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PURGATORIO CANTO II
Sofia Lazzari
Created on February 27, 2023
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Transcript
PURGATORIO CANTO II
Il canto di Casella
Sofia Lazzari IV E
Unità Aristoteliche
Domenica di Pasqua, 10 aprile 1300, alba (circa le 06.00)
- Antipurgatorio ↬ parte bassa della montagna (spiaggia e prima fascia) dove le anime attendono tempo indefinito prima di espiare proprie colpe fisicamente
- Spiaggia
- Dante
- Virgilio
- Casella (musico amico di Dante)
- Angelo nocchiero
- Anime purganti
Sequenze strutturali
Il Canto è strutturalmente diviso in due parti: l'arrivo dell'angelo nocchiero e l'incontro col musico Casella. L'episodio è aperto dall'ampia descrizione astronomica dell'alba: sole e notte diventano due figure astronomiche percorrenti la stessa strada ai punti opposti del cielo: il sole tramonta sull'orizzonte di Gerusalemme e la notte spunta sul Gange (punto estremo dell'Occidente); essa è in congiunzione con la costellazione della Bilancia che, metaforicamente, tiene in mano, mentre le cade di mano quando supera in durata il giorno.
L'immagine si completa con quella dell'Aurora, personificata come la dea classica, che è rossastra quando il sole sta per sorgere e diventa giallo-arancione ora che sull'orizzonte del Purgatorio è l'alba.
Riassunto vv 1-36
-Dante e Virgilio si trovano ancora sulla spiaggia ai piedi della montagna -Il sole sta tramontando nell'emisfero settentrionale e quindi sorgendo in Purgatorio -I poeti vedono avvicinarsi dall'orizzonte a gran velocità un punto luminoso , tanto che Dante non riesce a sopportarne la vista. -Virgilio riconosce l'Angelo nocchiere e fa inginocchiare Dante annunciandogli il suo arrivo sulla barca senza remi né vele.
Vv. 37-75
- oltre 100 anime traghettate che cantano il salmo "In exitu Israel de Aegypto" -dopo aver benedetto le anime l'angelo torna alla foce del Tevere, lasciandole sole -chiedono aiuto ai poeti e si affollano attorno a Dante quando capiscono che è ancora vivo
Vv 76-117
-Un'anima si fa avanti abbracciando il poeta che prova a ricambiare l'abbraccio inutilmente per 3 volte. -Riconosce il suo amico Casella, il quale riferisce di essere giunto per volontà divina sulla riva del Purgatorio tre mesi dopo la propria morte.
Vv. 118-133
-Interviene Catone che rimprovera aspramente la pigrizia e la negligenza delle anime, le quali, così facendo, allontanano il momento della purificazione.
-Le anime fuggono disordinatamente verso il monte, come quando i colombi, che stanno beccando tranquillamente il loro pasto, sono spaventati da qualcosa e volano via d'improvviso, e anche i due poeti scappano allo stesso modo.
Prima terzina
"...Vedi che sdegna li argomenti umani, sì che remo non vuol, né altro velo che l'ali sue, tra liti sì lontani..."
(Purgatorio, c. II, vv. 31-33)
L'apparizione dell'angelo è introdotta anch'essa come l'inizio da un'immagine astronomica (Marte che rosseggia nel cielo del mattino). È il primo incontro con un ministro celeste: della luce che si muove rapidissima, del biancore che appare ai suoi lati (le ali) e al di sotto (la veste), infine con Virgilio che invita Dante a inginocchiarsi in segno di riverenza. Da sottolineare l'enorme differenza tra questo traghettatore e Caronte: l'angelo non usa strumenti umani, si limita a spingere la barca che non affonda nell'acqua e dentro la quale più di cento anime intonano il Salmo che rievoca la fuga degli Ebrei dall'Egitto (allegoria della liberazione dal peccato). La barca è di lieve legno che dovrà portare Dante in Purgatorio, come lo stesso Caronte gli aveva predetto (Inf., III, 91-93).
Seconda terzina
"Ohi ombre vane, fuor che ne l'aspetto! tre volte dietro a lei le mani avvinsi, e tante mi tornai con esse al petto..."
(Purgatorio, c. II, vv.79-81)
L'incontro con Casella è il primo colloquio con l'anima di un penitente nel Purgatorio. Al di là della difficile identificazione del personaggio, il dato significativo è il grande affetto che egli ancora dimostra a Dante (che tenta inutilmente tre volte di abbracciarlo, con evidente imitazione di due passi virgiliani), mentre l'incontro dà a Dante risposte circa il destino delle anime non dirette all'Inferno: le anime salve si raccolgono alla foce del Tevere, dove l'angelo raccoglie chi lui vuole e quando vuole, secondo volontà divina, il che giustifica il fatto che lui giunga solo ora in Purgatorio.
Terza terzina
"'Amor che ne la mente mi ragiona' cominciò elli allor sì dolcemente, che la dolcezza ancor dentro mi suona..."
(Purgatorio, c. II, vv. 112-114)
Dante gli chiede di cantare per lui e l'amico esaudisce la sua preghiera intonando la canzone “Amor che ne la mente mi ragiona” (quella commentata nel Convivio), che probabilmente lui stesso aveva musicato. La canzone, forse dedicata inizialmente a Beatrice e rientrante nei canoni dello Stilnovo, nel Convivio era stata reinterpretata allegoricamente alla luce della Filosofia, quindi rimanda al periodo del cosiddetto «traviamento» di Dante e del peccato che la stessa Beatrice gli rinfaccerà nei Canti finali del Purgatorio.
Il canto di Casella è così melodioso che tutti, incluso Virgilio, si attardano ad ascoltarne le note, come se nessun altro pensiero toccasse loro la mente, avvinti dal potere della musica che Dante, proprio nel Convivio, descriveva come irresistibile. È a questo punto che si inserisce il duro rimprovero di Catone, che riappare all'improvviso e mette fine al canto esortando gli spiriti a non essere lenti, a non peccare di negligenza indugiando ad ascoltare la bella musica invece di correre al monte per iniziare il percorso di purificazione.
GRAZIE per l'attenzione!
Bibliografia