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la questione della lingua nel 700

Valeria

Created on February 28, 2023

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Transcript

Il predominio del francese

Nel Settecento il predominio culturale della Francia impone il francese come lingua della comunicazione internazionale non solo fra i dotti, ma fra i nobili e altobirghesi. In Italia l'influenza del francese è forte. I vocaboli francesi che entrarono a far parte della lingua italiana sono numerosi. Ciò avvenne o attraverso un adattamento della parola alla nostra lingua o con il mantenimento della forma francese.

La divisione tra innovatori e tradizionalisti

Di fronte a questa novità, gli studiosi italiani si divisero fra innovatori, favorevoli a una lingua moderna e tradizionalisti. I tradizionalisti sono perlopiù toscani e legati all'Accademia della Crusca. In genere i letterati italiani, come quelli dell'accademia dell'Arcadia, tennero una posizione equilibrata: erano d'accordo nel imitare i classici, ma seguirono spesso il criterio di una apertura al nuovo

La nascita dell'Italiano moderno

In Italia il Settecento è il secolo di una profonda crisi linguistica,che servì a superare schemi ormai anacronistici. L'italiano moderno,più agile,più ricco e vario nei vocaboli,adatto alla letteratura più elevata come al giornalismo nasce di fatto in questo secolo

La concezione illuministica della lingua

Gli illuministi francesi impongono,anche in Italia,una nuova maniera di intendere la lingua. 1) La lingua viene concepita come uno strumento vivo e non da norme precostituite. 2)La retorica non è più vista come un mezzo per abbellire il discorso,ma come uno strumento per potenziarne l'efficacia. 3)Viene rifiutata l'idea di una lingua originaria e affermata invece la concreta evoluzione di ogni lingua

La resistenza del linguaggio poetico

Queste idee modificano profondamente la prosa, ma rinnovando molto meno il linguaggio poetico che resta fedele alla tradizione. L'attenzione verso il problema comunicativo dispone gli illuministi a un atteggiamento benevolo verso il dialetto, che viene difeso da Parini in polemica con le tesi di padre Branda, il quale aveva denigrato quello milanese. D'altra parte Goldoni fa ricorso al dialetto di Venezia in alcune delle sue migliori commedie, mentre sempre a teatro, il napoletano viene usato spesso nell'opera buffa

La polemica contro la Crusca sul <Caffè>

Il rinnovamento più radicale è effettuato dal gruppo del <<Caffè>>,che muove una dura polemica contro l'Accademia della Crusca,rivendica il diritto d'inventare nuove parole e di italianizzare quelle straniere. L'Accademia della Crusca viene soppressa nel 1783 dal granduca Pietro Leopoldo di Toscana

La posizione di Cesarotti: il problema della lingua nazionale

Una posizione aperta al nuovo,ma moderata ed equilibrata, è sostenuta da Melchiorre Cesarotti in un saggio del 1785 con il titolo Saggio sulla filosofia delle lingue. Cesarotti sviluppa la tesi di una <<libertà giudiziosa>>,affermando la validità dell'uso,ma anche l'importanza del prestigio dei modelli letterari. Egli pone anche lucidamente il problema di una lingua nazionale comune a cui devono contribuire i letterati di ogni regione italiana riuniti in un Consiglio Nazionale

La resistenza tradizionalista

Sul fronte opposto rispetto agli illuministi del <Caffè> si scherarono invece i letterati tradizionali, guidati da Carlo Gozzi, sostenitori della purezza della lingua. Altri difensori della tradizione, potevano giungere ad ammettere l'uso del toscano vivo invece di quello arcaico, ma mantenevano ferma la chiusura rispetto alle innovazioni lingustiche e stilistiche a causa dell'influenza francese

L'influenza del francese nel periodo napoleonico

La situazione cambia negli anni del dominio napoleonico in Italia. Si realizza allora una forma di bilinguismo sia nei documenti pubblici sia nella conversazione delle persone colte, e frequente è il ricorso al francese anche da parte di scrittori italiani. L'influenza del francese è fortissima anche nel linguaggio politico, ma penetra anche nel linguaggio comune

La reazione dei Puristi

La reazione dei puristi ha il sostegno del regime napoleonico,che incoraggia le posizioni più tradizionali e favorisce il "ritorno della letteratura" da parte degli intellettuali per scoraggiarne l'interesse politico:l'antimodernismo è in realtà una forma di antirivoluzionarismo. Capofila del purismo è l'abate Antonio Cesari, che propone il ritorno alla lingua del Trecento. I puristi ottengono dal governo napoleonico la riapertura dell'Accademia della Crusca nel 1811

La posizione di Monti e dei classicisti

Una posizione più moderata hanno i classicisti, guidati da Vincenzo Monti e da Giulio Perticari. Essi sostengono la necessità di una lingua letteraria <<illustre>>, dunque distinta dal linguaggio popolare,e tuttavia aperta ad alcune innovazioni e chiusa invece nei confronti degli arcaismi intellettuali