FastFashion
08 Marzo 2023
#0520
Italy
a opera di:Beatrice Tamiazzo 4BMT
Obroni wawu
scadente che gran parte finische incenerita o abbandonata sulle spiagge che diventano discariche a cielo aperto.Strati su strati di questi rifiuti sono sepoliti nella sabbia "arrivano fino a 2metri di profondità" racconta un pescatore a The Ferret.
nella lingua locale: “vestiti dei bianchi morti”
Il Ghana è uno dei maggiori importatori mondiali di abiti usati. Qui arrivano tonnellate di indumenti di seconda mano dell'Europa e dagli Stati Uniti. In teoria per essere rivenduti ma la la qualità di questi capi è così
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Sfruttamento dei lavoratori
Rana Plaza, Bangladesh
La sostenibilità della moda non si misura solo sulle emissioni. L’altra faccia della medaglia è la forza lavoro sfruttamento operaio torna.
Il crollo del Rana Plaza è stato un cedimento strutturale avvenuto il 24 aprile 2013, quando un edificio commerciale di otto piani crollò nel Bangladesh.
L'inquinamento tessile in Ghana, Shein sceglie di cambiare.
Al mercato di Kantamanto, nella capitale Accra, arrivano ogni settimana quindici milioni di indumenti di seconda mano scartati nel nord del mondo. Il business dei “vestiti dei bianchi morti” crea decine di migliaia di posti di lavoro. Ma produce anche enormi problemi di inquinamento. Il colosso del commercio tessile Shein vorrebbe rimediare a suo modo…
Nel corso del Summit Globale sulla sostenibilità nel mondo della moda tenutosi a Copenaghen, l’azienda cinese Shein ha dichiarato che donerà 50 milioni di dollari per iniziative di economia circolare che facciano fronte all’inquinamento tessile. 15 milioni saranno devoluti in tre anni alla Or Foundation, un’organizzazione no-profit che supporta le comunità locali ghanesi che dai vestiti usati scartati nel Nord del mondo sono riuscite a ricavare un’opportunità di impiego. Il progetto della Fondazione Or, che si propone di creare un programma di apprendistato per le donne di Kantamanto, in Ghana, sostenere le imprese locali e migliorare le condizioni lavorative dei lavoratori del business degli abiti usati.
Il Commercio degli abiti usati
Sul blog di Fashion Revolution, un movimento di attivisti globale che si occupa di sostenibilità nel mondo della moda, la direttrice di Or Foundation aveva già raccontato nel 2019 il business dei vestiti di seconda mano, chiamati in Ghana “Obroni W’awu”, ovvero, in lingua akan, “vestiti dell’uomo bianco morto”. Il commercio prese piede nel paese negli anni ’60, quando si iniziò ad importare vestiti a basso costo considerati di alta qualità e ancora in buono stato (da qui l’idea che fossero di stranieri “deceduti”) e si propagò di pari passo con la moda di indossare abiti all’occidentale all’avvento dell’indipendenza. Al mercato di Kantamanto, uno dei maggiori hub per di abiti usati al mondo, circa sette ettari nel centro di Accra, vi sono oggi circa 5.000 negozi di abiti usati che danno lavoro a 30.000 persone.Tuttavia, il business dei “vestiti dei bianchi morti” ha recentemente perso di prestigio, perché l’abbigliamento che arriva è soprattutto di seconda mano e solo il 60% è riutilizzabile, mentre il resto viene scaricato nel Golfo di Guinea, bruciato nelle baraccopoli producendo tossine tossiche o accumulato spropositatamente nelle discariche aperte.
Riflessione Personale
Tutte le immagini e le notizie che ho consultato nel completamento di questa ricerca fanno pensare, ho sempre visto il mondo dell'industria tessile come qualcosa di semplice e che non dava grande impatto all'ambiente e alle società più povere. La scuola sensibilizza i ragazzi su moltissimi temi tra cui la sostenibilità ma non è mai sto dato uno sguardo approfondito in ciò che usiamo tutti i giorni e che avvolte buttiamo senza darci peso, i nostri vestiti che magari usiamo 2 volte e poi buttiamo perchè non ci piacciono più danno vita a vere e proprie montagne e deserti che distruggono l'ambinente e la salute delle persone. Oltre alla mancanza di istruzione scolastica in questo argomento credo che anche ci sia poca dvulgazione magari mirata a adulti dato che sono i veri compratori. Le notizie su giornali e reti tellivisive italiane che ho letto davsno poche informazioni e il fenomeno viene svalutato e quasi nascosto; qnado l'unico modo per risolvere questo problema è dargli importanza portando i compratori a diminuire la richiesta e il consumo spropositato.
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Fast Fashion- Beatrice Tamiazzo 4BMT
Bea Tamiazzo
Created on March 10, 2023
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08 Marzo 2023
#0520
Italy
a opera di:Beatrice Tamiazzo 4BMT
Obroni wawu
scadente che gran parte finische incenerita o abbandonata sulle spiagge che diventano discariche a cielo aperto.Strati su strati di questi rifiuti sono sepoliti nella sabbia "arrivano fino a 2metri di profondità" racconta un pescatore a The Ferret.
nella lingua locale: “vestiti dei bianchi morti”
Il Ghana è uno dei maggiori importatori mondiali di abiti usati. Qui arrivano tonnellate di indumenti di seconda mano dell'Europa e dagli Stati Uniti. In teoria per essere rivenduti ma la la qualità di questi capi è così
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Sfruttamento dei lavoratori
Rana Plaza, Bangladesh
La sostenibilità della moda non si misura solo sulle emissioni. L’altra faccia della medaglia è la forza lavoro sfruttamento operaio torna.
Il crollo del Rana Plaza è stato un cedimento strutturale avvenuto il 24 aprile 2013, quando un edificio commerciale di otto piani crollò nel Bangladesh.
L'inquinamento tessile in Ghana, Shein sceglie di cambiare.
Al mercato di Kantamanto, nella capitale Accra, arrivano ogni settimana quindici milioni di indumenti di seconda mano scartati nel nord del mondo. Il business dei “vestiti dei bianchi morti” crea decine di migliaia di posti di lavoro. Ma produce anche enormi problemi di inquinamento. Il colosso del commercio tessile Shein vorrebbe rimediare a suo modo… Nel corso del Summit Globale sulla sostenibilità nel mondo della moda tenutosi a Copenaghen, l’azienda cinese Shein ha dichiarato che donerà 50 milioni di dollari per iniziative di economia circolare che facciano fronte all’inquinamento tessile. 15 milioni saranno devoluti in tre anni alla Or Foundation, un’organizzazione no-profit che supporta le comunità locali ghanesi che dai vestiti usati scartati nel Nord del mondo sono riuscite a ricavare un’opportunità di impiego. Il progetto della Fondazione Or, che si propone di creare un programma di apprendistato per le donne di Kantamanto, in Ghana, sostenere le imprese locali e migliorare le condizioni lavorative dei lavoratori del business degli abiti usati.
Il Commercio degli abiti usati
Sul blog di Fashion Revolution, un movimento di attivisti globale che si occupa di sostenibilità nel mondo della moda, la direttrice di Or Foundation aveva già raccontato nel 2019 il business dei vestiti di seconda mano, chiamati in Ghana “Obroni W’awu”, ovvero, in lingua akan, “vestiti dell’uomo bianco morto”. Il commercio prese piede nel paese negli anni ’60, quando si iniziò ad importare vestiti a basso costo considerati di alta qualità e ancora in buono stato (da qui l’idea che fossero di stranieri “deceduti”) e si propagò di pari passo con la moda di indossare abiti all’occidentale all’avvento dell’indipendenza. Al mercato di Kantamanto, uno dei maggiori hub per di abiti usati al mondo, circa sette ettari nel centro di Accra, vi sono oggi circa 5.000 negozi di abiti usati che danno lavoro a 30.000 persone.Tuttavia, il business dei “vestiti dei bianchi morti” ha recentemente perso di prestigio, perché l’abbigliamento che arriva è soprattutto di seconda mano e solo il 60% è riutilizzabile, mentre il resto viene scaricato nel Golfo di Guinea, bruciato nelle baraccopoli producendo tossine tossiche o accumulato spropositatamente nelle discariche aperte.
Riflessione Personale
Tutte le immagini e le notizie che ho consultato nel completamento di questa ricerca fanno pensare, ho sempre visto il mondo dell'industria tessile come qualcosa di semplice e che non dava grande impatto all'ambiente e alle società più povere. La scuola sensibilizza i ragazzi su moltissimi temi tra cui la sostenibilità ma non è mai sto dato uno sguardo approfondito in ciò che usiamo tutti i giorni e che avvolte buttiamo senza darci peso, i nostri vestiti che magari usiamo 2 volte e poi buttiamo perchè non ci piacciono più danno vita a vere e proprie montagne e deserti che distruggono l'ambinente e la salute delle persone. Oltre alla mancanza di istruzione scolastica in questo argomento credo che anche ci sia poca dvulgazione magari mirata a adulti dato che sono i veri compratori. Le notizie su giornali e reti tellivisive italiane che ho letto davsno poche informazioni e il fenomeno viene svalutato e quasi nascosto; qnado l'unico modo per risolvere questo problema è dargli importanza portando i compratori a diminuire la richiesta e il consumo spropositato.
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