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LE ARTI FIGURATIVE

Alice Antonicelli

Created on January 11, 2023

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LE ARTI FIGURATIVE

arte paleocristiana

INTRODUZIONE

Nelle prime chiese le opere figurative avevano una funzione particolare proprio perché le figure riuscivano ad essere comprese da tutti. San Gregorio Magno le definì per questo motivo Biblia pauperum che significa 'Bibbia per i poveri'. Ci troviamo a Roma, tra il V e l'VIII secolo, quando ormai nella città si è affermato il cristianesimo e con la costituzione di diverse basiliche aumentano sempre di più i cicli musivi, realizzati con la tecnica del mosaico.
Con l'influenza dei monaci orientali si arriva anche ad un'arte di ispirazione bizantina che produce opere più innovative con immagini a doppio carattere: nelle zone absidali c'era un carattere simbolico-celebrativo, mentre nella navata centrale la funzione era più narrativa.

La navata centrale della Basilica di San Paolo fuori le mura, Roma

Basilica di Sant'Apollinare in Classe VI sec. Interno, veduta verso l'abside. Ravenna

IL MOSAICO

Il mosaico è una tecnica decorativa con la quale viene riprodotto un determinato disegno per mezzo di frammenti (in genere di forma grosso modo quadrata), detti tessere, di diversi materiali, come: pietre naturali/marmi, ceramica smaltata o paste vitree colorate. Secondo il metodo più semplice, quello diretto, tali frammenti o tessere sono inserite in uno strato di intonaco o di collante fresco (un impasto costituito per esempio da polvere di marmo, calce e olio di lino), che indurendo le blocca.In particolare i mosaici che andremo a vedere sono in pasta vitrea. Le tessere vitree erano realizzate con tecniche complesse che dovevano dare effetti cromatici vivaci. A un materiale vetrificante, a base di silice, venivano mescolati elementi fondenti. Il vetro veniva poi opacizzato, con stagno e piombo, e trattato con ossidi: l'ossido di ferro da i colori verde, giallo e azzurro; l'ossido di rame il verde; l'ossido di manganese marrone e viola. Le diverse sfumature sono ottenute variando i livelli di ossidazione. I fondi luminosi sono ottenuti coprendo le tessere di lamine d'oro.

IL MOSAICO NELLA STORIA

Il mosaico è usato per la decorazione artistica di pavimenti e pareti o di singoli elementiarchitettonici e scultorei. L’uso di decorare le superfici con il mosaico ha origini molto antiche in Asia Minore e in Mesopotamia, ma è soprattutto caratteristico del mondo greco-romano prima e di quello medievale poi, dove raggiunge il suo massimo splendore. Nel mondo romano la tecnica musiva veniva utilizzata soprattutto per la decorazione pavimentale e impiegava ciottoli regolari o tessere in pietra naturale. I mosaici romani potevano essere in bianco e nero o policromi. Con l’avvento del Cristianesimo, e quindi con la costruzione delle prime chiese e basiliche cristiane, il mosaico acquista un’importanza sempre maggiore, spostandosi dalla decorazione dei pavimenti a quella delle superfici murarie, ossia pareti, absidi e cupole.

Mosaico, Domus del Chirurgo, Rimini

Mausoleo di Santa Costanza, IV secolo, mosaico della campata, Roma.

BASILICA DI SANTA MARIA MAGGIORE: STORIA

La Basilica di Santa Maria Maggiore sorge a Roma sulla sommità del colle Esquilino. La leggenda vuole che il ricco patrizio romano Giovanni e sua moglie, non avendo figli, decidessero di dedicare una chiesa alla Vergine Maria, apparsa loro in sogno una una notte di agosto del 352 d.C. Nel sogno, la Madonna li informò che un miracolo avrebbe indicato loro il luogo su cui costruire la chiesa. Profonde trasformazioni della basilica, che fino ad allora aveva conservato il suo aspetto sostanzialmente medievale, furono avviate tra la fine del XVI e l’inizio del XVII secolo da Sisto V e da Paolo V, che eressero le due grandi cappelle laterali, dette appunto Sistina e Paolina, e il palazzo a destra della facciata. Tra il 1670 ed il 1676, Carlo Rainaldi ridisegnò l’abside nelle forme attuali. Nonostante le profonde modifiche effettuate la basilica è la sola a conservare la sua struttura primitiva paleocristiana.

Sistina e Paolina

BASILICA DI SANTA MARIA MAGGIORE: MOSAICI

All’interno, si segnalano importanti opere d’arte. Sui muri della navata centrale, al di sopra della trabeazione, sono visibili riquadri a mosaico risalenti al V secolo. Lungo la navata centrale sono rappresentati quarantadue episodi dell'Antico Testamento, mentre nell'arco trionfale si trovano otto scene dell'Infanzia di Gesù. I due cicli si presentano diversi, infatti il primo ha toni più che altro quotidiani con la sua narrazione vivace, mentre il secondo si presenta più solenne, con mosaici disposti per ordini sovrapposti.

navata centrale

CHIESA DEI SANTI COSMA E DAMIANO: STORIA

La Chiesa dei Santi Cosma e Damiano, situata nel cuore di Roma, è una delle più antiche ed affascinanti chiese.Durante il grande incendio a Roma nel 64 d.C. la maggior parte degli edifici pubblici del lato nord del Foro Romano è stata distrutta. Negli anni seguenti, dopo la vittoria nella guerra giudaica, imperatore Vespasiano ha deciso di costruire in quel luogo il Foro della Pace, un grande complesso con tempio romano, le fontane e una aula rettangolare chiamata la biblioteca Pacis. All’inizio del IV secolo l’imperatore Massenzio ha fondato affianco della biblioteca una rotonda con l’ingresso monumentale dal Foro Romano.Con la caduta dell’Impero Romano sia la biblioteca che la rotonda sono state abbandonate. Nell’anno 526 papa Felice IV (526-530), ricevuto il permesso dal re Teodorico , ha deciso di unire e convertire questi edifici ad uso cristiano. Come segno del cambiamento si è costruito il mosaico absidale, conservato finora in ottime condizioni e considerato uno dei più importanti nella storia dell’arte. La nuova chiesa è stata dedicata ai santi Cosma e Damiano, martiri del IV secolo, che venivano dall’Asia Minore. I patroni della basilica erano fratelli e medici che fornivano in nome di Dio assistenza medica a chiunque ne abbia bisogno. Questa pratica non si è piaciuta al governatore della provincia che forzava i fratelli a fare i sacrifici agli dei pagani. Cosma e Damiano hanno rifiutato questo e sono stati uccisi nel 303 nella città di Egea. Le loro reliquie furono poi trasportate a Roma e sono disposte sotto l’altare inferiore della basilica.

CHIESA DEI SANTI COSMA E DAMIANO: MOSAICI

I mosaici della Basilica dei Santi Cosma e Damiano si compongono di due parti. Quelli dell’abside che vengono generalmente considerati coevi alla costruzione della chiesa e quelli dell’arco absidale di solito riferiti al papato di Sergio I (687-710 d.C.). La chiesa presenta nel catino absidale un mosaico importante che raffigura il Cristo tra i due siriani, introdotti dai Santi Pietro e Paolo alla presenza del papa e di San Teodoro. In questo mosaico il naturalismo è meno evidente, ma persiste la memoria classica nei gesti di Cristo e degli apostoli, e nella rigorosa simmetria della scena.

CHIESA DI SANTA PUDENZIANA

La chiesa di Santa Pudenziana è una delle chiese più antiche di Roma, fondata intorno al 390 sopra le terme romane. Sorge su una domus ecclesiae e venne trasformata in basilica a tre navate al tempo di papa Siricio. Nel catino absidale si trova un mosaico, risalente al pontificato di Innocenzo I, che raffigura Cristo su un trono circondato dagli apostoli che mostra il codice della legge. Pietro e Paolo, a lui vicini, sono incoronati da due figure femminili, personificazioni delle chiese ebraica e romana. Dietro al porticato si erge la città di Gerusalemme, con edifici monumentali e, in primo piano, il Golgota, su cui si eleva una grande croce gemmata. Nel cielo spiccano i simboli degli evangelisti, di cui si narra nel libro dell'Apocalisse di San Giovanni, raffigurati qui per la prima volta in un'opera musiva. Il soggetto richiama il Giudizio Universale, tema riferito al dualismo tra il Bene e il Male. Il mosaico di Santa Pudenziana dimostra la compresenza, nell'arte paleocristiana, di elementi appartenenti al linguaggio aulico ufficiale e a quello più popolare: influenze ellenistico-romane si riscontrano nell'architettura che accenna alla prospettiva, nelle nuvole che si addensano sulla città, nel movimento delle figure, nell'uso naturalistico dei colori e nella costruzione dei volumi. Inoltre, la solenne immagine di Gesù in trono testimonia il recupero di motivi derivati dall'arte imperiale. Al tempo stesso, il linguaggio tende a semplificarsi, per consentire una diretta comunicazione con i fedeli.

LA SCULTURA DEI PRIMI CRISTIANI

La scultura dei primi cristiani ha elaborato forme e temi iconografici diversi a seconda della provenienza e dell'ambito culturale delle opere. Di questi tempi furono preferiti i bassorilievi siccome le rappresentazioni a tutto tondo rimandavano alle sculture pagane. Le prime rappresentazioni, tra il III e il IV rimandano al concetto classico, ne è un esempio la statua del Buon Pastore, lo si nota dall'effetto del chiaroscuro e dalla posizione, siccome ha una gamba a riposo e l'altra flessa. La statua rappresenta il crioforo, ovvero il portatore di ariete, che nel mondo classico simboleggia l'humanitas, mentre in quello cristiano il trasporto del defunto nell'aldilà. La scultura la troviamo molto spesso nei sarcofagi in pietra dei ricchi romani, siccome le persone non abbastanza ricche non potevano ancora permetterselo. Il repertorio iconografico si orientò subito verso il naturalismo, ma allo stesso tempo anche verso il repertorio pagano. Solo verso la metà del III secolo abbiamo i primi simboli cristiani. Nel VI secolo invece troviamo un maggiore equilibrio compositivo grazie agli elementi architettonici scolpiti. La tecnica e il linguaggio migliorano, siccome le sculture assumono un senso di movimento, ma le proporzioni del corpo rimangono poco rigorose, infatti viene reso meno l'effetto della profondità. Alla base dell'arte cristiana non ci sarà più il concetto di concreto, ma di simbolico.

IL SARCOFAGO DI GIUNIO BASSO

Il sarcofago è dedicato a Giunio Basso, ovvero un prefetto di Roma che si convertì al Cristianesimo e morì nel 359. Le immagini rappresentano scene bibliche ed evangeliche. Le scene sono collocate su due file e sono inserite in nicchie suddivise da colonnine, unificate nella fascia superiore da una trabeazione e in quella inferiore da cuspidi e archi ribassati. Le scene non sono episodi progressivi di un racconto, ma ognuna ha il suo simbolo. La figura umana in questo caso è dominante ed ha delle proporzioni perfette. Il chiaroscuro esalta molto bene il volume.

L'Impero Romano d'Oriente si formò nel 395 d.C. in seguito alla divisione dei territori dominati da Roma. Costantinopoli, l'antica Bisanzio, ne era capitale: l'Imperatore Costantino aveva trasformato questo centro, fondato sul Bosforo da coloni greci nel VI sec. a.C., in una grande capitale. Realizzò le mura, il palazzo imperiale con un circo, il foro, varie chiese, tra cui l'inizio dei lavori della nuova cattedrale dedicata a Santa Sofia. Ben poco di questi monumenti è rimasto, a causa delle distruzioni avvenute nel corso di una violenta rivolta antimperiale; ma Giustiniano, imperatore dal 527 al 565, e poi i suoi successori, fecero rifiorire la città con importanti costruzioni e portando a termine le opere edilizie in Santa Sofia. Fu proprio Giustiniano a favorire l'espansione dei modelli artistici nel Vicino Oriente e in Occidente e, in Italia, a Ravenna e Roma. Con questo voleva restituire all'Impero il ruolo politico e culturale che aveva avuto nei secoli d'oro. Fiorì anche l'artigianato che produsse oggetti raffinati in avorio, libri, ricchi tessuti e monili preziosi. Ne è testimonianza preziosa la valva del cosiddetto Avorio Barberini, un dittico realizzato a Costantinopoli. Il dittico, già usato dai Romani per scrivere con lo stilo dal III secolo divenne, negli esemplari di corte, oggetto di gran pregio. Negli archi di tempo tra 717 e 741, e poi tra 815 e 843, venne imposta dagli imperatori l'iconoclastia, ovvero il divieto di riprodurre e venerare immagini sacre. L'evoluzione dell'arte subi una drammatica fase d'arresto. Sul piano storico, l'apogeo di Bisanzio avverrà tra il 924, con la resistenza dell'Impero all'assedio dei Bulgari, e l'inizio dell'XI secolo; l'arte bizantina, comunque, si affermò fino al XIV secolo. Essa ebbe una marcata funzione celebrativa ed educativa. L'artista sente il compito di fungere da tramite tra il mondo terreno e quello spirituale, nettamente distinti, ed egli, ispirato, diventa l'esecutore della volontà di Dio.

L'ARTE A BISANZIO

dittico

LA BASILICA DI SANTA SOFIA: STORIA

La maestosa Santa Sofia è uno dei monumenti culturalmente più significativi della città di Istanbul. Riconosciuta come patrimonio mondiale dall'UNESCO, Santa Sofia ha vissuto attraverso secoli, imperi e catastrofi per raccontare la storia dell'umanità. Questo celebre punto di interesse fu inizialmente costruito come una chiesa, considerata il punto di culto principale per il mondo cristiano sotto l'Impero Romano d'Oriente. Sebbene sia stata successivamente convertita in moschea, in museo e ora di nuovo in moschea, la Chiesa di Santa Sofia vanta una ricca storia alle spalle. La chiesa originale nel sito attuale di Santa Sofia fu costruita accanto al Gran Palazzo di Costantinopoli. La chiesa di Sant'Irene era considerata la cattedrale principale, nel periodo in cui la Grande Chiesa era ancora in costruzione. La maggior parte della struttura attuale di Santa Sofia fu costruita sotto l'imperatore Giustiniano I dopo che la chiesa fu distrutta nel 532 d.C. Durante il dominio dell'Impero Romano a Costantinopoli nel XIII secolo, la chiesa di Santa Sofia divenne una cattedrale cattolica romana. Dopo essere caduta in disuso e aver subito danni a causa dei terremoti, la chiesa fu chiusa e nel 1354 furono ordinate le sue riparazioni. La Chiesa di Santa Sofia fu al centro di in un'unione non accettata tra la Chiesa cattolica occidentale e la Chiesa ortodossa orientale. Le masse allora, iniziarono ad evitare la cattedrale, credendo che fosse infestata da demoni. È stato ampiamente riportato che i residenti locali avessero visto lo Spirito Santo abbandonare la chiesa di Santa Sofia giorni prima che Costantinopoli cadesse sotto l'assedio ottomano nel 1453.

LA BASILICA DI SANTA SOFIA: ARCHITETTURA

Tale fu la soddisfazione di Giustiniano I dopo la costruzione della Grande Chiesa, che si dice abbia dichiarato di aver superato Salomone. Grazie agli architetti Isidoro di Mileto e Anthemius di Tralles, il vasto interno fu creato con una struttura complessa. La chiesa ha pianta centrale, a croce greca inserita entro un perimetro quasi quadrato. È introdotta da un ampio quadriportico, collegato con un doppio nartèce (spazio porticato riservato ai penitenti e ai catecumeni), da cui si accede all'interno attraverso nove porte. L'interno è suddiviso in tre navate e deriva, dunque, dallo schema basilicale. La navata è sormontata da una cupola centrale, che si trova ad un'altezza di 55,6 metri dal livello del pavimento e poggia su un porticato di 40 finestre ad arco. Le riparazioni della sua struttura hanno lasciato la cupola di forma alquanto ellittica.L'articolazione dello spazio, tuttavia, è tale da determinare un effetto di dilatazione, per l'apparente leggerezza delle strutture portanti e per la presenza di pilastri di piccola sezione, come quelli che anticipano il matroneo, lo spazio sul livello superiore riservato alle donne per seguire la liturgia. Lo spazio interno è definito da superfici curve e rette, scandite dalle sequenze di archi e colonne disposte su doppio ordine. Una serie di finestre si apre nei lunettoni laterali e sulla parete absidale, diffondendo un'intensa luce all'interno, mentre 48 finestre collocate alla base della cupola sembrano smaterializzarne la presenza, quasi sospendendola nella luce. Fu questo aspetto a suggerire a Procopio di Cesarea l'impressione che "lo spazio non sia illuminato dall'esterno, ma che la sua luminosità sia generata dall'interno". Semplice all'esterno, Santa Sofia è interamente decorata all'interno con marmi preziosissimi e mosaici, sfavillanti di colori e di luce ed esaltati dal gioco complesso di volte, absidi, cupole.