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GLI IGNAVI
NOEMI SAVARESE
Created on February 9, 2023
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Transcript
NEL MONDO DI DANTE: GLI IGNAVI
SAVARESE NOEMI 3f
CHI SONO GLI IGNAVI?
Gli ignavi trovano ampio spazio nel canto III dell’Inferno. Nell’idea di oltretomba di Dante gli ignavi sono quelle persone che nella vita non hanno mai agito né per il bene né per il male, non hanno mai avuto né espresso idee proprie e si sono sempre adeguati alla massa, all’idea del più forte.
In esclusiva dei versi del canto III recitati
gli “ignavi” di ieri sono gli “indifferenti” di oggi?
Dante li inserisce qui perché li reputa indegni di meritare sia le gioie del Paradiso, sia le pene dell'Inferno, a causa proprio del loro non essersi schierati né a favore del bene, né a favore del male. Sono costretti a girare nudi per l'eternità inseguendo un'insegna che corre velocissima e gira su se stessa, punti e feriti da vespe e mosconi. Il loro sangue, mescolato alle loro lacrime, viene succhiato da fastidiosi vermi. Gli ignavi sono quindi rimasti inerti nella vita per le loro scelte. Qui c’è la cosiddetta Legge del Contrappasso.
L’ignavia, questa terribile condizione in cui l’individuo non prende una scelta rappresenta l’immobilismo di fronte al divenire. Dante scriveva nel Trecento, ma i problemi dai quali nasceva una critica così efferata nei confronti di chi sceglieva di non scegliere non sono così lontani da quelli che possiamo riscontrare in epoca contemporanea attraverso l’occhio di altri autori. Dante si scagliava contro chi nella vita politica si tirava indietro davanti alla grande scelta, quella scelta che avrebbe prodotto quello specifico cambiamento in una società contraddittoria. Per tale ragione, tra gli ignavi si ritroverà Celestino V, ovvero colui “che fece per viltade il gran rifiuto”.Se volessimo trovare un punto di contro tra Dante e i nostri tempi continueremo ad elencare tante figure che nella politica, intendendola come “ipostasi” del nostro sistema sociale, hanno riprodotto gli errori di Celestino V.
LA LEGGE DEL CONTRAPPASSO
La legge del contrappasso (dal latino contra e patior, "soffrire il contrario") è un principio che regola la pena che colpisce i rei mediante il contrario della loro colpa o per analogia a essa.
gli ignavi di "ieri"
la figura di "Don Abbondio"
Don Abbondio è un personaggio del romanzo I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni: è il curato dovuto incaricato di sposare Renzo e Lucia, ma durante la sua consueta passeggiata incontra due bravi, sgherri di Don Rodrigo, che gli intimano di non celebrare il matrimonio. È un uomo codardo, pigro e schivo, che si sottrae davanti alle difficoltà e agli ostacoli che incontra. Il prete in un primo momento cerca di giustificarsi, allontanando da sé la responsabilità di tale scelta, tanto più che non ne ricaverà nessun guadagno, ma alla fine accondiscende alla volontà dei bravi. Da quanto detto finora è evidente che Don Abbondio è una figura remissiva e vittima del tempo in cui vive: infatti è costretto a sottostare alle prepotenze dei signorotti locali. Il narratore ci informa che era di condizione non nobile e totalmente mancante di coraggio: esemplare è l'immagine del vaso di terracotta costretto a viaggiare tra vasi di ferro. Inoltre non aveva una reale vocazione, ma fu spinto dai propri genitori alla scelta sacerdotale per appartenere ad una classe sociale rispettabile e protetta, in grado di offrire anche una parziale sicurezza economica.
GLI IGNAVI DI "OGGI"
Quale simbolo migliore dell'ignavo moderno del giallo e pigro Homer Simpson? Quale migliore trasposizione ai giorni nostri dell'indolente essere umano che passa il proprio tempo a decidere cosa non fare con il proprio tempo? Se in passato l'accidioso era il monaco indolente e poco propenso all'ora et labora o l'uomo che, scansando la fatica, non espiava il proprio peccato originale e non diveniva meritevole del Paradiso, oggi l'accidioso è colui che passa accanto alla vita facendosi vivere piuttosto che prender in mano le redini del proprio destino. Difficile è individuare le sfumature fra indolenza, accidia, qualunquismo e forme patologiche come la depressione. Nella maggior parte dei casi l'accidia oggi si presenta sotto forma di qualunquismo superficiale, per il quale la colpa è sempre di qualcun altro, è meglio non intervenire perchè non si sa cosa succederà, salvo poi vantarsi della propria scelta se l'evolversi della situazione è positiva. Questo disinteresse diffuso si misura oggi in molti campi, dallo scarso interesse per l'attività politica, alla indifferenza con cui passiamo davanti a un bisognoso o assistiamo impassibili a un atto di sopruso. L'accidia moderna ci rende gelosi della nostra piccola isola felice e ci spinge a non intervenire nel mondo esterno per non mettere a repentaglio al felicità privata. I valori civili dell'impegno, dell'intervento, della militanza suonano ostici e ardui, al punto che è meglio non votare, non fare volontariato, non esporsi troppo. Non riflettiamo abbastanza sul fatto che questo nostro scansare l'intervento diretto nelle questioni "nazionali" dà spazio a chi invece, con il proprio singolo voto o pensiero, lascia intendere che tutti i silenziosi la pensino come lui. Con gli accidiosi moderni il Grande Fratello ha vita facile; semplice controllare una massa di silenzioni Homer sdraiati sul proprio divano a bere birra guardando talk show e reality insulsi...ma mentre noi lo facciamo....chi governa la barca?