A Silvia
1828, Pisa
è una canzone libera, composta da endecasillabi e settenari. Precisamente 34 settenari e 29 endecasillabi
A Silvia
Questa canzone è dedicata a una donna, Silvia, uno pseudonimo, che si rifà alla figura reale di Teresa Fattorini, figlia del cocchiere di casa Leopardi, che muore giovanissima, all'età di ventuno anni, di tubercolosi il 30 settembre del 1818. Silvia rappresenta tutti i sogni infranti da una morte prematura.
Chi è Silvia per Leopardi? Silvia è il simbolo della giovinezza perduta ed è l'emblema della speranza di Leopardi e dell'intera umanità.
Quando muore Silvia? Settembre, 1818.
Qual è l'ambientazione della lirica A Silvia? Recanati, nell'età della giovinezza, quando Leopardi osservava dalla finestra Silvia allontanandosi dai suoi amati studi.
Leopardi compone questa canzone tra il 19 e il 20 aprile, a Pisa nel 1828, e dedica la poesia a una ragazza, che simboleggia i sogni e le illusioni giovanili.
La lirica può essere divisa in quattro parti:
La prima parte della poesia si basa sul ricordo che riporta alla luce del poeta sensazioni, sentimenti e periodi della sua giovinezza passata nella casa paterna a studiare, con l'unico svago di poter ascoltare la voce di Silvia. BARRIERE TRA IL POETA E SILVIA: Da un lato abbiamo Silvia che vive nel mondo, dall'altro abbiamo il poeta che vive nella casa paterna. Oltre alla barriera fisica, è presente anche una barriera sociale: Leopardi è un nobile, invece Silvia è una popolana. I due giovani hanno un comune una cosa: LA STESSA VOGLIA DI VIVERE!!!
In questa poesia il poeta si rivolge a diversi interlocutori: SILVIA, LA NATURA, LA GIOVINEZZA PERDUTA. Esordisce con un'invocazione alla fanciulla ponendole una domanda alla quale non riceve risposta (ricordi la tua giovinezza?). Leopardi pensa a Silvia e ai tempi in cui era felice e spensierata pensando al futuro e ai suoi progetti e sogni; quando ella era ancora viva. Il poeta è invece ormai maturo e pensa alla sua giovinezza che non ha saputo sfruttare al meglio. L'avvenire a cui pensa Silvia è vago perchè non saprà cosa le succederà in futuro, ma sicuramente sarà per lei qualcosa di bello e felice (perchè è giovane). Durante i periodi felici Silvia tesseva e cuciva per preparare la sua dote per quando si sarebbe sposata come le giovani della sua età e cantava gioiosa; Leopardi ascoltava la sua voce allontanandosi dai suoi amati studi.
Nella conclusione della lirica Leopardi cambia il soggetto a cui si riferisce, da Silvia alla speranza che hanno entrambi un unico destino: la morte. La poesia termina con una personificazione della speranza, con una mano che indica la tomba a cui tutti gli uomini sono destinati. Ogni vità è destinata a soccombere.
CURIOSITà: OGNI ULTIMO VERSO DI UNA STROFA RIMA CON ALMENO UNO DEI PRECEDENTI VERSI DELLA STESSA STROFA
FIGURE RETORICHE PRESENTI NELLA POESIA: ANAFORA ED ENJAMBEMENT, METAFORA, OSSIMORO, IPERBATO.