Il rimorso
Confrontro tra il rimorso provato dalla Monaca di Monza nei Promessi Sposi di Manzoni e nel Machbet di Shakespeare
Oggi vi parleremo del rimorso di due persone: nella monaca di Monza nei “Promessi Sposi” di Manzoni e in Macbeth, la tragedia di Shakespeare.
Per scrivere la sua opera Manzoni deve documentarsi sul 1600. Per questo motivo passa molte ore nella Biblioteca ambrosiana di Milano.
Un giorno rimane affascinato da un libro scritto da un autore vissuto proprio in quegli anni: GIUSEPPE RIPAMONTI il quale ha scritto “Storie patrie”
Tra le pagine di questo libro Manzoni legge la storia di una monaca, realmente esistita, che, per aver commesso diversi delitti atroci, viene murata viva per ordine dell’arcivescovo FEDERICO BORROMEO. La protagonista di questo scandalo è MARIANNA DE LEYVA. Nata a Milano da Don Martino e Virginia Marino
Palazzo Marino, sede del comune di Milano e luogo in cui nacque Marianna De Leyva
Marianna perde quasi subito sua madre che muore di peste. A 2 anni viene affidata alle zie. Il padre si reca a combattere all’estero. La situazione economica della fanciulla è ottima. Con le seconde nozze di Don Martino, che sposa una nobildonna spagnola che gli darà altri figli, il destino della bambina cambia notevolmente. A 13 anni Marianna entra a far parte del Monastero monzese di Santa Margherita. Per farla abituare all’idea che un giorno sarebbe diventata una monaca le vengono dati come giochi bambole vestite da monaca..; tutti i parenti non le dicevano “che bella bambina” ma le dicevano, invece, “Che bella badessa”.
A 16 anni diventa suora e prende il nome di Virginia Maria.
Dopo pochi anni inizia la relazione clandestina tra Marianna e il giovane Giampaolo Osio che abita nella casa confinante con il monastero. La relazione dura alcuni anni con la complicità di alcune monache e di un prete corrotto, e porta alla nascita di due bambini.
La storia inizia a suscitare chiacchere e pettegolezzi. Ad un certo punto la conversa Caterina da Meda minaccia di rivelare la tresca. Inutilmente le monache tentano di convincerla a tacere. Suor Virginia convince Osio ad ucciderla.
I parenti, non avendo più notizie di Caterina iniziano a preoccuparsi. Il monastero risponde che la giovane è partita alla volta dei Paesi Bassi e poi per le Americhe. Manzoni scrisse che non bisognava andare molto lontano per trovarla…. Sarebbe stato sufficiente scavare nel giardino del convento.
A questo seguono altri omicidi finché la situazione monzese non giunge a conoscenza del Cardinale Federico Borromeo che avvia un’indagine e poi fa procedere all’arresto della monaca (1607). Suor Virginia viene chiusa in una cella angusta dotata solo di una piccola apertura dalla quale riceve acqua e cibo. Suor Virginia uscirà pentita da quella cella dopo 15 anni. Manzoni rimase così affascinato da queste vicende di storia vera scritte da Ripamonti che decise di dedicare alla storia di Marianna de Leyva il IX e il X capitolo dei Promessi Sposi.
Lucia e Agnese arrivano, accompagnate da Padre Cristoforo, al monastero di Monza. Sono tutte intimidite nel rispondere alle domande indiscrete della giovane monaca la quale insiste, incuriosita, dalle vicende di Lucia. Lucia diventa rossa e abbassa la testa e la mamma tenta di rispondere al suo posto prevaricando sua figlia. La suora vuole relazionarsi con Lucia liberamente, come si fa con un’amica, ma Agnese la interrompe di continuo. La monaca, allora rimprovera aspramente l’atteggiamento di Agnese: non vuole che Lucia sia soffocata dalle decisioni di sua madre. Questo le fa ricordare la sua vita piegata dalla volontà dei suoi genitori.
La suora non sa che cosa sia la libertà, non l’ha mai conosciuta. Persino quando era ancora nel grembo materno il suo destino era già segnato: se fosse nato un maschio da grande sarebbe diventato un sacerdote, se, invece, femmina, sarebbe diventata una suora.
Tutti i personaggi dei Promessi Sposi vengono dipinti da Giuseppe Moltemi nel 1847. Nel dipinto la monaca di Monza distoglie lo sguardo dal crocifisso perché sa di essere una persona corrotta, una peccatrice. Inoltre porta i capelli lunghi. Di solito all’ingresso del monastero i capelli devono essere tagliati. I capelli lunghi sono uno strumento di seduzione: sinonimo di femminilità. Lei non lo fa! Inoltre le monache indossano delle tuniche molto ampie, lei, invece, usa degli abiti molto aderenti per mettere in mostra la sua femminilità. Inoltre è molto curiosa delle vicende di Lucia e dice: “A noi monache piace sentire le storie per minuto” ma la curiosità e il pettegolezzo non appartengono alla vita del monastero. La parola si usa soltanto per pregare.
La storia della monaca di Monza è la storia di un’anima vittima della volontà altrui. La sua cattiveria deriva dalla sua dolorosa adolescenza: dalla rigida educazione e dal soffocamento della sua libertà. Da ragazza, dopo aver trascorso 8 anni in convento, inizia a capire che la vita da suora non era la sua vera vocazione: era infatti invidiosa di tutte le altre ragazze che parlavano di matrimonio. Cerca, dunque, di far capire al padre quello che provava.
Scrive una lettera a suo padre dove dice che non accetta il destino che le è stato imposto.Suo padre riceve la lettera e la fa ritornare a casa. A casa trova la congiura del silenzio, nessuno le rivolge la parola, viene tenuta nascosta ed emarginata, non viene più presentata ad amici e vicini di casa perché poteva essere un cattivo esempio per le ragazze aristocratiche che potevano imitarla e seguirne il cattivo esempio. Viene considerata una peccatrice perché aveva osato disubbidire a suo padre. Il padre trasforma la casa in una prigione. La clausura della sua famiglia era più stretta di quella del monastero tanto da farle desiderare di tornare in convento. Se voleva di nuovo l’amore dei suoi genitori doveva accettare le loro condizioni.
Venne persino cancellata dall’albero genealogico della famiglia.
Chi si ribellava veniva nascosto e allontanato. Un esempio celebre nel 1900 è Rosemary Kennedy, sorella del Presidente americano John Fitzgerald Kennedy, che a 23 anni fu sottoposta ad un intervento di lobotomia.
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Il rimorso
Consuelo Benedini
Created on March 14, 2023
confronto tra il rimorso di Gertrude e Machbet
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Il rimorso
Confrontro tra il rimorso provato dalla Monaca di Monza nei Promessi Sposi di Manzoni e nel Machbet di Shakespeare
Oggi vi parleremo del rimorso di due persone: nella monaca di Monza nei “Promessi Sposi” di Manzoni e in Macbeth, la tragedia di Shakespeare.
Per scrivere la sua opera Manzoni deve documentarsi sul 1600. Per questo motivo passa molte ore nella Biblioteca ambrosiana di Milano. Un giorno rimane affascinato da un libro scritto da un autore vissuto proprio in quegli anni: GIUSEPPE RIPAMONTI il quale ha scritto “Storie patrie”
Tra le pagine di questo libro Manzoni legge la storia di una monaca, realmente esistita, che, per aver commesso diversi delitti atroci, viene murata viva per ordine dell’arcivescovo FEDERICO BORROMEO. La protagonista di questo scandalo è MARIANNA DE LEYVA. Nata a Milano da Don Martino e Virginia Marino
Palazzo Marino, sede del comune di Milano e luogo in cui nacque Marianna De Leyva
Marianna perde quasi subito sua madre che muore di peste. A 2 anni viene affidata alle zie. Il padre si reca a combattere all’estero. La situazione economica della fanciulla è ottima. Con le seconde nozze di Don Martino, che sposa una nobildonna spagnola che gli darà altri figli, il destino della bambina cambia notevolmente. A 13 anni Marianna entra a far parte del Monastero monzese di Santa Margherita. Per farla abituare all’idea che un giorno sarebbe diventata una monaca le vengono dati come giochi bambole vestite da monaca..; tutti i parenti non le dicevano “che bella bambina” ma le dicevano, invece, “Che bella badessa”.
A 16 anni diventa suora e prende il nome di Virginia Maria.
Dopo pochi anni inizia la relazione clandestina tra Marianna e il giovane Giampaolo Osio che abita nella casa confinante con il monastero. La relazione dura alcuni anni con la complicità di alcune monache e di un prete corrotto, e porta alla nascita di due bambini.
La storia inizia a suscitare chiacchere e pettegolezzi. Ad un certo punto la conversa Caterina da Meda minaccia di rivelare la tresca. Inutilmente le monache tentano di convincerla a tacere. Suor Virginia convince Osio ad ucciderla.
I parenti, non avendo più notizie di Caterina iniziano a preoccuparsi. Il monastero risponde che la giovane è partita alla volta dei Paesi Bassi e poi per le Americhe. Manzoni scrisse che non bisognava andare molto lontano per trovarla…. Sarebbe stato sufficiente scavare nel giardino del convento.
A questo seguono altri omicidi finché la situazione monzese non giunge a conoscenza del Cardinale Federico Borromeo che avvia un’indagine e poi fa procedere all’arresto della monaca (1607). Suor Virginia viene chiusa in una cella angusta dotata solo di una piccola apertura dalla quale riceve acqua e cibo. Suor Virginia uscirà pentita da quella cella dopo 15 anni. Manzoni rimase così affascinato da queste vicende di storia vera scritte da Ripamonti che decise di dedicare alla storia di Marianna de Leyva il IX e il X capitolo dei Promessi Sposi.
Lucia e Agnese arrivano, accompagnate da Padre Cristoforo, al monastero di Monza. Sono tutte intimidite nel rispondere alle domande indiscrete della giovane monaca la quale insiste, incuriosita, dalle vicende di Lucia. Lucia diventa rossa e abbassa la testa e la mamma tenta di rispondere al suo posto prevaricando sua figlia. La suora vuole relazionarsi con Lucia liberamente, come si fa con un’amica, ma Agnese la interrompe di continuo. La monaca, allora rimprovera aspramente l’atteggiamento di Agnese: non vuole che Lucia sia soffocata dalle decisioni di sua madre. Questo le fa ricordare la sua vita piegata dalla volontà dei suoi genitori.
La suora non sa che cosa sia la libertà, non l’ha mai conosciuta. Persino quando era ancora nel grembo materno il suo destino era già segnato: se fosse nato un maschio da grande sarebbe diventato un sacerdote, se, invece, femmina, sarebbe diventata una suora.
Tutti i personaggi dei Promessi Sposi vengono dipinti da Giuseppe Moltemi nel 1847. Nel dipinto la monaca di Monza distoglie lo sguardo dal crocifisso perché sa di essere una persona corrotta, una peccatrice. Inoltre porta i capelli lunghi. Di solito all’ingresso del monastero i capelli devono essere tagliati. I capelli lunghi sono uno strumento di seduzione: sinonimo di femminilità. Lei non lo fa! Inoltre le monache indossano delle tuniche molto ampie, lei, invece, usa degli abiti molto aderenti per mettere in mostra la sua femminilità. Inoltre è molto curiosa delle vicende di Lucia e dice: “A noi monache piace sentire le storie per minuto” ma la curiosità e il pettegolezzo non appartengono alla vita del monastero. La parola si usa soltanto per pregare.
La storia della monaca di Monza è la storia di un’anima vittima della volontà altrui. La sua cattiveria deriva dalla sua dolorosa adolescenza: dalla rigida educazione e dal soffocamento della sua libertà. Da ragazza, dopo aver trascorso 8 anni in convento, inizia a capire che la vita da suora non era la sua vera vocazione: era infatti invidiosa di tutte le altre ragazze che parlavano di matrimonio. Cerca, dunque, di far capire al padre quello che provava. Scrive una lettera a suo padre dove dice che non accetta il destino che le è stato imposto.Suo padre riceve la lettera e la fa ritornare a casa. A casa trova la congiura del silenzio, nessuno le rivolge la parola, viene tenuta nascosta ed emarginata, non viene più presentata ad amici e vicini di casa perché poteva essere un cattivo esempio per le ragazze aristocratiche che potevano imitarla e seguirne il cattivo esempio. Viene considerata una peccatrice perché aveva osato disubbidire a suo padre. Il padre trasforma la casa in una prigione. La clausura della sua famiglia era più stretta di quella del monastero tanto da farle desiderare di tornare in convento. Se voleva di nuovo l’amore dei suoi genitori doveva accettare le loro condizioni.
Venne persino cancellata dall’albero genealogico della famiglia.
Chi si ribellava veniva nascosto e allontanato. Un esempio celebre nel 1900 è Rosemary Kennedy, sorella del Presidente americano John Fitzgerald Kennedy, che a 23 anni fu sottoposta ad un intervento di lobotomia.
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