U.D.a latino I quadrimestre
i ludi romani: gli spettacoli a roma
di Giovanni Aloisio
index
8. b) Mimi et patomimi
1. Ludi in antiqua roma
9. Ludi in amphiteatro
2. Ludorum Propria
10. Ludi in amphiteatro
3. Origines
4. Ludorum apparatus
11. Gladiatorum oneres et honores
5. Publici et privati ludi
12. Ludi aeque ac socialis et universum factum
6. Ludorum exhibitio. a) Currum cursus
13. Propriae considerationesEducatio aeque ac societatis progressus
7. b) Theatrorum spectaculi. Tragoediae et comoediae.
ludorum Propria
ludi in antiqua roma
I ludi romani presentavano le seguenti caratteristiche: • avevano un ruolo fondamentale nella vita di tutti i giorni; • gratuiti ed offerti dalla classe dirigente romana; • tenuti durante festività religiose o laiche e ricorrenze; • quasi quotidiani; • si chiamavano ludi ed includevano corse di cavalli, combattimenti con
gladiatori ed animali, battaglie navali, rappresentazioni teatrali,
esibizioni di atleti ed altro; • si svolgevano quasi esclusivamente negli appositi edifici: teatri,
anfiteatri e circhi.
Nell’Antica Roma, lo spettacolo e il divertimento erano fondamentali e parte della vita pubblica. Infatti, gli spettacoli erano per lo più legati a feste religiose in onore di qualche divinità oppure organizzati per commemorare avvenimenti politici e militari. Venivano suddivisi in diverse tipologie: corse di carri, rappresentazioni teatrali, audizioni musicali, lotte di gladiatori, cacce, naumachie e svariati altri generi. Ognuno di essi presentava caratteristiche ed esigenze precise, che determinarono la creazione di edifici specifici.
Ludorum apparatus
Origines
I Ludi Romani, nell'epoca, si disputavano fra il 4 e il 19 settembre, e precisamente:• per i primi nove giorni, ossia dal 4 al 12 settembre, si svolgevano i Ludi Scaenici; • il 13 settembre si teneva l’Epulum Iovis; • il 14 settembre era dedicato alla Probatio Equitum; • gli ultimi cinque giorni, dal 15 al 19 settembre, si svolgevano i Ludi Circenses nel Circo Massimo.
I Ludi Romani , istituiti dal quinto re di Roma Tarquinio Prisco in onore di Giove Capitolino, divennero annuali solo a partire dal 366 a.C. (secondo le fonti di Tito Livio) e rimasero in vita fino al Tardo Impero. All’inizio della Repubblica furono i consoli ad organizzare gli spettacoli, e solo dal 366 a.C. furono affidati agli edili Curuli, lasciando ai consoli esclusivamente la presidenza onoraria. Con Augusto gli spettacoli furono affidati ai pretori.
Publici et privati ludi
Una posizione privilegiata veniva attribuita ai Ludi Iuveniles, celebrati in onore di Iuventas, dea protettrice della gioventù, durante il quale partecipavano i giovani discendenti delle famiglie nobili che venivano educati a delle attività ginnico-sportive. I ragazzi divenivano abili nella guida di bighe e quadrighe, nelle evoluzioni a corpo libero sui cavalli, nei combattimenti gladiatori e nelle rappresentazioni sceniche. La loro esibizione più interessante era il Lusus Troiae, in cui giovani a cavallo, divisi in tre schiere spesso guidate dai rampolli della casa imperiale, eseguivano nel Circo Massimo esibizioni complesse e difficili.
I ludi rappresentano una festa collettiva di carattere pubblico, distinguendosi in ludi "istituzionalizzati", i quali ricorrono quando i giochi sono inseriti nel calendario, ovvero ludi privati, che si svolgono in onore di un trionfo o per una cerimonia funebre, ed il popolo romano partecipava collettivamente ad ambedue.Occorre inoltre differenziare i Ludi dai Munera. I primi erano più antichi e riguardavano i giochi celebrati in onore di una divinità. I Munera (da munus, che vuol dire dono o offerta) sono un dono alla popolazione da parte dell’organizzatore, caratterizzandosi in particolar modo dagli spettacoli anfiteatrali.
Ludorum exhibitio
a) Currum cursus
Le gare avevano inizio con il corteo che entrava dall’arco di trionfo.
La pompa circense era articolata in tre gruppi. Entrava prima il nucleo “politico”.Successivamente accedevano gli sportivi. In ultimo veniva il gruppo religioso
Agli inizi della storia di Roma, pastori e contadini dei villaggi diedero vita alle prime corse dei carri. Nasceva così, il Circo Massimo.
Le corse circensi sono riferite unanimemente dalla tradizione all’epoca regia. In origine nelle gare il popolo cercava di propiziarsi il favore degli dei.
Il simbolismo delle corse conservò una solennità religiosa legata a due ordini di ragione:
1) le statue degli dei venivano portate in processione, quasi a voler far comprendere la loro stessa presenza sui posti d’onore degli spalti;
2) la seconda univa le corse a motivazioni più “astrologiche”, cioè la simbolica rappresentazione del mondo e delle sue vicende.
b) Theatrorum spectaculi. Tragoediae et comoediae.
Esse godettero di maggiore notorietà rispetto alle tragedie, in particolar modo quelle di Plauto, Terenzio e Cecilio.
La satura, viene ad essere considerata la prima rappresentazione teatrale, nella quale troviamo un’estrema varietà di argomenti, fondendo musica e danza etrusca con i fescennini romani, a cui fece seguito l’Atellana. Si ebbe un’impronta letteraria alle rappresentazioni teatrali con Livio Andronico, assumendo un ruolo importante le tragedie e commedie.
- Le tragedia è un genere letterario e teatrale rappresentante perlopiù scene drammatiche.
- La commedia è un genere letterario e teatrale creato in alternativa alla tragedia rappresentante scene di vita quotidiana.
b) Mimi et patomimi
Le rappresentazioni vennero, dal I secolo a.C., sostituite da il mimo e il pantomimo.
- Il mimo era di soggetto comico mischiato a quello erotico, rappresentando problemi familiari, scene di satira politica con un linguaggio che era un misto tra l’audace il licenzioso e quello osceno.
- Il pantomimo rappresentava un soggetto tragico, ricavato dal mito e qualche volta dalla storia. Il protagonista era un danzatore, spesso un acrobata che danzava e mimava, mentre ai margini della scena un attore narrava gli avvenimenti accompagnato dal suono di alcuni strumenti e dal canto dei coristi. Un pantomimo è descritto nell’Asino d’Oro di Apuleio, incentrato sull’episodio mitologico del Giudizio di Paride.
Ludi in amphiteatro
nonchè lotte tra cacciatori e belve in un ambiente naturale ricostruito scenograficamente con alberi, cespugli, rocce e rigagnoli d’acqua.La passione dei Romani per questo tipo di spettacolo fu talmente forte, che solo nel VI secolo Totila riuscì a vietare definitivamente le venationes. Basti pensare che Plinio il Giovane, nel Panegirico a Traiano, annotava che le cacce erano connaturate all’indole e all’educazione dei giovani romani.
I combattimenti dei gladiatori e quelli venatori sono considerati gli ultimi ludi organizzati a Roma, e si svolgevano dapprima nel Foro Romano, e successivamente negli anfiteatri.- Le venationesFurono introdotti per la prima volta, secondo lo storico romano Livio, dai figli di Bruto Pera, in occasione del funerale del padre.
Successivamente divennero solo “spettacoli”, e sotto l’imperatore Augusto i magistrati municipali furono obbligati alla rappresentazione di uno spettacolo annuale. La giornata dei giochi si apriva con le venationes, ossia le cacce, svolte di prima mattina.
Riguardavano sia lotte fra animali, resi ancora più furiosi dalle frecce scagliate da arcieri ben protetti dietro le reti di recinzione,
gladiatorum oneres et honores
temere la morte. In realtà, anche ai tempi dell’Antica Roma si levarono voci discordanti, come quelle del filosofo Seneca, dell’avvocato Cicerone e di Imperatori come Tiberio e Marco Aurelio, con quest’ultimo fermamente intenzionato a ridimensionare e a rendere più umani i Ludi Gladiatori.Con l’affermarsi del Cristianesimo, e i nuovi valori che proclamava, si riuscì a tramutare l’esaltazione dei Romani in vergogna: pur formalmente proibiti da Costantino, essi proseguirono di fatto fino al 406 d.C. quando vennero aboliti da Onorio.
Perché i combattimenti fra gladiatori, che oggi ci lasciamo piuttosto sconcertati di fronte alla loro crudeltà, erano ai tempi dell’Antica Roma vissuti in modo più “spensierato”? I combattimenti tra gladiatori erano intrisi di coraggio ma anche di crudeltà.
Questo anche perché non si dava piena importanza alla vita umana, in quanto gli schiavi erano considerati alla stregua di strumenti di lavoro e i condannati a morte venivano paragonati alle belve.
A tal fine si riporta l’epigrafe di un magistrato campano, che ricorda la sua organizzazione di uno spettacolo elencando “quattro fiere, sedici orsi, quattro condannati ed alcuni animali erbivori”. Veniva, inoltre, considerato vero uomo l’essere coraggioso e sprezzare il dolore. Per Plinio il Giovane i combattimenti gladiatori, erano altamente educativi ed in grado di abituare i giovani a non
I generali vittoriosi e gli imperatori offrivano al popolo ludi di combattimento grandiosi. Giochi eccezionali furono organizzati da Pompeo e da Cesare, il quale, abilissimo nel procurarsi il favore del popolo, spese interi patrimoni sia quando era edile sia in occasione del suo trionfo. Da ricordare furono i Ludi offerti da Tito in occasione dell’inaugurazione dell’Anfiteatro Flavio, che durarono 100 giorni, e quelli offerti da Traiano nel 109 per il suo trionfo sui Daci, nei quali secondo le cronache perirono 10.000 uomini.
ludi aeque ac socialis et universum factum
I giochi avevano assunto una fondamentale importanza nella società, tanto da far coniare l’espressione utilizzata dal poeta Giovenale panem et circenses. Era comune il pensare che la partecipazione della plebe romana agli spettacoli pubblici a volte violenti e addirittura cruenti, riusciva a far dimenticare i problemi dando libero sfogo ai propri istinti. I ludi si svolgevano con cadenza regolare, mentre quelli straordinari e privati, venivano pubblicizzati, come testimoniato dalle scritte dipinte conservate a Pompei, dando informazioni relative all’organizzazione e ai partecipanti, ed è segnalata anche la presenza del velario, che garantiva la protezione dal sole.
Non mancava il fanatismo dei tifosi, legati alle squadre più che a singoli atleti, facendo generare spesso incidenti. Per esempio famosa la rissa narrata anche da Tacito, verificatasi nel 59 a.C. a Pompei, tra Pompeiani e Nucerini, durante lo spettacolo gladiatorio in cui perirono numerose persone, e che causò la “squalifica” dell’anfiteatro per un decennio.
Propriae considerationes
Educatio aeque ac societatis progressus
spettacolo elencando “quattro fiere, sedici orsi, quattro condannati ed alcuni animali erbivori”. Tutto ciò ci fa comprendere come l'educazione possa divenire uno strumento che garantisce l'evoluzione ovvero l'involuzione di una società, e come questa contribuisca alla formazione dal punto di vista morale di ogni singolo cittadino. Alla cattiva educazione trasmessa ai cittadini, si unisce anche un'erratissima propaganda politica, basata sull'espressione del poeta Giovenale panem et circenses. Uno dei maggiori esponenti è Nerone, che per guadagnarsi la simpatia popolare iniziò una politica di grandi spese pubbliche, di generose donazione alla plebe e di giochi e spettacoli pubblici ( i Neronia), i quali finirono per aprire una voragine nel bilancio statale. Cosa ben diversa è la gestione del potere politico per il bene comune, che dovrebbe accompagnare ogni persona, che con le sue scelte incide sull'intera collettività.
I ludi romani sono uno dei tanti fenomeni che ci fanno capire l'importanza della memoria storica, e sopratutto del delicato e decisivo rapporto tra educazione e società. Difatti secondo il pedagogista John Dewey "l’educazione coincide con i processi di socializzazione e, in quanto tale, è uno strumento fondamentale per la costruzione di una società democratica". Il termine “educazione” deriva dal latino “ex-ducere” che letteralmente vuol dire tirare fuor, far venive alla luce qualcosa che è nascosto. Scene che ai giorni d'oggi all'occhio comune appaiono orribili e cruenti, per gli antichi romani erano motivo di divertimento e spensieratezza, come nelle lotte tra i gladiatori. Inoltre basti pensare che Plinio il Giovane, nel Panegirico a Traiano, annotava che le cacce erano connaturate all’indole e all’educazione dei giovani romani; oppure si può riportare l’epigrafe di un magistrato campano, che ricorda la sua organizzazione di uno
UDA latino I ludi romani
Calogero Armami
Created on December 22, 2022
Start designing with a free template
Discover more than 1500 professional designs like these:
View
Vaporwave presentation
View
Animated Sketch Presentation
View
Memories Presentation
View
Pechakucha Presentation
View
Decades Presentation
View
Color and Shapes Presentation
View
Historical Presentation
Explore all templates
Transcript
U.D.a latino I quadrimestre
i ludi romani: gli spettacoli a roma
di Giovanni Aloisio
index
8. b) Mimi et patomimi
1. Ludi in antiqua roma
9. Ludi in amphiteatro
2. Ludorum Propria
10. Ludi in amphiteatro
3. Origines
4. Ludorum apparatus
11. Gladiatorum oneres et honores
5. Publici et privati ludi
12. Ludi aeque ac socialis et universum factum
6. Ludorum exhibitio. a) Currum cursus
13. Propriae considerationesEducatio aeque ac societatis progressus
7. b) Theatrorum spectaculi. Tragoediae et comoediae.
ludorum Propria
ludi in antiqua roma
I ludi romani presentavano le seguenti caratteristiche: • avevano un ruolo fondamentale nella vita di tutti i giorni; • gratuiti ed offerti dalla classe dirigente romana; • tenuti durante festività religiose o laiche e ricorrenze; • quasi quotidiani; • si chiamavano ludi ed includevano corse di cavalli, combattimenti con gladiatori ed animali, battaglie navali, rappresentazioni teatrali, esibizioni di atleti ed altro; • si svolgevano quasi esclusivamente negli appositi edifici: teatri, anfiteatri e circhi.
Nell’Antica Roma, lo spettacolo e il divertimento erano fondamentali e parte della vita pubblica. Infatti, gli spettacoli erano per lo più legati a feste religiose in onore di qualche divinità oppure organizzati per commemorare avvenimenti politici e militari. Venivano suddivisi in diverse tipologie: corse di carri, rappresentazioni teatrali, audizioni musicali, lotte di gladiatori, cacce, naumachie e svariati altri generi. Ognuno di essi presentava caratteristiche ed esigenze precise, che determinarono la creazione di edifici specifici.
Ludorum apparatus
Origines
I Ludi Romani, nell'epoca, si disputavano fra il 4 e il 19 settembre, e precisamente:• per i primi nove giorni, ossia dal 4 al 12 settembre, si svolgevano i Ludi Scaenici; • il 13 settembre si teneva l’Epulum Iovis; • il 14 settembre era dedicato alla Probatio Equitum; • gli ultimi cinque giorni, dal 15 al 19 settembre, si svolgevano i Ludi Circenses nel Circo Massimo.
I Ludi Romani , istituiti dal quinto re di Roma Tarquinio Prisco in onore di Giove Capitolino, divennero annuali solo a partire dal 366 a.C. (secondo le fonti di Tito Livio) e rimasero in vita fino al Tardo Impero. All’inizio della Repubblica furono i consoli ad organizzare gli spettacoli, e solo dal 366 a.C. furono affidati agli edili Curuli, lasciando ai consoli esclusivamente la presidenza onoraria. Con Augusto gli spettacoli furono affidati ai pretori.
Publici et privati ludi
Una posizione privilegiata veniva attribuita ai Ludi Iuveniles, celebrati in onore di Iuventas, dea protettrice della gioventù, durante il quale partecipavano i giovani discendenti delle famiglie nobili che venivano educati a delle attività ginnico-sportive. I ragazzi divenivano abili nella guida di bighe e quadrighe, nelle evoluzioni a corpo libero sui cavalli, nei combattimenti gladiatori e nelle rappresentazioni sceniche. La loro esibizione più interessante era il Lusus Troiae, in cui giovani a cavallo, divisi in tre schiere spesso guidate dai rampolli della casa imperiale, eseguivano nel Circo Massimo esibizioni complesse e difficili.
I ludi rappresentano una festa collettiva di carattere pubblico, distinguendosi in ludi "istituzionalizzati", i quali ricorrono quando i giochi sono inseriti nel calendario, ovvero ludi privati, che si svolgono in onore di un trionfo o per una cerimonia funebre, ed il popolo romano partecipava collettivamente ad ambedue.Occorre inoltre differenziare i Ludi dai Munera. I primi erano più antichi e riguardavano i giochi celebrati in onore di una divinità. I Munera (da munus, che vuol dire dono o offerta) sono un dono alla popolazione da parte dell’organizzatore, caratterizzandosi in particolar modo dagli spettacoli anfiteatrali.
Ludorum exhibitio
a) Currum cursus
Le gare avevano inizio con il corteo che entrava dall’arco di trionfo. La pompa circense era articolata in tre gruppi. Entrava prima il nucleo “politico”.Successivamente accedevano gli sportivi. In ultimo veniva il gruppo religioso
Agli inizi della storia di Roma, pastori e contadini dei villaggi diedero vita alle prime corse dei carri. Nasceva così, il Circo Massimo. Le corse circensi sono riferite unanimemente dalla tradizione all’epoca regia. In origine nelle gare il popolo cercava di propiziarsi il favore degli dei. Il simbolismo delle corse conservò una solennità religiosa legata a due ordini di ragione: 1) le statue degli dei venivano portate in processione, quasi a voler far comprendere la loro stessa presenza sui posti d’onore degli spalti; 2) la seconda univa le corse a motivazioni più “astrologiche”, cioè la simbolica rappresentazione del mondo e delle sue vicende.
b) Theatrorum spectaculi. Tragoediae et comoediae.
Esse godettero di maggiore notorietà rispetto alle tragedie, in particolar modo quelle di Plauto, Terenzio e Cecilio.
La satura, viene ad essere considerata la prima rappresentazione teatrale, nella quale troviamo un’estrema varietà di argomenti, fondendo musica e danza etrusca con i fescennini romani, a cui fece seguito l’Atellana. Si ebbe un’impronta letteraria alle rappresentazioni teatrali con Livio Andronico, assumendo un ruolo importante le tragedie e commedie.
b) Mimi et patomimi
Le rappresentazioni vennero, dal I secolo a.C., sostituite da il mimo e il pantomimo.
Ludi in amphiteatro
nonchè lotte tra cacciatori e belve in un ambiente naturale ricostruito scenograficamente con alberi, cespugli, rocce e rigagnoli d’acqua.La passione dei Romani per questo tipo di spettacolo fu talmente forte, che solo nel VI secolo Totila riuscì a vietare definitivamente le venationes. Basti pensare che Plinio il Giovane, nel Panegirico a Traiano, annotava che le cacce erano connaturate all’indole e all’educazione dei giovani romani.
I combattimenti dei gladiatori e quelli venatori sono considerati gli ultimi ludi organizzati a Roma, e si svolgevano dapprima nel Foro Romano, e successivamente negli anfiteatri.- Le venationesFurono introdotti per la prima volta, secondo lo storico romano Livio, dai figli di Bruto Pera, in occasione del funerale del padre. Successivamente divennero solo “spettacoli”, e sotto l’imperatore Augusto i magistrati municipali furono obbligati alla rappresentazione di uno spettacolo annuale. La giornata dei giochi si apriva con le venationes, ossia le cacce, svolte di prima mattina. Riguardavano sia lotte fra animali, resi ancora più furiosi dalle frecce scagliate da arcieri ben protetti dietro le reti di recinzione,
gladiatorum oneres et honores
temere la morte. In realtà, anche ai tempi dell’Antica Roma si levarono voci discordanti, come quelle del filosofo Seneca, dell’avvocato Cicerone e di Imperatori come Tiberio e Marco Aurelio, con quest’ultimo fermamente intenzionato a ridimensionare e a rendere più umani i Ludi Gladiatori.Con l’affermarsi del Cristianesimo, e i nuovi valori che proclamava, si riuscì a tramutare l’esaltazione dei Romani in vergogna: pur formalmente proibiti da Costantino, essi proseguirono di fatto fino al 406 d.C. quando vennero aboliti da Onorio.
Perché i combattimenti fra gladiatori, che oggi ci lasciamo piuttosto sconcertati di fronte alla loro crudeltà, erano ai tempi dell’Antica Roma vissuti in modo più “spensierato”? I combattimenti tra gladiatori erano intrisi di coraggio ma anche di crudeltà. Questo anche perché non si dava piena importanza alla vita umana, in quanto gli schiavi erano considerati alla stregua di strumenti di lavoro e i condannati a morte venivano paragonati alle belve. A tal fine si riporta l’epigrafe di un magistrato campano, che ricorda la sua organizzazione di uno spettacolo elencando “quattro fiere, sedici orsi, quattro condannati ed alcuni animali erbivori”. Veniva, inoltre, considerato vero uomo l’essere coraggioso e sprezzare il dolore. Per Plinio il Giovane i combattimenti gladiatori, erano altamente educativi ed in grado di abituare i giovani a non
I generali vittoriosi e gli imperatori offrivano al popolo ludi di combattimento grandiosi. Giochi eccezionali furono organizzati da Pompeo e da Cesare, il quale, abilissimo nel procurarsi il favore del popolo, spese interi patrimoni sia quando era edile sia in occasione del suo trionfo. Da ricordare furono i Ludi offerti da Tito in occasione dell’inaugurazione dell’Anfiteatro Flavio, che durarono 100 giorni, e quelli offerti da Traiano nel 109 per il suo trionfo sui Daci, nei quali secondo le cronache perirono 10.000 uomini.
ludi aeque ac socialis et universum factum
I giochi avevano assunto una fondamentale importanza nella società, tanto da far coniare l’espressione utilizzata dal poeta Giovenale panem et circenses. Era comune il pensare che la partecipazione della plebe romana agli spettacoli pubblici a volte violenti e addirittura cruenti, riusciva a far dimenticare i problemi dando libero sfogo ai propri istinti. I ludi si svolgevano con cadenza regolare, mentre quelli straordinari e privati, venivano pubblicizzati, come testimoniato dalle scritte dipinte conservate a Pompei, dando informazioni relative all’organizzazione e ai partecipanti, ed è segnalata anche la presenza del velario, che garantiva la protezione dal sole.
Non mancava il fanatismo dei tifosi, legati alle squadre più che a singoli atleti, facendo generare spesso incidenti. Per esempio famosa la rissa narrata anche da Tacito, verificatasi nel 59 a.C. a Pompei, tra Pompeiani e Nucerini, durante lo spettacolo gladiatorio in cui perirono numerose persone, e che causò la “squalifica” dell’anfiteatro per un decennio.
Propriae considerationes
Educatio aeque ac societatis progressus
spettacolo elencando “quattro fiere, sedici orsi, quattro condannati ed alcuni animali erbivori”. Tutto ciò ci fa comprendere come l'educazione possa divenire uno strumento che garantisce l'evoluzione ovvero l'involuzione di una società, e come questa contribuisca alla formazione dal punto di vista morale di ogni singolo cittadino. Alla cattiva educazione trasmessa ai cittadini, si unisce anche un'erratissima propaganda politica, basata sull'espressione del poeta Giovenale panem et circenses. Uno dei maggiori esponenti è Nerone, che per guadagnarsi la simpatia popolare iniziò una politica di grandi spese pubbliche, di generose donazione alla plebe e di giochi e spettacoli pubblici ( i Neronia), i quali finirono per aprire una voragine nel bilancio statale. Cosa ben diversa è la gestione del potere politico per il bene comune, che dovrebbe accompagnare ogni persona, che con le sue scelte incide sull'intera collettività.
I ludi romani sono uno dei tanti fenomeni che ci fanno capire l'importanza della memoria storica, e sopratutto del delicato e decisivo rapporto tra educazione e società. Difatti secondo il pedagogista John Dewey "l’educazione coincide con i processi di socializzazione e, in quanto tale, è uno strumento fondamentale per la costruzione di una società democratica". Il termine “educazione” deriva dal latino “ex-ducere” che letteralmente vuol dire tirare fuor, far venive alla luce qualcosa che è nascosto. Scene che ai giorni d'oggi all'occhio comune appaiono orribili e cruenti, per gli antichi romani erano motivo di divertimento e spensieratezza, come nelle lotte tra i gladiatori. Inoltre basti pensare che Plinio il Giovane, nel Panegirico a Traiano, annotava che le cacce erano connaturate all’indole e all’educazione dei giovani romani; oppure si può riportare l’epigrafe di un magistrato campano, che ricorda la sua organizzazione di uno