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DUE PARALLELE DIMENSIONI DELLA VITA ROMANA: OTIUM ET NEGOTIUM

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Created on March 5, 2023

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Transcript

GeaChannel presenta...

OTIUM E NEGOTIUM

L'incredibile viaggio

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Index

Buongiorno o buonasera a tutti! Oggi siamo qui con un’edizione speciale di GeaChannel diretta direttamente dalla direttrice della GeaProduction, Gaia Zizza. All’interno di questa presentazione andremo a vedere tutte le sfumature di due estremi della vita quotidiana romana: l’otium e il negotium. Cliccate il pulsante sottostante per procedere!

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Tutto ciò che vi offre GeaChannel oggi:

GLOSSARIO

PRESENTAZIONE

INTRODUZIONE

IL VIAGGIO

L'OTIUM

I LUOGHI D'OTIUM

IL NEGOTIUM

PARAGONE IERI-OGGI 1

PARAGONE IERI-OGGI 2

I CARRI A 2 RUOTE

I CARRI A 4 RUOTE

LE AMATE METE

FINE

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INTRODUZIONE

Nell’antica Roma ozio (otium) e negozio (negotium) erano due realtà antitetiche. Come si vede dalla stessa struttura morfologica delle due parole latine, la seconda deriva dalla prima: il negotium è, infatti, la negazione dell’otium. Il loro referente però corrisponde alle più nobili e qualificate attività che impegnavano l’uomo libero con diritto di cittadinanza: il "civis romanus sum".

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IL VIAGGIO

Innanzitutto definiamo l'etimologia della parola viaggio: questo vocabolo deriva dal termine latino "iter" che tradotto significa viaggio, percorso, cammino. Gli antichi romani non perdevano occasione di visitare i monumenti più celebri. I più facoltosi avevano anche delle ville marittime dove trascorrevano i mesi estivi con gli amici. A Roma si possono forse rintracciare le origini di un’usanza praticata oggigiorno da milioni di persone: il turismo. Se infatti viaggiare era un’attività comune tra gli antichi romani, che si spostavano per i motivi più svariati c’era anche chi viaggiava per puro piacere, soprattutto tra le classi agiate. Per collegarci ad una delle tematiche che andremo ad affrontare potremmo dire che i nobili romani distinguevano tra il negotium, il tempo dedicato alle faccende e agli impegni quotidiani, e l’otium. Quest’ultimo era il periodo di riposo, in cui si allontanavano dal caos urbano per rifugiarsi in una delle numerose ville marittime ai piedi del Vesuvio o per esplorare i monumenti delle province orientali, soprattutto nel caso degli ufficiali e degli amministratori che lavoravano in quelle regioni.

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L'OTIUM

Per Seneca l’otium non è più un rifugio, ma un ideale di vita, l’unico degno dell’uomo colto, dell’intellettuale, in contrasto con la degenerazione della vita civile, che vede prevalere la volgarità e la rapacità dei “nuovi ricchi".

Per i Romani non si trattava certo del nostro concetto di “ozio” ma di un momento di eccellenza separato dalle preoccupazioni della vita quotidiana e rivolto alle superiori necessità dell’essere. Il cittadino romano di alto rango aspira a un model­lo di esistenza che concilia buone letture, meditazioni filosofiche, gusto per l’arte, esercizio fisico, vita sociale e conviviale e una partecipazione alla politica che, con l’avvento del regime imperiale, si trasforma in servizio nell’amministrazione civile e militare.

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I LUOGHI D'OTIUM

La domus di città, la villa urbana e la villa rustica sono i luoghi elettivi per coltivare lo spirito. Plinio il Giovane (61-113 d.C.) ha descritto brillantemente la sua giornata in villa. Al risveglio, dopo una lunga pausa meditativa, Plinio detta i propri pensieri allo stenografo; a metà mattina, una passeggiata consente quel cambiamento che gli farà riprendere lo studio con nuova lena. Segue un pisolino, poi di nuovo una passeggiata, quindi un po’ di lettura cui seguono frizioni, ginnastica, bagno. A cena, con moglie e amici, si legge un libro e dopo si ascolta la musica o un attore. Vita intellettuale e riposo si fondono così con l’esercizio fisico e il bagno.

IL NEGOTIUM

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Dal 476 d.C. il mondo non ha più visto una società dell’otium. Il negotium è padrone del mondo, i soldi sono il padrone del mondo. La società di oggi è l’esasperazione del negotium, che sopprime totalmente l’otium. L’uomo medio è totalmente immerso nei propri affari, nel proprio lavoro, perché deve produrre ricchezza, mentre il tempo libero si è trasformato in ozio, in un dolce far nulla.
Il negotium, gli affari, il lavoro, invece indicava tutte quelle attività necessarie agli individui per garantirsi la sopravvivenza e per i Romani dell’età repubblicana passava in netto secondo piano rispetto all’otium.Il negotium infatti era per gli schiavi, l’otium per i padroni. Mentre la società dell’otium mette al centro i libri e con i libri conquista il mondo, la società del negotium mette al centro i soldi e l’individualismo esasperato, facendo distruggere uno dei più grandi imperi della storia da un paio d popolazioni barbare.

IL PARAGONE IERI-OGGI

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Le parole ozio e negozio pur essendosi conservate, nei più di duemila anni trascorsi, possiedono un significato che oggi non corrisponde esattamente a quello che esse avevano per i Romani. Se oggi traducessimo le parole latine “otium et negotium” semplicemente con le italiane “ozio e negozio”, avremmo un’alta probabilità di sbagliare, senza comprenderne perciò il vero senso. Rischieremmo così di dire tutt’altra cosa, diversa da ciò che intendevano dire gli antichi. Eppure le parole, fatte salve le piccole differenze grafiche e fonetiche, sono praticamente le stesse: e come tali sono state sempre usate nella loro continuità storica. Questo è l’effetto di quel fenomeno semantico (dovuto al comportamento dei parlanti e all’uso delle parole) che si chiama scivolamento di significato.

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Nella concezione degli antichi, in otium e negotium non c’è per niente l’idea del lavoro, così come lo concepiamo oggi. I nomi del lavoro erano: opus (azione), opera (attività), labor (sforzo), fatigatio (stanchezza), officium (dovere, impegno o impiego), munus (incarico). Dalla storia, poi, apprendiamo che nell’antichità vigeva la schiavitù, il sistema servile che impregnava e condizionava le relazioni sociali e i rapporti economici. Tornando al significato delle parole, noi oggi diciamo: “L’ozio è il padre dei vizi”. Il Romano, per ciò che le parole significavano, avrebbe dovuto dire: “L’ozio è il padre della virtù (da “vir” = uomo)”. Infatti, l’otium permetteva all’uomo libero di esprimere le più alte qualità morali, insieme al prodotto dell’intelletto. Eppure otium e ozio, sia in latino che in italiano, significano entrambi la stessa cosa, cioè “non fare niente”.

PER VIAGGIARE,COME SI SPOSTAVANO I ROMANI?

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I Romani per viaggiare avevano due principali scelte: i veicoli a due o a quattro ruote. a due ruote: il cisium, un calessino veloce e leggero per chi voleva andare svelto e non aveva con sé bagagli; se ne prendevano anche a nolo dai vetturini (i cisarii che stavano di stazione alle porte); l’essedum, un tipo di carro da viaggio la cui forma era stata suggerita dal carro da guerra dei Galli e dei Britanni; non ne conosciamo la forma precisa; doveva esser un tipo di mezzo fra il cisium e la più solida raeda a quattro ruote. Ve ne erano dei più piccoli che il viaggiatore guidava da sé, e dei più grandi guidati da un essedarius. Nota invece è la forma del carpentum, elegante e comodo carro di antico tipo italico, a due ruote, tirato da due muletti; siccome in città potevano usarne solo le donne della famiglia imperiale, si può esser certi che è un carpentum l’attacco rappresentato in monete imperiali femminili;

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I CARRI A QUATTRO RUOTE

a quattro ruote: la raeda, il carro di uso più comune per il trasporto di persone o di bagagli; il petorritum, di origine gallica, come la raeda: non ne sappiamo nulla di preciso; era probabilmente in origine un carro di parata riccamente ornato, negli ultimi tempi dell’impero divenne un mezzo di viaggio fra i più comuni; il pilentum, simile al carpentum, ma più grande e a quattro ruote: sui primi tempi se ne servivano solo le sacerdotesse e le matrone nei giorni di festa, poi divenne di uso comune; la carruca, la quale per le comodità che offriva — vi si poteva infatti anche dormire —, per la finezza degli ornamenti e la relativa celerità, era un vero veicolo di lusso.

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