Want to create interactive content? It’s easy in Genially!

Get started free

LA GLOBALIZZAZIONE

noemy

Created on March 2, 2023

Start designing with a free template

Discover more than 1500 professional designs like these:

Vaporwave presentation

Animated Sketch Presentation

Memories Presentation

Pechakucha Presentation

Decades Presentation

Color and Shapes Presentation

Historical Presentation

Transcript

GLOBALIZZAZIONE

Arnò Alessio - Spiri Noemy

“L'antica distinzione tra uomo e natura, tra abitante di città e abitante di campagna, tra greco e barbaro, tra cittadino e forestiero, non vale più: l'intero pianeta è ormai diventato un villaggio, e di conseguenza il più piccolo dei rioni deve essere progettato come un modello funzionale del mondo intero.”

LEWIS MUMFORD

INDICE

PRESUPPOSTI STORICI

G. ECONOMICA

DEFINIZIONE

G. POLITICA

DELOCALIZZAZIONE

DEMOCRAZIA ESPORTATA

ASPETTI NEGATIVI

ASPETTI POSITIVI

G. CULTURALE

11

CRITICHE E CONTROVERSIE

10

L'ANALISI DI PIKETTY

APPROFONDIMENTO

12

DEFINIZIONE

Chiamiamo "globalizzazione" l'insieme dei processi di varia natura (nei settori dell'economia, della politica, della cultura) che tendono ad accorciare le distanze e a unificare il mondo attraverso la creazione di sistemi specializzati di portata mondiale (come Internet, le imprese economiche multi o transnazionali, le televisioni satellitari, le organizzazioni internazionali) che agiscono superando gli ostacoli rappresentati dalle barriere nazionali, creando di fatto una "società globale" a cui tutti apparteniamo.

PRESUPPOSTI STORICI

Lo sviluppo dei processi di globalizzazione ha come presupposto alcuni eventi storici:

  • apertura del canale di Suez ad opera della compagnia Rubattino, e anche grazie ad un importante impiego di capitale da parte di Luigi Napoleone Bonaparte. Questo innesca un circolo virtuoso che porta il Giappone a riaprire i suoi porti al mondo, influenzando l'Europa in campo artistico e dando vita alla corrente del Giapponismo;
  • la fine della contrapposizione politica del mondo in due blocchi, occidentale e orientale e la fine del clima di guerra fredda che per molti anni aveva caratterizzato i rapporti tra gli USA e la Russia;
  • la terza rivoluzione industriale nella seconda metà del Novecento, le cui caratteristiche principali sono: la nascita di nuovi settori produttivi (elettronica, informatica, telecomunicazioni); la trasformazione dei processi produttivi, con la diffusione dell'automazione nelle fabbriche; l'applicazione dell'informatica al settore secondario e terziario, tanto, cioè, nella grande industria quanto nei servizi commerciali, amministrativi e finanziari;
  • l'evoluzione dei trasporti e delle comunicazioni, a cui l'elettronica ha dato un decisivo impulso (computer, Internet, trasmissioni satellitari, telefonia mobile).

GLOBALIZZAZIONE ECONOMICA

Per globalizzazione economica si intende un'espansione a livello mondiale della distribuzione dei prodotti alla quale si aggiunge la tendenza, da parte delle imprese, ad allentare i legami con lo Stato nazionale di appartenenza per "frammentare" la propria presenza in diverse aree del mondo. L'idea di un'economia mondiale è in qualche modo intrinseca al capitalismo industriale, che necessita, per sua natura, di un mercato sempre più ampio per lo smercio dei prodotti. Per questa ragione, già nei secoli XIX e XX si era assistito a un progressivo processo di liberalizzazione degli scambi tra i paesi industrializzati, tramite l'abbattimento delle barriere protezionistiche dei singoli Stati e la successiva creazione di vaste aree per la libera circolazione di merci e capitali. L'affermazione decisiva di queste imprese si è registrata, però, solo dopo la Seconda guerra mondiale, quando è cresciuto il loro numero, e soprattutto il volume dei loro investimenti sul mercato internazionale. La maggior parte delle multinazionali si è costituita nei paesi più industrializzati (Stati Uniti, Giappone, Germania, Gran Bretagna), ma in tempi recenti è cresciuta notevolmente la loro presenza anche in Oriente, in particolare in Cina.

LA DELOCALIZZAZIONE

Un fenomeno caratteristico dell'economia globalizzata è la delocalizzazione. Con questo termine si indica la tendenza, da parte di molte imprese occidentali, a trasferire determinati segmenti della loro attività produttiva in paesi diversi da quello di origine, nei quali esistono condizioni economicamente più vantaggiose - ad esempio, un minor costo della forza-lavoro, una più blanda pressione fiscale o una situazione logisticamente più favorevole (come la vicinanza delle materie prime o di importanti sbocchi di mercato) - che consentono di ricavare maggiori profitti. Nell'attuale panorama mondiale, le aree in cui preferenzialmente si indirizzano i processi di delocalizzazione sono soprattutto i paesi in via di sviluppo (in particolare Asia e Africa) e gli Stati dell'Europa orientale (in seguito all'affermazione dell'economia di mercato dopo il crollo dei regimi socialisti).

ASPETTI POSITIVI E NEGATIVI DELLA DELOCALIZZAZIONE

  • ASPETTI POSITIVI
Tra gli effetti benefici possiamo intravedere l’abbattimento dei costi di produzione che permettono all'impresa di contenere i prezzi di vendita ed essere perciò più competitiva sul mercato. Inoltre, crea opportunità di lavoro nel paese di destinazione, favorendo quindi anche il miglioramento delle infrastrutture locali (trasporti, comunicazioni, servizi) e contribuendo così potenzialmente al suo sviluppo economico
  • ASPETTI NEGATIVI
In primo luogo, il trasferimento di interi settori produttivi incide negativamente sulle prospettive occupazionali del paese di origine, sottraendo posti di lavoro. In secondo luogo, nei paesi dove l'attività è delocalizzata, la debolezza dei lavoratori - privi di forza contrattuale e spesso non adeguatamente tutelati dalla legislazione locale - si traduce quasi sempre nella disponibilità ad accettare condizioni di lavoro estreme o vere e proprie situazioni di sfruttamento, che colpiscono soprattutto le fasce più deboli (donne e bambini). Infine, la possibilità di reperire manodopera a basso costo costituisce per l'impresa un consistente strumento di potere anche nei paesi di origine: la minaccia della delocalizzazione può spingere i lavoratori, anche in Occidente, ad accettare condizioni contrattuali che altrimenti avrebbero rifiutato.

GLOBALIZZAZIONE POLITICA

La storia dell'età moderna ha avuto come protagonisti gli Stati nazionali e le reciproche relazioni tra essi. Nel mondo globalizzato ovviamente gli Stati continuano a esistere, ma la loro presenza è "temperata", per così dire, da una serie di fenomeni in grado di ridimensionarne il ruolo di attori principali sulla scena mondiale. Il più importante di questi fenomeni è la nascita di uno spazio pubblico "transnazionale", ovvero di uno spazio in cui vengono affrontate questioni di grande interesse collettivo che richiedono, per la loro definizione e possibile risoluzione, l'intervento di istituzioni e organismi che trascendono le singole sovranità statali. Sono di tale natura problemi come la tutela del pianeta, la sicurezza e la pace mondiale.

GLOBALIZZAZIONE POLITICA

A tale finalità, il nostro paese ha preso come punto di riferimento l’articolo 11 della Costituzione. Tale articolo implica che il nostro Paese condanna moralmente, politicamente e giuridicamente l’utilizzo della violenza armata come strumento di offesa, ossia come mezzo per la risoluzione dei conflitti fra i popoli e mostra la via, in positivo, per conseguire le finalità di pace e giustizia nei rapporti internazionali: il promuovere e il favorire, anche mediante limitazioni alla libertà giuridica e di azione dello Stato, le organizzazioni internazionali che mirino al mantenimento della pace e ed allo sviluppo della collaborazione fra gli Stati. Tali limitazioni sono consentite nella misura in cui, tutti gli stati partecipanti in condizioni di uguaglianza e parità, riconoscano e attribuiscano determinati poteri alle istituzioni sovranazionali. Si pensi ad esempio all'ONU (Organizzazione delle Nazioni Unite), a l'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), all'UNICEF… Negli ultimi decenni si sono moltiplicate, a livello internazionale, le occasioni di incontro e di dialogo tra i diversi Stati allo scopo di discutere i principali problemi ambientali, demografici, economici e sociali che affliggono il mondo e di presentare concrete proposte di intervento in merito. A questo riguardo, sono di particolare interesse i convegni promossi dall'ONU sui cambiamenti climatici, inaugurati dal Summit della Terra.

DEMOCRAZIA ESPORTATA?

In tale contesto, ci chiediamo: ma la democrazia può essere esportata? La democrazia non si esporta. Lo storico Filippo Andreatta sostiene la tesi secondo cui la democrazia, al massimo, si può reintrodurre dove c’era già stata ma non dove non c’è mai stata. Prediamo il caso Afghanistan; nel caso dell’Afghanistan si tratta proprio di diritti umani; i diritti fondamentali delle donne e delle ragazze sono stati soppressi. Migliaia di persone sono state arbitrariamente arrestate, torturate, rapite e persino uccise: esponenti del giornalismo, dello sport e dell’arte, attiviste, difensori dei diritti umani, accademici e accademiche, minoranze religiose ed etniche restano particolarmente a rischio. Dal 15 agosto 2021, quando hanno preso il potere in Afghanistan, i talebani hanno avviato una nuova era di violenze e violazioni dei diritti umani. Allora possiamo arrivare alla conclusione: se non siamo convinti che la democrazia si possa esportare, dobbiamo comunque assumere, come la nostra morale ci impone, di intervenire nei casi di violazione dei diritti umani.

DEMOCRAZIA ESPORTATA?

Cosa prevede, dunque, la Costituzione al riguardo? Dalla lettura del testo costituzionale si può constatare che in nessuno dei suoi articoli si fa riferimento all’esportazione di democrazia. Disposizione chiave, in tal senso, è l’art. 10 che, al comma 3, prevede il diritto d’asilo sul territorio statale per chiunque veda impedirsi, nel suo Paese, l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, e prosegue, al comma 4, con il divieto di estradizione dello straniero per reati politici. Queste forme di solidarietà di carattere umanitario si iscrivono nel più ampio “contenitore” dell’art. 2 della Costituzione che, nel riconoscere e garantire i diritti inviolabili dell’uomo, li lega inscindibilmente all’esercizio dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale. La strada tracciata dalla Costituzione, dunque, è quella della promozione della democrazia a prescindere se ciò sia e appaia un’imposizione esogena di uno stampo altrui, ma attraverso la salvaguardia dei diritti fondamentali della persona, offrendo sostegno ai popoli che lottano per i diritti.

GLOBALIZZAZIONE CULTURALE

La globalizzazione culturale è l'omogeneizzazione mondiale di espressioni artistiche, valori e tradizioni in genere. Questo, in conseguenza della maggiore interconnessione tra i Paesi del mondo. La globalizzazione culturale significa che le persone in tutto il mondo iniziano ad adottare usanze simili. Ciò, in conseguenza della maggiore diffusione delle informazioni e degli scambi commerciali. Questo è anche legato alla tecnologia, poiché è possibile conoscere la cultura di praticamente qualsiasi paese straniero attraverso Internet. L’unificazione delle idee e dei comportamenti coinvolge quindi le classi sociali di tutti i Paesi del mondo (da Milano a Bombay a Buenos Aires), che molto spesso dimenticano le proprie tradizioni nazionali per abbracciare lo stile di vita proposto dai grandi mass media internazionali, in cui rientra anche l’acquisto dei prodotti più in voga (abiti firmati, cellulari, auto prestigiose, alimenti francesi o italiani). Anche la musica ha un ruolo importante nello sviluppo economico e culturale nel tempo della globalizzazione. Generi musicali come il jazz e il reggae nacquero locali e in seguito divennero fenomeni internazionali. La globalizzazione ha dato pertanto supporto al fenomeno della musica mondiale, permettendo alla musica stessa di svilupparsi in paesi particolari per poi raggiungere audience più ampie.

ASPETTI POSITIVI DELLA GLOBALIZZAZIONE

3 Maggiore accesso alla cultura

1 Mercati più grandi

2 Diffusione della tecnologia

•C'è un maggiore accesso alla cultura straniera in forma di film, musica, cibo, vestiti, e altro ancora.

Ipaesi in via di sviluppo potranno sfruttare i vantaggi della tecnologia attuale senza subire le difficoltà associate allo sviluppo della stessa. Interconnessione, comunicazione e trasporto ci permettono di avere prodotti ad alta tecnologia in tempi record. Inoltre, il trasferimento delle conoscenze è molto veloce.

I mercati stanno diventando sempre più grandi perché ci sono sempre più accordi commerciali e accordi di libero scambio, che sperano di rendere più omogeneo e più facile il processo di commercio internazionale tra le diverse nazioni del mondo. La competizione globale incoraggia inoltre la creatività e l'innovazione e mantiene controllati i prezzi delle materie prime e dei servizi.

ASPETTI NEGATIVI DELLA GLOBALIZZAZIONE

• Ci sono molti economisti che ritengono la globalizzazione responsabile di aver accresciuto il fenomeno del lavoro minorile (nei paesi dove il controllo fiscale e sociale è meno pressante, potrebbe essere relativamente facile per un'azienda sfruttare i minori)

• Poca attenzione verso la situazione dei paesi in via di sviluppo e violazione dei diritti umani.

• Diffusione di grandi catene di cibo-spazzatura anche nei paesi economicamente meno sviluppati con conseguenze negative per la salute e per la cultura del paese (in India, ad esempio, doveva essere intentata una causa contro McDonald's per aver servito carne bovina pur sapendo che nel paese è proibito cibarsene)

• Maggiore diffusione delle malattie, così come le specie invasive di insetti che, coinvolte nei processi di esportazione merci, potrebbero rivelarsi devastanti in ecosistemi non originari.

• Poca attenzione agli squilibri ambientali e rifiuto del pensiero Latouchiano della DECRESCITA FELICE. Decrescita non significa per forza sacrificio e rinuncia, ma piuttosto favorire uno stile di vita incentrato maggiormente sulla sobrietà, sul senso del limite e sulle “8 R” (Rivalutare, Ricontestualizzare, Ristrutturare, Rilocalizzare, Ridistribuire, Ridurre, Riciclare, Riutilizzare) per far fronte ai problemi ambientali e sociali del nostro tempo, dovuti proprio alla crescita irresponsabile.

- VITA LUQUIDA, teorizzata da Bauman che indica quella situazione di precarietà che vive l’uomo globalizzato, nella quale l’inadeguatezza ai continui mutamenti si accompagna all’impossibilità di costruire situazioni stabili e trasforma l’uomo da ‘’pellegrino della vita’’ impegnato a raggiungere un obiettivo a ‘’vagabondo’’ che erra senza prospettive.

ASPETTI NEGATIVI DELLA GLOBALIZZAZIONE

Ma sicuramente il più importante aspetto negativo consiste nel fatto che all’interno dei Paesi si assiste all’aumento del divario tra ricchi e poveri, ossia alla riduzione del peso della classe media e all’incremento del peso delle classi inferiori e superiori; si parla così di DISEGUAGLIANZA DISTRIBUTIVA. Dopo la crisi del ’29 e la seconda guerra mondiale, il processo di sviluppo è sembrato invece basarsi su una graduale diminuzione delle diseguaglianze che ha stimolato la domanda aggregata. In particolare, in Italia, da risultati desumibili dalle indagini della Banca d’Italia, nel 1969 si era avviata una fase «EGUALITARIA», grazie alla spinta fortissima di sindacati e lavoratori. Tale fase si è conclusa negli anni ’80, parallelamente all’affievolirsi dei conflitti sociali e delle spinte egualitarie dei sindacati. Alcuni dei fattori all’origine di questa tendenza sono specifici ed endogeni ai diversi contesti nazionali, e si differenziano a seconda che si tratti di paesi industrializzati od in via di sviluppo. Questi fattori dipendono dal contesto istituzionale, ma anche da variabili socio-economiche e demografiche. Particolarmente rilevanti a questo riguardo sono le caratteristiche di funzionamento dei mercati e la distribuzione delle dotazioni di varia natura (fattori di produzione, livello d’istruzione) individuali e/o familiari. Tuttavia, da soli questi fattori non sono sufficienti a spiegare il livello della diseguaglianza e il relativo aumento negli ultimi decenni. Occorre, dunque, tener conto anche dei fattori esogeni. Tra i fattori esogeni vi è appunto la globalizzazione e la cosiddetta “finanziarizzazione” dell’economia risultano certamente tra i più rilevanti.

ASPETTI NEGATIVI DELLA GLOBALIZZAZIONE

Uno dei metodi più interessanti per misurare il grado di diseguaglianza della distribuzione del reddito è costituito dalla cosiddetta curva di Lorenz. L’asse verticale indica le percentuali del reddito delle famiglie; l’asse orizzontale indica le percentuali di famiglie. Una distribuzione perfettamente uniforme del reddito si avrebbe qualora il 20% delle famiglie ottenesse il 20% del reddito totale (e anche all’interno di questa fascia la distribuzione risultasse uniforme), il 40% delle famiglie percepisse il 40% del reddito, e così via. La curva tratteggiata della figura rappresenta questo caso di distribuzione perfettamente eguale. La curva di Lorenz descrive la distribuzione effettiva del reddito: ogni punto della curva indica la percentuale di reddito ricevuto nella realtà da una percentuale di famiglie. Lo scarto della curva di Lorenz dalla curva della perfetta uguaglianza è indicato dall’area ombreggiata, che costituisce una misura del grado di disuguaglianza nella distribuzione del reddito. Quanto più è ampia quest’area, tanto maggiore è la distanza della distribuzione effettiva dalla perfetta uniformità. Nel caso di completa disuguaglianza, l’area coinciderebbe con il triangolo 0AB. È possibile fornire un indice specifico della disuguaglianza, che è dato dal rapporto tra l’area compresa tra la curva di eguaglianza perfetta e la curva di Lorenz e l’area del triangolo 0AB. Tale indice, definito coefficiente di Gini, assume un valore compreso tra 0 (per l’uguaglianza perfetta) e 1 (per la massima disuguaglianza).

10

L'ANALISI DI PIKETTY

Secondo l'economista francese Thomas Piketty l'aumento delle diseguaglianze scaturisce dal fatto che il tasso di rendimento del capitale cresce in misura maggiore rispetto al tasso di crescita economica, privilegiando in questo modo i patrimoni ricevuti in eredità rispetto a quelli costruiti grazie al lavoro. Di fronte a tale tendenza, secondo Piketty attestata dalla storia dei principali paesi industrializzati negli ultimi 250 anni, la soluzione auspicabile è l'attuazione di politi-che pubbliche di ridistribuzione della ricchezza, tramite l'imposizione di una tassa globale fortemente progressiva sul capitale e una maggiore trasparenza finanziaria mondiale. Il pensiero di Piketty è riscontrabile all’interno dell’art. 53 Cost. il quale prevede che Il sistema fiscale deve basarsi:

  • principio di progressività che implica in base alle proprie risorse di concorrere alla spesa pubblica. In questo modo chi possiede meno denaro dovrà versarne meno e viceversa dopo il raggiungimento di determinate soglie. Esso trova la sua totale attuazione in relazione alle imposte dirette che colpiscono le forme immediate di produzione di reddito come l'IRPEF.
  • principio di capacità contributiva, si intende la manifestazione di forza economica, secondo cui attuare il principio di progressività.

11

CRITICHE E CONTROVERSIE

Nell'accezione economica, l'odierno modello di globalizzazione è contestato da alcuni movimenti no-global e new-global .

  • Secondo gli attivisti del movimento no-global la globalizzazione causerebbe un impoverimento maggiore dei paesi poveri, attribuendo sempre più potere alle multinazionali, favorendo lo spostamento della produzione dai paesi più industrializzati a quelli in via di sviluppo, zone franche in cui tutti i diritti umani non sono garantiti e dove i salari sono più bassi. Il tutto senza dare reali benefici alla popolazione del posto, anzi distruggendone buona parte dell'economia locale.
  • I new global sostengono invece di non rifiutare la globalizzazione né come intensificazione degli scambi culturali, né come sviluppo di strutture di governo sovranazionali, ma contestano le specifiche scelte neo-liberiste di queste istituzioni, oltre che dei governi nazionali, e chiedono una diversa globalizzazione. Più che anti-globalizzazione, possono essere definiti movimenti per la globalizzazione dal basso, perché hanno un progetto alternativo di relazioni tra paesi e società del pianeta, in cui vengono messi al primo posto i diritti, le persone, la democrazia e l’uguaglianza. Viene contestato il potere delle multinazionali, degli stati più importanti, di organismi internazionali. Quello che viene chiesto è un nuovo modello di democrazia sovra-nazionale, di rispetto per le autonomie degli stati, di coinvolgimento della società civile nel prendere le decisioni che riguardano i cittadini del mondo.

12

APPROFONDIMENTO

La Mcdonalizzazione

George Ritzer ha introdotto il concetto di McDonaldizzazione con il suo libro del 1993, The McDonaldization of Society. Da allora il termine è diventato centrale nel campo della sociologia della globalizzazione. Secondo Ritzer, la McDonaldizzazione è un fenomeno che si verifica quando la società, le sue istituzioni e organizzazioni si adattano ad avere le stesse caratteristiche che si trovano nelle catene di fast-food. La teoria di Ritzer sulla McDonaldizzazione viene spesso considerata un aggiornamento delle teorie del sociologo classico Max Weber sul capitalismo. Secondo Weber la razionalità scientifica ha prodotto l’idea di burocrazia, che è diventata la forza organizzativa centrale delle società moderne per gran parte del ventesimo secolo. La burocrazia moderna era, infatti, definita da ruoli gerarchici, conoscenze e ruoli compartimentati.

12

APPROFONDIMENTO

Secondo Ritzer i cambiamenti all'interno della scienza, dell'economia e della cultura hanno spostato le società dalla burocrazia di Weber a una nuova struttura e ordine sociale che lui chiama McDonaldizzazione. Come spiega nel suo libro omonimo, questo nuovo ordine economico e sociale è definito da quattro aspetti chiave:

• L'efficienza implica un'attenzione manageriale sulla minimizzazione del tempo richiesto per completare i singoli compiti, così come quello richiesto per completare l'intera operazione o processo di produzione e distribuzione;

• La prevedibilità e la standardizzazione si trovano nei processi ripetitivi e routinari di produzione o di fornitura del servizio e nell'output coerente di prodotti o esperienze che sono identici o vicini a questo (prevedibilità dell'esperienza del consumatore).

Il controllo all'interno della McDonaldizzazione è esercitato dal management per assicurare che i lavoratori appaiano e agiscano allo stesso modo, momento per momento e quotidianamente. Si riferisce anche all'uso dei robot e della tecnologia per ridurre o sostituire gli impiegati umani dove possibile.

• La calcolabilità ha come focus obiettivi quantificabili (contare le cose) piuttosto che soggettivi (valutazione della qualità);

12

APPROFONDIMENTO

Per Ritzer queste caratteristiche non sono solo osservabili nella produzione, nel lavoro e nell'esperienza del consumatore, ma la loro presenza determinante in queste aree si estende, come effetti a catena, su tutti gli aspetti della vita sociale. La McDonaldizzazione influenza valori, preferenze, obiettivi e visioni del mondo, le nostre identità e le nostre relazioni sociali. Inoltre, i sociologi riconoscono che la McDonaldizzazione è un fenomeno globale, guidato dalle corporazioni occidentali, dal potere economico e dal dominio culturale dell'Occidente, e come tale, porta a una omogeneizzazione globale della vita economica e sociale.

THANKS!

5F