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Traviata, Nabucco, Carmen

anna lorenzoni

Created on March 4, 2023

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Transcript

La Traviata, il Nabucco e la Carmen

Presentazione di Anna Lorenzoni

Indice

Traviata in breve

musica nell'800

Vita Verdi

voci

Nabucco

atti

voci

atti

Carmen in breve

voci

Realismo

atti

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01

Musica nell'800

01

Con la costruzione dei teatri la musica si diffuse anche tra i ceti popolari. In Italia fu il secolo del melodramma grazie a Rossini, Bellini, Donizetti e specialmente Verdi. Giuseppe Verdi diede maggior equilibrio alle varie parti in modo che risultassero coerenti con la realtà. In Francia intorno al 1830 si diffuse la Gran-Opéra, un tipo di melodramma che aveva soggetti storici. Contemporaneamente si diffuse anche l'Opéra-comune, molto leggera e adatta al divertimento

Vita Verdi

02

Giuseppe Verdi nacque il 10 ottobre del 1813 a Roncole Verdi, frazione del comune di Busseto in provincia di Parma. Fin da piccolo Verdi iniziava già a comporre musica. Nel 1836 si sposò con Margherita Barezzi, da cui ebbe due figli: Virgina (morta molto giovane) e Icilio. A soli 22 anni compose il suo primo melodramma: Oberto Conte di San Bonifacio e nello stesso anno si traferì a Milano. Nel 1842 compose il Nabucodonosor (che si chiamerà in seguito solo Nabucco a causa della troppa lunghezza). Quest'opera parla della prigionia degli ebrei e della loro oppressione, ma questa oppressione era la stessa che Verdi vedeva per gli italiani prima dell'unificazione, infatti lui voleva interpretare il sentimento di amore per la patria del popolo italiano. Il Nabucco è una delle 3 opere patriottiche di Verdi insieme al Rigoletto e il Trovatore

Vita Verdi

Verdi partecipò attivamente alla vita pubblica del suo tempo. Fu un patriota convinto e forte sostenitore dei moti risorgimentali (durante l'occupazione austriaca la scritta "Viva V. E. R. D. I. " fosse letta come "Viva Vittorio Emanuele Re d'Italia"), in questo modo i patrioti italiani poterono esprimere il loro amore per la patria senza destare sospetti algi austriaci. Il Paese lo volle membro del primo parlamento del Regno d'Italia e successivamente senatore. Intorno al 1839 gli morì prima Icilio ed ad un anno di distanza la moglie Margherita. Successivamente intorno al 1859 Verdi si sposò con Giuseppina Strepponi, considerata una prostituta perché si fidanzò con Giuseppe Verdi nonostante fosse già fidanzata. Così nel 1853 Verdi compose la Traviata che parla di Violetta Velery considerata anche lei una prostituta , la scrisse in onore di sua moglie. Nel 1871 Verdi compose l'Aida, considerata un'opera universale per la conquista del Canale di Suez. All'età di 80 anni Verdi componeva ancora, infatti aveva ancora 30 opere da finire, trascorse i suoi utimi anni a Villanova. Morì nel 1901 all'età di 88 anni in un appartamneto a Milano.

Traviata

03

La traviata è un'opera in tre atti di Giuseppe Verdi e la prima rappresentazione avvenne al Teatro La Fenice di Venezia il 6 marzo 1853. L'inizio dell'opera piacque al pubblico, ma dal secondo atto in poi cominciò a scemare e l'esito complessivo, a detta dello stesso Verdi, fu un fiasco. La Traviata parla di Violetta Valéry, giovane cortigiana parigina, che per amore di Alfredo decide di cambiare vita, di abbandonare Parigi e i suoi lussi. Decise di trasferirsi in campagna. Lì i due innamorati vivono felici, ma un giorno arriva il padre di Alfredo, Germont chiede a Violetta di lasciare Alfredo per sempre perché la loro convivenza disdicevole rischia di far saltare il matrimonio dell’altra sua figlia, la sorella di Alfredo. Violetta cerca di opporsi, ma alla fine, convinta da Germont, scrive una lettera di addio ad Alfredo, spiegandogli che ha nostalgia di Parigi e della sua vita di prima. Alfredo, sconvolto dalla rabbia e dalla delusione, la raggiunge e la offende pubblicamente gettandole del denaro ai piedi. Violetta, malata di tisi, è ormai in fin di vita quando Alfredo, venuto a sapere la verità, va a chiederle perdono. Dopo averlo rivisto per l’ultima volta, Violetta si spegne

Voci e personaggi

04

  • Violetta Valéry (soprano): cortigiana e mantenuta, protetta del Barone Duphol
  • Barone Duphol (Baritono): finanziatore, protettore e amante di Violetta Valéry
  • Alfredo Germont (tenore): giovane gentiluomo, ad una festa conosce Violetta Valéry e se ne innamora.
  • Giorgio Germont (baritono): padre di Alfredo
  • Annina (Mezzosoprano): cameriera di Violetta.
  • Dottor Grenvil (basso): medico di Violetta.
  • Gastone (Tenore): E' lui a presentare Alfredo a Violetta portandolo con sé alla festa a casa della donna.

Atto 1

05

Violetta Valery è una giovane cortigiana parigina, dedita al lusso e ai piaceri e il suo protettore, il barone Douphol, non le fa mancare nulla. Però Violetta è ammalata di tisi. Una sera, per dimenticare la malattia che la affligge, invita i suoi amici a cena. È in quest’occasione che Gastone le presenta il suo amico Alfredo Germont, un giovane di buona famiglia che si è innamorato di lei. Dopo aver brindato allegramente ("Libiam ne' lieti calici"). Violetta ha un mancamento e si attarda qualche secondo; Alfredo le raccomanda di badare di più alla sua salute, e le confessa di amarla da quando l'ha conosciuta. Violetta è sorpresa, dubita di poter corrispondere a questo sentimento; tuttavia non nega la sua amicizia al giovane; gli dona una camelia e gli dice di presentarsi da lei il giorno dopo, quando il fiore sarà appassito. Quando finisce la festa e Violetta rimane sola, ripensa alle parole di Alfredo e si chiede se anche per lei esista la possibilità di innamorarsi e cambiare vita; ma si risponde di no. Tuttavia la voce dell’amore rieccheggia nei suoi pensieri, anche se lei la vuole respingere.

Atto 2

Violetta e Alfredo si sono trasferiti nella casa di campagna di Violetta, lontano da Parigi. Qui vivono un’esistenza tranquilla, felici e innamorati. Tuttavia Violetta, per far fronte alle spese, deve vendere i suoi averi; quando lo scopre, Alfredo si vergogna e decide di partire per Parigi per onorare i debiti. Durante la sua assenza suo padre, Giorgio Germont, arriva in casa di Violetta e la accusa di sprecare le sostanze del figlio. Violetta gli dimostra che non è così, e che è stata lei a provvedere alle spese vendendo i suoi averi. Germont capisce che Violetta prova dei sentimenti sinceri per il figlio, e che ormai ha cambiato vita. Tuttavia le chiede di fare un sacrificio: lasciare Alfredo per sempre, perché quel legame non è socialmente ammissibile; se continuano a vivere sotto lo stesso tetto, il matrimonio della sorella di Alfredo non si potrà celebrare. Violetta è sconvolta all’idea di doversi separare per sempre da Alfredo, ma alla fine viene convinta. Violetta scrive una lettera in cui dice ad Alfredo di avere nostalgia della sua vita di prima e di aver deciso di tornare a Parigi; pur sapendo di attirarsene la rabbia e il disprezzo, per amore di Alfredo è pronta a compiere qualsiasi sacrificio. Alfredo legge la lettera ed è diventa fuori di sé dalla rabbia, diventa infuriato e frustrato nei confronti di Violetta, così la raggiunge Parigi.

Atto 3

Violetta giace a letto; è gravemente malata e sente che ormai le resta poco da vivere: dice addio a bei sogni del passato e invoca il perdono di Dio.. Giorgio Germont le ha scritto una lettera in cui le spiega che ha detto tutta la verità ad Alfredo: lo ha messo al corrente del sacrificio che lei ha fatto, e ora lui sta tornando a Parigi per chiederle perdono. Violetta si logora nell’attesa, il tempo sembra non passare mai. Infine Alfredo arriva, e nel rivederlo lei sente rinascere la speranza, vorrebbe andare in Chiesa a ringraziare Dio, ma sviene; si rende conto che ormai sta morendo, proprio adesso che più che mai vorrebbe vivere. Anche il padre di Alfredo, pentito di quello che ha fatto, fa in tempo a chiederle perdono prima che muoia

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Nabucco

06

Composto nel 1842 il Nabucco (originariamente "Nabuccodonosor") è un dramma lirico con sfondi patriottici diviso in quattro atti. Narrava le vicissitudini degli ebrei, schiacciati dal potere dispotico del sovrano babilonese Nabucodonosor. Ogni italiano avrebbe potuto riconoscere le proprie sventure in quelle del popolo ebraico: Nabucodonosor non era che un simbolo dell’oppressore austriaco. Il 9 marzo del 1842, il Nabucco venne messo in scena per la prima volta al Teatro alla Scala ed ebbe un successo straordinario, tanto da essere rappresentato 64 volte nel suo primo anno di esecuzione. Fu soprattutto il coro degli ebrei in schiavitù del terzo atto a infiammare l’animo degli spettatori. Gli emozionanti versi del "Va’ pensiero", la sua invocazione nostalgica: “Oh, mia patria sì bella e perduta!” sarebbero rimasti scolpiti nell’immaginario collettivo. Il coro del Nabucco subì un processo di mitizzazione senza pari che lo trasformò in un potente inno nazionalista, fatto proprio dai patrioti italiani, per questo motivo il Nabucco è considerata anche un'opera patriottica.

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Trama in breve

Gli Ebrei a Gerusalemme si lamentano per il loro destino perché sono stati sconfitti da Nabucco, il re di Babilonia. Zaccaria è potenfice di Gerusalemme, cerca di sollevare l’umore degli Ebrei. Fenena, figlia di Nabucco, viene catturata e Ismaele, nipote del re di Gerusalemme, la controlla.Fenena, però, è innamorata di Ismaele e anche lui di lei e cercano di fuggire insieme. Arriva in quel momento Abigaille, l’altra figlia di Nabucco e anche lei innamorata di Ismaele, e quando scopre la loro fuga minaccia Fenena.Fenena diventa governatrice della città di Gerusalemme e si converte all’ebraismo liberando tutti gli schiavi ebrei. Abigaille entra con la forza a Gerusalemme con un piccolo esercito. Ma arriva anche Nabucco che riprende la corona e maledice il Dio degli Ebrei. Appena dice queste parole viene però fulminato e cade a terra. Abigaille prende la corona, si dichiara nuova regina e condanna a morte tutti gli Ebrei.Nabucco sa che così morirà anche sua figlia Fenena e si converte anche lui all’ebraismo pregando Dio di aiutarlo. Una parte dell’esercito quando vede che Nabbuco sta di nuovo bene lo aiuta contro Abigaille.Infine Nabucco riprende la corona e Abigaille si avvelena chiedendo perdono.

Voci e Personaggi

07

  • Nabucco (Baritono) re di Babilonia
  • Ismaele (Tenore) nipote di Sedecia re di Gerusalemme
  • Zaccaria (Basso) Gran Pontefice degli Ebrei
  • Abigaille (Soprano) schiava, creduta figlia primogenita di Nabucco
  • Fenena (Mezzosoprano) figlia di Nabucco
  • Il Gran Sacerdote (Basso)
  • Abdallo(Tenore) vecchio ufficiale del re di Babilonia
  • Anna (Soprano) sorella di Zaccaria

Atto 1 -Gerusalemme

08

Nel Tempio di Gerusalemme, i Leviti e il popolo lamentano la triste sorte degli Ebrei, assediati dal re di Babilonia Nabucodonosor alle porte della città. Il gran profeta Zaccaria cerca di confortare e incoraggiare la sua gente presentando un prezioso ostaggio, Fenena, figlia di Nabucodonosor, che affida in custodia a Ismaele, nipote del re di Gerusalemme. Ma il giovane è sul punto di tradire il suo popolo volendo liberare la prigioniera e fuggire con lei; in passato, mentre egli stesso si trovava a Babilonia come prigioniero, era stato liberato proprio da Fenena, di cui si innamorò. Mentre i due stanno organizzando la fuga, giunge nel tempio un drappello dei Babilonesi travestiti da Ebrei guidato dall'altra figlia del re babilonese, Abigaille.

Anche Abigaille è innamorata di Ismaele e minaccia la sorella di riferire al padre il piano di fuga degli innamorati, ma alla fine si dichiara disposta a tacere a patto che Ismaele rinunci a Fenena e risponda al suo amore. A capo del suo esercito irrompe Nabucodonosor, deciso a saccheggiare la città e dunque Zaccaria, per fermarlo, minaccia di uccidere Fenena: Ismaele però la strappa dalle mani del gran sacerdote e la consegna sana e salva nelle mani di Nabucodonosor; ma lui, irato, imprigiona gli Ebrei e fa incendiare il tempio.

Atto 2 -L'empio

Sola negli appartamenti reali, Abigaille tiene fra le mani una pergamena sottratta a Nabucco, che attesta le sue umili origini di schiava. La sua rabbia esplode in una furia incontenibile alla notizia che Fenena, nominata reggente dal padre, ha dato ordine di liberare tutti gli ebrei. Abigaille accetta l'invito del Sacerdote di Belo di impossessarsi della corona. Intanto, prigioniero degli Assiri, Zaccaria entra in una sala della reggia seguito da un levita che reca le Tavole della Legge e si reca all'incontro con Fenena che ha deciso di convertirsi al Dio degli Ebrei. Vedendo Ismaele, i Leviti gli intimano di fuggire, maledicendolo perché li ha traditi, ma interviene Anna, sorella di Zaccaria, che afferma che il giovane ha salvato la vita a un'ebrea, visto che Fenena nel frattempo si è convertita alla Legge. Approfittando del fatto che Nabucco è dato per morto in guerra, Abigaille irrompe in scena e pretende da Fenena la corona, ma Nabucco si rivela vivo e giunge a riprenderla, poi comincia a deridere il Dio di Babilonia e il dio degli Ebrei ed esige di essere adorato come l'unico Dio. Subito un fulmine scende sul suo capo, e la corona cade al suolo; Abigaille la recupera e si autoproclama regina, ma intanto il re comincia a manifestare segni di follia.

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Atto 3 -La profezia

Abigaille sul trono riceve gli onori di tutte le autorità del regno; Nabucco viene fermato dalle guardie mentre tenta di riprendersi la corona. Nabucco, colpito e accecato dal fulmine è rimasto inebetito e mentalmente instabile, di questo ne approfitta Abigaille per fargli convalidare, con il sigillo reale, la condanna a morte per gli Ebrei. In un momento di lucidità, Nabucco si rende conto di avere condannato anche la figlia Fenena e inutilmente chiede per lei salva la vita. Ma la crudele Abigaille distrugge il documento che prova la sua vera identità di schiava, dichiarandosi unica figlia ed erede di Nabucco che fa arrestare dalle sue guardie. Sulle sponde dell'Eufrate, il coro degli Ebrei invoca la patria lontana (Va pensiero) ed ancora una volta Zaccaria consola il suo popolo con una profezia e li esorta ad avere fede nel loro dio.

Va’ pensiero

Va' pensiero, sull'ali dorate Va', ti posa sui clivi, sui colli Ove olezzano trepide e molli L'aure dolci del suolo natal! Del Giordano le rive saluta Di Sionne le torri atterrate... Oh mia patria, sì bella e perduta Oh, membranza sì cara e fatal! Arpa d'or dei fatidici vati Perché muta dal salice pendi? Le memorie nel petto raccendi Ci favella del tempo che fu! O t'ispiri, il Signore un concento Che ne infonda al patire virtù Che ne infonda al patire virtù Che ne infonda al patire virtù Al patire virtù

Vai pensiero sulle tue ali d'oro. Vai e posati sui pendii e sui colli, Dove profuma tiepida e deliziosa L'aria dolce della nostra terra natale Saluta da parte nostra le rive del Giordano e le torri di Sion,che sono state distrutte... Oh mia patria così bella ma perduta, Oh ricordo cosi caro ma doloroso. Arpa d'oro suonata dai nostri grandi profeti, Perché ora taci e sei appesa ai rami di un salice, di un albero che piange? Riaccendi i ricordi nel nostro cuore, Parlaci del tempo in cui eravamo liberi. Tu che hai memoria della sorte di Gerusalemme fai uscire un suono di crudo lamento, Oppure il Signore ti ispiri una musica Che ne infonda al patire virtù! Che ne infonda al patire virtù! Che ne infonda al patire virtù! Che sappia farci reagire alla sofferenza

Atto 4 -L'idolo infranto

Nabucco si sveglia da un sonno tormentato da incubi e si affaccia dalla loggia richiamato dal suono di urla; vede allora sua figlia Fenena che viene portata al supplizio. Si lancia verso la porta per fuggire e salvare sua figlia, ma si accorge che è chiusa. Cade in ginocchio e chiede perdono al Dio degli Ebrei, promettendo di ricostruire il Tempio che aveva distrutto e di abbattere quelli del Dio Belo. Proprio mentre esprime quesa intenzione, il fedele Abdallo spalanca la porta della sua stanza, seguito da un manipolo di soldati. Gli viene restituita la sua spada e si avviano per riconquistare il trono e liberare Fenena. Una volta giunto nel Tempio del Dio Belo, dove sono stati condotti Zaccaria, Anna e Fenena, Nabucco ordina che venga distrutto l’idolo simbolo di Belo. Appena pronunciate queste parole, l’idolo cade infranto da sé. Tra lo stupore dei presenti, Nabucco annuncia che il regno del terrore di Abigaille è finito e che ella si è avvelenata. Concede la libertà agli ebrei e ordina loro di costruire un nuovo Tempio per il loro Dio.

Carmen

09

E' stata scritta da Bizet ed è divisa in 4 atti. Parla della vita di Don José, un giovane brigadiere di servizio a Siviglia, viene sconvolta fatalmente dall’incontro con Carmen, una bellissima zingara sigaraia che lo attira con il suo fascino. Per lei dimentica Micaela, la sorella adottiva che aveva intenzione di sposare. Carmen vorrebbe che lui diventasse contrabbandiere, così non avrebbe più tante regole da rispettare e vivrebbe in totale libertà. Don José all’inizio non ne vuole sapere, ma alla fine è costretto a cedere. Comunque il loro amore è di breve durata: le divergenze si fanno sempre più forti, finché un giorno non arriva Micaela ad avvisare Don José che sua madre è morta. Don José è costretto ad andarsene, anche se si dispera di gelosia all’idea di lasciare Carmen da sola. Escamillo, un prode toreador, si è invaghito della bella zingara, e vorrebbe che lei lo venisse a vedere alla corrida di Siviglia. Ed è proprio lì che Don José, ormai in rovina, qualche tempo dopo ritrova Carmen, ma ormai innamorata di Escamillo. Don José le propone di cominciare una nuova vita insieme in un altro paese, ma lei rifiuta seccamente; folle di gelosia, Don José la uccide con il suo pugnale.

Voci e Personaggi

10

  • Carmen, zingara-sigaraia (mezzosoprano)
  • Don José, sergente (tenore)
  • Escamillo, torero (baritono)
  • Moralès, sergente (baritono)
  • Zuniga, tenente (basso)
  • Micaëla, contadina (soprano)
  • Mercédès, zingara (soprano)
  • Frasquita, zingara (soprano)
  • Dancairo, contrabbandiere (tenore)
  • Remendado, contrabbandiere (tenore)

Atto 1

11

All’ora della pausa, le sigaraie escono dalla fabbrica, ma all'inizio Don José non mostra interesse per loro perché ama Micaela e ha promesso alla madre di sposarla. Tutti gli uomini aspettano Carmen, le si stringono intorno; ma lei ha occhi solo per José e gli lancia un fiore.La reazione de brigadiere è di turbamento e nasconde il fiore sotto la giacca. Quando incontra con Micaela nella piazza di Siviglia, gli consegna una lettera della madre e lo bacia caldamente prima di andarsene. Scoppia una rissa tra le sigaraie e Carmen, la più aggressiva, viene arrestata da Zuniga, che ordina a José di portarla in prigione. Rimasta sola con il brigadiere, Carmen dà inizio alla sua opera di seduzione: gli promette amore in cambio della libertà. José, ormai sedotto, l’aiuta a fuggire.

Atto 2

Carmen attende il ritorno di Don José, incarcerato perché colpevole di averla fatta fuggire. Escamillo rivolge a Carmen parole galanti, ma viene respinto. Torna José, uscito di pigione, intanto Attila, addormentato nella propria tenda, quando si sveglia narra allo scudiero Uldino un sogno: giunto alle porte di Roma, è fermato da un vecchio canuto che gli impone di arretrare di fronte alla terra di Dio. Il tenente Zuniga ordina a Josè di rientrare, lui si ribella e scoppia una rissa. I contrabbandieri li separano e l’uomo si unisce a Carmen e ai fuorilegge disertando l’esercito.

Atto 3

José si accorge che il rapporto con Carmen non è più quello di un tempo. Intanto Micaela raggiunge il campo dei contrabbandieri in cerca di José, ma scappa quando lo vede con Escamillo. Geloso del rivale, José sfida a duello il torero, ma viene fermato dagli zingari che trovano Micaela nascosta tra le rocce che riferisce a José che la madre è in punto di morte; l’uomo accetta di seguirla, ma prima di andare via minaccia Carmen, della quale è follemente innamorato.

Atto 4

Di fronte all’arena di Siviglia la folla acclama il corteo dei toreri e tra la folla c’è Carmen che ora è innamorata di Escamillo. Mercedes e Frasquita la avvertono che Josè è nelle vicinanze; l’uomo si avvicina per parlarle ma le sue suppliche sono inutili, la donna lo respinge e, in segno di disprezzo, si sfila l’anello che le ha donato e glielo getta addosso. Disperato e accecato dall’ira per essere stato rifiutato, uccide la donna con una pugnalata, poi si costituisce ai gendarmi mentre la folla festeggia la vittoria di Escamillo.

Realismo

12

In Francia, verso la metà dell’Ottocento, si sviluppa un movimento letterario detto Realismo. Esso si contrappone alla visione idealizzata del Romanticismo e si propone di descrivere con precisione e oggettività la realtà quotidiana dei ceti più bassi. La massima espressione di questa corrente si ha in ambito pittorico. Verso il 1870 il movimento subisce una trasformazione e prende il nome di Naturalismo. Sul finire dell’ottocento e nei primi decenni del Novecento in Italia si afferma il Verismo, che si ispira al Naturalismo francese. In ambito musicale il Verismo è inaugurato dall’Opera lirica "Cavalleria rusticana" di Mascagni, tratta da una novella dello scrittore Giovanni Verga, il massimo esponente letterario di questa corrente. Il Verismo mette in scena storie vere o situazioni verosimili, caratterizzate da una espressione realistica e cruda dei sentimenti. Con il Verismo, infatti, l’attenzione si sposta su drammi amorosi di carattere passionale e tragico e sui problemi di contadini e proletari