Quinto Orazio Flacco
La Formazione di Q. Orazio Flacco
Vita
Terminate le scuola, nel 45 a.c seguì la strada che seguivano tutti i giovani di buona famiglia, andò quindi ad approfondire gli studi ad Atene. Ancora una volta il padre di Orazio dovette sicuramente fare uno sforzo notevole, questo fece certamente riflettere il figlio che sarà sempre consapevole
Quinto Orazio Flacco nacque nel 65 a.c a Venosa. Al centro della sua infanzia e della sua adolescenza vi fu il padre, che Orazio ricorda con parole d'affetto, di rispetto e gratitudine, suo padre erea un liberto ovvero uno schiavo reso libero.Si trasferì successivamente a Roma dove lavoro come esattore nelle aste pubbliche per consentirea al figlio di continuare gli studi con i migliori professori della capitale.
L'amicizia con Bruto
L'occasione di questa esperienza fu l'arrivo di Bruto in fuga da Roma, dopo l'uccisione di Cesare. Bruto nominò Orazio tribunus militum, carica inconsueta per uno che, come Orazio non era nè figlio di senatore nè di cavaliere. Il momento di gloria durò poco dato che nell'autunno del 42 a.c nella pianura presso i Filippi il tribuno militare si ritrovò sperso e terrorizzato in mezzo a dei nemici mentre il suo esercito è in rotta.
Perse tutto, perfino la poca terra di suo padre che gli venne confiscata dato che Venosa si era schierata dalla parte di Cassio e Bruto. Tornò quindi a Roma dopo l'amnistia del 41 a.c, senza prospettive.
In che modo la sua sconfitta fu decisiva?
L'esperienza della sconfitta fu decisiva per la crescita personale di Orazio, dato che da quel momento non sarà più il giovane intraprendente e sognatore che combatte per la libertà. Dopo un periodo di sfogo diventerà il saggio lodatore delle piccole cose e della moderazione. Oltre la traumatica esperienza di Filippi fu anche il suo avvicinamento alla filosofia epicurea. L'epicureismo allora era molto diffuso tra le classi sociali più colte, specialmente a Roma e ancor di più a Napoli
+info
Orazio e Mecenate
Grazie alla frequentazione dei circoli epicurei Orazio conobbe Virgilio, allora già noto nell'ambiente romano per le Bucoliche, il quale, assieme all'altro poeta e amico Vario, lo presentò nel 38 a.C. a Mecenate, il cultore di poesia potente amico e consigliere di Ottaviano. Tra i due nacque un'amicizia così sincera e profonda, da avere pochi paralleli nella storia della
letteratura.
Grazie a Mecenate, da questo momento ha inizio una fase della vita di Orazio completamente diversa dalla precedente. Mecenate gli regala un piccola villa in una valle della Sabina, dove Orazio si rifugerà ogni volta che ne avrà l'occasione, per dedicarsi in tranquillità a quello che più ama, cioè la poesia.
La Produzione Poetica
Tra il 35 e il 33 a.C. scrisse il primo libro di Satire, nel 30 a.C. il secondo libro di Satire e il libro degli Epòdi. Dal 30 al 23 a.C. si dedica alla sua opera poetica per eccellenza, la trasposizione nei suoni e nello spirito della lingua latina delle armonie della poesia lirica dei grandi greci Alceo e Saffo. Il frutto di questo lavoro sarà la pubblicazione, nel 23 a.C., dei primi tre libri delle Odi. In quegli anni Augusto, richiede la sua collaborazione come
segretario particolare; ma Orazio si può permettere di rifiutare, adducendo motivi di salute. Tre anni dopo le Odi, nel 20 a.C., pubblicò il primo libro delle Epistole, e poi,
negli anni successivi, due altre lunghe epistole, che vennero a formare il secondo libro
e alle quali poi se ne aggiunse una terza: Ars poetica. Nel 13 a.C aveva anche pubblicato un quarto libro di Odi, e su richiesta di Augusto pubblicò il Carmen Saeculare.
La morte
Degli ultimi anni non sappiamo molto. Nell'anno 8 a.C., a sessant'anni, morì Mecenate, che, come Orazio, non aveva buona salute: soffriva di febbri continue e, negli ultimi anni, dormiva pochissimo. Orazio mori meno di due mesi dopo Mecenate, il 27 novembre di quello stesso 8 a.C., e fu sepolto
sull'Esquilino, accanto alla tomba dell'amico
Le Odi
Nel primo libro si rivolge a Mecenate conclude che lui ha un unico deisderio:
essere un poeta lirico ed essere riconosciuto come tale.
La poesia delle odi
Orazio creò una lingua poetica con la quale riuscì a rendere sublime, a suo modo, il quotidiano, nella consapevolezza che ciò che importava non era quale fosse la parola, e a quale registro linguistico appartenesse, ma come fosse disposta nel verso.
La poesia nasce dunque dalla capacità di suggestione creata dall'accostamento di una particolare parola con un'altra particolare parola, dalla callida iunctura: in questo nuovo connubio non conta più che la parola sia alta o bassa, ma conta l'esito combinatorio di essa con l'altra o le altre.
Il simposio
Al centro delle Odi oraziane, è il simposio, la «bevuta insieme».
Era un uso della Grecia arcaica che gli uomini si riunissero dopo la cena a bere, e tra una coppa e l'altra parlassero delle questioni dello Stato, problemi personali, compresi quelli amorosi. Nel simposio di Orazio sembra piuttosto regnare tranquillità, la serenità, l'intimità di pochi amici con cui condividere le piccole gioie della pace, della campagna e della villa. Il simposio oraziano è lontano da quello alcaico perché è diverso il contesto storico. Il vero obiettivo del simposio è la semplicità, ed è l'amicizia sincera delle poche persone che vi partecipano.
L'amicizia
Un sentimento che percorre gran parte delle odi è l'amicizia.
• All'amicizia Orazio affida quella durevolezza, quella solidità, quella necessità che non attribuisce all'amore; in consonanza con i precetti epicurei, gli amici sono un appiglio sicuro, un aiuto
indispensabile alla nostra fragilità di uomini.
• Definisce Mecenate pezzo della sua anima.
Escribe un título
Carpe Dium
Orazio è afflitto dalla sindrome del tempo che passa, della vecchiaia che avanza e della morte che incombe. Alla meditazione sul tempo si giustappone quella sullo spazio, che consiste nella ricerca di un ubi consistam, di un punto di certezza, di sicurezza, di saldezza; ed ecco nascere, come necessità esistenziale, la poetica del luogo appartato, del cerchio chiuso che protegge dall'esterno spazio- temporale. Il senso del carpe diem, quell'esortazione che è diventata quasi il titolo di presentazione o dell'intera opera oraziana: «cogli il giorno», «cogli l'attimo» significa sapere ritagliarsi quel cerchio, mettendo da parte le ansie che si porta dietro l'attesa del futuro, ed immergersi in quel presente nel quale soltanto può trovarsi un frammentò di eternità.
L'amore
Molte delle Odi oraziane trattano il tema amoroso.
Eppure l'amore non occupa nell'opera di Orazio un posto veramente rilevante, come in Catullo per cui l'esperienza amorosa ebbe un carattere totalizzante.
Orazio in questo segue fedelmente le dottrine di Epicuro, il quale raccomandava di dedicarsi all'esperienza erotica senza essere mai troppo convolti emotivamente, perché la passione amorosa può solo portare danno alla salute mentale dell'uomo.
Orazio vede l'amore nella sua precarietà, come il resto delle cose; anche per l'amore perciò vale il carpe diem, la gioia dell'esperienza dell'attimo.
il monte Soratte
Il nono carme del primo libro delle Odi si apre con l'immagine del monte Soratte, coperto di neve: in realtà un monticello dove la neve si scioglierà presto, come effimere in fondo sono tutte le cose umane. È però un luogo famigliare per il poeta, e viene colto nella sua gelata rigidità invernale. Legna da ardere nel camino e vino abbondante da versare dalle anfore possono essere il solo vero rifugio al gelo dell'inverno. Orazio invita il lettore a vivere esclusivamente nel presente, non preoccupandosi del futuro e delle inutili paure che guastano la vita. L'uomo non ha il controllo né del suo destino né, in fondo, di se stesso; l'unico tempo che appartiene all'uomo è il presente il resto va lasciato agli dei.
Analisi del testo
I primi versi ci introducono ad un paesaggio laziale in cui il monte Soratte si mostra
bianco di neve in una giornata invernale, a cui si contrappone, nei versi seguenti,
l’ambiente caldo e confortevole di un interno dal quale si assiste allo spettacolo della
natura sorseggiando del vino. Ciò offre lo spunto all’autore per ribadire il tema del
carpe diem, incitando così ad approfittare delle occasioni che offre la vita per poter
godere dei momenti migliori che questa offre, ed in particolare, esortando a cogliere
i piaceri che la giovinezza a l’amore riservano mentre è ancora lontana la vecchiaia. Prevale nell’ode la rassegnata osservazione della fugacità del tempo, di fronte alla
quale perde significato l’affannarsi degli uomini, Orazio invita l’interlocutore a
non preoccuparsi affatto del futuro, ma a vivere giorno per giorno.
Grazie per l'ascolto
Contenuto didattico realizzato da: Matteo Macchiarella e Chiara Cammarata
Quinto Orazio Flacco
Matteo Macchiarella
Created on March 14, 2023
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Quinto Orazio Flacco
La Formazione di Q. Orazio Flacco
Vita
Terminate le scuola, nel 45 a.c seguì la strada che seguivano tutti i giovani di buona famiglia, andò quindi ad approfondire gli studi ad Atene. Ancora una volta il padre di Orazio dovette sicuramente fare uno sforzo notevole, questo fece certamente riflettere il figlio che sarà sempre consapevole
Quinto Orazio Flacco nacque nel 65 a.c a Venosa. Al centro della sua infanzia e della sua adolescenza vi fu il padre, che Orazio ricorda con parole d'affetto, di rispetto e gratitudine, suo padre erea un liberto ovvero uno schiavo reso libero.Si trasferì successivamente a Roma dove lavoro come esattore nelle aste pubbliche per consentirea al figlio di continuare gli studi con i migliori professori della capitale.
L'amicizia con Bruto
L'occasione di questa esperienza fu l'arrivo di Bruto in fuga da Roma, dopo l'uccisione di Cesare. Bruto nominò Orazio tribunus militum, carica inconsueta per uno che, come Orazio non era nè figlio di senatore nè di cavaliere. Il momento di gloria durò poco dato che nell'autunno del 42 a.c nella pianura presso i Filippi il tribuno militare si ritrovò sperso e terrorizzato in mezzo a dei nemici mentre il suo esercito è in rotta.
Perse tutto, perfino la poca terra di suo padre che gli venne confiscata dato che Venosa si era schierata dalla parte di Cassio e Bruto. Tornò quindi a Roma dopo l'amnistia del 41 a.c, senza prospettive.
In che modo la sua sconfitta fu decisiva?
L'esperienza della sconfitta fu decisiva per la crescita personale di Orazio, dato che da quel momento non sarà più il giovane intraprendente e sognatore che combatte per la libertà. Dopo un periodo di sfogo diventerà il saggio lodatore delle piccole cose e della moderazione. Oltre la traumatica esperienza di Filippi fu anche il suo avvicinamento alla filosofia epicurea. L'epicureismo allora era molto diffuso tra le classi sociali più colte, specialmente a Roma e ancor di più a Napoli
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Orazio e Mecenate
Grazie alla frequentazione dei circoli epicurei Orazio conobbe Virgilio, allora già noto nell'ambiente romano per le Bucoliche, il quale, assieme all'altro poeta e amico Vario, lo presentò nel 38 a.C. a Mecenate, il cultore di poesia potente amico e consigliere di Ottaviano. Tra i due nacque un'amicizia così sincera e profonda, da avere pochi paralleli nella storia della letteratura. Grazie a Mecenate, da questo momento ha inizio una fase della vita di Orazio completamente diversa dalla precedente. Mecenate gli regala un piccola villa in una valle della Sabina, dove Orazio si rifugerà ogni volta che ne avrà l'occasione, per dedicarsi in tranquillità a quello che più ama, cioè la poesia.
La Produzione Poetica
Tra il 35 e il 33 a.C. scrisse il primo libro di Satire, nel 30 a.C. il secondo libro di Satire e il libro degli Epòdi. Dal 30 al 23 a.C. si dedica alla sua opera poetica per eccellenza, la trasposizione nei suoni e nello spirito della lingua latina delle armonie della poesia lirica dei grandi greci Alceo e Saffo. Il frutto di questo lavoro sarà la pubblicazione, nel 23 a.C., dei primi tre libri delle Odi. In quegli anni Augusto, richiede la sua collaborazione come segretario particolare; ma Orazio si può permettere di rifiutare, adducendo motivi di salute. Tre anni dopo le Odi, nel 20 a.C., pubblicò il primo libro delle Epistole, e poi, negli anni successivi, due altre lunghe epistole, che vennero a formare il secondo libro e alle quali poi se ne aggiunse una terza: Ars poetica. Nel 13 a.C aveva anche pubblicato un quarto libro di Odi, e su richiesta di Augusto pubblicò il Carmen Saeculare.
La morte
Degli ultimi anni non sappiamo molto. Nell'anno 8 a.C., a sessant'anni, morì Mecenate, che, come Orazio, non aveva buona salute: soffriva di febbri continue e, negli ultimi anni, dormiva pochissimo. Orazio mori meno di due mesi dopo Mecenate, il 27 novembre di quello stesso 8 a.C., e fu sepolto sull'Esquilino, accanto alla tomba dell'amico
Le Odi
Nel primo libro si rivolge a Mecenate conclude che lui ha un unico deisderio: essere un poeta lirico ed essere riconosciuto come tale.
La poesia delle odi
Orazio creò una lingua poetica con la quale riuscì a rendere sublime, a suo modo, il quotidiano, nella consapevolezza che ciò che importava non era quale fosse la parola, e a quale registro linguistico appartenesse, ma come fosse disposta nel verso. La poesia nasce dunque dalla capacità di suggestione creata dall'accostamento di una particolare parola con un'altra particolare parola, dalla callida iunctura: in questo nuovo connubio non conta più che la parola sia alta o bassa, ma conta l'esito combinatorio di essa con l'altra o le altre.
Il simposio
Al centro delle Odi oraziane, è il simposio, la «bevuta insieme». Era un uso della Grecia arcaica che gli uomini si riunissero dopo la cena a bere, e tra una coppa e l'altra parlassero delle questioni dello Stato, problemi personali, compresi quelli amorosi. Nel simposio di Orazio sembra piuttosto regnare tranquillità, la serenità, l'intimità di pochi amici con cui condividere le piccole gioie della pace, della campagna e della villa. Il simposio oraziano è lontano da quello alcaico perché è diverso il contesto storico. Il vero obiettivo del simposio è la semplicità, ed è l'amicizia sincera delle poche persone che vi partecipano.
L'amicizia
Un sentimento che percorre gran parte delle odi è l'amicizia. • All'amicizia Orazio affida quella durevolezza, quella solidità, quella necessità che non attribuisce all'amore; in consonanza con i precetti epicurei, gli amici sono un appiglio sicuro, un aiuto indispensabile alla nostra fragilità di uomini. • Definisce Mecenate pezzo della sua anima.
Escribe un título
Carpe Dium
Orazio è afflitto dalla sindrome del tempo che passa, della vecchiaia che avanza e della morte che incombe. Alla meditazione sul tempo si giustappone quella sullo spazio, che consiste nella ricerca di un ubi consistam, di un punto di certezza, di sicurezza, di saldezza; ed ecco nascere, come necessità esistenziale, la poetica del luogo appartato, del cerchio chiuso che protegge dall'esterno spazio- temporale. Il senso del carpe diem, quell'esortazione che è diventata quasi il titolo di presentazione o dell'intera opera oraziana: «cogli il giorno», «cogli l'attimo» significa sapere ritagliarsi quel cerchio, mettendo da parte le ansie che si porta dietro l'attesa del futuro, ed immergersi in quel presente nel quale soltanto può trovarsi un frammentò di eternità.
L'amore
Molte delle Odi oraziane trattano il tema amoroso. Eppure l'amore non occupa nell'opera di Orazio un posto veramente rilevante, come in Catullo per cui l'esperienza amorosa ebbe un carattere totalizzante. Orazio in questo segue fedelmente le dottrine di Epicuro, il quale raccomandava di dedicarsi all'esperienza erotica senza essere mai troppo convolti emotivamente, perché la passione amorosa può solo portare danno alla salute mentale dell'uomo. Orazio vede l'amore nella sua precarietà, come il resto delle cose; anche per l'amore perciò vale il carpe diem, la gioia dell'esperienza dell'attimo.
il monte Soratte
Il nono carme del primo libro delle Odi si apre con l'immagine del monte Soratte, coperto di neve: in realtà un monticello dove la neve si scioglierà presto, come effimere in fondo sono tutte le cose umane. È però un luogo famigliare per il poeta, e viene colto nella sua gelata rigidità invernale. Legna da ardere nel camino e vino abbondante da versare dalle anfore possono essere il solo vero rifugio al gelo dell'inverno. Orazio invita il lettore a vivere esclusivamente nel presente, non preoccupandosi del futuro e delle inutili paure che guastano la vita. L'uomo non ha il controllo né del suo destino né, in fondo, di se stesso; l'unico tempo che appartiene all'uomo è il presente il resto va lasciato agli dei.
Analisi del testo
I primi versi ci introducono ad un paesaggio laziale in cui il monte Soratte si mostra bianco di neve in una giornata invernale, a cui si contrappone, nei versi seguenti, l’ambiente caldo e confortevole di un interno dal quale si assiste allo spettacolo della natura sorseggiando del vino. Ciò offre lo spunto all’autore per ribadire il tema del carpe diem, incitando così ad approfittare delle occasioni che offre la vita per poter godere dei momenti migliori che questa offre, ed in particolare, esortando a cogliere i piaceri che la giovinezza a l’amore riservano mentre è ancora lontana la vecchiaia. Prevale nell’ode la rassegnata osservazione della fugacità del tempo, di fronte alla quale perde significato l’affannarsi degli uomini, Orazio invita l’interlocutore a non preoccuparsi affatto del futuro, ma a vivere giorno per giorno.
Grazie per l'ascolto
Contenuto didattico realizzato da: Matteo Macchiarella e Chiara Cammarata