GEOMETRIADEL FARAONE
LA GEOMETRIA DEL FARAONE
INDICE
PARTETERZA
PARTEPRIMA
PARTESECONDA
PER APPROFONDIRE L'ARGOMENTO DEGLI EGIZI,CLICCA SULLE PAROLE SCRITTE IN ROSSO
PER SPERIMENTARE E GIOCARE CON LA MATEMATICA,CLICCA SUGLI STRUMENTI MATEMATICICHE TROVERAI LUNGO IL PERCORSO
LA GEOMETRIADEL FARAONE
DAL LIBRO DI ANNA CERASOLI
Ciao! Io sono Ames e vivo in Egitto. Un giorno il mio maestro, lo SCRIBA Docet, mi ha assegnato questo compito: Racconta un episodio importante della tua vita.Così, mi sono procurato un PAPIRO (sottraendolo a Docet) e ora provo a raccontare un fatto veramente incredibile, accaduto proprio a me. Di quando, io che sono appena un ragazzo, ho ricevuto il premio più importante assegnato dal Faraone: lo Scarabeo d'Oro!
Come dicevo, ho tre fratelli; insieme ai miei genitori viviamo in una bellissima casa fatta di mattoni cotti al sole, non in una capanna sgangherata e insicura!
Dalle finestre si può vedere il Grande Fiume pieno di coccodrilli. Sono ferocissimi!Con le bocche enormi, zeppe di denti aguzzi... Perciò le feluche hanno sempre un avvistatore. Chissà, forse da grande potrei fare anch'io l'avvistatore di coccodrilli! Non me ne sfuggirebbe nemmeno uno... parola di Ames!
Ma poi, tutti insieme, ci siamo divertiti a spaventare i topi del cortile: come correvano di qua e di là con i baffi al vento! Qualcuno, per la furia di scappare, era finito dritto dritto tra le grinfie di Felix, il nostro gatto vero!
Quella volta nostro padre era andato a Tebe, la città del Faraone. Noi l'aspettavamo, pensando ai bei regali che sarebbero usciti, come per magia, dalla sua borsa di giunco. Dall'ultimo viaggio ci aveva portato il più bel dono che si possa immaginare: un gatto di legno che apre e chiude la bocca! Appena visto, per prima cosa, noi bambini abbiamo bisticciato: ognuno lo voleva solo per sé.
Ogni giorno dalle feluche scendevano commercianti, tessitori, vasai, di ritorno dal grande mercato di Tebe. Ma di nostro padre, nulla. Noi pensavamo: forse il Faraone l'avrà trattenuto per festeggiarlo a dovere, perché lui è il più bravo tenditore di corde dell'intero Egitto.
Infatti, tendendo una corda, insieme ai suoi aiutanti Funìs e Làpis, riesce a tracciare una linea drittissima.
E chiunque voglia costruirsi una casa bella come la nostra, di linee dritte, o rette, come le chiama mio padre, ne ha bisogno, eccome!
Questa linea è molto speciale, perché prendendo posto su di essa, abbiamo tutti la stessa distanza dalla bandiera, che è al centro. Così, possiamo giocare senza mai litigare. Ecco perché l'abbiamo chiamata "linea-basta-bisticci".
In attesa di altri giochi, io e i miei fratelli ci consolavamo sfidando gli amici a rubabandiera. Con la corda da lavoro di nostro padre disegnavamo una bellissima linea sulla sabbia. Una linea che ha la stessa forma del contorno del sole, o della luna.
Tutti gli altri chiamano questa linea circonferenza. A questo gioco sono bravissimo perché corro troooppo veloce!
Rispondi alle domande per continuare la storia
COME SI CHIAMAVA LO SCRIBA, IL MAESTRO DI AMES?
DOCET
AMOSE
CETME
NEFERTITI
QUANTI FRATELLIAVEVA AMES?
IN QUALE CITTÀ ERA ANDATO IL PAPÀ DI AMES?
NILO
TEBE
TANIS
MENFI
I giorni passavano, ma di nostro padre nessuna notizia. Anche la mamma era preoccupata... A complicare le cose si aggiungeva il Grande Fiume che non la smetteva di ingrossarsi sempre più. La sua acqua cresceva, cresceva... stava addirittura per uscire dal suo letto e inondare tutta la campagna. Ogni autunno sempre la stessa cosa! A noi bambini questo fatto non piace, perché non possiamo andare a giocare sulle sue rive... Invece i contadini sono contenti, perché così i loro campi diventano più fertili e danno più frutti. Perciò guai a parlare male del Grande Fiume! E infatti, un mattino, al risveglio, ecco tutti gli orti sommersi dall'acqua scura, pesci che sguizzano di qua e di là per nuotare.
Quanti brutti pensieri si affacciavano alla nostra mente! Passarono giorni tristi, nemmeno il gatto di legno riusciva a rallegrarci. Io, il maggiore dei figli, decisi che sarei andato a cercarlo, non appena il fiume fosse tornato a scorrere tranquillo nel suo letto. Sembrò un tempo interminabile, ma alla fine, un bel giorno, ecco di nuovo la terra fare da sponda a quel nastro lucente di acqua. Il Grande Fiume aveva ritrovato la sua strada richiamando a sé le sue acque.Subito io e i miei fratelli decidemmo per la partenza ma... come fare? Dove trovare un'imbarcazione per risalire le acque fino a Tebe?
Non si capiva più niente! E di nostro padre ancora nulla di nuovo. "Forse la sua feluca avrà fatto naufragio... Forse sarà stato preso dai coccodrilli..."
- Forse può aiutarci Nasìm, - dissi ai miei fratelli, - il nostro vicino dal naso lungo e il viso rugoso, che possiede una barca leggera e maneggevole, buona anche per quattro ragazzi inesperti come noi! Nasìm, Nasìm, dove sei?Lo trovammo con le mani nei capelli che cercava di riparare il recinto del suo orto, distrutto dall'acqua che lo aveva inondato. Non riusciva a fare una traccia bella dritta, in nessun modo. Nel vederci cambiò espressione. - Venite ragazzi, venite ad aiutarmi. Portate le corde e mettetele al lavoro come vostro padre! -È vero, era proprio quello il mestiere di nostro padre. Ogni autunno, al ritirarsi delle acque, lui, Funìs e Làpis partivano con le loro funi a tracolla per andare a ridisegnare tutti i confini degli orti sulle
rive del fiume. Era l'unico modo per evitare che i proprietari bisticciassero tra loro: "Questo pezzo era mio!" "No, era mio! Che Amon-Ra m'invii un nugolo di vespe a pungermi il capo pelato se non è vero!"Ma noi bambini non eravamo tenditori di corde! A malapena sapevamo tirare una linea retta!
Di certo non eravamo in grado di fare figure complicate come quelle del manuale di nostro padre, il Grande papiro della geometria sulle sponde del Nilo. Nasìm fu irremovibile. -Niente confini dell'orto, niente feluca in prestito -. Che tipo testardo!
Radunai i miei fratelli, che si erano messi a raccogliere cavallette da far arrostire al fuoco per mangiarle croccanti, cosparse di miele. Insieme studiammo il papiro e tutti gli schemi. Alla fine ogni cosa fu chiara. La forma dell'orto di Nasìm doveva essere così: "figura di quattro lati come il Faraone comanda". E come comanda il Faraone? Il Faraone, che è molto giusto, vuole sempre le cose uguali, perciò i lati dell'orto deono essere quattro e uguali tra loro.
Quindi prendemmo quattro corde tutte uguali e le annodammo una dopo l'altra: Nefertiti e Nefertari tiravano due nodi opposti, Amose e io gli altri due. Nasìm osservava preoccupato. Tendemmo bene bene e alla fine venne fuori un recinto come quello del disegno qui accanto. Vedendo quella figura, Nasìm si rimise le mani nei capelli e cominciò a sbraitare:
- No, non è questa la forma del mio orto! Siete dei buoni a nulla, povero vostro padre! Non vedete che in quest'angolo ci sta una bella palma grande grande e in quest'altro non ci entra nemmeno un cavolfiore? Anche "i quattro angoli devono essere come il Faraone comanda",
cioè tutti uguali, che Amon-Ra v'illumini!
Subito provammo ad aumentare gli angoli più piccoli: le mie sorelle si avvicinarono e noi ci allontanammo. Ma forse esagerammo un po', perché ora toccò agli altri due angoli diventare troppo piccoli.
E Nasìm sempre a sbraitare: - Non è questa la forma del mio orto, il mio orto era tutto regolare, angoli uguali e lati uguali! Il mio orto era un quadrato, un qua-dra-to, preciso preciso. Cercate tra gli attrezzi di vostro padre, ci sarà sicuramente la corda magica, quella che forma gli angoli giusti. In effetti, nel canestro con le corde ce n'era una colorata, che nostro padre ci aveva sempre vietato di toccare perché troppo preziosa... Eccola qui.
Ha dodici nodi, tutti a uguale distanza. Il suo nome è "corda squadra", e basta fissarla con tre picchetti che sicuramente l'angolo tra il lato blu e quello rosso è proprio quello che fa per noi. Nostro padre lo chiama angolo retto.
Ma il bello è stato proprio questo: nel nostro orto abbiamo formato un angolo retto e, subito dopo, tirando i quattro nodi, anche gli altri tre angoli sono diventati retti. Sembrava quasi una magia! Che meraviglia! In un attimo l'orto aveva il suo confine e con tutti i lati uguali e tutti gli angoli uguali! Una figura bellissima.
- Evviva il nostro quadrato! - abbiamo gridato in coro. Nefertari, che è ancora piccolina e non sa parlare bene, diceva: - Evviva il nostro quadrorto, evviva il nostro quadrorto! -
E noi lì a ridere sentendo quel nome buffo. Nasìm, tutto soddisfatto, si mise subito al lavoro per costruire la palizzata sul confine appena disegnato. Riguardo alla feluca che ci diede in prestito, non la finiva di farci raccomandazioni: "Trattatela bene, non siate imprudenti...". Che tipo malfidato!Nel vedere il ben quadrato di Nasìm, gli altri contadini ci rincorsero chiedendo la stessa figura per i loro orti: - Avrete datteri e miele in quantità, restate a tendere le corde, non andate via! Ma noi avevamo un compito più importante da eseguire!
Inutile raccontare le peripezie del viaggio; bastano tre parole (e non è solo per sbrigarmi nei compiti!): tempeste, fulmini, coccodrilli.
Voglio solo ricordare la mossa vincente di mia sorella Nefertiti, quando con un bastone riuscì a bloccare le fauci di un esemplare maestoso, lasciandolo a bocca asciutta e... anche aperta. Chissà, forse da grandi potremmo fare io l'avvistatore e lei la domatrice di coccodrilli!
Rispondi alle domande per continuare la storia
IN CHE STAGIONE IL NILO INONDA I CAMPI?
AUTUNNO
PRIMAVERA
INVERNO
ESTATE
QUANTI NODI AVEVA LACORDA SQUADRA?
14
10
20
12
QUALI ERANO I TRE COLORI DELLA CORDA SQUADRA?
BLU-VERDE-ROSSO
GIALLO-VERDE-ROSSO
BLU-VERDE-GIALLO
BIANCO-ROSSO-BLU
Alla fine, giungemmo a Tebe. Nostro padre, il grande Imotep, era lì a dirigere i lavori della nuova PIRAMIDE. Era stato scelto fra tanti illustri tenditori di corde per disegnare un'enorme base a forma di quadrato.
Arrivammo proprio nel momento più importante, quando dovevano trovare il punto preciso su cui innalzare la punta della piramide. Tutti intorno seguivano in silenzio la difficile operazione, finché il nostro genitore ordinò ai suoi aiutanti di tracciare due linee speciali, dentro il quadrato, due linee che si incontrarono proprio nel centro della figura, lì dove bisognava innalzare la punta: le diagonali. Tutti in coro gridavano: "Viva Imotep, il grande Imotep!".
Quando nostro padre ci vide, ci corse incontro felice e subito chiese notizie della mamma. Poi volle portarci al cospetto del Faraone.Il grande Sesostri ci guardò dall'alto in basso, com'era prevedibile, ma fu gentile quando volle sapere di noi, di com'eravamo arrivati fin lì. Fui io a raccontare del fiume straripato, dell'orto sconquassato, del recinto risistemato. Seppi raccontare la storia con tale bravura da commuoverlo, tanto che lui, il grande Sesostri, il più regale di tutti i Faraoni, decretò:
- Per aver costruito un quadrato come il Faraone comanda, questi ragazzi riceveranno in
premio uno scarabeo tutto d'oro. E così fu.
Rispondi alle domande per continuare la storia
COME SI CHIAMAVA IL PAPÀ DI AMES?
IMOTEP
DOCET
CETEM
SESOSTRI
COME SI CHIAMAVA IL FARAONE?
IMOTEP
AMENOFIS
KA
SESOSTRI
COSA RICEVETTE IN PREMIO AMES?
UNA COLLANA D'ORO
LO SCARABEO D'ORO
DELLE MONETE D'ORO
IL PAPIRO DELLA GEOMETRIA
Quel bellissimo gioiello così prezioso ora è al collo della nostra mamma.
Il racconto è finito, spero di non aver fatto molti errori! Ora vado a giocare con i miei fratelli e mi auguro che domani lo scriba Docet mi metta un bel voto!
Spero anche che a voi la storia sia piaciuta e che abbiate imparato tante cose come le ho imparate io!
TANTI ANNI SON PASSATI E GLI ARCHEOLOGI HANNO CERCATO DI SCOPRIRE IL SEGRETO DELLE PIRAMIDI...ESPLORA ANCHE TU COME UN ARCHEOLOGO I LUOGHI DELL'ANTICO EGITTO...
E PER FINIRE ECCO UN ARCHEOLOGO ALL'OPERA ...
LA GEOMETRIA DEL FARAONE
chiara viscardi
Created on March 5, 2023
Dal libro di Anna Cerasoli
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GEOMETRIADEL FARAONE
LA GEOMETRIA DEL FARAONE
INDICE
PARTETERZA
PARTEPRIMA
PARTESECONDA
PER APPROFONDIRE L'ARGOMENTO DEGLI EGIZI,CLICCA SULLE PAROLE SCRITTE IN ROSSO
PER SPERIMENTARE E GIOCARE CON LA MATEMATICA,CLICCA SUGLI STRUMENTI MATEMATICICHE TROVERAI LUNGO IL PERCORSO
LA GEOMETRIADEL FARAONE
DAL LIBRO DI ANNA CERASOLI
Ciao! Io sono Ames e vivo in Egitto. Un giorno il mio maestro, lo SCRIBA Docet, mi ha assegnato questo compito: Racconta un episodio importante della tua vita.Così, mi sono procurato un PAPIRO (sottraendolo a Docet) e ora provo a raccontare un fatto veramente incredibile, accaduto proprio a me. Di quando, io che sono appena un ragazzo, ho ricevuto il premio più importante assegnato dal Faraone: lo Scarabeo d'Oro!
Come dicevo, ho tre fratelli; insieme ai miei genitori viviamo in una bellissima casa fatta di mattoni cotti al sole, non in una capanna sgangherata e insicura!
Dalle finestre si può vedere il Grande Fiume pieno di coccodrilli. Sono ferocissimi!Con le bocche enormi, zeppe di denti aguzzi... Perciò le feluche hanno sempre un avvistatore. Chissà, forse da grande potrei fare anch'io l'avvistatore di coccodrilli! Non me ne sfuggirebbe nemmeno uno... parola di Ames!
Ma poi, tutti insieme, ci siamo divertiti a spaventare i topi del cortile: come correvano di qua e di là con i baffi al vento! Qualcuno, per la furia di scappare, era finito dritto dritto tra le grinfie di Felix, il nostro gatto vero!
Quella volta nostro padre era andato a Tebe, la città del Faraone. Noi l'aspettavamo, pensando ai bei regali che sarebbero usciti, come per magia, dalla sua borsa di giunco. Dall'ultimo viaggio ci aveva portato il più bel dono che si possa immaginare: un gatto di legno che apre e chiude la bocca! Appena visto, per prima cosa, noi bambini abbiamo bisticciato: ognuno lo voleva solo per sé.
Ogni giorno dalle feluche scendevano commercianti, tessitori, vasai, di ritorno dal grande mercato di Tebe. Ma di nostro padre, nulla. Noi pensavamo: forse il Faraone l'avrà trattenuto per festeggiarlo a dovere, perché lui è il più bravo tenditore di corde dell'intero Egitto.
Infatti, tendendo una corda, insieme ai suoi aiutanti Funìs e Làpis, riesce a tracciare una linea drittissima.
E chiunque voglia costruirsi una casa bella come la nostra, di linee dritte, o rette, come le chiama mio padre, ne ha bisogno, eccome!
Questa linea è molto speciale, perché prendendo posto su di essa, abbiamo tutti la stessa distanza dalla bandiera, che è al centro. Così, possiamo giocare senza mai litigare. Ecco perché l'abbiamo chiamata "linea-basta-bisticci".
In attesa di altri giochi, io e i miei fratelli ci consolavamo sfidando gli amici a rubabandiera. Con la corda da lavoro di nostro padre disegnavamo una bellissima linea sulla sabbia. Una linea che ha la stessa forma del contorno del sole, o della luna.
Tutti gli altri chiamano questa linea circonferenza. A questo gioco sono bravissimo perché corro troooppo veloce!
Rispondi alle domande per continuare la storia
COME SI CHIAMAVA LO SCRIBA, IL MAESTRO DI AMES?
DOCET
AMOSE
CETME
NEFERTITI
QUANTI FRATELLIAVEVA AMES?
IN QUALE CITTÀ ERA ANDATO IL PAPÀ DI AMES?
NILO
TEBE
TANIS
MENFI
I giorni passavano, ma di nostro padre nessuna notizia. Anche la mamma era preoccupata... A complicare le cose si aggiungeva il Grande Fiume che non la smetteva di ingrossarsi sempre più. La sua acqua cresceva, cresceva... stava addirittura per uscire dal suo letto e inondare tutta la campagna. Ogni autunno sempre la stessa cosa! A noi bambini questo fatto non piace, perché non possiamo andare a giocare sulle sue rive... Invece i contadini sono contenti, perché così i loro campi diventano più fertili e danno più frutti. Perciò guai a parlare male del Grande Fiume! E infatti, un mattino, al risveglio, ecco tutti gli orti sommersi dall'acqua scura, pesci che sguizzano di qua e di là per nuotare.
Quanti brutti pensieri si affacciavano alla nostra mente! Passarono giorni tristi, nemmeno il gatto di legno riusciva a rallegrarci. Io, il maggiore dei figli, decisi che sarei andato a cercarlo, non appena il fiume fosse tornato a scorrere tranquillo nel suo letto. Sembrò un tempo interminabile, ma alla fine, un bel giorno, ecco di nuovo la terra fare da sponda a quel nastro lucente di acqua. Il Grande Fiume aveva ritrovato la sua strada richiamando a sé le sue acque.Subito io e i miei fratelli decidemmo per la partenza ma... come fare? Dove trovare un'imbarcazione per risalire le acque fino a Tebe?
Non si capiva più niente! E di nostro padre ancora nulla di nuovo. "Forse la sua feluca avrà fatto naufragio... Forse sarà stato preso dai coccodrilli..."
- Forse può aiutarci Nasìm, - dissi ai miei fratelli, - il nostro vicino dal naso lungo e il viso rugoso, che possiede una barca leggera e maneggevole, buona anche per quattro ragazzi inesperti come noi! Nasìm, Nasìm, dove sei?Lo trovammo con le mani nei capelli che cercava di riparare il recinto del suo orto, distrutto dall'acqua che lo aveva inondato. Non riusciva a fare una traccia bella dritta, in nessun modo. Nel vederci cambiò espressione. - Venite ragazzi, venite ad aiutarmi. Portate le corde e mettetele al lavoro come vostro padre! -È vero, era proprio quello il mestiere di nostro padre. Ogni autunno, al ritirarsi delle acque, lui, Funìs e Làpis partivano con le loro funi a tracolla per andare a ridisegnare tutti i confini degli orti sulle
rive del fiume. Era l'unico modo per evitare che i proprietari bisticciassero tra loro: "Questo pezzo era mio!" "No, era mio! Che Amon-Ra m'invii un nugolo di vespe a pungermi il capo pelato se non è vero!"Ma noi bambini non eravamo tenditori di corde! A malapena sapevamo tirare una linea retta!
Di certo non eravamo in grado di fare figure complicate come quelle del manuale di nostro padre, il Grande papiro della geometria sulle sponde del Nilo. Nasìm fu irremovibile. -Niente confini dell'orto, niente feluca in prestito -. Che tipo testardo!
Radunai i miei fratelli, che si erano messi a raccogliere cavallette da far arrostire al fuoco per mangiarle croccanti, cosparse di miele. Insieme studiammo il papiro e tutti gli schemi. Alla fine ogni cosa fu chiara. La forma dell'orto di Nasìm doveva essere così: "figura di quattro lati come il Faraone comanda". E come comanda il Faraone? Il Faraone, che è molto giusto, vuole sempre le cose uguali, perciò i lati dell'orto deono essere quattro e uguali tra loro.
Quindi prendemmo quattro corde tutte uguali e le annodammo una dopo l'altra: Nefertiti e Nefertari tiravano due nodi opposti, Amose e io gli altri due. Nasìm osservava preoccupato. Tendemmo bene bene e alla fine venne fuori un recinto come quello del disegno qui accanto. Vedendo quella figura, Nasìm si rimise le mani nei capelli e cominciò a sbraitare:
- No, non è questa la forma del mio orto! Siete dei buoni a nulla, povero vostro padre! Non vedete che in quest'angolo ci sta una bella palma grande grande e in quest'altro non ci entra nemmeno un cavolfiore? Anche "i quattro angoli devono essere come il Faraone comanda",
cioè tutti uguali, che Amon-Ra v'illumini!
Subito provammo ad aumentare gli angoli più piccoli: le mie sorelle si avvicinarono e noi ci allontanammo. Ma forse esagerammo un po', perché ora toccò agli altri due angoli diventare troppo piccoli.
E Nasìm sempre a sbraitare: - Non è questa la forma del mio orto, il mio orto era tutto regolare, angoli uguali e lati uguali! Il mio orto era un quadrato, un qua-dra-to, preciso preciso. Cercate tra gli attrezzi di vostro padre, ci sarà sicuramente la corda magica, quella che forma gli angoli giusti. In effetti, nel canestro con le corde ce n'era una colorata, che nostro padre ci aveva sempre vietato di toccare perché troppo preziosa... Eccola qui.
Ha dodici nodi, tutti a uguale distanza. Il suo nome è "corda squadra", e basta fissarla con tre picchetti che sicuramente l'angolo tra il lato blu e quello rosso è proprio quello che fa per noi. Nostro padre lo chiama angolo retto.
Ma il bello è stato proprio questo: nel nostro orto abbiamo formato un angolo retto e, subito dopo, tirando i quattro nodi, anche gli altri tre angoli sono diventati retti. Sembrava quasi una magia! Che meraviglia! In un attimo l'orto aveva il suo confine e con tutti i lati uguali e tutti gli angoli uguali! Una figura bellissima.
- Evviva il nostro quadrato! - abbiamo gridato in coro. Nefertari, che è ancora piccolina e non sa parlare bene, diceva: - Evviva il nostro quadrorto, evviva il nostro quadrorto! -
E noi lì a ridere sentendo quel nome buffo. Nasìm, tutto soddisfatto, si mise subito al lavoro per costruire la palizzata sul confine appena disegnato. Riguardo alla feluca che ci diede in prestito, non la finiva di farci raccomandazioni: "Trattatela bene, non siate imprudenti...". Che tipo malfidato!Nel vedere il ben quadrato di Nasìm, gli altri contadini ci rincorsero chiedendo la stessa figura per i loro orti: - Avrete datteri e miele in quantità, restate a tendere le corde, non andate via! Ma noi avevamo un compito più importante da eseguire!
Inutile raccontare le peripezie del viaggio; bastano tre parole (e non è solo per sbrigarmi nei compiti!): tempeste, fulmini, coccodrilli.
Voglio solo ricordare la mossa vincente di mia sorella Nefertiti, quando con un bastone riuscì a bloccare le fauci di un esemplare maestoso, lasciandolo a bocca asciutta e... anche aperta. Chissà, forse da grandi potremmo fare io l'avvistatore e lei la domatrice di coccodrilli!
Rispondi alle domande per continuare la storia
IN CHE STAGIONE IL NILO INONDA I CAMPI?
AUTUNNO
PRIMAVERA
INVERNO
ESTATE
QUANTI NODI AVEVA LACORDA SQUADRA?
14
10
20
12
QUALI ERANO I TRE COLORI DELLA CORDA SQUADRA?
BLU-VERDE-ROSSO
GIALLO-VERDE-ROSSO
BLU-VERDE-GIALLO
BIANCO-ROSSO-BLU
Alla fine, giungemmo a Tebe. Nostro padre, il grande Imotep, era lì a dirigere i lavori della nuova PIRAMIDE. Era stato scelto fra tanti illustri tenditori di corde per disegnare un'enorme base a forma di quadrato.
Arrivammo proprio nel momento più importante, quando dovevano trovare il punto preciso su cui innalzare la punta della piramide. Tutti intorno seguivano in silenzio la difficile operazione, finché il nostro genitore ordinò ai suoi aiutanti di tracciare due linee speciali, dentro il quadrato, due linee che si incontrarono proprio nel centro della figura, lì dove bisognava innalzare la punta: le diagonali. Tutti in coro gridavano: "Viva Imotep, il grande Imotep!".
Quando nostro padre ci vide, ci corse incontro felice e subito chiese notizie della mamma. Poi volle portarci al cospetto del Faraone.Il grande Sesostri ci guardò dall'alto in basso, com'era prevedibile, ma fu gentile quando volle sapere di noi, di com'eravamo arrivati fin lì. Fui io a raccontare del fiume straripato, dell'orto sconquassato, del recinto risistemato. Seppi raccontare la storia con tale bravura da commuoverlo, tanto che lui, il grande Sesostri, il più regale di tutti i Faraoni, decretò:
- Per aver costruito un quadrato come il Faraone comanda, questi ragazzi riceveranno in
premio uno scarabeo tutto d'oro. E così fu.
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COME SI CHIAMAVA IL PAPÀ DI AMES?
IMOTEP
DOCET
CETEM
SESOSTRI
COME SI CHIAMAVA IL FARAONE?
IMOTEP
AMENOFIS
KA
SESOSTRI
COSA RICEVETTE IN PREMIO AMES?
UNA COLLANA D'ORO
LO SCARABEO D'ORO
DELLE MONETE D'ORO
IL PAPIRO DELLA GEOMETRIA
Quel bellissimo gioiello così prezioso ora è al collo della nostra mamma. Il racconto è finito, spero di non aver fatto molti errori! Ora vado a giocare con i miei fratelli e mi auguro che domani lo scriba Docet mi metta un bel voto! Spero anche che a voi la storia sia piaciuta e che abbiate imparato tante cose come le ho imparate io!
TANTI ANNI SON PASSATI E GLI ARCHEOLOGI HANNO CERCATO DI SCOPRIRE IL SEGRETO DELLE PIRAMIDI...ESPLORA ANCHE TU COME UN ARCHEOLOGO I LUOGHI DELL'ANTICO EGITTO...
E PER FINIRE ECCO UN ARCHEOLOGO ALL'OPERA ...