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arte cretese e micenea

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Created on March 15, 2023

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Transcript

Arte cretese e micenea

Marialuce Sinopoli

Civiltà cretese-2700 a.C. al 1400 a.C

Civiltà micenea-1600-1100 a.C

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Index

arte cretese

Cnosso palace

arte micenea

architettura

creta vs micene

pittura/scultura

salto del toro

Fine

Arte e civiltà cretese

La civiltà cretese o minoica , che prende il nome dal leggendario re Minosse, si sviluppa durante l’età del bronzo, dal 3000 al 1400 a.C, sull’isola di Creta, che consentiva i traffici commerciali tra Occidente e Asia Minore. Le città Cretesi non sono fortificate perché la flotta garantisce una solida difesa. La funzione dell’Arte è di decorare con affreschi, vasi e suppellettili i palazzi e le tombe dei Sovrani e dei nobili, aumentandone il prestigio e la ricchezza. La civiltà cretese, come altre civiltà del Mediterraneo, si ispira alla natura per creare la sua arte, spesso elementi vegetali e marini fanno parte di affreschi rituali, che possiamo trovare all’interno dei palazzi. Tutte queste opere riescono ad esprimere il carattere festoso di una società che vive in armonia con il mondo naturale.

Creta

Architettura

Un 'importante esempio di arte cretese è il Palazzo di Cnosso, il cui nome è ripreso dal mitico Re Minosse, nel periodo compreso tra 1400 e 1700 a.C. Questo palazzo non possiede fortificazioni, è stato costruito su un colle e si adatta pertanto al paesaggio attraverso una particolare distribuzione degli spazi. Sembra una piccola città, la parte centrale occupata da un grande cortile di forma rettangolare, intorno al quale sono posizionate le pareti dell'edificio: gli spazi qua si alternano in aperti e chiusi, quasi volessero formare un labirinto. All'interno di questo palazzo si svolgevano le principali funzioni pubbliche: vicino agli ambienti riservati alla corte reale, e alle attività politiche, vi erano spazi dedicati alla celebrazione di riti religiosi, o spettacoli e giochi. Altri spazi erano invece destinati ad essere utilizzati come luoghi dove svolgere attività commerciali; infatti erano presenti magazzini e laboratori artigiani per produrre ceramiche, lavorare i metalli, oreficeria ecc.

Palazzo di Cnosso

Scultura

Pittura

La scultura nella civiltà minoica è meno sviluppata rispetto alla pittura. L’arte plastica di grandi dimensioni è inesistente, non si realizzano né sculture monumentali né statue di culto. Le opere plastiche di piccole dimensioni raffigurano spesso la Dea dei serpenti di Cnosso, la grande divinità cretese della terra, con un’alta tiara, il seno nudo, la testa e il busto cinti da serpenti. Possono essere in argilla, steatite, avorio o bronzo.

Le maggiori opere pittoriche sono rappresentate dagli affreschi dei palazzi. Alcuni dipinti illustrano attività quotidiane, scene religiose, momenti della vita di corte e giochi rituali, altri invece hanno carattere decorativo, il loro scopo è quello di impreziosire e abbellire gli ambienti e non raccontare avvenimenti. Nelle rappresentazioni le figure sono: stilizzate, bidimensionali, liberi da canoni convenzionali e spesso rappresentate in movimento. con tinte piatte, brillanti e senza sfumature.

Salto del toro

Questo affresco faceva parte di un fregio che decorava gli interni del Palazzo di Minosse sull’isola di Creta. Per i Cretesi il toro era simbolo della forza generatrice e considerato sacro. I personaggi, resi con linee grafiche eleganti e stilizzate, sono rappresentati di profilo, mentre i colori sono piatti e senza sfumature. La scena, incorniciata da finte decorazioni marmoree, faceva parte di una serie che riproduceva i rituali a cui si sottoponevano i giovani dell’aristocrazia cretese. In queste gare si doveva dare pubblica dimostrazione di coraggio, destrezza fisica e concentrazione mentale, cioè quelle attitudini che si ritenevano indispensabili per esercitare il comando.Un grande toro dal manto rosso pezzato si inarca mentre corre. Tre figure sembrano volteggiargli attorno senza paura. La scena riproduce un gioco acrobatico pericoloso: il salto del toro. Questo esercizio di abilità consisteva nell’aggrapparsi alle corna di un toro in corsa, eseguendo un doppio salto mortale sul dorso dell’animale, e ricadendo illesi alle sue spalle. Nell’affresco si può osservare il volteggio dell’atleta al centro, ritratto capovolto e dipinto con la pelle scura, con i capelli raccolti in lunghe trecce, mentre le due donne ai lati, una delle quali tiene l’animale per le corna, sono raffigurate convenzionalmente con la pelle chiara.

Palazzo di Cnosso

Il palazzo di Cnosso svetta sulle alture di Kefala, a circa 5 chilometri dalla capitale dell’Isola di Creta, Iraklio. Si crede che gli antichi greci abbiano scelto questa posizione per la vicinanza al monte Ida, considerato sacro. Rappresenta il più grande dei palazzi minoici e non era solo un centro religioso, ma anche il motore amministrativo, politico ed economico dell’Isola. Fu costruito sulle rovine di un edificio costruito intorno al 2000 a.C. e molto probabilmente fu distrutto da un terremoto nel 1628 a.C, causato da una terribile eruzione vulcanica sull’isola di Santorini. L’antica città di Cnosso, capitale del regno del sovrano, poteva arrivare a contenere oltre 100 mila persone. Era il centro commerciale e religioso dell’isola. A Cnosso gli affreschi rappresentavano una prassi comune. All’interno del palazzo ne furono dipinti diversi con la tradizionale visione di profilo che era stata sviluppata dall’arte egiziana. Questo testimonia i rapporti commerciali e di scambio tra le due civiltà. I muri venivano ricoperti con degli intonaci e affrescati, utilizzando spesso anche soggetti marini e motivi geometrici. Per la prima volta l’arte non serviva a veicolare messaggi simbolici, ma era usata per abbellire i luoghi, con un motivo puramente estetico. Il palazzo non era difeso da mura (elemento che rivela l’assenza di guerre) ed era realizzato con grandi blocchi di pietra. Gli ambienti si articolavano intorno ad un grande cortile centrale senza rispettare assialità o simmetrie. Frequenti erano i portici con colonne colorate rastremate verso il basso. La sua planimetria era molto articolata e, forse, da questo è nata la leggenda del labirinto costruito da Dédalo per vo - lontà del re Minosse. Il mito vuole che vi stesse rinchiuso il minotauro, mostro con corpo di uomo e testa di toro che si ci - bava di carne umana e che sarebbe stato ucciso dall’eroe ateniese Teseo con l’aiuto di Arianna, figlia di Minosse

Arte micenea

La civiltà micenea si sviluppa soprattutto nel Peloponneso; è una società più povera, legata a tradizioni agricole e pastorali ed abituata a combattere. Le città erano potentemente fortificate: a Tirinto, ad esempio, le mura erano alte 10 m e spesse da 7 a 17 m; erano talmente larghe che al loro interno correva una galleria percorribile. Secondo la leggenda erano state edificate dai ciclopi. Diversamente dai palazzi cretesi, ampi, liberi, aperti, qui si può parlare di palazzo-fortezza, un complesso più piccolo con un ambiente tipico chiamato mégaron. Il mégaron era un ampio vano il cui tetto era sostenuto da 4 colonne con un focolare al centro e un ingresso con due colonne. Era la sala principale nella quale si ricevevano gli ospiti di cui Omero parla più volte e che, secondo gli studiosi, è il principio originario del tempio greco. Anche Micene era cinta da poderose mura capaci di esprimere un senso di forza e di maestosità. Lungo le mura si apre la cosiddetta Porta dei Leoni: un massiccio trilite sormontato da un monolite triangolare decorato con il bassorilievo di due leoni rampanti affrontati davanti ad una colonna rastremata verso il basso (come quelle cretesi). Micene è importante anche per le sue tombe ipogee tra le quali quella chiamata Tesoro di Atreo (XIV sec. a.C.). La tomba è composta da un corridoio scavato nel terreno (dromos), una pseudocupola composta da 33 giri concentrici di pietre progressivamente aggettanti (tholos) e un piccolo ambiente laterale che costituiva la camera funeraria. L’ingresso presenta un’apertura a forma triangolare tale da scaricare l’architrave dai pesi della muratura (cosa che non avviene nella porta dei Leoni). La vera camera funeraria è una piccola stanza adiacente alla tholos. La stessa drammaticità e austerità, espressione di una società guerriera, si ritrova in alcune maschere funerarie d’oro, lavorate a sbalzo, dai tratti forti, decisi, energici, il cui uso è di derivazione egizia. La più nota proviene da una tomba di Micene, dove copriva il volto di un personaggio che l’archeologo tedesco Heinrich Schliemann credette essere Agamennone.

Micene vs Creta

Le differenze tra arte cretese e micenea sono poche, in quanto, l'arte micenea è influenzata da quella minoica. Tuttavia ve ne è una sostanziale, infatti a Micene nelle pitture murali e nelle ceramiche compare una certa rigidità di forme e composizione rispetto a quella cretese in cui le composizioni sono rappresentate con linee sinuose e ondulate, con espressioni vivaci, allegre e spontanee le quali conferiscono alla pittura movimento.

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