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Lettera di calipso, ninfa, a Odisseo, re di Itaca

GIULIA POLVERINO

Created on March 11, 2023

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Transcript

Lettera di calipso, ninfa, a Odisseo, re di Itaca

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I volatili del Beato Angelico

Il racconto è tratto da “I Volatili del Beato Angelico” di Antonio Tabucchi, pubblicato nel 1987, da Sellerio editore di Palermo. Il romanzo ha una trama a incastro, poiché una storia cornice contiene altre storie e in particolare "Lettera di Calipso, ninfa, a Odisseo, re di Itaca"

Il protagonista della storia cornice e narratore di primo grado è fra Giovanni, che vive nel convento di San Marco, a Firenze, nella prima metà del Quattrocento. È un frate dall’animo semplice, che si occupa dell'orto e che, ogni tanto, ripercorre la sua giovanile vita da laico. Un giorno, dal cielo cadono nel chiostro, tre volatili, dall'aspetto molto curioso di cui lui si prende cura.

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Alla fine si scopre che questi volatili sono impiegati come modelli, da fra Giovanni, negli affreschi del Dormitorio di San Marco e cioè negli affreschi “le Virtù che inchiodano Gesù”, “L’Orazione nell’orto del Getsemani “ e "L'Annunciazione" e dunque finalmente si scopre che fra Giovanni è il Beato Angelico.

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L’Orazione nell’orto del Getsemani

Le Virtù che inchiodano Gesù

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L'Annunciazione

"Guardo ogni giorno il carro del sole che corre nel cielo e seguo il suo tragitto verso il tuo occidente" (rr. 6-7)

Lettera di calipso, ninfa, a Odisseo, re di Itaca

Calipso, con la sua lettera, confessa a Odisseo la malinconia e l’angoscia di chi, nell'immortalità non vede un privilegio, ma una prigione. Ella, vive intrappolata nell’eternità e invidia il mutare del suo amato. Malgrado diversi tentativi non riesce a percepire lo scorrere del tempo, poiché, sulla sua isola, tutto resta sempre fisso e immobile. Si sente prigioniera di un infinito che però è vuoto e, la sua vita solitaria le appare senza senso e senza scopo.

Il mito di Fetonte Ovidio, Le metamorfosi - Libro III

Un giorno Epafo dubitò che Fetonte fosse figlio del dio Febo. Fetonte chiese alla madre, Climene; ella lo rassicurò di averlo concepito col Sole, ma il giovane, non contento, si diresse ad est, dove dimorava il padre, per ottenere una prova inconfutabile che dimostrasse le sue origini. Il dio giurò di concedergli qualsiasi cosa. Fetonte, però chiese quello che è impossibile ai mortali e cioè chiese di guidare il cocchio del sole.

Il dio, per dissuaderlo, gli descrisse il moto del carro: ripido per raggiungere mezzogiorno e poi in picchiata, fino a entrare nel mare. Provò a spiegargli che solo il dio del sole, era in grado di guidare il cocchio, rimanendo sempre in perfetto equilibrio. In oltre Fetonte avrebbe dovuto avventurarsi tra le corna del Toro, le fauci del Leone, evitare le chele dello Scorpione ed infine quelle del Cancro.

Ma il giovane non si fece persuadere, poiché era convinto di essere superiore agli dei. Rassegnato, Febo condusse il figlio presso il cocchio d’oro, poco prima che spuntasse l’Aurora. Fece le sue ultime raccomandazioni e consigliò di non usare mai la frusta, ma le briglie.

Ma il giovane noi si fece persuadere, essendo convinto di essere superiore agli dei.

Salì sul carro e iniziò la folle corsa nel cielo. non era capace di condurre il carro e quindi urtò alcune stelle. Quando giunse in alto, a mezzogiorno ebbe paura e quando si vide minacciato dalle chele dello Scorpione, lasciò le briglie. I cavalli accrebbero il disordine del loro galoppo; il carro si avvicinò troppo a Gea e le montagne bruciarono. Gea, allora, chiese aiuto a Giove che colpì Fetonte con un fulmine, facendolo precipitare nel fiume Eridano. le sue sorelle, disperate da dolore piansero il fratello sulle sponde del fiume e Giove, impietosito le trasformò in pioppi e le loro lacrime in ambra.

La caduta di fetonte - De Chirico

Le metamorfosi - Ovidio Nasone

"Le metamorfosi" è un poema mitologico scritto da Ovidio durante l’età augustea, diviso in 15 Libri. Ovidio, attraverso il mito e la poesia percorre la storia del mondo; dalla genesi dell’Universo, che emerge dal Caos primordiale, fino alla morte di Cesare e alla sua assunzione in cielo come stella. Il filo conduttore dei miti proposti da Ovidio è la trasformazione, appunto le metamorfosi che i personaggi subiscono

Le Metamorfosi

le metamorfosi nella storia dell'arte

i libro -Apollo e dafne - gian lorenzo bernini - villa borghese - roma

Le Metamorfosi

le metamorfosi nella storia dell'arte

iii libro -Diana e atteone - Tiziano

iii libro -narciso - caravaggio

Le Metamorfosi

le metamorfosi nella storia dell'arte

xiii libro -Aci, Galatea e polifemo - raffaello sanzio

Le Metamorfosi

le metamorfosi nella storia dell'arte

ii libro - giove e europa - Tiziano

Le Metamorfosi

le metamorfosi nella storia dell'arte

v libro - il ratto di proserpina- gian lorenzo bernini

Comprendere

1) LA LETTERA -Dopo quale evento Calipso scrive la lettera?

Calipso è stata abbandonata da Odisseo ed è rimasta sola sull’Isola di Ogigia da molto tempo ormai. Scrive una lettera al suo amato per confessargli l'angoscia e la malinconia di cui soffre a causa della sua immortalità. “È trascorso un batter di palpebre dalla tua partenza che a te pare remota” (r. 4)

Calipso- Henri Lehmann

Comprendere

2) CALIPSO E ODISSEO2.1 Il secondo e terzo paragrafo si basano sul confronto tra due situazioni. Quali sono i termini di confronto?

La ninfa è sempre giovane mentre Odisseo è ormai vecchio. Per esprimere il confronto tra le due diverse condizioni, la ninfa si sofferma sulle mani: le sue sono ancora candide; quelle di Odisseo sono ormai ossute e nodose.

“guardo le mie mani immutabili e bianche" (r. 4) "Tu invece, vivi nel mutamento. Le tue mani si son fatte ossute, con le nocche sporgenti, le salde vene azzurre che le percorrono sul dorso sono andate assomigliando ai cordami nodosi della tua nave” (rr. 11-13)

Comprendere

2.2 L'espressione "È trascorso un batter di palpebre" significa che?

Nonostante siano trascorsi molti anni dalla partenza di Odisseo a lei sembra che sia passato un solo istante; del resto cosa sono dieci anni, cento anni o mille anni in confronto all’eternità?

Comprendere

3) IL TEMPO NEL RICORDO3.1 Odisseo ha lasciato a Itaca il figlio piccolo. Individua il punto in cui Calipso fa riferimento al riaffiorare del ricordo del fanciullo nella mente di Odisseo?

“e se un bambino gioca con esse, le corde azzurre sfuggono sotto la pelle e il bambino ride, e misura contro il tuo palmo la piccolezza della sua piccola mano. Allora tu lo scendi dalle ginocchia e lo posi per terra, perché ti ha colto un ricordo di anni lontani e un'ombra ti è passata sul viso” (rr. 13-16)

La persistenza della memoria -Salvador Dalì

Comprendere

3.2) Quale significato attribuisci a questa frase: "qualcosa di fondo e di non dicibile accade e tu intuisci, nella trasmissione della carne, la sostanza del tempo.” (rr. 27-28)?

Lo scorrere del tempo è funzionale alla trasmissione della vita, dai genitori ai figli, in un ciclo che ha avuto origine con la notte dei tempi.

I primi passi -Vincent Van Gogh

Comprendere

4) L’IMMORTALITÀ4.1 Che cosa invidia Calipso a Odisseo? Come si motiva questo sentimento?

Calipso desidera la mortalità di Odisseo. Ella si sente intrappolata in un infinito vuoto e immobile, senza scopo, sempre identico a sé stesso e senza inizio né fine.

Le geometrie infinite -Escher

Scienza

Comprendere

Giacomo Leopardi

4) L’IMMORTALITÀ4.2 Che cosa si intende con l'espressione "Grande Circolo"?

Con l'espressione "Grande Circolo" si intende il ciclo della vita, dove vita e morte sono strettamente legate e interdipendenti.

Morte e vita -Klimt

La nascita e la morte delle stelle

Le stelle nascono da nebulose di gas e polveri. Nel corso della loro vita, partendo dall'idrogeno, fondono gli atomi più leggeri fino a quelli più pesanti, costruendo così tutti i tipi di elementi che esistono in natura. Alla loro morte esplodono e danno origine a nuove nebulose, da cui nasceranno nuove stelle, nuovi pianeti e forse nuove forme di vita. Noi siamo composti, dunque, da atomi costruiti nel cuore delle stelle e quando moriamo questi andranno a formare nuova materia: la Natura ricicla tutto.

Nebulosa del Granchio

Operette morali di Giacomo Leopardi

Dialogo della Natura e di un Islandese

NATURA: Tu mostri non aver posto mente che la vita di quest’universo è un perpetuo circuito di produzione e distruzione, collegate ambedue tra sé, di maniera che ciascheduna serve continuamente all’altra ed alla conservazione del mondo; il quale sempre che cessasse o l'una o l’altra di loro, verrebbe parimente in dissoluzione. Per tanto risulterebbe in suo danno se fosse in lui cosa alcunalibera da patimento.

Nebulosa del Granchio

L’uomo non può pretendere niente dalla Natura, perchè la sua esistenza le è indifferente. Lei cerca solo il suo equilibrio per perpetuare la conservazione del mondo, attraverso la produzione e distruzione, che l’Islandese impara a sue spese, quando due leoni affamati, divorandolo, trovano il modo di sopravvivere.

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5) IL NARRATOREChe tipo di narratore presenta il testo?

Il narratore è interno fisso e di secondo grado

6) LA FOCALIZZAZIONE Da quale punto di vista è narrata la vicenda e che tipo di focalizzazione presenta il racconto?

Il punto di vista è quello di Calipso e la focalizzazione è interna

7) LE TECNICHE ESPRESSIVE Il racconto si sviluppa attraverso la tecnica del...?

Soliloquio

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8) L’IMMORTALITÀIl registro linguistico del racconto si può definire...? Argomenta con opportuni riferimenti al testo.

Il registro linguistico del racconto è alto, infatti viengono usati un lessico molto ricercato e rimandi colti.

“E invece resto qui a fissare il mare che si distende e si ritira, a sentirmi la sua immagine, a soffrire questa stanchezza di essere che mi strugge e che non sarà mai appagata - e il vacuo terrore dell'eterno”

La formula “vacuo terrore dell'eterno” rimanda all’espressione latina “horror vacui”, che significa “paura del vuoto.

La solitudine - Munch

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9) LA SINTASSIIl racconto presenta una sintassi prevalentemente parattattica o ipotattica? Argomenta la tua risposta con opportuni riferimenti al testo.

Il racconto presenta una sintassi prevalentemente ipotattica: i periodi sono ampi con frequenti subordinate.

È trascorso un batter di palpebre dalla tua partenza/ proposizione principale/che a te pare remota/ proposizione subordinata /e la tua voce ferisce ancora il mio udito divino in questa mia invalicabile ora/ coordinata della principale/ che dal mare mi dice addio/ subordinata della coordinata

La solitudine - Munch

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10) LA SINTASSI10.1 Con quale figura retorica si apre il testo? Trascrivila.

Il testo si apre con una similitudine; Calipso paragona i fiori di loto della sua isola a un corpo di giovane.

“Violetti e turgidi come carni segrete sono i calici dei fiori di Ogigia”

Ninfee- Monet

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10) LA SINTASSI10.2 "E i segni che ho tracciato e cancellato sono migliaia, identico è il gesto e identica è la sabbia, e io sono identica. E tutto.” (rr 9-10) Quale termine viene ripetuto in questo periodo? Che effetto produce?

Il termine ripetuto nel passo è “identico” e l’effetto che si ottiene è quello di esasperare la sensazione d'immobilità di cui Calipso è prigioniera.

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11) LA SINTASSI11.1 “Ah, Odisseo, poter sfuggire a questo verde perenne! Poter accompagnare le foglie che ingiallite cadono e vivere con esse il momento! Sapermi mortale (rr. 23-24)” Da quante proposizioni è formato il periodo?

Ah, Odisseo, poter sfuggire a questo verde perenne!/proposizione esclamativa/ Poter accompagnare le foglie/proposizione esclamativa/che ingiallite cadono /proposizione subordinata /e vivere con esse il momento! /coordinata /Sapermi mortale/ proposizione.

11.2 Perchè questo passaggio costituisce una apostrofe?

Questo passaggio costituisce una apostrofe perchè Calipso si rivolge con enfasi a Odisseo assente.

11.3 Perchè la ninfa si rivolge a Odisseo anche se l'eroe è già partito? Che effetto produce tale scelta

La ninfa rimpiange l'amore perduto e, nel tantativo di sentirlo vicino, si rivolge a lui, ma Odisseo non può sentirla e ciò accresce il senso di solitudine.

11.4 La sequenza delle proposizioni genera

Un climax ascendente.

Riprodurre

LETTERA DI ODISSEO, re di Itaca, a Calipso, ninfa - Notte prima della partenza

Dolce ed eterna Calipso, quando leggerai questa lettera, io sarò tra le onde, travolto da una tempesta, che Poseidone avrà scatenato per dare sfogo al suo rancore. Aggrappato a un tronco proverò in tutti i modi a resistere, e soffrirò, ma non importa: ho “in petto un cuore paziente”. Non odiarmi mia ninfa! Se avessi accettato il tuo generoso dono, avrei rinnegato la mia natura e tu non mi avresti più amato. Non sono nato per vivere prigioniero del tempo, intrappolato in un solo momento, sempre uguale identico, immobile e fisso.

Il mio domani è diverso da quello che ti attendevi, ed è lì, oltre quell'orizzonte lontano, oltre ogni limite imposto dagli dèi, è lì che voglio andareA Ogigia ho sperimentato, più che altrove, la nostalgia per una vita vissuta e grazie a te ora so quello che il mio animo desidera. Voglio essere nutrito, in ogni istante, di esperienze e non posso privarmene, come non posso rinunciare all'aria, al cibo e all’acqua.

Desidero più di ogni altra cosa, sentire ancora l’ebbrezza della vittoria o la delusione della sconfitta, superare i limiti che ho o prenderne coscienza, affrontare le gioie e i dolori, la vecchiaia e infine desidero essere sconfitto dalla morte. Voglio sfidare ancora una volta gli dei, perché sono io l’unico artefice del mio destino. Solitaria Calipso, perdonami, ma domani, con il cuore straziato, abbandonerò quest’isola, perché io sono ...

...Ulisse