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Transcript
Camilla Piol
Storia
Presentazione
Inizia
Indice
Le Signorie in Italia
L'Umanesimo
Il Rinascimento
Le scoperte geografiche
Approfondimento: la figura della donna nel Rinascimento
Le Signorie in Italia
Dai comuni alle signorie
- Dalla Signoria in molti casi si passò al Principato, cioè al diretto potere del signore che esautorava le istituzioni comunali, sostituiva le milizie cittadine con milizie mercenarie, le compagnie di ventura, guidate da famosi condottieri e creava una propria corte come centro di potere e di cultura.
- Dalla fine del XII secolo in molti Comuni dell’Italia centro-settentrionale vi fu un’evoluzione nella struttura politico-amministrativa. Le tradizionali istituzioni comunali non si rivelarono efficaci nel superare la crisi economica, le tensioni politiche interne e i continui scontri con i Comuni vicini. Alcune prolungarono a vita le cariche di podestà e capitano del popolo, altri affidarono “in Signoria” il Comune a personaggi di prestigio o a esponenti delle più potenti famiglie cittadine.
- Anche in altri Comuni come Genova, Venezia e Firenze in cui non si affermarono le Signorie, si assistette ad una concentrazione del potere che sfociò in un sistema nettamente oligarchico: il governo rimase nelle mani di un ristretto numero di famiglie di borghesi ricchi che si spartivano le cariche e se le trasmettevano di padre in figlio. La Repubblica di Venezia, in particolare, conobbe una svolta oligarchica, prima con la Serrata del Gran Consiglio, poi con l’istituzione del Consiglio dei Dieci, che limitava il potere del Doge e affidava il governo cittadino alle famiglie più potenti. A Firenze si impose la famiglia dei Medici con Cosimo, che per trent’anni, dal 1434 al 1464, guidò la città, mantenendo formalmente le istituzioni comunali, ma posizionando nei posti chiave tutti uomini di sua fiducia e trasformando Firenze in una Signoria di fatto.
Le Signorie in Italia
DALLA FRAMMENTAZIONE ALLA RICOMPOSIZIONE
- Tra il XIV e il XV secolo la situazione politica nella penisola italiana presentava una forte frammentazione al centro-nord con numerosi Comuni e Signorie spesso in contrasto tra loro. In particolare, l’assenza di poteri centrali che garantissero un equilibrio politico, rese i vari poteri locali più potenti, desiderosi di rafforzarsi e di espandersi territorialmente; alla fine si giunse, tuttavia, a una ricomposizione territoriale. In Italia, nonostante rimanesse un mosaico di realtà politiche locali, si formarono cinque Stati territoriali: il Ducato di Milano, la Repubblica di Venezia, la Signoria di Firenze, i principali Stati regionali, lo Stato pontificio e il Regno di Napoli.
- Nella zona centro-settentrionale della Penisola vi erano, anche, altri piccoli Stati, come la Repubblica di Genova, il marchesato dei Gonzaga a Mantova, il ducato dei Montefeltro a Urbino, mentre i Malatesta si imposero a Rimini e i d’Este a Ferrara; al nord-ovest i Savoia controllavano ampi territori tra la Francia e il Piemonte.
- Nessuno di questi Stati era abbastanza forte da imporre la propria egemonia sugli altri. Tale assetto territoriale si definì policentrismo.
Le Signorie in Italia
Il ducato di milano
- Nel XIV secolo Milano raggiunse una posizione di predominio economico e politico nell’Italia settentrionale. Nel 1311 la famiglia Visconti assunse il potere, avviando un processo di espansione territoriale. Nel 1395 Gian Galeazzo Visconti ottenne il titolo di Duca di Milano, portando a compimento la trasformazione della Signoria di Milano in un Principato. Nei decenni successivi i Visconti si scontrarono con Venezia. Nel 1454 Francesco Sforza, sposo di Bianca Maria Visconti, venne riconosciuto come nuovo duca di Milano nella pace di Lodi. Il trattato sancì anche un equilibrio tra gli Stati italiani che durò fino alla fine del Quattrocento.
Le Signorie in Italia
LA REPUBBLICA DI VENEZIA
- Per secoli Venezia aveva esteso il suo dominio ad oriente, consolidando un impero marittimo che dalle coste dalmate arrivava fino al Mar Nero, passando per l’arcipelago greco. Presto Venezia entrò in contrasto con un’altra potenza marinara: Genova. Quest’ultima, nel 1381, sconfisse Venezia nella Guerra di Chioggia. Tra il 1404 e il 1428, complice la decadenza della potenza genovese, Venezia riprese la sua politica espansionistica, costituendo un vasto Stato territoriale nell’Italia nord-orientale che comprendeva il Veneto e la pianura Padana fino al fiume Adda.
Le Signorie in Italia
LA SIGNORIA DI FIRENZE
- Nel 1434 Cosimo de’ Medici, un mercante e banchiere di umili origini, riuscì a cacciare gli Albrizzi da Firenze e a impadronirsi del potere. Durante il suo governo, che si protrasse fino al 1464, Cosimo rimase formalmente rispettoso della tradizione repubblicana, rifiutandosi di farsi chiamare “signore”. Di fatto, però, il forte controllo che egli esercitava sulla vita politica, trasformò Firenze in una Signoria.
- Sotto la dinastia medicea quest’ultima conobbe un periodo di sviluppo economico e culturale, in particolare durante il governo di Lorenzo de’ Medici, detto il Magnifico, nipote di Cosimo. Quest’ultimo, considerato “l’ago della bilancia”, in quanto garante dell’equilibrio politico dell’Italia dopo la pace di Lodi, controllava una fitta rete di alleanze tra i vari Stati italiani. Lorenzo fu anche un grande mecenate e durante il suo governo Firenze si arricchì di straordinarie opere d’arte. Quest’ultimo raccolse alla sua corte grandi intellettuali come i letterati Angelo Poliziano e Luigi Pulci, filosofi come Marsilio Ficino, fondatore dell’Accademia platonica e Pico della Mirandola, artisti come Sandro Filipèpi detto Botticelli, Andrea del Verrocchio e Filippo Lippi. Nel 1478 fu ordita la cosiddetta congiura dei Pazzi, dal nome della famiglia fiorentina che la architettò, con l'obiettivo di eliminare Lorenzo e i principali esponenti della famiglia Medici, per porre fine al loro potere; tuttavia la congiura fallì e Lorenzo rafforzò ulteriormente il suo potere. Dopo la sua morte, avvenuta nel 1492, la pace fu, però, minata da reciproci sospetti, dal momento che tutti temevano che i propri vicini si potessero trasformare in nemici.
Le Signorie in Italia
LO STATO PONTIFICIO
- Nel XV secolo anche il papato, tornato a Roma dopo il periodo avignonese, in cui si indebolì a vantaggio dei baroni locali, costituì un vero e proprio Stato territoriale nell’Italia centrale, dopo essere stato guidato per un breve periodo da Cola di Rienzo, che cercò di porre fine alle lotte cittadine e seguendo il modello organizzativo elaborato dal cardinale Albornoz nelle Costituzioni egidiane. Comportandosi come veri e propri principi laici, i papi dotarono lo Stato pontificio di un efficiente apparato amministrativo, che garantì un aumento delle entrate fiscali e distribuirono cariche e privilegi ai membri della propria famiglia, o a signori locali che in cambio garantivano la propria fedeltà al papato.
Le Signorie in Italia
IL REGNO DI NAPOLI
- Il Regno di Napoli governato dagli angioini dal 1302 era caratterizzato da una profonda arretratezza economica e politica, alla quale si aggiunse una lunghissima crisi dinastica che durò dal 1343 al 1442. Sotto Roberto d’Angiò conobbe, tuttavia, un periodo di grande sviluppo e fioritura culturale e commerciale. Nel 1442 Alfonso V d’Aragona, detto il Magnanimo, riunì le corone di Napoli e di Sicilia, dando avvio ad un’opera di ammodernamento, ma alla sua morte, nel 1458, il Regno di Napoli e quello di Sicilia furono nuovamente divisi.
Le Signorie in Italia
LA DISCESA DI CARLO VIII E L’INIZIO DELLE GUERRE IN ITALIA
- Nel 1494, il re francese Carlo VIII, dopo un periodo di stabilità della situazione politica italiana, raggiunta attorno alla metà del XV secolo grazie alla pace di Lodi del 1454, con la quale gli Stati italiani sottoscrissero un accordo che definiva i reciproci confini dei territori statali, riconosceva Francesco Sforza legittimo duca di Milano dopo l’estinzione della dinastia viscontea, il dominio di Venezia sulle città lombarde di Bergamo e Brescia, a lungo contese tra Milano e la Repubblica serenissima e, da ultimo, prevedeva la costituzione di una Lega italica, ratificata l'anno successivo, che riuniva tutti i principali Stati italiani, ossia Milano, Venezia, Firenze, Stato pontificio e Regno di Napoli, scese in Italia, rivendicando il possesso del regno di Napoli che era passato nelle mani degli Aragonesi, in quanto imparentato con la dinastia degli Angioini.
- La sua discesa, inizialmente, non incontrò resistenze e, anzi, i Medici gli aprirono le porte della città e a causa di ciò, poco dopo, furono cacciati dalla cittadinanza. Fu istituita la Repubblica fiorentina, inizialmente guidata dal frate domenicano Girolamo Savonarola, in seguito condannato come eretico sul rogo per le sue ideologie politiche di stampo evangelico. Tuttavia, dopo che Carlo VIII ebbe occupato Napoli, il papa Alessandro VI organizzò una Lega antifrancese della quale fecero parte anche quei poteri italiani, ad eccezione di Firenze, che, in un primo momento, avevano ben accolto Carlo VIII, che sfidò il re francese nella battaglia di Fornovo del 1495, mentre stava facendo rientro in Francia.
- Nel 1499 il nuovo re di Francia Luigi XII scese di nuovo in Italia e, oltre a rivendicare il Regno di Napoli, aggiunse nuove pretese sul ducato di Milano, che conquistò, reclamandone l’eredità in quanto sua nonna era una Visconti. Le guerre d’Italia avevano messo in moto un meccanismo di alleanze e posizionamenti, che influenzava l’azione di larga parte degli Stati italiani, oltre che di poteri europei, come nel caso dello scontro tra Francia e Spagna per il dominio sul Regno di Napoli. Sulla scorta di ciò, il nuovo papa Giulio II, organizzò una nuova coalizione, la Lega Santa, che affrontò vittoriosamente i francesi nel 1512 a Ravenna: il ducato di Milano tornò temporaneamente agli Sforza e a Firenze rientrarono i Medici.
L'Umanesimo
UNA RIVOLUZIONE CULTURALE
- In un’Italia lacerata da gravi tensioni sociali e politiche, colpita dalle pestilenze, percorsa dagli eserciti stranieri, caratterizzata da un’economia stagnante e dalla rifeudalizzazione, prese corpo una delle più grandi rivoluzioni culturali che la storia umana abbia conosciuto.
LA RISCOPERTA DEGLI ANTICHI
- Sin dal XIV secolo, un gruppo di intellettuali si interessò alla cultura classica greca e latina e iniziò a guardare allo studio delle humanae litterae, ossia letteratura, filosofia, retorica e arte, fino a quel momento subordinate alle divinae litterae, cioè la teologia, come a un mezzo di elevazione culturale e spirituale. Questi intellettuali furono definiti umanisti e il loro movimento culturale Umanesimo; quest’ultimo designa il vasto processo di rinnovamento culturale che cominciò a manifestarsi in Italia alla fine del Trecento e nei primi decenni del Quattrocento. Questione fondamentale per gli Umanisti fu la ricerca delle opere dell’Antichità classica per poterle studiare in modo analitico, correggendo eventuali errori di trascrizione e lacune testuali; il loro obiettivo era di porsi di fronte alle opere degli antichi per comprenderle a fondo e recuperare il messaggio originario.
L'Umanesimo
LA FILOLOGIA UMANISTICA
- Gli Umanisti ritennero di leggere i testi con spirito analitico, correggendoli e commentandoli, cercando di ricostruirne una versione il più possibile fedele all’originale; nacque così la nuova scienza della filologia, la scienza della parola, che consentiva di restituire i testi il più possibile vicino agli originali, eliminando gli errori, le aggiunte, le modifiche, le omissioni che si erano accumulate nei secoli attraverso le successive trascrizioni effettuate dai copisti. Il fondatore di questa disciplina è considerato l’umanista romano Lorenzo Valla, vissuto tra il 1405 e il 1457. Gli intellettuali umanisti si dedicarono alla ricerca e al recupero di opere letterarie che fino a quel momento erano state dimenticate o ignorate, contribuendo ad ampliare il patrimonio letterario classico. Fra i maggiori ricercatori di antichi manoscritti vi furono francesco Petrarca e Poggio Bracciolini.
LATINO, VOLGARE E GRECO
- In questo periodo maturò un interesse sempre crescente per la lingua latina, di Cicerone, in particolare, che divenne la lingua internazionale; anche il volgare si trasformò e, per avere, una conoscenza più completa del mondo classico, gli umanisti si accostarono allo studio della lingua greca.
L'Umanesimo
FIRENZE, CENTRO DELL'UMANESIMO italiano
- Nonostante Francesco Petrarca, grande poeta e ricercatore di manoscritti, sia, da sempre, considerato il padre dell’Umanesimo, il principale centro culturale italiano fu Firenze, patria dell’Umanesimo, dove si svilupparono tre filoni di studi: l’Umanesimo civile, che vide intellettuali come Coluccio Salutati e Leonardo Bruni, attivi anche in campo politico, l’Umanesimo filosofico, in cui studiosi come Pico della Mirandola e Marsilio Ficino elaborarono nuove riflessioni intorno alla centralità dell’uomo e l’Umanesimo volgare, con cui studiosi come Gian Battista Alberti e Angelo Poliziano cercavano di diffondere gli ideali umanistici attraverso la lingua volgare.
GLI ALTRI CENTRI DELL’UMANESIMO IN ITALIA E IN EUROPA
- Fra i centri umanistici più importanti vi furono anche Padova, con Pietro Pomponazzi, Roma, con Lorenzo Valla il quale, nel 1440, grazie alla filologia dimostrò che la “donazione di Costantino”, da cui la Chiesa traeva la legittimità del suo potere temporale, era un falso realizzato nell’VIII secolo e, nel resto d’Europa, Parigi, le Fiandre, con Erasmo da Rotterdam e l’Inghilterra, con Thomas More.
Il Rinascimento
LA SCOPERTA DELL'INDIVIDUO
- Il termine Rinascimento fu utilizzato già dal pittore e storico dell’arte Giorgio Vasari, vissuto tra il 1511 e il 1574 nell’opera “Vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori”, ma fu lo storico francese Jules Michelet ad usarlo nel 1855 per definire il periodo a cavallo di XV e XVI secolo, caratterizzato dal fiorire delle arti e delle lettere. Nell’età rinascimentale la nuova visione umanistica che poneva l’uomo al centro della realtà aveva portato ad una laicizzazione della cultura; durante il Rinascimento, termine che viene utilizzato dalla metà dell’Ottocento, questo processo investe tutti i saperi, quali le arti figurative, l'architettura, gli studi sulla natura.
UN NUOVO RUOLO PER L'ARTISTA
- L’artista acquisì un nuovo ruolo sociale; la committenza delle opere d’arte divenne soprattutto pubblica, ossia promossa dalle autorità politiche: monarchi, signori, pontefici. Nacque così il mecenatismo moderno: i principi ospitarono e promossero a corte gli intellettuali e gli artisti per conferire prestigio alla loro azione politica. Lo studio dell’Antichità fornì un riferimento anche per la vita politica e per lo studio dell’arte di governare e amministrare. Spicca nello studio della politica Niccolò Machiavelli, vissuto tra il 1469 e il 1527, considerato uno dei padri fondatori della scienza politica e del pensiero politico moderno.
Il Rinascimento
LO SVILUPPO DELL’ARTE
- In questo periodo, l’arte raggiunse livelli ineguagliabili, dal momento che si moltiplicarono i capolavori di grandi artisti, quali Filippo Brunelleschi, che realizzò la cupola di Santa Maria del Fiore a Firenze, Donatello, Donato Bramante, Leonardo da Vinci e Michelangelo Buonarroti. Oltre all’architettura, alla scultura e alla pittura, anche le arti decorative e all’artigianato vissero un periodo di grande fioritura.
I PROGRESSI SCIENTIFICI
- Lo spirito critico degli umanisti alimentò anche un nuovo sviluppo della scienza e della tecnica, attraverso la verifica delle affermazioni degli antichi studiosi greci come Aristotele e Tolomeo, il cui principio di autorità fu messo in discussione. Nuovi studi furono fatti nel campo della medicina e dell’anatomia con il medico fiammingo Andrea Vesalio, che pubblicò un trattato di anatomia umana, frutto di un lavoro di attenta osservazione e dissezione anatomica dei cadaveri. Altre grandi conquiste dell’epoca rinascimentale furono lo studio e la messa in pratica della prospettiva e soprattutto quella che è stata definita la “rivoluzione copernicana”, cioè la dimostrazione scientifica operata dall’astronomo polacco Niccolò Copernico della teoria eliocentrica che vedeva la Terra e gli altri pianeti ruotare intorno al Sole e non viceversa, come indicava l’antica teoria geocentrica del geografo greco Tolomeo.
Il Rinascimento
I PROGRESSI TECNICI
- Numerose furono anche le invenzioni tecniche che migliorarono i sistemi di produzione in molti settori economici, quali il torcitoio nella manifattura tessile, il soffiatoio a mantice, le pompe a stantuffo e il montacarichi nel settore minerario. Si diffuse, in generale, un approccio scientifico di tipo sperimentale e creativo, di cui Leonardo da Vinci fu il maggior interprete. Da un punto di vista culturale l’invenzione più rivoluzionaria fu quella messa a punto a metà del Quattrocento da Johannes Gutenberg, cioè la stampa a caratteri mobili, che rese possibile la diffusione dei libri. Altra rivoluzione che avvenne tra il XIV e il XVI secolo fu l’introduzione della polvere da sparo. Cannoni, archibugi e moschetti cambiarono definitivamente l’arte della guerra, aumentando il numero delle vittime e degli uomini necessari ai combattimenti e cambiando le tipologie delle costruzioni militari, rinforzate ora da terrapieni con mura basse e larghe e torrioni corti.
Le scoperte geografiche
LE NUOVE “VIE” COMMERCIALI
- Con la fine dell’impero bizantino nel 1453 e la conquista da parte di Maometto II di Costantinopoli, le reti mercantili legate ai commerci con l’Oriente entrarono in crisi. Il dominio ottomano limitava fortemente sia le rotte nel Mediterraneo, sia le vie terrestri versi la Cina, che grazie alla dinastia Ming si stava sviluppando velocemente. Sui mercati europei, non erano soltanto spezie e seta, che veniva già prodotta anche in Europa, a venir meno, ma soprattutto i metalli preziosi come l’oro e l’argento. Questa nuova situazione costrinse gli Europei a cercare nuove vie commerciali. Dato che le vie a est erano loro precluse, per via della pirateria e del dominio ottomano, essi cercarono nuove rotte a ovest, attraversando l’oceano Atlantico.
Le scoperte geografiche
LE PRIME ESPLORAZIONI PORTOGHESI IN AFRICA
- Per primi furono i Portoghesi, il cui re Enrico il Navigatore aveva dato grande impulso alla navigazione, a tentare la rotta oceanica. Tuttavia, fu sotto il regno di Giovanni II che avvennero le più importanti esplorazioni verso l’Africa, prima con Bartolomeo Diaz e poi con Vasco da Gama, che raggiunse l’India doppiando la punta meridionale dell’Africa.
NUOVI STRUMENTI PER LA NAVIGAZIONE
- Le nuove esplorazioni atlantiche furono favorite dal perfezionamento di strumenti per la navigazione, come la bussola e l’astrolabio; inoltre, anche l’utilizzo di carte nautiche e navi con vele miste, quadrate e triangolari resero la navigazione più sicura e più agevoli le manovre. Particolarmente utilizzata per la navigazione transoceanica fu un nuovo tipo di imbarcazione, la caravella.
Le scoperte geografiche
LA SCOPERTA DELL’AMERICA
- Tra i maggiori esploratori vi fu il genovese Cristoforo Colombo: egli, finanziato dai sovrani di Spagna, intraprese il proprio viaggio con l’idea di arrivare in Asia navigando verso ovest. Questi partì dal porto spagnolo di Palos il 3 agosto 1492 con una spedizione comprendente tre caravelle, la Santa Maria comandata da Colombo, la Nina e la Pinta, comandate dai fratelli spagnoli Pinzòn e sbarcò il 12 ottobre dello stesso anno sull’isola da lui chiamata San Salvador, convinto di essere arrivato in Asia; in realtà aveva scoperto, senza rendersene conto, un nuovo continente. Colombo si recò nel Nuovo Mondo per altre tre volte, proseguendo nell’esplorazione delle isole caraibiche, Bahamas, Cuba, Hispaniola e Giamaica; i suoi viaggi, tuttavia, non fruttarono le quantità d’oro e di metalli preziosi che la regina Isabella di Castiglia sperava di ottenere.
AMERIGO VESPUCCI, LA “SCOPERTA” DI UN NUOVO CONTINENTE
- Fu un altro navigatore italiano Amerigo Vespucci a intuire che la nuova terra scoperta da Colombo, era, in realtà un nuovo continente e per questo, in suo onore, fu battezzata America. In seguito, Giovanni e Sebastiano Caboto per conto dell’Inghilterra e l’esploratore italiano Giovanni da Verrazzano raggiunsero il nord America, mentre nel 1500 il portoghese Pedro Alvaro Cabral sbarcò sulle coste del Brasile.
Le scoperte geografiche
MAGELLANO E IL PRIMO GIRO DEL MONDO
- La prima spedizione a circumnavigare il globo fu quella di Ferdinando Magellano tra il 1519 e il 1521. L’esploratore riuscì ad aggirare l’America a sud, fino ad entrare nell’oceano Pacifico e raggiungere le Filippine, dove venne ucciso, ma la sua spedizione doppiò il Capo di Buona Speranza e dopo tre anni rientrò in Spagna decimata con pochi membri, fra cui Antonio Pigafetta, che raccontò il viaggio nel suo diario.
IL TRATTATO DI TORDESSILLAS
- Con il trattato di Tordesillas del 1494 le potenze coloniali si spartirono le nuove terre: alla Spagna spettava l’America settentrionale e quella meridionale con esclusione del Brasile. Al Portogallo andava quest’ultimo, l’Africa, le Indie orientali e l’Asia.
CORTÉS E PIZARRO E LA FINE DI DUE IMPERI
- I territori del Nuovo Continente vennero colonizzati violentemente in seguito all’arrivo dei conquistadores spagnoli. Tra questi, i più famosi furono Hernan Cortés, che in due anni al comando di poche centinaia di uomini distrusse l’Impero azteco e Francisco Pizarro, che ebbe la meglio sull’Impero inca.
Le scoperte geografiche
L’INCONTRO-SCONTRO TRA DUE CIVILTÀ
- Per le popolazioni americane “pre-colombiane” l’incontro con la civiltà europea fu drammatico. I conquistadores consideravano l’America un territorio da sfruttare e gli Indios degli schiavi al proprio servizio. Le popolazioni locali furono sterminate non solo dallo sfruttamento e dalle violenze dei colonizzatori, ma anche dalle nuove malattie che questi ultimi avevano portato con sé dall’Europa. L’incontro tra le civiltà amerinde e gli Europei ebbe, tuttavia, anche alcune conseguenze positive: animali e piante fino ad allora sconosciute giunsero in Europa, come il pomodoro, la patata, il mais, i peperoni, il tabacco e il cacao e altre, viceversa, arrivarono in America, il cavallo, i bovini, la vite, l’ulivo, il grano e la canna da zucchero.
LE CONSEGUENZE DELLE SCOPERTE GEOGRAFICHE
- Le scoperte geografiche ebbero, anche, altre conseguenze; gli spagnoli si arricchirono enormemente, il centro delle rotte commerciali si spostò dal Mediterraneo all’Atlantico, prosperarono commercianti e banchieri, si indebolì la nobiltà e iniziò l’ascesa della borghesia.
Le scoperte geografiche
IL SISTEMA COLONIALE
- Le scoperte geografiche permisero agli Europei lo sfruttamento delle risorse minerarie americane. Messico e Perù in particolare si rivelarono ricchi di oro e di argento, estratti dagli Indios ridotti in schiavitù e costretti a lavorare nelle miniere. Nel Nuovo Mondo gli Europei crearono, inoltre, grandi piantagioni di canna da zucchero; anche in questo caso gli Indios vi erano sfruttati come schiavi. Per quanto entrambi i regni trassero enormi benefici economici dalla scoperta dell’America e dallo sfruttamento delle ingenti risorse che il Nuovo Mondo offriva, la colonizzazione spagnola e quella portoghese furono molto diverse l’una dall’altra; gli Spagnoli crearono delle province governate da un viceré e affidarono i nuovi territori, encomiendas, a coloni, encomendero, che ne sfruttavano ogni risorsa. Al contrario, i Portoghesi crearono empori e scali lungo le coste americane, mentre il Brasile divenne una provincia del regno; la loro fu una colonizzazione più commerciale. Gli Europei trovarono nell’idea di evangelizzare le popolazioni amerinde anche una motivazione ideologica alla colonizzazione, con l’istituzione da parte della Chiesa delle reducciones, piccole comunità gestite da missionari gesuiti.
Approfondimento: la figura della donna nel Rinascimento
- “L’eccellenza o l’inferiorità delle persone non risiede nei loro corpi o dipende dal loro sesso, ma dalla perfezione dei loro costumi e delle loro virtù”. La scrittrice Christine de Pizan anticipava, così, nella sua opera “La città delle dame” una corrente di pensiero che si sarebbe fatta strada durante l’Umanesimo e che avrebbe significato per le donne un miglioramento nelle loro prospettive di vita. Alla fine del Medioevo, la figura femminile si trovava in una posizione di netta subordinazione rispetto all’uomo, chiunque fosse. Come regola generale, la società considerava le donne incapaci di badare a se stesse e, pertanto, avrebbero sempre dovuto essere soggette a un uomo che non solo le nutrisse, ma le tenesse anche lontane dal sentiero del peccato, che avrebbero, inevitabilmente, intrapreso se fossero state abbandonate al loro libero arbitrio.
Approfondimento: la figura della donna nel Rinascimento
- Per una donna di quel tempo era difficile riuscire a badare a se stessa, dal momento che, soprattutto a causa della crescita delle corporazioni durante gli ultimi secoli del Medioevo, furono attuate una serie di restrizioni all’accesso ai mestieri che andavano, in particolare, contro le donne. Queste ultime videro drasticamente ridotto il loro accesso a lavori più o meno qualificati e la loro sfera d’azione spostarsi verso compiti ritenuti più idonei alla “natura femminile”. Il moltiplicarsi di mestieri che venivano visti come appannaggio maschile rafforzarono le convinzioni, già radicate, che il mondo del lavoro fosse una cosa da uomini. Le possibilità vitali di una donna erano fortemente condizionate fin dalla sua nascita, a seconda della scala sociale a cui apparteneva, ma, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, le donne che rivestivano posizioni ai vertici della società non godevano di un trattamento migliore. Sulla scorta di ciò, una posizione sociale intermedia, spesso, era sinonimo di un trattamento privilegiato.
Approfondimento: la figura della donna nel Rinascimento
- Gli ideali dell’Umanesimo confluirono nel Rinascimento, un periodo storico in cui le donne, specialmente quelle di classe medio-alta, avvertirono un netto miglioramento delle loro condizioni di vita. Coloro che potevano avere accesso a un'istruzione riuscivano ad accedere a impieghi al servizio delle classi superiori, come, per esempio, quelli di istitutrici, insegnando lettere, scienze e, soprattutto, arte. A partire dal XV secolo in Italia si iniziò a investire anche nell’educazione delle figlie femmine. Le fanciulle venivano istruite in letteratura e musica e, spesso, anche in scienze e filosofia. La formazione artistica era quella favorita e ritenuta più adatta: non è raro che le ragazze dell'epoca trascorressero il loro tempo libero componendo poesie, dipingendo o suonando uno strumento. Questa formazione le rendeva buone candidate, affinché si occupassero a loro volta dell'educazione delle figlie della nobiltà. Anche le donne con una posizione sociale più elevata godevano di un certo riconoscimento sociale, ma non professionale.
Approfondimento: la figura della donna nel Rinascimento
- Nelle grandi città come Firenze e Venezia si diffusero circoli sociali, alcuni dei quali guidati da donne di grandi famiglie. Un esempio di questo tipo di dame fu Lucrezia Tornabuoni, madre di Lorenzo de’ Medici, una donna molto colta e rispettata che circondò suo figlio di artisti e pensatori. Tuttavia, a prescindere dalla classe sociale o dall’istruzione, vi era un problema trasversale che, per molte donne, era uno dei maggiori ostacoli da affrontare nella vita, ossia la dote, il denaro e i beni che la famiglia avrebbe dovuto apportare per le nozze della figlia. Nella specie, la dote era il complesso dei beni che la famiglia della donna portava al marito come “mantenimento” della moglie; veniva elargita dal padre o, nel caso in cui questi fosse morto, dai fratelli. Apportare una buona dote era quasi essenziale perché il matrimonio andasse a buon fine; infatti, era molto raro che una donna senza dote riuscisse a sposarsi, dal momento che per la maggior parte di loro era difficile trovare un lavoro con il quale guadagnare abbastanza da mantenersi. Di conseguenza, le donne passavano a dipendere economicamente dal marito. Le famiglie che non potevano permettersi la dote, spesso sceglievano di mandarle in convento, poiché l’istituzione forniva loro cibo e un tetto. L’alternativa era che le figlie iniziassero a lavorare in tenera età per procurarsi la propria dote, soprattutto nel servizio domestico di famiglie benestanti. Le difficoltà si accentuarono nelle campagne, provocando una vera e propria migrazione femminile verso le città.
Approfondimento: la figura della donna nel Rinascimento
- Durante tutto il Rinascimento, le donne lottarono per farsi strada da sole in una società che le trattava, nella migliore delle ipotesi, con paterna condiscendenza. Le artiste, in particolare, avevano prospettive migliori poiché potevano guadagnarsi da vivere con il loro lavoro e nel XVI secolo iniziarono ad essere più accettate, sebbene rimanessero una minoranza. Le cortigiane, donne altamente istruite che si circondavano di artisti, intellettuali e scienziati, erano finanziariamente indipendenti, anche se disapprovate. Il periodo rinascimentale, tuttavia, non riuscì a distruggere secoli di pregiudizi contro le donne: poche potevano vivere una vita indipendente o esercitare un certo grado di autorità nella propria casa. Un chiaro esempio fu Vittoria Colonna, marchesa di Pescara e poetessa; una donna di grande cultura che coltivò la sua passione per l’arte e si circondò dei migliori artisti e intellettuali del suo tempo, tra cui Michelangelo.