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Virgilio, Lucano e Orazio
felicia.tiralongo6
Created on March 3, 2023
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Transcript
Virgilio, Lucano e Orazio: AUTORI A CONFRONTO.
Marta Vittorini Felicia Tiralongo
Final Project
01. Virgilio
Publio Virgilio Marone
(70-19 a.C)
- Figlio di un proprietario terriero
- Scuola di retorica a Roma, studi presso Napoli
- Circolo di Mecenate
Index
01. Virgilio
07. Virgilio e Orazio
04. L' antivirgilio
08. L'elogio della vita agreste
02. Lucano
05. Eneide
09. Il topo di campagna e il topo di città
06. Bellum civile
03. Orazio
02. Lucano
Marco Anneo Lucano
(39-65 d.C)
- Nipote del filosofo Seneca
- Studi a Roma e ad Atene
- Cohors amicorum di Nerone
- Congiura di Pisone (65 dC)
03. Orazio
Quinto Orazio Flacco
(65-8 a.C)
- Origini molto umili
- Studi di grammatica e retorica a Roma e migliorò i suoi studi ad Atene
- Amicizia profonda con Mecenate
04. Lucano: l'anti-virgilio
1. Poema anti-epico; 2. Rinuncia al introduzione della narrazione con il corpus degli dei; 3. Manca un protagonista; 4. Poema del dissenso, ribaltamento delle affermazioni Virgiliane; 5. Nessun intento celebrativo, atipico;
6. Tema della sconfitta, alcun trionfo; 7. Non rispecchia epos virgiliano, l'idea del sublime ha un nuovo utilizzo, 8.Tema centrale: la morte; 9. Sofferma su momenti di drammaticità.
05. Eneide
(vv. 1-11)
Canto le armi e l'eroe, il quale per primo dalle coste di Troia giunse in Italia, profugo per volere del fato, e alle spiagge di Lavinio, egli che fu sballottato ampiamente per terra e per mare dalla potenza degli dei a causa dell'ira memore della crudele Giunone; e sopportò molto anche in guerra, pur di fondare la città, e portare gli dei nel Lazio, da cui la stirpe latina, e i padri albani, e le mura dell'alta Roma. Musa, ricordami le cause, per quale volontà divina offesa, o perché addolorata, la regina degli dei costrinse un eroe illustre per devozione ad affrontare tante vicende e a subire tante fatiche. Così profonda l'ira nell'animo dei celesti?
Arma virumque cano, Troiae qui primus ab oris Italiam, fato profugus, Laviniaque venit litora, multum ille et terris actatus et alto vi superum saevae memorem lunonis ob iram; multa quoque et bello passus, dum conderet urbem, inferretque deos Latio, genus unde Latinum, Albanique patres, atque altae moenia Romae. Musa, mihi causas memora, quo numine leso, quidve dolens, regina deum tot volvere casus insignem pietate virum, tot adire labores impulerit. Tantaene animis caelestibus irae?
06. Bellum civile
(vv. 1-7)
Cantiamo guerre più atroci di quelle civili, con battute sui campi d’Emazia, il delitto divenuto legalità è un popolo potente che si è rivolto contro le sue stesse viscere con la destra vittoriosa e i contrapposti eserciti appartenenti allo stesso sangue e -infranto il patto della tirannia- tutte le energie del mondo sconvolto che lottano per un comune misfatto e l’insegna che vanno contro quella avversari e le aquile contrarie alle aquile e giavellotti minacciosi contro i giavellotti.
Bella per Emathios plus quam civilia campos iusque datum sceleri canimus populumque potentem in sua victrici conversum viscera dextra cognatasque acies et rupto fodere regni certatum totis concussi viribus orbis in commune nefas infestisque obvia signis signa, pares aquilas et pila minantia pilis.
07. Virgilio e Orazio
IL TEMA DELLA VITA AGRESTE
Entrambi gli autori, in alcuni passi, decidono di affrontare il tema della vita agreste, esaltandola.
- Georgiche II (Virgilio)
- Sermones II (Orazio)
08. L'elogio alla vita agreste
O fortunatos nimium, sua si bona norint, agricolas! quibus ipsa procul discordibus armis fundit humo facilem victum iustissima tellus. Si non ingentem foribus domus alta superbis mane salutantum totis vomit aedibus undam nec varios inhiant pulchra testudine postis inlusasque auro vestes Ephyreiaque aera alba neque Assyrio fucatur lana veneno nec casia liquidi corrumpitur usus olivi,
O troppo fortunati gli agricoltori, se soltanto conoscessero il proprio bene! Per i quali la terra spontaneamente, lontano dalle armi discordi, fa nascere nella sua grandissima giustizia un facile nutrimento dal suolo. Se l'alto palazzo dalle porte superbe non riversa fuori da tutte le stanze un'onda gigantesca di salutatori mattutini che né guardano a bocca aperta battenti intarsiati di bella testuggine e vesti ricamate d'oro e bronzi Efirei né la candida lana è tinta con il veleno assirio, né l'uso dell'olio d'oliva viene è corrotto dalla cannella
08. L'elogio alla vita agreste
ma non mancano loro sicura tranquillità e vita che ignora l'inganno, ricca di beni diversi, ozii nei vasti fondi spelonche, laghi ricchi di vita, fresche vallate, muggiti di buoi e sereni sonni sotto un albero; laggiù non mancano balze, rifugi di animali selvatici, una gioventù resistente alle fatiche, abituata al poco, cerimonie in onore degli dei e venerazione per i genitori. La giustizia, abbandonando la Terra, mosse tra di loro (contadini) i suoi ultimi passi.
at secura quies et nescia fallere vita, dives opum variarum, at latis otia fundis, speluncae vivique lacus et frigida Tempe mugitusque bovum mollesque sub arbore somni non absunt; illic saltus ac lustra ferarum et patiens operum exiguoque adsueta iuventus, sacra deum sanctique patres; extrema per illos Iustitia excedens terris vestigia fecit.
09. Il topo di campagna e il topo di città
Si racconta che un topo di campagna abbia ricevuto nella sua povera tana un topo di città, ospite di vecchia data (che accoglie) un vecchio amico, ruvido e attento ai risparmi tale tuttavia da aprire il suo animo gretto ai doveri dell'ospitalità.Perchè farla lunga? Non risparmiò né i ceci messi da parte né i lunghi chicchi d'avena e gli offrì, recandoli in bocca, acini di uva secca e pezzi di lardo già mezzi rosicchiati, desideroso di vincere con la varietà della cena la schizzinosità di quello, che a mala pena toccava con dente superbo le singole (portate); mentre il padrone di casa disteso su paglia fresca mangiava farro e loglio, lasciando a lui i bocconi migliori. Alla fine il topo di campagna disse a lui: "che gusto ci provi, amico mio, a vivere soffrendo sul pendio di un bosco scosceso?".
Olim rusticus urbanum murem mus paupere fertur accepisse cavo, veterem vetus hospes amicum, asper et attentus quaesitis, ut tamen artum solveret hospitiis animum. Quid multa? Neque ille sepositi cicèris nec longae invidit avenae, aridum et ore ferens acinum semésaque lardi frusta dedit, cupiens varia fastidia cena vincere tangentis male singula dente superbo; cum pater ipse domus palea porrectus in horna esset ador loliumque, dapis meliora relinquens. Tandem urbanus ad hunc "quid te iuvat" inquit, "amice, praerupti nemöris patientem vivere dorso?
09. Il topo di campagna e il topo di città
Vis tu homines urbemque feris praeponere silvis? Carpe viam, mihi crede, comes; terrestria quando mortalis animas vivunt sortita, neque ulla est aut magno aut parvo leti fuga: quo, bone, circa, dum licet, in rebus iucundis vive beatus; vive memor, quam sis aevi brevis". Haec ubi dicta agrestem pepulère, domo levis exsilit; inde ambo propositum perâgunt iter, urbis aventes moenia nocturni subrepère. Iamque tenebat nox medium caeli spatium, cum ponit uterque in locuplete domo vestigia, rubro ubi cocco tincta super lectos candèret vestis eburnos, multaque de magna superessent fercula cena, quae procul exstructis inerant hesterna canistris.
"Non preferiresti gli uomini e la città alla vita selvaggia? Dammi retta, mettiti in cammino in mia compagnia poichè le creature terrestri vivono avendo avuto in sorte anime mortali e sia per chi è grande sia per chi è piccolo non c'è scampo alcuno dalla morte: perciò, mio caro, vivi felice tra cose piacevoli mentre ti è lecito; vivi ricordando quanto breve sia la tua vita". Queste parole spinsero il topo campagnolo a saltare ingenuamente fuori dalla tana ed eccoli correre insieme sul loro itinerario desiderosi di insinuarsi nottetempo sotto le mura della città. E già la notte teneva a metà il suo corso nel cielo quando entrambi posero le vestigia in una ricca casa dove un drappo tinto di rosso scarlatto risplendeva sui divani d'avorio, ed era presente una gran quantità di cibo avanzato dalla sera prima che il giorno precedente era stato posto in disparte in canestri ben colmi.
09. Il topo di campagna e il topo di città
Vis tu homines urbemque feris praeponere silvis? Carpe viam, mihi crede, comes; terrestria quando mortalis animas vivunt sortita, neque ulla est aut magno aut parvo leti fuga: quo, bone, circa, dum licet, in rebus iucundis vive beatus; vive memor, quam sis aevi brevis". Haec ubi dicta agrestem pepulère, domo levis exsilit; inde ambo propositum perâgunt iter, urbis aventes moenia nocturni subrepère. Iamque tenebat nox medium caeli spatium, cum ponit uterque in locuplete domo vestigia, rubro ubi cocco tincta super lectos candèret vestis eburnos, multaque de magna superessent fercula cena, quae procul exstructis inerant hesterna canistris.
"Non preferiresti gli uomini e la città alla vita selvaggia? Dammi retta, mettiti in cammino in mia compagnia poichè le creature terrestri vivono avendo avuto in sorte anime mortali e sia per chi è grande sia per chi è piccolo non c'è scampo alcuno dalla morte: perciò, mio caro, vivi felice tra cose piacevoli mentre ti è lecito; vivi ricordando quanto breve sia la tua vita". Queste parole spinsero il topo campagnolo a saltare ingenuamente fuori dalla tana ed eccoli correre insieme sul loro itinerario desiderosi di insinuarsi nottetempo sotto le mura della città. E già la notte teneva a metà il suo corso nel cielo quando entrambi posero le vestigia in una ricca casa dove un drappo tinto di rosso scarlatto risplendeva sui divani d'avorio, ed era presente una gran quantità di cibo avanzato dalla sera prima che il giorno precedente era stato posto in disparte in canestri ben colmi.
09. Il topo di campagna e il topo di città
Dunque, dopo aver fatto sdraiare il topo di campagna in un drappo di porpora, l'ospite corre qua e là come uno schiavetto succinto e porta le vivande una dopo l'altra e svolge il servizio proprio come un domestico leccando prima tutto quello che porta. Quello sdraiato gode del favorevole volgere della sorte, e in mezzo a tutta quell'abbondanza fa la parte del buon commensale; quand'ecco che improvvisamente un gran strepito di battenti sbalza entrambi giù dai divani. Correvano avanti e indietro per tutta la sala è sempre più stremati mentre la grande casa risuonò del latrare di cani malossi. Allora il topo di campagna: "non so che farmene di una vita come questa, stammi bene; il bosco e la mia tana protetta dalle insidie mi consoleranno dell'utile veccia".
Ergo ubi purpurea porrectum in veste locavit agrestem, veluti succinctus cursîtat hospes continuatque dapes nec non verniliter ipsis fungitur officiis, praelambens omne quod adfert. Ille cubans gaudet mutata sorte bonisque rebus agit laetum convivam, cum subito ingens valvarum strepitus lectis excussit utrumque. Currère per totum pavidi conclave, magisque exanimes trepidare, simul domus alta Molossis personuit canibus. Tum rusticus "haud mihi vita est opus hac" ait et "valeas: me silva cavusque tutus ab insidis tenui solabitur ervo".