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il mito di Er

Valeria Myslyuk

Created on March 5, 2023

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Transcript

Il mito di er

Il giudizio nell'aldilà

Platone e la repubblica

Nella "Repubblica", al probabile decimo libro, troviamo il mito di Er.I temi dell'opera sono principalmente due: - L'anima dopo la morte - L'idea politica di Platone

Vi è un motivo all'introduzione di un mito escatologico alla fine della "Repubblica"?

Scopo della Repubblica è dimostrare che la vita giusta è preferibile nella vita terrena: perché introdurre un mito escatologico? È un'appendice retorica? Oppure è un mito filosofico?

  • Qualcuno ipotizza un destinatario differente: un simile mito si rivolge a chi non è ben disposto verso la forza degli argomenti razionali; di contro, chi è convinto dagli argomenti, cosa se ne fa del mito?
  • Qualcuno ritiene sia l’occasione di presentare nuovamente, e in forma letteraria, istanze morali non tradizionali e dunque di non immediata comprensione;
  • Qualcuno ipotizza abbia finalità politica, voglia cioè indurre l’accettazione della propria condizione sociale.

Il mito

Er, un soldato originario della Panfilia, muore in guerra.Dopo dieci giorni il suo cadavere è ancora intatto, e al dodicesimo giorno, prima che venisse bruciato su una pira, torna in vita. Ci dice che la sua missione sia di riportare ciò che ha visto ai vivi.

Er ci racconta come arrivato nell'aldilà ha trovato dei giudici intenti a valutare le anime e indirizzarle verso due di quattro voragini: due in cielo, sulla destra, destinate ai giusti, e le altre due, in basso, a sinistra, per gli ingiusti. Dalle seconde voragini le anime ritornano, alcune beate e altre impolverate, dopo aver trascorso 1000 anni di beatitudine o sofferenze: per ogni atto giusto o ingiusto, infatti, avrebbero beato o sofferto dieci volte tanto. Tuttavia, ci sono delle anime che non potranno reincarnarsi, quelle dei Tiranni, i quali hanno commesso dei reati troppo gravi per ottenere la giustizia eterna. Tornati nel luogo del giudizio, dovranno attendere 7 giorni e poi altri 4 in una luce arcobaleno che teneva il cielo e la terra. All’estremità di questa luce c’è un fuso tenuto sulle ginocchia di Ananke (personificazione del Destino immutabile), con accanto le tre Moire: Cloto per il presente, Lachesi per il passato e Atropo il futuro

Dopodiché vi è un discorso dell'Araldo divino, al termine del quale, sempre quest'ultimo, lancia dei numeri che daranno, in modo casuale, l’ordine di scelta delle anime. Queste possono scegliere il proprio destino, che dipende in parte dal caso , poiché i primi hanno maggiore scelta, ma anche gli ultimi possono avere una vita felice. Quindi il dàimon che presiede alle sorti di ognuno, in realtà dipende dalle proprie scelte. La prima anima, scesa dal Paradiso, avendo dimenticato la sofferenza e il dolore e abbagliato dalle promesse di ricchezza e potere, sceglie un Tiranno, ma appena visto il destino che lo aspettava, si pente maledicendo le divinità, nonostante la scelta sia stata unicamente sua.

A sinistra, una scala che porta agli Inferi.

A destra, una scala che porta al Paradiso.

Le anime che hanno passato questi anni in Paradiso sono portate spesso a fare scelte sbagliate, al contrario di chi è stato nell’Ade, ha coscienza del dolore proprio e altrui ed è portato a valutare meglio le proprie scelte. Non mancano anime molto sagge, secondo la mitologia antica, come Agamennone che si reincarna in un’aquila per il suo astio nei confronti degli uomini o Odisseo che, scegliendo per ultimo, preferisce una vita tranquilla e ordinaria, stanco di rischiose avventure. Dopo la scelta delle vite, sempre nell’ordine stabilito dalla sorte, le anime venivano presentate a Lachesi dove venivano affiancate dal proprio dàimon, successivamente a Cloto per confermare il destino infine da Atropo per renderlo immutabile. Successivamente le anime sono portate al fiume Lete che farà dimenticare la vita passata: gli astuti ne berranno poca per conservare il ricordo dell’esperienza passata, i meno astuti berranno troppo, dimenticheranno completamente. Le anime nasceranno poi nuovamente, tranne Er che ritorna in vita per raccontare l’aldilà ai suoi compagni, sottolineando come, ricordando l’esperienza passata, si possa fare una scelta – e dunque, una vita – saggia e giusta, in entrambi i mondi.

Importante è sicuramente l’idea di immortalità dell’anima: essa non muore mai ma grazie alla metempsicosi si reincarna ogni 1000 anni. Tuttavia, è interessante come la divinità sia del tutto estranea alle sorti umane, se non nella casualità dell’ordine di scelta. Fondamentale in questo processo, oltre l’ingegno e la saggezza, è la memoria: le anime giuste finiscono per dimenticare la loro vita terrena e compiere una scelta poco ponderata, mentre le anime che berranno troppa acqua del Lete, dimenticheranno la loro esperienza e non potranno compiere in vita scelte sagge. Una delle possibili letture del mito di Er, dunque, è quella che l’uomo e la sua anima possono ambire ad una vita mortale e ultraterrena di eterna pace, ma tutto è legato alle proprie scelte e al ricordo delle precedenti esperienze.

Grazie per l'attenzione!

Valeria Myslyuk & Nicolas Gutierrez 3DL