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Lo Yemen - Geostoria

Francesco Corti

Created on March 10, 2023

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Transcript

Geography newz

LO YEMEN

+fonti

Edizione attualità

Corti, Parisi, Pizzuti, Marangon, Spinelli, Vescovi

Che cos'è?

Le lingue

Per tutti coloro che non lo sapessero, ecco cos'è:

Anche se la lingua nazionale è l'arabo, lo Yemen è una delle madrepatria della famiglia di lingue semitiche, che include anche le lingue non arabe dell'antico regno dei sabei. L'inglese è insegnato come lingua straniera nelle scuole pubbliche, anche se la qualità dell'istruzione pubblica è bassa.

Lo Yemen è uno Stato all'estremità meridionale della Penisola araba che confina con l'Arabia Saudita e l'Oman; il suo nome ufficiale è Repubblica dello Yemen. La repubblica, oltre al territorio continentale, comprende l'arcipelago di Socotra, e gli arcipelaghi di Perim, Kamaran e Zuqur-Hānīsh nel Mar Rosso.

La capitale dello Yemen

La bandiera dello Yemen

La capitale dello Yemen è San'a' .

La religione

Nello Yemen la religione più praticata è l'islam sunnita. La millenaria presenza ebraica si è conclusa nel 2009 quando gli ultimi esponenti della comunità, minacciati sia da Al da che dai ribelli sciiti, sono emigrati in Israele e negli Stati Uniti.

La situazione economica

Il paese più povero

I principali prodotti sono cotone e caffè. L'allevamento riguarda gli ovini mentre è molto praticata anche la pesca. Riguardo al settore secondario, lo Yemen offre anche giacimenti minerari, da cui si estraggono petrolio e gas naturale mentre la manifattura è ancora in via di sviluppo, soprattutto nel campo dell'artigianato.

Lo Yemen rappresenta il più povero dei paesi arabi. Il settore primario, incentrato sull'agricoltura, occupa quasi metà della popolazione, anche se i territori non sono molto fertili, e solo in minima parte, per il 3%, sono coltivabili. |

"Ut wisi enim ad minim veniam, quis nostrud exerci tation ullamcrper"

Per cosa si combatte in Yemen

e avere una posizione privilegiata sul mare, occasione già colta dagli emiratini che hanno occupato Aden e l’isola di Socotra. Nonostante si tenda a leggere questo conflitto come una guerra per procura, minimizzandone la sua portata locale, lo Yemen resta un terreno di scontro ideale per Arabia Saudita e Iran. La prima vede nel Paese il suo potenziale giardino di casa, come l’Iraq lo è per l’Iran; Teheran ha interesse a impedire che questo scenario si concretizzi e non ostacola l’avanzata degli alleati locali houthi al confine di terra del competitor regionale, anche per testare, con lancio di droni armati, la vulnerabilità di Riad. Entrambe le potenze regionali sono interessate alla conquista del governatorato del Marib, ricco di petrolio, e ai porti della costa yemenita occidentale di Mokha e Hodeida, vicinissimi ai confini di mare sauditi.

Una guerra iniziata nel 2014

Tra le ragioni del conflitto in corso, lo Yemen paga la sua posizione profondamente strategica a gomito tra l’Oceano Indiano e il passaggio verso il Mar Rosso attraverso lo Stretto delle Lacrime (Baab al Mandab). Chi controlla questo Stretto e il Golfo di Aden controlla di fatto il passaggio dei carichi di idrocarburi dallo Stretto di Hormutz al Canale di Suez. Un bottino appetitoso per tutte le potenze regionali e internazionali (Usa, Uae, Turchia) che negli anni hanno posizionato le loro basi navali sulla sponda opposta, in particolare in Gibuti. L'instabilità dello Yemen è dunque una grande occasione per occupare anche la costa Sud del Paese

"Ut wisi enim ad minim veniam, quis nostrud exerci tation llamcorper"

L'evoluzione del conflitto in Yemen

periodo di relativa calma, il più lungo dall’inizio della guerra. La situazione in Yemen resta drammatica. Sebbene ci fu una tregua di 6 mesi da aprile a ottobre 2022 tra le due fazioni, il movimento di AA (Ansar Allah) e il IRG (International Recognized Government of Yemen), non cessano le violenze. I dati delle Nazioni Unite parlano di oltre 377mila morti e 23 milioni di persone che hanno bisogno di assistenza. Le prime vittime dei bombardamenti e dei raid aerei sono proprio i civili, i quali molto spesso non hanno nemmeno la possibilità di fuggire, restando intrappolati negli scontri. Le condizioni della popolazione in Yemen sono rapidamente peggiorate, portando il Paese sull'orlo del collasso economico.

Il conflitto in Yemen ha avuto un grave impatto sull'economia del Paese, causando instabilità, limitando l'importazioni e aggravando i disastri naturali. La carenza di cibo, acqua potabile, servizi igienici e assistenza sanitaria ed anche la diffusione di infettiva epidemie di colera e difterite, hanno aggravato ancora di più le condizioni di vita dei civili e privato le famiglie dei bisogni primari. Oggi non è sicuro chi controlli tutti i territori; lo stato non riesce a tenere tutti i territori perciò la maggior parte sono governati da gruppi indipendenti. La tregua ha effettivamente portato ad un

Il 2 ottobre 2022, alla fine di una tregua di sei mesi concordata tra le parti il 2 aprile e rinnovata il 2 giugno, un nuovo accordo fallì in quanto molti erano contrari tra cui soprattutto degli houthi. Il 30 settembre, il segretario generale dell’Onu Guterres aveva rivolto alle forze in campo un messaggio di speranza dopo quasi otto anni di guerra. Qualche giorno prima, Grundberg aveva incontrato a Riad Rashad Al-Alimi, Presidente del Presidential Leadership Council dello Yemen, e alti funzionari sauditi. Il fine degli sforzi per riottenere la tregua.

+info

La situazione è peggiorata con la diffusione della pandemia: sia i leader del governo che quelli degli Houthi accusano i migranti africani di essere portatori di colera e di COVID-19.Intanto venti milioni di yemeniti non hanno accesso regolare a pasti nutrienti, di questi dieci milioni sono sull'orlo della fame. Oltre due milioni di bambini hanno bisogno di cure per malattie gravi legate alla malnutrizione. Lo Yemen sta vivendo la più grande epidemia di colera del mondo. Il sistema sanitario in Yemen è praticamente distrutto e gli ospedali allontanano i pazienti per mancanza di forniture di base. Sulla base delle proiezioni epidemiologiche, i funzionari delle Nazioni Unite temono che il coronavirus possa colpire quasi 16 milioni di persone nello Yemen, il 55 per cento della popolazione, mentre è impossibile avere dati certi.o

Le sofferenze dei civili

Un rapporto di Mwatana, una delle principali organizzazioni umanitarie yemenite, ha elencato 1.605 casi di detenzioni arbitrarie, 770 casi di sparizione forzata e 344 casi di tortura eseguiti dagli Houthi, dal governo yemenita e dai gruppi armati affiliati da maggio 2016 ad aprile 2020. Entrambi gli schieramenti sono inoltre accusati di aver violentemente attaccato, violentato e torturato lavoratori migranti e richiedenti asilo provenienti del Corno d'Africa.

...Possono testimoniare in tribunale?

La risposta è sì, tuttavia la donna vale metà in materia di testimonianza legale perché non è riconosciuta come persona con piena capacità giuridica in tribunale. La testimonianza di una sola donna non è presa sul serio se non è sostenuta da quella di un uomo, oppure se riguarda un luogo o una situazione in cui non ci sarebbe stato un uomo. Per la donna vigono anche divieti di testimonianza in casi di adulterio, diffamazione o furto.

Le donne

Valore e ruoli nella società

(Le donne nello Yemen sono state storicamente svantaggiate a causa del loro sesso, data la società altamente patriarcale. Sebbene il governo dello Yemen abbia compiuto sforzi per migliorare i diritti delle donne, molte norme culturali e religiose, questo non ha cambiato le cose: tutt'ora esse non hanno pari diritti degli uomini.)

Cosa succede alle giovani donne?

La condizione femminile è precipitata da quando lo Yemen è inaccessibile per ragioni di sicurezza: infatti, il 52% delle giovani è venduto prima dei 18 anni, il 14% sotto i 15, oltre la metà intorno agli 8 anni, soprattutto in zone tribali e arretrate del Nord-Ovest.

Il futuro per queste giovani donne è purtroppo segnato, fin da piccole, infatti verrano vendute come schiave o mogli a uomini anche molto più grandi di loro, contro la loro volontà.

Violenza sulle donne

La violenza inflitta alle donne yemenite non si limita all’omicidio, alle molestie e alla legislazione progettata per privare le donne della loro libera iniziativa. Esiste anche un tipo di violenza “speciale” che forse è già stata superata dalla maggior parte delle società del mondo. Ad esempio, le donne yemenite non possono sedersi vicino a una finestra o in uno spazio aperto vicino alle loro case per rinfrescarsi, anche con un caldo estivo di 45 gradi. Le donne non sono autorizzate a decidere quali canali TV guardare, che colore di vestiti indossare all’aperto, dove andare a studiare o quali specializzazioni scegliere. Inoltre, le donne non possono uscire di casa senza permesso, neanche in caso di emergenza/motivi di salute. C’è violenza nel silenzio loro imposto, nell’indifferenza verso il loro benessere e nel disprezzo per la loro vita, nelle strade poco sicure che fanno desiderare loro di non essere mai nate femmine, nella mancanza di ogni tipo di protezione o riparo, oltre alla violenza di essere costrette in una posizione inferiore, marginale nella società, negli ambiti dell’istruzione, della salute, dello sviluppo, dei diritti umani, ecc. Quindi, quando lo Yemen è descritto come l’ultimo paese al mondo per quanto riguarda i diritti delle donne, questa non è un’esagerazione, ma piuttosto il riflesso di un’amara verità.

La sua storia: Nojoud Ali

A questa legge si appella l’avvocato Nasser, contestando anche il fatto che sia il padre sia il marito avrebbero mentito di fronte ai giudici sulla vera età della bambina e i due vengono denunciati. Il giudice propone a Nojoud di riunirsi al marito dopo un tempo di 3-5 anni, ma lei rifiuta, vuole il divorzio. Lo ottiene il 15 aprile del 2008 con il compromesso di un risarcimento al marito per la rottura del contratto, mille Riyal, ossia circa 360 euro, raccolti grazie a un’iniziativa proposta dallo “Yemen Times”.

Nojoud Ali nasce nel 1988 nello Yemen. La sua famiglia lotta per la sopravvivenza e un evento drammatico sconvolge la loro esistenza: Mona, la sorella più grande, viene rapita, stuprata e rimane incinta. È costretta a sposare il suo stupratore, ma per la famiglia è una vergogna. Per mettere a tacere le voci si trasferiscono nella città di San’a. Nojoud aveva soltanto 9 anni nel 1997, quando il padre decide di farla sposare a Faez, un uomo di 21 anni più grande di lei. La sua vita di bambina si trasforma presto in una vita di abusi. Il marito la picchia, la costringe ad avere rapporti sessuali, la tratta come una schiava.

Finalmente libera, Nojoud ricomincia ad andare a scuola grazie all’editore Michel Lafon il quale ha accettato di pagare al padre di Nojoud mille dollari al mese per il suo mantenimento fino ai 18 anni, con la clausola che lui le permetta di andare a scuola. L’editore compra anche una casa, la famiglia si trasferisce, ma nel 2013 il padre la caccia di casa, si procura altre due mogli, fa sparire i soldi del suo mantenimento e cerca di vendere Haifa, la sorella minore, a un uomo adulto.

Passano i mesi, Nojoud piange, vuole vedere la sua famiglia, ma non può. Finché arriva il giorno in cui lo sposo-padrone le dà il permesso e ritorna a casa. Chiede alla sua famiglia di rimanere, ma si rifiutano. La piccola è disperata, chiede aiuto anche alla seconda moglie di suo padre, Dowla, che le suggerisce di fuggire e cercare un tribunale dove appellarsi.

Nojoud segue il consiglio e si avvia, tutta sola, verso il tribunale di San’a. Lì trova chi ascolta la sua storia e decide di aiutarla. Shatha Muhammed Nasser è il suo avvocato, che la assiste gratuitamente. È la prima volta che una minore chiede il divorzio in Yemen

Ma Nojoud si batte anche per la libertà di sua sorella, sostenuta dall’editore francese. L’ex marito, nel frattempo, si è risposato e le passa dai venti ai trenta dollari al mese. La sua storia ha fatto il giro del mondo ed è diventata un simbolo di coraggio e resistenza a una vita di soprusi e, soprattutto, di lotta contro i matrimoni forzati.

La legge non le protegge. Vieta i matrimoni delle spose al di sotto dei 15 anni, ma nel 1999 viene introdotto un emendamento che introduce la possibilità di farlo con spose di età minore, con la consegna di una dote alla famiglia della sposa e il divieto di consumare il matrimonio finché la giovane non sia entrata nella pubertà.