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RESTAURO CAPPELLA SISTINA

giulianisofia04

Created on March 17, 2023

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Transcript

PRESENTATION

CAPPELLA SISTINA

RESTAURO

INDice

1.0 Cenni storici

1.1 Restauri antichi

2.0 Restauro moderno

2.1 Reazioni

cenni storici

cappella sistina #1

La Cappella Sistina è stata costruita nel 1480 all'interno dei Palazzi Vaticani, sul luogo dove già sorgeva la "Cappella Magna", sotto commissione di Papa Sisto IV, per opera dell’architetto fiorentino Baccio Pontelli. Papa Sisto fece decorare le pareti interne della Cappella ai più grandi talenti del tempo, come Ghirlandaio, Perugino, e Botticelli.

Successivamente, nel 1508, Papa Giulio II decise di modificare la decorazione della volta a botte che copre la Cappella, e affidò questo compito a Michelangelo, che tra il 1508 e il 1512 eseguì da solo nove scene della Genesi e diverse figure di profeti, sibille e Antenati di Cristo.

Anche Papa Clemente VII, tra il 1536 e il 1541, volle mettere mano ai dipinti della Cappella, e chiese di rinnovare completamente la parete dell’altare ancora a Michelangelo, che decorò la nuova parete, costruita a ridosso di quella originale, con la famosa scena del Giudizio Universale.

Tale opera provocò importanti dispute tra il cardinale Carafa e Michelangelo, a causa della rappresentazione di nudi, considerati osceni; così, alla morte di Michelangelo, venne promulgata dal Concilio di Trento la “Pictura in Cappella Apostolica copriantur”, una legge che censurava la nudità nell’arte religiosa. e venne incaricato Daniele da Volterra di censurare le figure nude con drappi, panneggi e foglie di fico.

RESTAURI ANTICHI

cappella sistina #1.1

Vennero fatti diversi restauri prima del restauro moderno, a causa dell'acqua e del salnitro

Il primo restauro attestato risale al 1625 e venne realizzato da Simone Lagi che utilizzò un panno di lino, mollica di pane e vernice collosa sugli affreschi delle volte

Un altro restauro fu realizzato dal pittore Annibale Mazzuoli e suo figlio tra il 1710 e il 1713. Utilizzarono prevalentemente panni di lino imbevuti di vin greco per rimuovere la fulliggine e la polvere; inoltre utilizzarono vernice collosa per dare brillantezza ai dipinti di tutte le volte

Siamo riusciti ad ottenere tante informazioni su questi antichi restauri grazie alla tecnologia che ci ha permesso di sezionare tutti gli strati di pittura e tutti i vari materiali utilizzati, oltre che a resoconti fatti dai restauratori

L'ultimo restauro venne realizzato nel 1935-1938 dal laboratorio di restauro dei musei vaticani. A differenza dei restauri precedenti, gli esperti si dedicarono al restauro dell'intonaco (strato di rivestimento protettivo delle murature) e alla pulizia degli affreschi

RESTAURO MODERNO

cappella sistina #2.0

La sperimentazione per il restauro moderno cominciò nel 1979 e alla base delle procedure fu posto lo STUDIO e L'ANALISI dell'opera.Il restauro era indirizzato su tre parti distinte della Cappella: 1. le lunette di Michelangelo 2. la volta e il Giudizio Universale 3. gli affreschi murari

CAPPELLA SISTINA PRIMA DEL RESTAURO

OBIETTIVI CONSERVAZIONE

Utilizzare solo procedure e materiali molto semplici non dannosi e reversibili.

Studiare gli affreschi progressivamente, analizzare ogni scoperta e utilizzare le appropriate risorse tecniche.

Riparare crepe e danni strutturali che minacciavano la stabilità delle malte.

Registrare ogni tappa del restauro in un apposito archivio

Rimuovere strati di sporcizia composti da fuliggine e sporco depositatisi nel corso di 500 anni per la combustione delle candele.

Rimuovere olii e grassi animali utilizzati in passato per contrastare la salinazione di aree permeate dall'acqua.

Rimuovere accrescimenti cristallini di sali che avevano reso biancastre alcune aree permeate dall'acqua.

Rimuovere ridipinture di altri pittori

Conservare le superfici su cui stavano avendo luogo processi deteriorativi

Mantenere, in piccole aree ben definite, memoria fisica dei precedenti restauri

Restaurare integrando visivamente quelle aree in cui alcuni tipi di deterioramento avevano oscurato dei dettagli

PREPARAZIONE E METODOLOGIA

Gianluigi Colalucci fu colui che condusse una serie di esperimenti per mettere a punto una funzionale metodologia da utilizzare per il restauro - Disputa sul corpo di Mosè di Matteo da Lecce - piccole porzioni di una delle lunette

A causa dell'altezza delle volte e dell'inaccessibilità degli affreschi, la precisa natura dei danni e dei problemi che si sarebbero incontrati durante il restauro non erano stati prevedibili quando fu presa la decisione di intraprendere il restauro, e furono verificabili solo una volta montate le impalcature.

PONTEGGI

nella prima fase dei restauri (sulle superfici verticali e sui pennacchi ricurvi attorno alla sezione superiore delle finestre)= sono stati innestati dei ponteggi in alluminio al di sotto delle lunette, usando gli stessi fori nei muri che erano stati utilizzati per i ponteggi di Michelangelo

Il ponteggio è una struttura reticolare, ad uso temporaneo, provvista solitamente di impalcati

quando si iniziò a lavorare sulle volte furono usate strutture simili a quelle usate da Michelangelo=mensole sporgenti dalle impalcature che sostenessero una piattaforma a più livelli. I vantaggi portati dall'utilizzo di moderni materiali ultraleggeri si sono tradotti anche nella possibilità di ruotare la piattaforma, permettendo un comodo spostamento lungo il cantiere, piuttosto che frequenti smantellamenti e ricostruzioni, come aveva dovuto fare Michelangelo.

STATO DEGLI AFFRESCHI

I risultati delle indagini rivelarono che tutti gli interni della cappella, ma soprattutto le volte, erano coperti da uno strato di sporco costituito dai grassi animali derivanti dalla combustione di candele.

La struttura della cappella era leggermente instabile ed era stata sopraelevata ben prima del 1508, quando Michelangelo vi lavorò; a ciò sono riconducibili le crepe negli affreschi prima d'essere dipinta.

Sopra le finestre le lunette erano particolarmente annerite i fumi della città.

Il continuo ingresso di acqua dal tetto e dai camminamenti esterni non protetti da tegole sopra il livello del soffitto ha causato infiltrazioni che hanno fatto in modo che i sali dalle malte dell'edificiosi depositassero sulle volte affrescate mediante evaporazione. In alcune zone ciò ha portato la superficie degli affreschi a rigonfiarsi e a formare bolle.

I precedenti restauri avevano lasciato evidenti segni sugli affreschi. Per contrastare lo sbiancamento della superficie pittorica operato dalla salinazione, erano stati applicati grassi animali e olii vegetali, che effettivamente avevano reso trasparenti i cristalli salini, ma avevano lasciato sulla superficie uno strato appiccicoso che aveva catturato e trattenuto la polvere.

Un ulteriore problema era determinato dal salnitro filtrato attraverso le piccole crepe, che appariva sotto forma di anelli scuri sulla superficie.

Esami accurati hanno rivelato che nonostante i vari depositi e i cedimenti strutturali, la sottile "pellicola pittorica" degli affreschi di Michelangelo era in eccellenti condizioni in quanto egli aveva utilizzato le migliori tecniche di affresco.

interventi

PROCESS 03

PROCESS 02

PROCESS 01

Prima del restauro vero e proprio, il team ha fatto un'indagine della composizione e dello stato degli affreschi (testimonianze e studio scientifico per solventi e tecniche)

sono stati rimossi vecchi perni di bronzo che stavano formando crepe e riempiti i fori in cui stavano.

sono state riattaccate le aree dell'intonaco che erano in via di distacco dalla superficie, furono utilizzate iniezioni di resina e di polivinilacetato

interventi

PROCESS 06

PROCESS 05

PROCESS 04

furono consolidati i pigmenti non perfettamente aderenti

sono stati rimossi i ritocchi e le ridipinture precedenti con un solvente gelatinoso applicato a più passaggi con una tempistica precisa e lavati con acqua distillata

la superficie è stata lavata con una serie di solventi o dove era possibile con acqua distillata

interventi

PROCESS 09

PROCESS 08

PROCESS 07

le efflorescenze saline di carbonato di calcio sono state trattate con una soluzione di dimetilformamide

alcune aree sono state ritoccate con l'acquerello (in maniera distinguibile da vicino) e alcune piccole aree sono state lasciate non restaurate per mantenere una registrazione fisica dei precedenti restauri

Per consolidare e proteggere la superficie è stata applicata una soluzione di polimero acrilico seguita da un ulteriore risciacquo

PROTEZIONE AMBIENTALE DEGLI AFFRESCHI

Una volta rimossi i vari strati di sporco dagli affreschi, essi si sono ritrovati esposti ad un tipo di attacco che non poteva essere previsto nei precedenti restauri.

-fumi emessi dalle automobili -turisti -finestre

Immagine composita del Peccato originale e cacciata dal Paradiso terrestre di Michelangelo. La parte in alto a sinistra mostra la situazione prima del restauro, la parte in basso a destra è quella restaurata.

nuova illuminazione

grazie ad un restauro ad alta tecnologia, che include l’installazione di migliaia di luci Led, la nuova luce permette osservare il gioco di colori degli affreschi proprio come era nelle intenzioni di Michelangelo. Il tipo di installazione degli apparecchi luminosi precedenti, infatti, era pensata per proteggere gli affreschi dalle radiazioni ultraviolette, ma purtroppo assorbiva anche molta luce, togliendo "smalto" alle opere

REAZIONI

cappella sistina #2.1

Le controversie sul restauro

Il restauro della Capella Sistina ha suscitato molte critiche da parte di storici dell'arte da tutto il mondo.Uno dei più attivi è stato James Beck, fondatore di ArtWatch International. James aveva paura che il restauro potesse rovinare l'opera di Michelangelo, essendo che gli interventi precedenti avevano già causato diversi danni. Avviò una petizione, supportata da alcuni famosi artisti (Christo e Andy Warhol), chiedendo a papa Giovanni Paolo II di fermare i lavori.

Altre critiche furono generate dalla poca trasparenza che ebbero i lavori e che era stata promessa. Infatti solo una ditta, la Nippon Television Network Corporation, ottenne i diritti su foto e riprese. questa ditta però si mostrò non molto propensa nel divulgare le fotografie e i video che registravano ogni stadio del processo. Probabilmente poichè l'intenzione era quella di creare dei volumi in edizione limitata sul restauro contenenti queste foto.

Un altro fatto molto importante generò probabilmente la maggior parte delle critiche. I restauratori, dopo avere analizzato solamente una piccola parte dell'opera, ritennero che Michelangelo avesse lavorato solamente a "buon fresco", utilizzando di conseguenza un solo metodo per effettuare il restauro.

VIDEO

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