Introduzione
Una delle testimonianze più significative che abbiamo a disposizione sul Medioevo Ellenico sono i poemi omerici: l’Iliade e l’Odissea. Da questi testi emerge soprattutto una serie di valori morali tipici del mondo greco, che ci permettono di immedesimarci nella mentalità e di capire gli standard di comportamento del tempo.
Iliade e l'Odissea
Questione omerica
Sono i primi poemi epici di cui abbiamo conoscenza e sono considerati fonte di ispirazione, quindi rappresentano il modello da cui gli autori in seguito prenderanno spunto. Vengono solitamente attribuiti ad Omero, motivo per cui è nata la Questione Omerica, anche se oggi si crede che fossero prima tramandati oralmente dagli aedi e in un secondo momento trascritti.
Iliade
Odissea
Indice
1. La società della vergogna
2. I valori in guerra
3. Gli eroi nei poemi epici
4. La posizione della donna e lo scontro tra Achille e Agamennone
5. L'ospitalità
6. Riflessione conclusiva
La società della vergogna
La società del Medioevo Ellenico era ispirata ad una forte morale competitiva, la timé (τιμή): essa è dimostrazione di stima, onore e dignità e rappresenta il valore materiale di un uomo. Infatti per i greci di questo periodo avere una buona reputazione ed essere stimati dagli altri era fondamentale, in quanto “il bene supremo dell’uomo omerico non sta nel godimento di una coscienza tranquilla, sta nel possedimento della timé, la pubblica stima".
In questa società non erano presenti delle regole, ma dei valori morali che tutti cercavano di seguire e chi non riusciva ero coperto dall’aidos (αιδως), ovvero la vergogna, indicante un senso di inadeguatezza dovuta alla disapprovazione sociale.
La trasmissione delle norme comportamentali avveniva tramite i canti degli aedi, che quindi assumevano un valore educativo.
I valori in guerra
Combattere in guerra era considerato un onore per i greci e una dimostrazione delle proprie virtù. Tra queste il κλεος, ovvero il coraggio di affrontare una guerra con la consapevolezza che non si tornerà in patria. Ad esempio Achille, l’eroe greco più valoroso, nonostante sapesse, grazie alle visioni del futuro della madre, che sarebbe morto, decide di partecipare alla guerra per ottenere gloria eterna.
Chi invece si rifiutava di prendere parte a una battaglia era considerato un codardo e perdeva la stima pubblica, una conseguenza peggiore della morte. Tipica degli eroi era anche l’αριστεία, cioè una straordinaria prova di valore che vedeva i guerrieri uccidere il maggior numero di nemici possibile, radendo al suolo tutto ciò che gli si presentava davanti e dimostrando così una forza sovrumana.
Gli eroi nei poemi epici
Tenendo conto dei versi tratti dalle Esortazioni (richiami a combattere) scritte da Tirteo, poeta vissuto a Sparta, si può dedurre che, già dalla tenera età, i giovani venivano preparati per andare a combattere, citando insistentemente la parola “kalos", la quale alludeva alla perfezione, all’equilibrio tra corpo e anima, ma soprattutto al coraggio. Viene quindi raccomandato ai ragazzi di restare uniti, proteggere gli anziani e non nascondersi dietro ad essi durante la guerra.
L’eroe è uno dei protagonisti più importanti dei poemi epici e si distingue dagli individui di rango inferiore poichè è caratterizzato dalla kalokagathia (unione delle parole greche kalos, bello, e agathos, buono). Questo termine indica l’insieme delle virtù morali e delle prestanze fisiche. Ogni eroe ha un destino ben definito che non può essere evitato e a cui non ci si può sottrarre, nonostante le intromissioni degli dei.
La "bella morte"
Esortazioni
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La posizione della donna e lo scontro tra Achille e Agamennone
Le donne, anche le discendenti da stirpi nobili, erano oggetto di bottino e di baratto e non avevano diritto di scelta. Per esempio, Achille e Agamennone avevano ricevuto come gheras (γερας), ovvero trofeo di guerra, una schiava ciascuno: Briseide al primo e Criseide all’altro. Achille, al contrario di come si potrebbe pensare, non amava la sua schiava, bensì la reputava un suo possesso e prova tangibile del suo valore militare.
Per questo, nel momento in cui Agamennone viene privato del suo gheras per non scatenare ulteriormente l’ira del dio Apollo e si appropria di Briseide, Achille si adira e si ritira dalla guerra.
Altra figura femminile presente nel poema è Elena, moglie di Menelao e causa scatenante della guerra, poiché tradisce suo marito con Paride, figlio di Priamo. Questo episodio è la più chiara rappresentazione di quanto i greci tenessero alla vendetta, prevista dopo un torto subito. In questo caso, nonostante solo Menelao fosse stato offeso, grazie a un giuramento precedentemente sigillato, tutti gli altri eroi achei sono intervenuti in suo aiuto.
L'ospitalità
Come possiamo intuire dai poemi epici, anche l’ospitalità assumeva un ruolo importante: infatti ogni volta che uno straniero si presentava in un οικος con intenzioni pacifiche, gli veniva riservato un trattamento speciale, in quanto l’ospite era sotto la protezione di Zeus, e successivamente avrebbe dovuto ricambiare il favore. Il trattamento includeva appunto l’ospitalità (xenía) e diversi doni. Restituirlo era thémis, ovvero un obbligo sociale e religioso. Paride, ad esempio, aveva violato questo dovere rapendo Elena nonostante fosse ospite di Menelao, quindi mancandogli profondamente di rispetto.
Un esempio nell'Iliade
Un altro episodio da cui traspare l’importanza di questo valore è quello di Glauco e Diomede (VI canto dell’Iliade), dove si racconta di quando i due protagonisti si ritrovano uno di fronte all’altro durante una battaglia: mentre comunicano, scoprono che i loro parenti in passato si erano ospitati a vicenda. Di fronte a questa situazione in cui lo scontro violento è escluso, i due guerrieri depongono le armi e si stringono la mano. Quindi, nonostante gli eroi appartengano a due schieramenti diversi e ci sia inimicizia e ostilità tra di loro, il fatto che le loro famiglie siano unite da vincoli di ospitalità annulla qualsiasi possibilità di scontro.
Riflessione conclusiva
Secondo noi, i poemi omerici uniti ad altre fonti sono indispensabili per capire la società, il modo di vivere e i valori ritenuti fondamentali dai popoli vissuti durante il Medioevo Ellenico. Le virtù che riscontriamo sono interessanti specialmente perché confrontandole con i nostri giorni si possono trovare delle differenze e dei punti comuni.
Somiglianze
Differenze
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"Solo ciò che si ottiene con la virtù è duraturo." -Sofocle
Lavoro svolto da Meriem Aloui, Sabrina Caporaso, Filippo Fioranelli, Nicole Michelini e Chiara Rizzelli
I valori morali nei poemi epici e in altre fonti
Rosanna Simonetti
Created on March 1, 2023
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Introduzione
Una delle testimonianze più significative che abbiamo a disposizione sul Medioevo Ellenico sono i poemi omerici: l’Iliade e l’Odissea. Da questi testi emerge soprattutto una serie di valori morali tipici del mondo greco, che ci permettono di immedesimarci nella mentalità e di capire gli standard di comportamento del tempo.
Iliade e l'Odissea
Questione omerica
Sono i primi poemi epici di cui abbiamo conoscenza e sono considerati fonte di ispirazione, quindi rappresentano il modello da cui gli autori in seguito prenderanno spunto. Vengono solitamente attribuiti ad Omero, motivo per cui è nata la Questione Omerica, anche se oggi si crede che fossero prima tramandati oralmente dagli aedi e in un secondo momento trascritti.
Iliade
Odissea
Indice
1. La società della vergogna
2. I valori in guerra
3. Gli eroi nei poemi epici
4. La posizione della donna e lo scontro tra Achille e Agamennone
5. L'ospitalità
6. Riflessione conclusiva
La società della vergogna
La società del Medioevo Ellenico era ispirata ad una forte morale competitiva, la timé (τιμή): essa è dimostrazione di stima, onore e dignità e rappresenta il valore materiale di un uomo. Infatti per i greci di questo periodo avere una buona reputazione ed essere stimati dagli altri era fondamentale, in quanto “il bene supremo dell’uomo omerico non sta nel godimento di una coscienza tranquilla, sta nel possedimento della timé, la pubblica stima".
In questa società non erano presenti delle regole, ma dei valori morali che tutti cercavano di seguire e chi non riusciva ero coperto dall’aidos (αιδως), ovvero la vergogna, indicante un senso di inadeguatezza dovuta alla disapprovazione sociale. La trasmissione delle norme comportamentali avveniva tramite i canti degli aedi, che quindi assumevano un valore educativo.
I valori in guerra
Combattere in guerra era considerato un onore per i greci e una dimostrazione delle proprie virtù. Tra queste il κλεος, ovvero il coraggio di affrontare una guerra con la consapevolezza che non si tornerà in patria. Ad esempio Achille, l’eroe greco più valoroso, nonostante sapesse, grazie alle visioni del futuro della madre, che sarebbe morto, decide di partecipare alla guerra per ottenere gloria eterna.
Chi invece si rifiutava di prendere parte a una battaglia era considerato un codardo e perdeva la stima pubblica, una conseguenza peggiore della morte. Tipica degli eroi era anche l’αριστεία, cioè una straordinaria prova di valore che vedeva i guerrieri uccidere il maggior numero di nemici possibile, radendo al suolo tutto ciò che gli si presentava davanti e dimostrando così una forza sovrumana.
Gli eroi nei poemi epici
Tenendo conto dei versi tratti dalle Esortazioni (richiami a combattere) scritte da Tirteo, poeta vissuto a Sparta, si può dedurre che, già dalla tenera età, i giovani venivano preparati per andare a combattere, citando insistentemente la parola “kalos", la quale alludeva alla perfezione, all’equilibrio tra corpo e anima, ma soprattutto al coraggio. Viene quindi raccomandato ai ragazzi di restare uniti, proteggere gli anziani e non nascondersi dietro ad essi durante la guerra.
L’eroe è uno dei protagonisti più importanti dei poemi epici e si distingue dagli individui di rango inferiore poichè è caratterizzato dalla kalokagathia (unione delle parole greche kalos, bello, e agathos, buono). Questo termine indica l’insieme delle virtù morali e delle prestanze fisiche. Ogni eroe ha un destino ben definito che non può essere evitato e a cui non ci si può sottrarre, nonostante le intromissioni degli dei.
La "bella morte"
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La posizione della donna e lo scontro tra Achille e Agamennone
Le donne, anche le discendenti da stirpi nobili, erano oggetto di bottino e di baratto e non avevano diritto di scelta. Per esempio, Achille e Agamennone avevano ricevuto come gheras (γερας), ovvero trofeo di guerra, una schiava ciascuno: Briseide al primo e Criseide all’altro. Achille, al contrario di come si potrebbe pensare, non amava la sua schiava, bensì la reputava un suo possesso e prova tangibile del suo valore militare. Per questo, nel momento in cui Agamennone viene privato del suo gheras per non scatenare ulteriormente l’ira del dio Apollo e si appropria di Briseide, Achille si adira e si ritira dalla guerra. Altra figura femminile presente nel poema è Elena, moglie di Menelao e causa scatenante della guerra, poiché tradisce suo marito con Paride, figlio di Priamo. Questo episodio è la più chiara rappresentazione di quanto i greci tenessero alla vendetta, prevista dopo un torto subito. In questo caso, nonostante solo Menelao fosse stato offeso, grazie a un giuramento precedentemente sigillato, tutti gli altri eroi achei sono intervenuti in suo aiuto.
L'ospitalità
Come possiamo intuire dai poemi epici, anche l’ospitalità assumeva un ruolo importante: infatti ogni volta che uno straniero si presentava in un οικος con intenzioni pacifiche, gli veniva riservato un trattamento speciale, in quanto l’ospite era sotto la protezione di Zeus, e successivamente avrebbe dovuto ricambiare il favore. Il trattamento includeva appunto l’ospitalità (xenía) e diversi doni. Restituirlo era thémis, ovvero un obbligo sociale e religioso. Paride, ad esempio, aveva violato questo dovere rapendo Elena nonostante fosse ospite di Menelao, quindi mancandogli profondamente di rispetto.
Un esempio nell'Iliade
Un altro episodio da cui traspare l’importanza di questo valore è quello di Glauco e Diomede (VI canto dell’Iliade), dove si racconta di quando i due protagonisti si ritrovano uno di fronte all’altro durante una battaglia: mentre comunicano, scoprono che i loro parenti in passato si erano ospitati a vicenda. Di fronte a questa situazione in cui lo scontro violento è escluso, i due guerrieri depongono le armi e si stringono la mano. Quindi, nonostante gli eroi appartengano a due schieramenti diversi e ci sia inimicizia e ostilità tra di loro, il fatto che le loro famiglie siano unite da vincoli di ospitalità annulla qualsiasi possibilità di scontro.
Riflessione conclusiva
Secondo noi, i poemi omerici uniti ad altre fonti sono indispensabili per capire la società, il modo di vivere e i valori ritenuti fondamentali dai popoli vissuti durante il Medioevo Ellenico. Le virtù che riscontriamo sono interessanti specialmente perché confrontandole con i nostri giorni si possono trovare delle differenze e dei punti comuni.
Somiglianze
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"Solo ciò che si ottiene con la virtù è duraturo." -Sofocle
Lavoro svolto da Meriem Aloui, Sabrina Caporaso, Filippo Fioranelli, Nicole Michelini e Chiara Rizzelli