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Antonio Sant’Elia

Aurora Milici

Created on March 16, 2023

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La Città Nuova e la Centrale Elettrica - Antonio Sant'Elia

La Città Nuova

La tavola fu esposta alla mostra del gruppo Nuove Tendenze svoltasi a Milano presso la Famiglia Artistica nel 1914. Successivamente fu pubblicata insieme ad altri cinque disegni nel Manifesto dell'Architettura Futurista. La tavola, che nel Manifesto è intitolata "La città futurista - Casamento con ascensori esterni, galleria, passaggio coperto, su 3 piani stradali (linea tramviaria, strada per automobili, passerella metallica", è un esempio delle ricerche di Sant'Elia sul tema della città moderna, concepita come un sistema metropolitano complesso e caratterizzato da un'estetica architettonica improntata alla pura funzionalità, aliena dai modelli decorativi tipici dello stile Liberty. Fu acquistata nel 1943 presso la famiglia Sant'Elia per iniziativa di Manlio Rho e Gianni Stecchini e donata l'anno successivo al Comune di Como.

Nelle tavole della Città nuova (nelle immagini) eseguite tra la fine del 1913 ed il 1914 gli edifici non sono pensati come elementi a sé stanti, ma sono innestati nel tessuto urbanistico, che coinvolgono con la loro presenza e dal quale sono coinvolti, con una giobalità di ideazione che si collega all'Art Nouveau. I progetti dovevano apparire concreti nella loro forma provocatoria; in realtà Sant'Elia era conscio della non realizzabilità delle sue proposte. Tuttavia proprio sulla carica provocatoria si regge la forza delle ideazioni, che appaiono risposte totalizzanti alle sollecitazioni futuriste.

Mancano infatti le piante delle case a gradoni, delle centrali elettriche, delle stazioni. Sant'Elia procede invece dal disegno prospettico dell'alzato, dal quale discendono le proiezioni delle varie viste, con un uso funzionale e disinvolto della prospettiva, che consente di esasperare il dinamismo delle costruzioni."Da un'architettura così concepita non può nascere nessuna abitudine plastica e lineare, perché i caratteri fondamentali dell'architettura futurista saranno la caducità e la transitorietà. Le cose dureranno meno di noi; ogni generazione dovrà fabbricarsi la sua città."

La casa di cemento, di vetro, di ferro senza pittura e senza scultura, ricca soltanto della bellezza congenita alle sue linee e ai suoi rilievi, straordinariamente brutta nella sua meccanica semplicità, alta e larga quanto più è necessario, e non quanto è prescritto dalla legge municipale, deve sorgere sull'orlo di un abisso tumultuante."

Nel corso del XX secolo l'attenzione degli architetti per la creazione di nuovi spazi urbani crebbe molto, contemporaneamente allo sviluppo delle metropoli. Essi proposero modelli fra loro diversi: alcuni concepirono città per milioni di abitanti; altri intuirono l'imminiente collasso delle metropoli e progettarono centri residenziali lontani dalle città, diventate esclusivamente luoghi di lavoro. Per Sant'Elia, invece, il suo progetto è un inno alla macchina, alla velocità, all'efficienza, e si stacca quindi completamente dalla tradizione passata. Prevede altissiprevede altissimi edifici di ferro e vetro, sistemi di trasporto veloci, l'abbandono degli ordini architettonici classici. Nel Manifesto Architettura Futurista del 1914 espresse utopie, ma anche idee concrete, che hanno cambiato il modo di concepire gli edifici.

A lui è attribuita per esempio l’idea di posizionare gli ascensori all’esterno, togliendoli dalle trombe delle scale: “Gli ascensori non debbono rincantucciarsi come vermi solitari nei vani delle scale; ma le scale, divenute inutili, devono essere abolite e gli ascensori devono inerpicarsi, come serpenti di ferro e di vetro, lungo le facciate...

La Centrale Elettrica

Lo Studio per la Città Nuova è una corposa raccolta di schizzi di edifici monumentali iniziata da Antonio Sant’Elia nel 1909 e ampliatasi negli anni 1913-14 di numerosissimi disegni. Vi sono raffigurate ville, officine, stazioni, torri, fari, ponti, che materializzano l’ideale concezione della città secondo Sant’Elia e che gli valsero il titolo di esponente dell’architettura futurista. Antonio Sant’Elia fa un utilizzo abbondante di contrafforti, scalinate ad andamento piramidale e enormi cupole di chiara influenza wagneriana. È la rappresentazione di una metropoli dove l’ aspetto verticale e la grandiosità delle forme degli edifici convive in armonia con l’orizzontalità delle strade e delle ferrovie.

La prospettiva dal basso amplia l’imponenza dell’edificio, il taglio obliquo ne accentua la verticalità sostenuta. I volumi architettonici sono sottolineati dalle superfici inclinate, dai corpi cilindrici che s’innalzano leggeri. Un insieme, questo complesso, di figure geometriche scomposte e riassemblate. Le sue centrali, sebbene approssimative nella raffigurazione degli impianti e nella loro mescolanza di elementi tecnici, restituiscono graficamente la loro funzione nativa e, anzi, ne accentuano l’espressività.

L’architettura è messa a servizio di una vita veloce, sempre in movimento. La sua è un’immaginazione della città caotica, dinamica, in continua trasformazione, un agglomerato sperimentale di materiali nuovi e innovativi: cemento armato, ferro, vetro, che anticipa strepitosamente i tempi; è una veduta così ampia da stupirci per la sua contemporaneità. Sant’Elia fu totalmente libero di sperimentare con le forme geometriche e astratte, con cubi, sfere, cilindri, coni.