
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STATO CONTRO MAFIA
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Stato vs Mafia
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Cos'è la Mafia
Mafia vs Stato
Mafie moderne
Contrabbandieri
Operazione Primavera
01 Cos'è la Mafia
COS'E LA MAFIA
La mafia è un’organizzazione criminale con radici in Sicilia, Calabria e Campania sviluppata poi anche nel Nord Italia, in Europa e nel mondo. Ciò che interessa ai mafiosi è il potere economico, e cioè i soldi che riescono a ottenere grazie al traffico di armi, di uomini, di droga. I mafiosi fanno anche affari con i politici in modo da ottenere favori in cambio di voti e protezione. O ancora, la mafia può arricchirsi e diventare sempre più potere col cosiddetto “pizzo”, una sorta di “tassa” che i mafiosi chiedono ai commercianti in cambio di protezione. Chi non paga il pizzo, per esempio, può subire anche danni gravi alla propria attività.
QUANDO NASCE LA MAFIA?
La mafia è nata in Italia: più precisamente, pare che già nell’Ottocento ce ne fosse traccia, perché il termine “mafiusu” era comparso in un dramma teatrale del 1863 in scena a Palermo. Cosa Nostra esisteva quindi già nel diciannovesimo secolo, si pensa agli inizi. Originariamente il fenomeno era nato come un'organizzazione di proprietari terrieri locali che aveva esteso il proprio controllo a qualsiasi ambito della società. Questi padroni, servendosi di uomini violenti e pronti a tutti, decidevano chi doveva essere eletto, chi doveva lavorare e chi, avendo mancato di rispetto doveva essere punito.Alla fine del XIX secolo molti italiani emigrarono, a causa della povertà, verso l’America e alcuni migranti "esportarono" mentalità e metodi criminali nel Nuovo Mondo.
In Sicilia, questi criminali si organizzarono e nel dopoguerra i gruppi mafiosi furono usati per fermare le rivolte dei contadini che chiedevano la proprietà delle terre che coltivavano. Il primo maggio 1947, a Portella della Ginestra, vicino a un paese che si chiama Piana degli Albanesi, avvenne la prima strage di mafia: furono uccisi giovani contadini, donne e persino bambini.
COME OPERA LA MAFIA
Le organizzazioni di stampo mafioso non si limitano a commettere reati, ma creano un sistema, un vero mondo parallelo e alternativo alla società legale, in cui interi territori finiscono sotto il loro controllo, condizionando direttamente o indirettamente la vita della comunità. Nelle zone controllate dalla mafia, infatti, sono i clan della malavita a decidere chi lavora, chi può costruire un palazzo, chi può avviare un'impresa, chi viene protetto o chi, viceversa, va punito.La mafia, insomma, si sostituisce allo Stato, e quindi finisce per essere appoggiata non solo dai suoi membri o dai soci in affari, ma anche da gente comune che, trovandosi in difficoltà, vede nella malavita un modo per guadagnarsi da vivere.I principali ricavi della mafia provengono dallo spaccio di droga, dal traffico d'armi, dalla gestione degli appalti e, in certe zone, dallo smaltimento illecito di rifiuti tossici, un giro d'affari milionario con cui molte famiglie mafiose si sono arricchite risparmiando sui costi e rilasciando nell'ambiente tonnellate di rifiuti nocivi e altamente inquinanti.
02 Stato vs Mafia
LE LEGGI CONTRO LA MAFIA
Legge 31 maggio 1965, n. 575 ("Disposizioni contro la mafia"); Legge 13 settembre 1982, n. 646 ("Disposizioni in materia di misure di prevenzione di carattere patrimoniale ed integrazioni alle leggi 27 dicembre 1956, Il codice delle leggi antimafia è un atto normativo della Repubblica Italiana, emanato con decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, al fine di coordinare la normativa riguardante il contrasto al fenomeno della mafia in Italia. Il decreto legislativo dà attuazione alla legge 13 agosto 2010, n. 136 (Piano straordinario contro le mafie), approvata dal Parlamento all’unanimità. Il decreto contiene il nuovo Codice delle leggi antimafia, delle misure di prevenzione e delle certificazioni antimafia
EFFETTI PRINCIPALI
-Possibilità di applicare separatamente le misure patrimoniali e personali, anche in caso di morte;-Applicazione della normativa antmafia a tutti i reati di competenza delle D.D.A e attribuzione a esse del potere di proporre misure di prevenzione; -Rafforzamento del ruolo del Procuratore nazionale antimafia; -istituzione agenzia nazionale per l'amministrazione e destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata; -Nuovo codice antimafia distribuito in 5 libri che comprende:
03 Le Mafie Moderne
LE MAFIE MODERNE
Le mafie moderne ad un certo punto abbandonano la violenza preferendo la corruzione. Le mafie moderne utilizzano il metodo corruttivo in molti settori. La mafia è sempre presente in tutti quei settori dove gravitano grandi quantità di denaro pubblico e lo fa tramite professionisti, faccendieri, appaltatori e fornitori che gravitano nella sua orbita criminale. Il controllo mafioso, tra l’altro, diminuisce ancor di più la capacità dello Stato di reagire, creando un circolo vizioso di illegalità e sottosviluppo. C’è uno scambio di favori tra Stato e mafia, come ad esempio l'elezione di qualche politico o di qualche partito in cambio di appalti dati ai clan mafiosi per il riciclo di denaro. L’elezione vengono truccate dai clan tramite gli affiliati che in cambio di denaro votano chi deciso dal clan, questo è un classico nei piccoli comuni o nelle regioni controllate da clan Mafiosi di una certa importanza come ad esempio in Calabria dove sappiamo che è successo diverse volte che politici di spicco anche delle Regione sono stati messi sotto accusa per aver collaborato con la Mafia. La provincia più colpita dall’influenza mafiosa in politica è senza dubbio quella di Reggio Calabria, dove dal 1991 ci sono stati 70 scioglimenti di amministrazioni comunali per mafia.
04 Contrabbandieri
COS'E' IL CONTRABBANDO?
Il contrabbando nasce come reazione alla volontà di un potere di imporre limiti, o addirittura divieti, al passaggio di merci e persone da una parte all’altra di un territorio. La parola contrabbando significa proprio “andare contro” il bando, il decreto emesso dall’autorità governativa, dal potere costituito. In tutto il mondo, ed in tutte le epoche, ci sono sempre stati poteri che si ritenevano in diritto di imporre bandi di questo tipo, e contrabbandieri che contravvenivano a quanto stabilito
QUANDO AVVENNE IL CONTRABBANDO IN PUGLIA?
Negli anni settanta del XX secolo il contrabbando di sigarette proveniente per la maggiore dalla Puglia, "punto di arrivo" di questa attività. Era ampiamente tollerata in periodo di grave crisi economica dalle forze dell'ordine in nome dell'"ammortizzatore sociale" teso a prevenire crimini maggiori ad opera delle persone coinvolte nel traffico. Infatti le operazioni di scarico in città avvenivano sotto gli occhi di tutti e le imbarcazioni stesse erano impunemente ormeggiate nei porti. Con il passare degli anni, il contrabbando delle sigarette non era più quel fenomeno “romantico” del poveraccio che si guadagnava la pagnotta vendendo la stecca di sigarette.
QUANDO AVVENNE IL CONTRABBANDO IN PUGLIA?
Sul traffico delle sigarette si erano allungate le mani della mafia, della camorra e della Sacra corona unita. Il primo segnale che le sigarette stavano diventando un grande affare lo si era avuto a metà degli anni Settanta quando si affrontarono per le strade di Brindisi due famiglie. Nei primi anni Ottanta erano arrivati i siciliani e i napoletani. Entrambi avevano scelto come base operativa Fasano con i napoletani del clan Mazzarella e i siciliani della cosca di Corso dei Mille del boss Pietro Vernengo. Il contrabbando ormai sfamava più di cinquemila famiglie, ovvero non meno di tredicimila persone che in una zona con gravi problemi occupazionali sono tante. Il contrabbando inquinava l’economia, influenzava le scelte politiche. Un contrabbandiere doc fu Francesco Prudentino.
LE SPECIALI IMBARCAZIONI DEI CONTRABBANDIERI
Gli scafi blu erano particolari tipologie di imbarcazioni che avevo verniciato gli scafi di blu affinché di notte non riflettessero la luce lunare, risultando quindi invisibili di notte.I maestri d’ascia costruivano gli scafi blu o modificavano vecchi scafi in vetroresina. Realizzati con compensato di mogano, lunghi dai 9 ai 13 m, risultavano leggerissimi in acqua e velocissimi grazie alla propulsione con doppio motore. Gli scafi blu non comparivano sui primi radar grazie anche ad un parabrezza a spigolo vivo associato alla particolare struttura dello scafo. Le grandi navi che trasportavano casse di sigarette di contrabbando comunicavano via radio, su canali criptati, con i contrabbandieri posizionati a terra. Stabilito il punto di incontro al largo, i contrabbandieri dovevano caricare le casse e tornare a terra prima dell’arrivo della Guardia di Finanza.
LO SCARICO SU TERRA
A bordo degli scafi blu vi erano generalmente massimo 3 persone, di cui uno esperto pilota del motoscafo e 2 che caricavano circa 1000 kg di sigarette per viaggio. Di giorno gli scafi blu erano, con fierezza, esposti sulle banchine del porto ammirati da centinaia di curiosi. Non appena gli scafi rientravano carichi in porto, decine di ragazzi riempivano di sigarette diverse auto tipo “Alfetta” prive di sedili e sfrecciavano nei nascondigli dei vari quartieri. I ragazzi vendevano le sigarette di contrabbando su piccole bancarelle di legno agli angoli delle strade e ciò permetteva il sostentamento di numerose famiglie che non avevano alcun reddito post guerra.
COME OPERAVA LA FINANZA
La Guardia di Finanza intercettava le comunicazioni e partiva con potenti lance per intercettare gli scambi di merce. Nella maggior parte dei casi i potenti scafi blu riuscivano ad effettuare lo scambio senza essere presi. Quando venivano presi sul fatto, nascevano rocamboleschi inseguimenti tra i pattugliatori della Guardia di Finanza e gli scafi blu. L’inseguimento durava anche ore e terminava se il mezzo militare riusciva ad accostare allo scafo blu, anche solo per pochi secondi. In questo caso i militari gettavano una cima nell’elica o mandavano in corto circuito i motori con un potente cannone ad acqua. Il momento critico per un contrabbandiere era quello dopo aver caricato le pesanti casse di sigarette dalla nave madre. Infatti in questo caso il mezzo era più pesante e più vulnerabile ai potenti mezzi della Guardia di Finanza e in caso di inseguimento dovevano provvedere a gettare in mare tutto il carico.
TESTIMONIANZA MARIO COFANO
Ex contrabbandiere più veloce di Torre Canne in provincia di Brindisi racconta di come il contrabbando era diventato parte integrante della comunità:” C’erano pure 12/13.000 spettatori ogni sera”,” uno show era diventato, famiglie, pizze, panzerotti tutti a guardare come funzionava”. Mario Cofano ha fatto il contrabbandiere per 35 anni, conosce tutte le rotte di contrabbando dal Montenegro e l’Albania, Cofano racconta di come la maggior parte dei contrabbandieri in origine fossero dei pescatori. Cofano racconta di come lui fosse ben consapevole dei rischi e di come fosse caduto in mare alcune volte durante i traffici la cosa che li salvava durante i tragitti quando cadevano in mare erano i piumini che facevano spesso da salvagente, in mare infatti andavano sempre coperti da capo a piedi per non farsi riconoscere e resistere al freddo. Dalla testimonianza di Mario Cofano spiega anche il rapporto di complicità con le forze dell’ordine di come con alcune di esse ci fosse un segno distintivo come un fischio o altro per farli passare e della leggerezza delle sanzioni.
" E se ti prendevano salivano a bordo, nome, cognome, compilavano il verbale e poi ti offrivano un caffè al bar"
Mario Cofano
EX PONTE-RADIO
Il ponte-radio è colui che gestiva le comunicazioni tra i contrabbandieri e intercettava quelle della polizia. Le rotte erano piene di ragazzi addetti a controllare quando passavano le pattuglie e segnalarle al PonteRadio e in caso di emergenza lungo il tragitto c’erano degli stabili affittati per fare deposito di sigarette ma erano facili da trovare, quindi i contrabbandieri si sono ingegnati creando dei veri e propri bunker nei quali potevano entrare fino anche a 15 blindati.
VICE-COMANDANTE DEI VIGILI DEL EPOCA
Il Vice-comandante dei vigili dell’epoca spiega come il fenomeno del contrabbando di sigarette a Savelletri era come se fosse un fenomeno sociale in cui le forze dell’ordine locali non riuscivano a intervenire. Gli scarichi avvenivano a tutte le ore ed erano organizzati in maniera molto precisa. In molti casi li agenti che provavano a intervenire venivano minacciati a livello sia personale che familiare per evitare che intervenissero.
FRANCESCO PRUDENTINO
FRANCESCO PRUDENTINO detto CICCIO LA BUSTA perché quando andavano da lui chiedevano “la busta”, IL RE DEL CONTRABBANDO. Andato in carcere perché ritenuto afiliato alla sacra corona unita oggi anche lui pescatore nega le accuse, conferma di aver avuto dei contatti ma mai di aver lavorato con loro. Con il suo business di contrabbando dava lavoro a 300 famiglie. Ha fondato un vero e proprio impero del contrabbando facendo coalizione anche con i contrabbandieri greci. Ciccio la busta aveva 3 navi che potevano trasportare fino a 24.000 casse per un totale di 1.5Milioni di euro per carico per 8 carichi al mese. Secondo lui il problema nel suo contrabbando iniziò quando iniziarono a voler immischiarsi nel contrabbando anche le grandi associazioni mafiose e Totò Rina, da lì in poi la situazione e degenerata fino alla notte del 23 Febbraio del 2000, notte dell’incidente che diede inizio all’operazione primavera.
I DANNI DEL CONTRABBANDO
Il contrabbando non era visto come un reato anzi, secondo la loro visione, andavano semplicemente a togliere soldi che lo stato si andava a prendere impropriamente con le tasse.Dopo la fine del contrabbando iniziò la vera e propria mafia e la formazione dei gruppi mafiosi soprattutto nelle grandi città come Bari in cui ogni quartiere era comandato da un gruppo.
2.000.000.000€
Di danno nelle tasche dello stato
LE VITTIME DEL CONTRABBANDO
Forte, arrogante, violento: il contrabbando uccideva. Tante persone sono morte, vittime ignare di questa violenza. Se ne possono ricordare a bizzeffe. Il genitore che un pomeriggio rientrava a casa dopo avere lasciato al campo del Masseriola il proprio figlioletto fu travolto dalla vettura piena di taniche di benzina che sfrecciava a velocità pazzesca sulla tangenziale. Oppure la signora che stava in casa e fu raggiunta da una pallottola esplosa da un contrabbandiere che cercava di sganciarsi dalle forze dell’ordine. Le ultime vittime furono due finanzieri (Alberto De Falco e Antonio Sottile) che con altri due colleghi stavano pattugliando la periferia di Brindisi. Una colonna di mezzi blindati dei contrabbandieri incrociò la vettura dei finanzieri. Uno di questi mezzi puntò diritto sulle Fiamme gialle e sbriciolò l’auto. Ora di tutto quello è rimasto, almeno in Puglia, solo il ricordo. Ma c’è il rischio, che le strade utilizzate un tempo dal contrabbando, vale a dire il Montenegro, possano essere usate per la droga.
05 Operazione Primavera
LE CAUSE DELL' INIZIO
La sera del 23 febbraio del 2000, sulla costa a nord di Brindisi, dagli scafi dei contrabbandieri sbarcano casse di sigarette per essere caricate sui fuoristrada blindati dell’organizzazione malavitosa. I baschi verdi con la loro Punto incrociano l’autocolonna di blindati sulla strada statale 379 che collega Brindisi a Bari. Lo scontro con la Range Rover non può che essere fatale. I morti sono il vicebrigadiere Alberto De Falco, 33 anni, originario di Cosenza, e il finanziere scelto, Antonio Sottile, 29 anni, di Alife, in provincia di Caserta.
LE CAUSE DELL' INIZIO
Una guerra impari. Da un lato un’organizzazione malavitosa forte: blindati dotati di rostri nella parte anteriore e posteriore, macchine veloci truccate, scafi potentissimi e armi “improprie” come pompe idrauliche che gettavano olio per strada e chiodi a 4 punte. Invece le Gdf con utilitarie e campagnole per le strade e motovedette non abbastanza veloci in mare.Mezzi che non potevano contrastare e né raggiungere i mezzi prestanti dell’organizzazione criminale. La Gdf iniziò a dotarsi di Alfa 155 q4 2.0, erano lontane da raggiungere le velocità stratosferiche delle auto truccate che sfrecciavano sulla litoranea statale 16. Insomma, in quella che all’epoca era la zona più calda d’Italia per i traffici di “bionde”, lo Stato combatteva le organizzazioni contrabbandiere, munite di giganteschi fuoristrada blindati, senza mezzi adeguati. La Guardia di Finanza era chiamata ad affrontare i contrabbandieri con semplici utilitarie e le vittime alla fine non potevano essere che due finanzieri. Morti per una guerra economica.
L'OPERAZIONE PRIMAVERA
La chiamarono ‘Operazione Primavera’ per evocare il risveglio di un territorio che veniva da un lungo inverno, nel corso del quale le stecche di Marlboro e Merit si vendevano agli angoli delle strade in “tabacchini” arrangiati su banchetti fatti con le cassette della frutta. Lo Stato aveva sopportato i mancati incassi del monopolio perché quella vendita illegale sfamava migliaia di famiglie che altrimenti non avrebbero avuto altra fonte di reddito. E agli angoli si fermavano tutti, dagli studenti ai professionisti per comprare i pacchetti a prezzo ribassato. Sono stati a lungo percepiti come briganti in sella a gommoni capaci di seminare gli sbirri, di fregare lo Stato e nulla più. Poi però alcuni di loro iniziarono a puntare più alto, a mescolarsi anche con gli affiliati alla Sacra Corona Unita, a trasportare armi e droga dalle coste albanesi e montenegrine. E più alzavano il tiro, più dovevano proteggersi. Lo stato sapeva quale aria tirava da qualche anno, almeno dal 1997, ma presero coscienza del problema solo dopo il 23 febbraio 2000. Nel Brindisino, il ministro dell’Interno Enzo Bianco spedì quasi 2.000 uomini a fermare i contrabbandieri, che risposero subito incontrando l’allora sindaco Giovanni Antonino per chiedere una mediazione e minacciarono la ‘rivolta’. Sì, la rivolta. Per chi come me negli anni Novanta era un bambino, lo sbarco delle sigarette rappresentava a volte un passatempo da nascondere ai genitori.
GLI EFFETTI DELL'OPERAZIONE
Nelle prime tre settimane dell’Operazione Primavera vennero arrestate 92 persone e altre 135 denunciate, furono sequestrati oltre 8.000 chili di sigarette, 44 fuoristrada blindati e armati di rostri, 500 chili di esplosivo, gommoni, motoscafi e armi, vennero smontati diversi tralicci radio utilizzati per le comunicazioni criptate. Le spiagge a nord del capoluogo fino a Ostuni e Fasano, ‘santuari’ degli scafi e delle autocolonne di jeep, liberate dal giogo dei contrabbandieri, tornarono a essere il luogo di bagni e falò. Le famiglie che si spartivano il traffico di bionde furono neutralizzate in poco più di due mesi. E nonostante Brindisi continui a essere una città con enormi problemi, quel soprannome odioso se l’è tolto di dosso e oggi, grazie al sacrificio di Antonio Sottile e Alberto De Falco, non ci sono più stupidi bambini nascosti tra i cespugli ad aspettare le batterie pensando che che si tratti solo di una grande partita a ‘guardie e ladri’. Mentre loro facevano sul serio, tenendo sotto scacco un’intera provincia. E' lontana la primavera.
Team
Vinci Giovanni
Stoppa Daniel
Copertino Alessio
Palminsano Antongiulio
Thanks!