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Gaya C.

Created on March 7, 2023

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Transcript

I Promessi Sposi

Analisi dei personaggi

Indice

9. Don Rodrigo

5. L''Innominato

1. Don Abbondio

2. Agnese

6. Lucia

10. Dott. Azzecca_garbugli

7. Perpetua

11. I Bravi

3. Il Conte Attilio

12. Fra Galdino

4. Fra Cristoforo

8. Renzo

Don Abbondio

E' il curato del paesino di Renzo e Lucia, colui che avrebbe dovuto celebrare il matrimonio fra i due promessi.In seguito all'incontro con i Bravi l'autore ci fornisce una dettagliata descrizione sulla sua psicologia e del suo carattere, viene presentato come un uomo di sessant'anni dai capelli bianchi, due folte sopracciglia, una folta barba e un folto pizzetto. Non è assolutamente un uomo coraggioso e dimostra in molte occasioni la suo viltà e codardia.

Don Abbondio

Il curato svolge il suo ministero tenendosi fuori da ogni contrasto, mantenendola neutralità in qualunque controversia o litigio, non contrastando mai con i potenti e mostrandosi ad ogni occasione come un debole, cosa di cui si approfittano un po' tutti. Non esita a sfogare un po' di fiele che ha in corpo prendendosela con coloro da cui sa di non aver nulla da temere, dando una dimostrazione del suo carattere pusillanime. Di fondo, però Don Abbondio è una figura positiva. Il suo nome rimanda a Sant'Abbondio, patrono di Como,ciò suggerisce il carattere di un uomo che ama il quieto vivere.

Agnese

E' la madre di Lucia, un'anziana vedova che vive con l'unica figlia in una casa posta a fondo del paese: è presentata come una donna anziana, molto affezionata a Lucia e per la quale "si sarebbe...buttata nel fuoco" ed è sinceramente affezionata a Renzo. Viene introdotta alla fine del secondo capitolo, quando Renzo informa Lucia delle nozze annullate, e in seguito, viene descritta come una donna energica e piena di spirito d'iniziativa. E' molto economa, se non avara, infatti rimprovera Lucia quando dà troppe noci a Fra Galdino. Curiosamente, si fa voce del fatto che sia vedova solo nel trentasettesimo capitolo.

Il Conte Attilio

È un aristocratico cugino di don Rodrigo, che risiede abitualmente a Milano. Viene descritto come un nobile ozioso, che vive di rendita come il cugino e che si diverte a passare il tempo tra scherzi, sciocche dispute cavalleresche e comportamenti frivoli. Di lui si parla già nel terzo capitolo, quando Lucia racconta di averlo visto insieme a don Rodrigo allorché quest'ultimo l'ha importunata per strada e di averlo sentito ridere insieme al cugino parlando di una scommessa.

Il Conte Attilio

Compare direttamente per la prima volta nel cap. V, quando padre Cristoforo va al palazzo di don Rodrigo per parlargli e lo trova a tavola con i suoi commensali, fra cui appunto il cugino: questi chiama subito a gran voce il frate quando il religioso si affaccia timidamente alla porta della sala, obbligando Rodrigo ad accoglierlo benché ne avrebbe fatto volentieri a meno, e Cristoforo verrà poi trascinato nell'insulsa disputa cavalleresca che oppone Attilio al podestà di Lecco, riguardante una sfida a duello. Il cappuccino risponderà che per lui non dovrebbero mai esservi sfide o duelli, al che il conte ribatterà che un mondo senza il "punto d'onore" sarebbe inimmaginabile. È lui a rivolgersi al conte zio, importante uomo politico milanese, affinché faccia allontanare padre Cristoforo da Pescarenico, facendo leva proprio sul concetto di "onore" che è minacciato dal frate e fornendo ovviamente allo zio una versione addomesticata della vicenda che coinvolge Rodrigo e Lucia.

Fra Cristoforo

E' uno dei frati cappuccini del convento di Pescarenico, padre confessore di Lucia e impegnato ad aiutare i due promessi contro i soprusi di don Rodrigo, non sempre con successo: è descritto come un uomo di circa sessant'anni, con una lunga barba bianca e un aspetto che reca i segni dell'astinenza e delle privazioni monastiche, anche se conserva qualcosa della passata dignità e fierezza. Viene introdotto nel terzo capitolo, quando Lucia spiega di avergli raccontato in confessione delle molestie di don Rodrigo, e in seguito la giovane chiederà a fra Galdino di avvertire il padre di raggiungere lei e la madre prima possibile.

L'Innominato

È il potente bandito cui si rivolge don Rodrigo perché faccia rapire Lucia dal convento di Monza in cui è rifugiata, cosa che l'uomo ottiene grazie all'aiuto di Egidio, suo complice e amante della monaca Gertrude: in seguito a una crisi di coscienza e all'incontro decisivo col cardinal Borromeo giunge a un clamoroso pentimento, decidendo così di liberare la ragazza prigioniera nel suo castello e di mandare a monte i piani del signorotto, che dovrà successivamente lasciare il paese e andare a Milano.

L'Innominato

L'autore non fa mai il suo nome e infatti lo indica sempre col termine "innominato", dichiarando di non aver trovato documenti dell'epoca che lo citino in maniera esplicita, tuttavia la sua figura è chiaramente ispirata al personaggio storico di Francesco Bernardino Visconti, noto bandito vissuto tra XVI e XVII secolo e passato alla storia per la sua vita turbolenta e criminosa, salvo poi convertirsi ad opera proprio del cardinal Federigo.

L'Innominato

L'intervento dell'innominato nelle vicende del romanzo è del resto decisivo, poiché con la liberazione di Lucia i disegni di don Rodrigo vanno a monte e il bene inizia a prevalere sul male, mentre la sua clamorosa conversione diventa un esempio della misericordia divina che è anche tra le pagine più celebri del romanzo, nonché una vicenda umana di caduta e redenzione simile a quella di altri personaggi manzoniani, soprattutto padre Cristoforo . In seguito alla conversione l'innominato tiene con sé solo i bravi che accettano la sua nuova vita, mentre egli va in giro senz'armi e si propone come un difensore di deboli e oppressi, non però con i metodi della violenza usati in passato; gli antichi nemici rinunciano a vendicare i torti subìti per rispetto e perché ancora intimoriti da lui, mentre la pubblica autorità non prende nei suoi riguardi alcun provvedimento, specie perché le sue parentele altolocate ora gli valgono una protezione prima solo accennata

Lucia Mondella

È la protagonista femminile della vicenda, la promessa sposa di Renzo: compare per la prima volta alla fine del secondo capitolo, quando Renzo la raggiunge e la informa del mancato matrimonio, dopo aver costretto don Abbondio a parlare circa le minacce ricevute dai bravi. È una giovane di circa vent'anni, unica figlia di Agnese : ha lunghi capelli bruni ed è dotata di una bellezza modesta. Viene descritta come una ragazza molto pia e devota, ma anche timida e pudica sino all'eccesso, tanto che si imbarazza e arrossisce in più occasioni: passiva e alquanto priva di spirito di iniziativa.

Lucia Mondella

In seguito, quando si trova prigioniera nel castello dell'innominato, pronuncia il voto di castità che costituirà un grave ostacolo al ricongiungimento dei due promessi e che verrà sciolto alla fine del romanzo da padre Cristoforo. Lucia è il personaggio che forse più di ogni altro ha fede nella Provvidenza divina e anche per questo sembra incapace di serbare ogni minimo rancore, persino nei confronti del suo odioso persecutore (è dunque un personaggio statico, a differenza di Renzo che compie un percorso di maturazione all'interno della vicenda). Il suo nome allude al candore della persona, nonché alla martire siracusana che preferì farsi accecare piuttosto che darsi alla prostituzione, così come il cognome rimanda alla sua purezza e castità.

Perpetua

È la domestica di don Abbondio, ovvero una donna di mezza età che, avendo passati i quarant'anni ed essendo rimasta nubile, accudisce il curato alloggiando nella sua abitazione: il suo nome proprio è poi diventato, per antonomasia, il nome comune che sino agli anni Cinquanta del ventesimo secolo ha designato la domestica del sacerdote. Viene descritta come una donna decisa ed energica, alquanto incline al pettegolezzo e dalla battuta salace, per cui rimprovera spesso al curato la sua debolezza e viltà. Ha un carattere spigoloso e sfoga di frequente il suo malumore con il padrone, del quale subisce peraltro "il brontolìo e le fantasticaggini" e con cui ha comunque un rapporto basato su una sorta di ruvido affetto ricambiato. È un personaggio di secondaria importanza, protagonista soprattutto di duetti comici con il curato, anche se ha un ruolo decisivo nella vicenda in quanto è lei a far capire a Renzo la verità sul matrimonio rimandato.

Renzo Tramaglino

È il protagonista maschile della vicenda: è descritto come un giovane di circa vent'anni, orfano di entrambi i genitori dall'adolescenza e il cui nome completo è Lorenzo. Esercita la professione di filatore di seta ed è un artigiano assai abile; possiede un piccolo podere che sfrutta e lavora egli stesso quando il filatoio è inattivo, per cui si trova in una condizione economica agiata pur non essendo ricco.

Renzo Tramaglino

Viene presentato subito come un giovane onesto e di buona indole, ma piuttosto facile alla collera e impulsivo: porta sempre con sé un pugnale e se ne servirà indirettamente per minacciare don Abbondio e costringerlo a rivelare la verità sul conto di don Rodrigo. Il suo carattere irascibile e irruento gli causerà spesso dei guai, specie durante la sommossa a Milano il giorno di S. Martino quando, per ingenuità e leggerezza, verrà scambiato per uno dei capi della rivolta e sfuggirà per miracolo all'arresto; dimostra comunque in più di una circostanza un notevole coraggio, sia durante i disordini citati della sommossa, sia quando torna nel ducato di Milano nonostante la cattura, al tempo della peste . Rispetto a Lucia si può considerare un personaggio dinamico, in quanto le vicende del romanzo costituiscono per lui un percorso di "formazione" al termine del quale sarà più saggio e maturo

Don Rodrigo

È il signorotto del paese di Renzo e Lucia, un aristocratico che vive di rendita e abita in un palazzotto situato a metà strada tra il paese stesso e Pescarenico: personaggio malvagio del romanzo, si infatua di Lucia e decide di sedurla in seguito a una scommessa fatta col cugino Attilio, per poi intestardirsi in questo infame proposito al fine di non sfigurare di fronte agli amici nobili e, quindi, per ragioni di puntiglio cavalleresco. A questo scopo manda due bravi a minacciare il curato don Abbondio perché non celebri il matrimonio fra i due promessi, e in seguito tenta senza successo di far rapire la ragazza dalla sua casa

Dottor Azzecca-garbugli

È un avvocato che vive a Lecco ed è intimo amico di don Rodrigo, nonché suo compagno di bagordi e complice delle sue prepotenze a cui trova spesso delle scappatoie legali: è un personaggio secondario ed è descritto come un uomo alto, magro, con la testa pelata, il naso rosso (ciò è dovuto probabilmente al vizio del bere) e una voglia di lampone sulla guancia.

I Bravi

Erano gli sgherri che nel XVII secolo si mettevano al servizio di qualche signorotto locale, di cui formavano una soldataglia pronta a fargli da guardia del corpo ma anche ad aiutarlo nei suoi soprusi ai danni dei più deboli: il nome deriva dal latino pravus (malvagio). l'autore li descrive con un abbigliamento particolare che li rende immediatamente riconoscibili, dal momento che portano i capelli raccolti in una reticella verde intorno al capo, hanno lunghi baffi arricciati e un ciuffo che ricade sul volto, sono armati di pistole e di spade.

Fra Galdino

È un cercatore laico dei cappuccini, che vive al convento di Pescarenico dove risiede anche il padre Cristoforo: uomo semplice e dotato di fede candida e ingenua, è un personaggio secondario che compare in un evento importante, dove, alla porta della casa di Agnese e Lucia, chiedendo l'elemosina delle noci, al che la donna ordina alla figlia di portarle a Galdino: nell'attesa l'uomo racconta il "miracolo delle noci", intermezzo narrativo edificante sul valore della carità che contiene involontari riferimenti al personaggio di don Rodrigo. Al suo ritorno Lucia consegna al frate una quantità ingente di noci, per poi chiedere a Galdino di pregare il padre Cristoforo di venire da loro prima possibile. In seguito la giovane spiega alla madre che, se il cercatore avesse dovuto proseguire la questua anziché tornare subito in convento, avrebbe perso tempo e si sarebbe probabilmente dimenticato di avvertire Cristoforo, per cui Agnese approva la sua scelta.